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70 80 è il podcast che ti riporta ai tuoi anni più belli, approfondendo in ogni puntata fatti, personaggi, luoghi e costumi dal 1970 al 1989. Condotto dai giornalisti Massimo Lualdi, Enzo Mauri, Antonella Fava, Marco Hugo Barsotti e Patrizia Cavallin,70 80 è una produzione Kvox.it

I Led Zeppelin plagiatori seriali? Ecco alcune curiosità a riguardo del grande gruppo rock. Se un brano è un successo mondiale, state certi che qualcuno di diverso dall’autore che l’ha portato in vetta ne rivendicherà la paternità.I casi eclatantiFu così per My Sweet Lord di George Harrison (1970) contro He’s So Fine delle Chiffons (1962). Per Ghostbusters di Ray Parker Jr. (1984) contro I Want a New Drug di Huey Lewis and the News (1984). Per Ice Ice Baby di Vanilla Ice (1989) contro Under Pressure, di Queen e David Bowie (1981). Per Surfin’ U.S.A. dei Beach Boys (1963) contro Sweet Little Sixteen di Chuck Berry (1958).

E chi se la dimentica quella campagna della Esso? Forse la più potente degli anni ’60 nell’ambito dei carburanti.Colpire i piccoli per influenzare i grandiL’idea geniale dello slogan Put a tiger in your tank era venuta nel 1959 ad Emery Smith, un giovane copywriter di Chicago che era stato incaricato di produrre un annuncio su un giornale per promuovere le vendite di Esso Extra negli USA.

Oggi parliamo della nascita e del mito della Marlboro Country, universo pubblicitario creato negli anni ’70 attorno alle sigarette Marlboro.Il simbolo centrale era il celebre Marlboro Man, il cowboy virile ideato dal pubblicitario Leo Burnett per trasformare un prodotto inizialmente rivolto alle donne in un’icona maschile. La campagna evocava libertà, forza e spirito indipendente attraverso paesaggi western e atmosfere epiche. Fondamentale anche la colonna sonora tratta dal film I magnifici sette, composta da Elmer Bernstein.Il marketing di Philip Morris riuscì a costruire un immaginario potentissimo, facendo crescere enormemente le vendite del marchio. La Marlboro Country non era un luogo reale, ma una dimensione simbolica diffusa ovunque nella comunicazione pubblicitaria. Il fascino culturale di quell’immagine oggi controversa, alla luce della consapevolezza sui danni del fumo, rese il cowboy il simbolo di un’epoca in cui la pubblicità riusciva a trasformare un prodotto in uno stile di vita.

La televisione a colori in un’epoca dove aver conseguito quella in bianco e nero appena 10/15 anni prima era stato un traguardo impensabile, appariva una prospettiva elitaria.TestIn quel momento storico – a cavallo tra la prima e la seconda metà degli anni ’70 – la RAI stava ancora effettuando i test a colori (partiti coi Giochi della XX Olimpiade) e qualcuna delle prime tv libere aveva adottato lo standard. Ma con una qualità a dir poco sommaria.

Messico, estate 1970. Due storie italiane si intrecciano sotto lo stesso cielo: una nazionale di calcio che gioca la partita del secolo e un cantautore che a quelle nuvole messicane sembra dedicare una canzone destinata a non invecchiare mai. Enzo Jannacci (1935-2013) e gli Azzurri di Ferruccio Valcareggi (1919-2005) risultano per sempre associati nell’inconscio di tanti italiani. Ma la canzone era dedicata alla futura legge sul divorzio.Chi era JannacciEnzo Jannacci (1935-2013) fu cantautore, cabarettista e medico chirurgo, milanese di nascita e di anima, allievo di Giorgio Strehler (1921-1997) e compagno di palcoscenico di Dario Fo (1926-2016). La sua arte univa il grottesco al lirico, il dialetto meneghino alla poesia , in un percorso decisamente unico nel panorama della canzone italiana del dopoguerra.

C’è un codice che in ogni (ex) ragazzo degli anni 50, 60 ed in parte dei 70 attiva immediatamente ricordi rinchiusi in un’area riservata: Ifix Tcen Tcen!L’urlo alienoIfix Tcen Tcen, a beneficio dei nati dagli anni ’80 in poi (diamo per assodata la conoscenza perfetta del tema per tutti gli altri), era l’urlo di guerra di un particolare alieno proveniente dal pianeta Eros.

1976. Il Tribunale di New York reputa George Harrison colpevole di aver, con la celebre My Sweet Lord, “inconsciamente” plagiato la canzone He’s so fine delle Chiffons (1963) dal punto di vista melodico.La difesa dell‘ex Beatles: “Mi ero ispirato a Oh Happy Day di Edwin Hawkins Singers del 1969!”.

Chi pensa che rave illegali, smiley e acid house siano fenomeni degli anni 2000, ha la memoria corta: c’è stato un momento, alla fine degli anni ’80, in cui milioni di giovani britannici smisero improvvisamente di identificarsi con il rock tradizionale, con il pop sintetico e persino con le vecchie rivalità tribali del decennio precedente. Quel momento prese il nome di Second Summer of Love (oltre venti anni dopo la prima Summer of Love di San Francisco) e coincise con l’esplosione dell’Acid House, dei rave clandestini e di una nuova cultura notturna destinata a influenzare tutta l’Europa, Italia compresa.La Second Summer of LoveIl fenomeno si sviluppò principalmente tra il 1988 ed il 1989 nel Regno Unito, oltre 20 anni dopo la celebre Summer of Love degli hippies a San Francisco, ma i suoi effetti continuarono per anni, gettando le basi della club culture moderna, della musica dance contemporanea e persino di un diverso modo di vivere la socialità giovanile.

Programmato da Rai 1 per la prima volta il 25 ottobre 1976 ed andato in onda, dal lunedì al sabato, alle 19.45 fino al 26 febbraio 1994 (con una pausa dal 18 gennaio al 19 ottobre 1992), L’almanacco del giorno dopo era una trasmissione di cultura curata dalla redazione del TG1.Le conduttriciL’Almanacco, nato da un’idea di Emmanuele Milano (1930), vicedirettore del TG1, era presentato dall’annunciatrice Paola Perissi (1944), sostituita a più riprese prima da Maria Giovanna Elmi (1940) e poi da Peppi (Josephine) Franzelin (1947). Per un breve periodo la trasmissione fu condotta anche da Nicoletta Orsomando (1929-2021).

La canzone fu scritta nel 1970 e dedicata a Patti D’Arbanville (1951). Cioè una modella statunitense con la quale Cat Stevens (pseudonimo di Steven Demetre Georgiou, 1948) aveva dal 1968 un’appassionata relazione.Fonte di ispirazioneLa D’Arbanville fu per il cantante fonte di ispirazione sia per Wild World che, ovviamente, per Lady D’Arbanville. Brano contenuto nel terzo album del cantante dagli occhi di gatto (da cui il nome d’arte).