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70 80 è il podcast che ti riporta ai tuoi anni più belli, approfondendo in ogni puntata fatti, personaggi, luoghi e costumi dal 1970 al 1989. Condotto dai giornalisti Massimo Lualdi, Enzo Mauri, Antonella Fava, Marco Hugo Barsotti e Patrizia Cavallin,70 80 è una produzione Kvox.it

Quando il 3 febbraio 1957, era domenica, Carosello andò in onda per la prima volta alle 20.50 dopo il telegiornale, non pochi intellettuali dell’epoca storsero la bocca.Il male assolutoNegli anni in cui la televisione italiana muoveva i primi passi (era nata il 3 gennaio 1954), la pubblicità veniva considerata il male assoluto.

Il testo, diciamo la verità, non è memorabile e, a tratti, anche un po’ offensivo (“forse non eri intelligente, ma c’era in ogni tua espressione quell’entusiasmo che tira su“), ma Quattro giorni insieme è uno di quei pezzi che colgono nel segno. Sapientemente dosando chitarra e strumenti acustici.DisillusioneLoy & Altomare restituiscono all’ascolto il sapore della disillusione post-hippy che anticipa i durissimi anni di piombo che seguiranno alla pausa del 1974.

Tanto per cominciare, tra la seconda metà degli anni 60 e la prima degli anni 70 il televisore per famiglia era uno. E costituiva un totem. In tutti i sensi.Simbolo di agiatezzaNon solo perché era venerato come un trofeo del raggiungimento di una certa stabilità economica o comunque in quanto costituiva il simbolo oggettivo di un conseguito benessere, nemmeno lontanamente sperato quindici anni prima.Dominatore da salottoMa anche perché dominava fisicamente il soggiorno su un mobile, generalmente in vetro, con le rotelle e a più ripiani (di norma due).Le valvoleQuel televisore che funzionava a valvole, che periodicamente si scaricavano. E allora arrivava il tecnico, con una valigetta per “ricaricarle” attraverso un apparecchio collegato al tubo catodico che compiva il miracolo.Il coloreE non mancava, nell’occasione, di promuovere quel nuovo fantastico tv, che addirittura garantiva la visione di programmi “a colori”, invitando ad andare a visionarlo nel suo negozio.Perché il secondo ripiano sotto il televisore?Tornando all’argomento di questo articolo, quale era la ragione del secondo ripiano? Certamente non per il videoregistratore, che avrebbe fatto la comparsa di massa solo nella seconda metà degli anni ’80.

Non era per John Lennon (1940-1980) e nemmeno per Yoko Ono (1933). E, ad essere precisi, non era nemmeno una canzone d’amore. Eppure per decenni si è discusso sul vero destinatario di Hey Jude, uno dei brani più celebri dei Beatles. Una storia fatta di separazioni, equivoci e interpretazioni che ancora oggi alimentano il mito di una canzone lunga oltre sette minuti diventata un simbolo universale di conforto e speranza.Una canzone nata durante una crisi familiareQuando Paul McCartney (1942) iniziò a scrivere Hey Jude nell’estate del 1968, i Beatles stavano attraversando uno dei periodi più turbolenti della loro storia. Tuttavia, il punto di partenza del brano non riguardava affatto il futuro della band, quanto la fine del matrimonio tra John Lennon e Cynthia Powell Lennon (1939-2015).

“Ebbene sì, maledetto Carter! Hai vinto anche stavolta!“. La frase di chiusura di Supergulp pronunciata dall’acerrimo nemico dell’investigatore privato newyorkese (col berretto di Sherlock Holmes, l’impermeabile di Humphrey Bogart e un papillon rosso a pois) Nick Carter, il trasformista Stanislao Moulinsky con la voce di Mauro Mattioli (1950), imitando quella di Amedeo Nazzari (1907-1979), è ancorata saldamente nella memoria di ogni (ultra) 50enne…Supergulp: l’ibridazioneNick Carter era il personaggio principale di una curiosa ibridazione (come si dice oggi) di fumetti e cartoni animati. Supergulp (inizialmente solo Gulp!), andò in onda in due periodi distanziati: la prima volta il 14 settembre 1972 alle 21,15 sul Secondo con una presentazione di Cochi e Renato e poi sulla Rete 2 (in seguito Rai 2) dal 15 marzo 1977 al 1981, divenendo Buonasera con… Supergulp!.

Quando arrivò sugli schermi italiani nel 1982, Buck Rogers rappresentava una delle più spettacolari risposte televisive all’ondata fantascientifica nata dopo il successo di Star Wars. Tra astronavi scintillanti, robot parlanti, principesse spaziali e avventure intergalattiche, la serie riuscì a conquistare una generazione di telespettatori, diventando uno dei telefilm cult dell’immaginario anni Ottanta, anche se non riuscì a sfondare nell’audience.Dalle pulp magazine alla televisioneIl personaggio di Buck Rogers nasce molto prima della televisione: fu creato nel 1928 dallo scrittore Philip Francis Nowlan (1988-1940) per il racconto pulp Armageddon 2419 A.D. pubblicato sulla rivista Amazing Stories. Il successo delle successive strisce a fumetti trasformò Buck Rogers in uno dei primi grandi eroi della fantascienza popolare, anticipando di decenni molti temi poi sviluppati da cinema e TV.

Da quando nell’agosto 1969 il musicista Serge Gainsbourg (1928-1991) e l’attrice Jane Birkin (1946-2023) pubblicarono il singolo Je t’aime moi non plus, dando il via al fenomeno del sexy sound, niente fu come prima.CensuraLa canzone che mima un rapporto sessuale, destò un tale scandalo da essere censurata dalla maggior parte dei paesi dove ne era possibile l’acquisto.

Nel 1973 su Rai 2 arrivò un classico intramontabile: Charlie Brown, tratto dal fumetto Peanuts del 1950 di Charles Monroe Schultz (1922-2000).Quel ciuffo sulla fronte…Charlie Brown è un ragazzino di 7-8 anni, contraddistinto da un testone rotondo con un accenno di un ciuffo di capelli sulla fronte.

Come il francese Belfagor (Il fantasma del Louvre) – andato in onda in Italia in 6 puntate, dal 15 giugno al 21 luglio 1966 – cinque anni dopo il Segno del Comando coinvolse e spaventò ben oltre la metà degli italiani in possesso di un televisore (erano abbonate il 62,4% delle famiglie).A cavallo tra il giallo ed il fantasticoIl Segno del Comando ebbe il pregio di potenziare il modello del moderno thriller soprannaturale, cioè a cavallo tra il giallo ed il fantastico, terrorizzando i telespettatori senza scene truculente, solo giocando d’astuzia, con scorribande sul confine tra il noto e l’ignoto.

Forse uno dei pochi personaggi dei fumetti non caratterizzato come animale antropoformo, Tiramolla compare per la prima volta sul mensile Cucciolo delle Edizioni Alpe nel 1952.L’idea di TiramollaTiramolla era frutto di un’idea di Roberto Renzi (1923-2018) che era stato ispirato da un articolo di giornale nel quale si annunciava l’invenzione del silicone, descritto come una sostanza malleabile, allungabile, capace di assumere qualsiasi forma.