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Ormai è chiaro, l'Italia è il paese del disincanto. Alle elezioni regionali vanno a votare solo 4 italiani su 10. Si è votato in Puglia, in Campania e in Veneto. E mai come questa volta. Il partito vincente è stato quello dell'astensionismo. Ormai siamo a livelli patologici, non più fisiologici. Ormai l'Italia è quasi pecora nera quanto ad affluenza alle urne. E' senz'altro il frutto dell'onda lunga del trampismo, che in Italia significa melonismo, che si può tradurre molto semplicemente con una drastica polarizzazione dello scontro politico. A votare ci vanno solo gli appartenenti alle due curve contrapposte. Tutti gli altri, e purtroppo è un numero crescente, cioè la maggioranza silenziosa e forse anche un po' disgustata, preferisce starsene a casa. E questa malattia democratica può essere pericolosa, mortale, perché significa, alla fine, che lo strumento principale sul quale si regge il gioco democratico sta diventando non solo inutile, ma persino fastidioso, come aveva preconizzato molti anni fa Norberto Bobbio. Ma c'è un messaggio che arriva da queste elezioni regionali. Qualcosa nel Paese sta cambiando. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. L'Aria Sardacagnà lo cantava il grande Pino Daniele quando Chiove è stato uno dei suoi grandi capolavori e la stessa cosa l'Aria Sardacagnà l'ha ripetuto Ellis Line dal palco di Napoli insieme a Giuseppe Conte, a Bonelli e a Fratoianni e cioè il polo vincitore delle elezioni in Campania e in Puglia. L'aria s'addacagnà. Dobbiamo cambiare. Qualcosa sta cambiando davvero. È vero, è finito il tempo che le elezioni regionali mandavano a casa i governi, come successe nel 2000 a Massimo D'Alema, che perse malamente e fu costretto a lasciare Palazzo Chigi. Oggi, in questo risultato elettorale, non c'è una spallata al governo, ma alcuni indizi di cambiamento assolutamente sì. Se ragioniamo per quel che riguarda il biennio, cioè le regionali 2024-2025, il risultato iniziale era questo, si partiva da 9 regioni a 4 a favore del centrodestra. Alla fine del percorso, dopo, cioè, quest'ultima tornata di voto nelle tre regioni Puglia, Campania e Beneto per l'appunto, il risultato finale è 7 a 6 ancora per il centrodestra. ma questo score ci dice che in due anni il centro-sinistra ha conquistato due regioni e il centro-destra le ha perdute. Quelle due regioni alla fine della solfa sono Sardegna e Umbria ma al di là di questo il dato complessivo ci dice che il PD è diventato primo partito nelle regioni in cui si è votato con oltre due milioni di voti. Fratelli d'Italia è al secondo posto con un totale di circa 1.800.000 voti. Non solo. Sulla base dei risultati di tutte le regioni in cui si è votato nel biennio, se pensiamo solo ai collegi uninominali che rappresentano il 34% del totale, se si andasse a votare oggi, il centrosinistra batterebbe la destra. Al contrario di quello che accadde nel 2022, quando proprio nei collegi unnominali Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega fescerò il famoso cappotto. Dunque, qualche cosa nel paese sta cambiando. Ragioniamo ed esaminiamo questi risultati guardandoli dal punto di vista dei due poli e partiamo dalla destra per l'appunto. Quello che è certo è che il risultato nelle tre regioni rappresenta una sconfitta secca per Giorgia Meloni per due ragioni fondamentali. La prima è il Veneto. Come sappiamo Fratelli d'Italia aveva lanciato l'OPA sulla regione nella quale Zaia stava lasciando la presidenza. voleva diventare primo partito. Alle politiche c'era quasi riuscito e anche alle europee gli mancava proprio poco. Ma l'assalto è stato respinto. La Lega ha stravinto in Veneto, superando il 35% e doppiando i voti di Fratelli d'Italia, che sperava invece in un risultato contrario e opposto per prenotare poi l'anno prossimo la candidatura alla Regione Lombardia. così che Fratelli d'Italia sarebbe diventato il partito del Nord e alla fine quindi il vero partito della nazione. Così non è stato ma in questo voto c'è una valutazione in più da fare perché la Lega ha vinto ma non è la Lega di Salvini e di Vannacci, no, ha vinto la Lega di Zaya perché il successo lo ha portato il Doge pur uscente e lui che ha fatto il pieno dei voti che hanno consentito alla Lega di portare a casa questo risultato. E questo, naturalmente, rappresenta un'ulteriore bocciatura per un Salvini che era già nervoso di suo e che adesso lo diventerà ancora di più nella gestione e nei rapporti interni al governo, dove già aveva palesato tutto il suo malumore sulla manovra, alzando sempre di più l'assicella dei condoni con l'attacco alle banche, e poi sulla politica estera, alzando ancora di più la posta nel disimpegno dal fronte ucraino, perché noi non possiamo dare soldi a chi li usa per mazzette e per mignotte, come aveva detto il capitano leghista solo tre giorni fa. Bene, la sua politica viene bocciata, vince la lega di governo, non quella di lotta. Questo farà fatalmente aumentare le fibrillazioni interne all'esecutivo. Poi c'è il risultato nel Sud e anche qui le notizie per Fratelli d'Italia non sono buone, perché il partito della Premier non sfonda al Sud, al contrario, in Campania rischia quasi di farsi raggiungere o superare da Forza Italia e oscilla intorno al 13%. In Puglia arranca al 18%, comunque 10 punti in meno del Partito Democratico. Quindi, possiamo sentitezzare così, Meloni non va certo a casa per questo risultato elettorale, ma certo è che da queste tre regioni arriva un messaggio chiaro alla maggioranza e alla sorella d'Italia. Suona forte e chiaro un campanello d'allarme. Non si può continuare a fare propaganda spacciando un paese reale che non c'è. Le condizioni materiali a partire dell'economia, alla fine, pesano sulle valutazioni del cittadino elettore e farebbe male Meloni a continuare a non tenerne conto. Passiamo ora invece al centro-sinistra. Qui il risultato decisamente positivo è quello del Partito Democratico che, come dicevo, sommando i voti di lista in tutte le regioni in cui si è votato in questi due anni, è decisamente il primo partito E lo è anche in questa tornata di fine novembre. Il PD ottiene un ottimo risultato in Campania, dove fa eleggere Presidente e Governatore Roberto Fico, ma con i voti portati soprattutto dal sindaco di Napoli Manfredi, e ottiene un voto ancora più forte in Puglia, oltre il 28%, portando al trionfo quel De Caro sul quale pure prima della candidatura c'erano state parecchie frizioni. Ricordiamo le polemiche dello stesso De Caro con il governatore uscente Michele Emiliano e con il candidato a consiglio regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Nichi Vendola. Tutto dimenticato. Il PD è il partito col quale bisogna fare i conti e la linea della segretaria Ellis Line, testardamente unitaria, dimostra che quando la coalizione si compatta e si presenta unita, premia. Il Movimento 5 Stelle arranca decisamente, come sempre gli succede, nel voto locale. Ottiene un altro governatore, l'ex presidente della Camera FICO e l'abbiamo detto, che si aggiunge alla governatrice della Sardegna, Todde, conquistata l'anno scorso. Ma insomma, quel magro 10% in Campania e quell'ancor più magro 8% in Puglia dicono che Conte, al di là delle sue velleità personali, deve abituarsi all'idea di fare il junior partner di questo PD. Ma detto questo, anche qua, un messaggio arriva forte e chiaro anche all'ex Campolargo, che finora se ha difettato è stato proprio nel fatto di non sapersi presentare compatto e credibile agli italiani. Il voto di queste ultime tre regioni dice con chiarezza questo. Se per la destra suona un campanello d'allarme, per la sinistra suona la sveglia. Mai come adesso è il momento di serrare i ranghi, formare una vera alleanza per il governo, un vero patto per il governo. Preparare subito un programma alternativo a quello di Meloni. Forse può apparire esagerata la valutazione di Ellis Line che dice questo voto dimostra che la partita per le elezioni politiche è apertissima, è ancora prematuro per dirlo, ma quello che si può affermare senza tema di smentita è che questo risultato dimostra che il governo del paese è o sarebbe contendibile, a condizione che il campo largo diventi qualcosa di cui gli italiani si possono fidare, qualcosa che gli italiani possono considerare legittimamente credibile e alternativo al melonismo che ha dilagato in questi tre anni. L'aria s'addacagnà, cantava Pino Daniele. Qualche cosa sta cambiando, ma il più comincia adesso, e il più deve essere ancora fatto. Pena una drastica disillusione, quando nel 27 si tornerà alle urne. Perché Pino Daniele, a chi aveva troppe velleità e non le riempiva di contenuti, alla fine cantava anche gli esoppazzo. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, è un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Host: Massimo Giannini
Date: November 25, 2025
In questa puntata, Massimo Giannini analizza i risultati delle recenti elezioni regionali italiane in Puglia, Campania e Veneto, affrontando il crescente fenomeno dell’astensionismo, i segnali di cambiamento nello scenario politico e le ripercussioni per i due principali schieramenti. Con il suo stile incisivo, Giannini sottolinea i campanelli d’allarme per la destra e la “sveglia” che suona invece per la sinistra, indicando l’aprirsi di nuove prospettive in vista delle prossime elezioni politiche.
“Ormai è chiaro, l’Italia è il paese del disincanto. Alle elezioni regionali vanno a votare solo 4 italiani su 10. [...] È senz’altro il frutto dell’onda lunga del trampismo, che in Italia significa melonismo, che si può tradurre molto semplicemente con una drastica polarizzazione dello scontro politico.”
— Massimo Giannini (00:51)
“Se si andasse a votare oggi, il centrosinistra batterebbe la destra. Al contrario di quello che accadde nel 2022, quando proprio nei collegi uninominali Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega fecero il famoso cappotto.”
— Massimo Giannini (03:42)
“La Lega ha stravinto in Veneto, superando il 35% e doppiando i voti di Fratelli d’Italia [...]. Ha vinto la Lega di Zaya perché il successo lo ha portato il Doge pur uscente, e lui che ha fatto il pieno dei voti...”
— Massimo Giannini (06:07)
Conclusione per la destra: Campanello d’allarme forte per Giorgia Meloni, che deve fare i conti con la realtà sociale ed economica, e non con la sola propaganda.
“Meloni non va certo a casa per questo risultato elettorale, ma certo che da queste tre regioni arriva un messaggio chiaro alla maggioranza e alla sorella d’Italia. Suona forte e chiaro un campanello d’allarme. Non si può continuare a fare propaganda spacciando un paese reale che non c’è.”
— Massimo Giannini (08:49)
“Mai come adesso è il momento di serrare i ranghi, formare una vera alleanza per il governo, un vero patto per il governo. Preparare subito un programma alternativo a quello di Meloni.”
— Massimo Giannini (11:06)
L’episodio disegna un quadro politico in movimento, con la tenuta del centrodestra messa a dura prova dall’avanzare del PD e con un centrosinistra che, se saprà fare squadra, potrà tornare competitivo su scala nazionale. Ma la vera protagonista resta la disaffezione dei cittadini, che pesa come un macigno sulla democrazia italiana. Ora, l’aria è davvero “da cambiare”—ma il più difficile comincia adesso.