Circo Massimo – "Auschwitz, Roccella e la storia violata per odio politico"
Podcast: Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini (editorialista di Repubblica)
Episode date: October 12, 2025
Episodio in breve
In questa puntata, Massimo Giannini affronta il tema della manipolazione della memoria storica e dell'antisemitismo attraverso uno spunto d'attualità: le recenti dichiarazioni della Ministra Eugenia Roccella riguardo ai viaggi di istruzione delle scuole italiane ad Auschwitz. L’episodio riflette su quanto l’odio politico abbia portato alcuni esponenti del governo a distorcere la storia, rischiando di banalizzare le radici e le responsabilità della Shoah. Vengono citate anche le parole di Liliana Segre, testimone diretta della deportazione, in risposta a queste affermazioni.
Punti chiave della discussione
1. Il sonno della ragione e i "mostri" del presente
- [00:45] Il commentatore introduce il tema citando Goya: “Il sonno della ragione genera mostri,” collegando questa massima agli avvenimenti contemporanei – dall’assassinio di Charlie Kirk negli USA al conflitto in Medio Oriente e all’odio politico crescente anche in Italia.
- L’attualità internazionale e interna viene usata per riflettere sui pericoli di una memoria storica manipolata.
2. Il significato delle visite scolastiche ad Auschwitz
- [01:54] Giannini esprime perplessità sul reale impatto delle visite scolastiche ad Auschwitz:
“Tutte le gite scolastiche ad Auschwitz, cosa sono state? Sono davvero gite? A che cosa sono servite?”
Riflette sul rischio che simili iniziative vengano percepite come mera routine, slegate dalla memoria e dal confronto reale con l’antisemitismo anche nel presente. - Accusa una semplificazione della memoria: “Le gite ad Auschwitz secondo me sono state un modo per ribadire che l'antisemitismo era una questione fascista e basta.”
3. Le dichiarazioni della ministra Roccella e la reazione pubblica
- [03:10] Il commentatore riporta e analizza le parole della Ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, secondo cui le "gite" ad Auschwitz sarebbero servite solo a incentivare l’antifascismo e collocare l’antisemitismo nel passato.
“[Le gite servivano] a dirci che l'antisemitismo era qualcosa che riguardava un tempo ormai collocato nella storia e collocato in una precisa area, il fascismo.”
- Giannini condanna la manipolazione storica e il rischio di banalizzare un esercizio prezioso di pedagogia (“Auschwitz non è questo.”)
- Si denuncia una strategia politica che mira a “scorporare il giudizio” delle responsabilità per la Shoah, diluendo la colpa storica di nazismo e fascismo:
“Come se, viceversa, persino Auschwitz, Buchenwald, Dachau fossero responsabilità diffuse e condivise, non proprie soltanto del terzo Reich di Adolf Hitler e del fascismo di Mussolini.”
- Si critica la retorica che mira a coinvolgere anche la sinistra nelle responsabilità dell’antisemitismo contemporaneo:
“L'utilizzo strumentale che questa ministra fa di Auschwitz serve a dire che persino le piazze che oggi scendono in strada e invocano pace a Gaza sarebbero macchiate da quello stesso antisemitismo che non si è capito portando gli studenti ad Auschwitz.”
4. Attacco a Giorgia Meloni e al governo
- [08:00] Si collega la posizione di Roccella a dichiarazioni simili della premier Meloni che aveva affermato:
“L’opposizione, la sinistra è peggio di Hamas.”
- Il conduttore denuncia questa “manipolazione della realtà” e la considera più pericolosa perché insidiosa e subdola.
5. Il valore della memoria: la risposta di Liliana Segre
- [09:30] Vengono riportate le parole di Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, in risposta diretta a Roccella:
“Stento a credere che una ministra della Repubblica, dopo aver definito gite i viaggi di istruzione ad Auschwitz, possa aver detto che sono stati incoraggiati per incentivare l’antifascismo. [...] La formazione dei nostri figli e nipoti deve partire dalla conoscenza della storia, ma evidentemente la verità storica fa male a chi ha scheletri nell’armadio.”
- Giannini sottolinea il peso di queste parole e conclude con forza il ragionamento:
“La memoria della verità storica fa male solo a chi conserva scheletri negli armadi. [...] Ma anche a chi, purtroppo, si tiene troppa segatura dentro al cervello, perché di fronte a quello che ha detto Roccella non riesco a trovare altre parole.”
6. Il rischio della storia "divisiva"
- [11:00] Giannini avverte che, proseguendo su questa strada, “non ci sarà più soltanto il 25 aprile ad essere divisivo, lo diventeranno anche Auschwitz e la Shoah.”
- Conclude richiamando la responsabilità morale e storica di chiamare le cose con il loro nome, senza “confondere le idee” o “mischiare le carte.”
Momenti e citazioni importanti (con timestamp)
- [00:45] Commentatore:
“Il sonno della ragione genera mostri.” (cita Goya, collegando la massima al presente)
- [01:54] Massimo Giannini:
“Le gite ad Auschwitz secondo me sono state un modo per ribadire che l'antisemitismo era una questione fascista e basta.”
- [03:10] Commentatore:
“Auschwitz non è questo. [...] Un esercizio prezioso di pedagogia.”
- [04:30]
“Il tentativo è proprio quello: mischiare le carte, confondere le idee, buttarla in caciara, quando invece bisogna dare alle cose il loro nome.”
- [09:30] Liliana Segre (citazione riportata):
“La formazione dei nostri figli e nipoti deve partire dalla conoscenza della storia, ma evidentemente la verità storica fa male a chi ha scheletri nell’armadio.”
- [10:30] Massimo Giannini:
“La memoria della verità storica fa male solo a chi conserva scheletri negli armadi. [...] Ma anche a chi, purtroppo, si tiene troppa segatura dentro al cervello.”
- [11:00]
“Non ci sarà più soltanto il 25 aprile ad essere divisivo. Lo diventeranno anche Auschwitz e la Shoah.”
Tono e stile
- Giannini mantiene un tono accorato, indignato e diretto, alternando analisi lucida e invettiva morale.
- Il linguaggio è intenso, a tratti ironico ma sempre incisivo, con richiami alla storia e alla necessità di verità e responsabilità.
Conclusione
L’episodio offre una critica serrata e senza sconti alla retorica dominante di parte della destra di governo, evidenziando i rischi di una memoria condivisa svuotata di significato. Attraverso le parole di Liliana Segre, Giannini rilancia l’urgenza di difendere la verità storica come fondamento imprescindibile per la democrazia e la convivenza civile.
