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Antonino
Tutti ascoltano il pop, ma a me piace di più il poppettio delle polpette al sugo. Mi raccomando, fuori casa, dopo pranzo, quando non c'è lo spazzolino, c'è Deca.
Massimo Giannini
Con Floro Calcexilitolo, un valido aiuto per la tua igiene orale.
Antonino
Parola di Antonino. Quando le ferie finiscono e la trentenne torna in città, nulla può turbarne la quiete. Con Zalando trova i suoi outfit da casa, li prova davanti al suo specchio e si rilassa scegliendo i suoi nuovi look.
Massimo Giannini
Cosa mi metto per rientrare in ufficio?
Antonino
Shopping senza stress, con Zalando.
Massimo Giannini
Il lupo se n'è andato e sentiamo già forte, fortissima la nostalgia. Il lupo è Stefano Benni, che è uno dei più grandi scrittori del nostro novecento e anche di questo inizio di terzo millennio. Uno scrittore folgorante, capace con la sua comicità di farci piangere dalle risate, ma poi anche piangere davvero, perché non c'è nulla di più tragico della comicità a volte. Stefano Beni è morto, ma lui continuerà ad accompagnarci con quel suo ululato che ci ricorda ciò che siamo stati e i ricordi, come lo sappiamo, sono la cosa più dolce che ci portiamo dietro. Abbiamo nostalgia di qualcosa che forse non è esistito veramente, ce lo diceva lui stesso, e abbiamo nostalgia di qualcosa che ricordiamo quando eravamo felici, perché allora eravamo giovani. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
Stefano Benni
C'È qualcosa che si accende nell'infanzia e non so perché che fa sì che alcune persone in modo misteriose comincino a usare il linguaggio ironico poi magari non ne fanno un mestiere però sinceramente se io devo dire come è nato ad esempio il mio tipo di umorismo non lo so credo perché sono nati in un posto che è un piccolo paese di montagna dove tutti sapevano raccontare e tutti cercavano di raccontare in modo affabulante.
Massimo Giannini
Stefano Benni, l'avete sentito in una delle sue ultime testimonianze. Stefano Benni è stato un genio, un genio della comicità, ma anche qualche cosa di più e di più grande. Lui stesso non sapeva spiegare, come abbiamo sentito, i segreti della sua capacità di farci ridere fino alle lacrime, per l'appunto. Pensando a quello che siamo, cosa è diventata la nostra civiltà, a tutto quello che abbiamo perso. rispetto a un tempo nel quale tutto sembrava ancora possibile. Sogni, aspirazioni, una certa idea dell'Italia e del mondo che abbiamo perduto. Se ne è andato troppo presto, il lupo. Sì, lo chiamavano così fin da quando era ragazzo, perché ululava alla luna insieme ai suoi cani nei boschi dell'Appennino, dove era nato a due passi da Bologna, in un tempo nel quale l'autostrada del sole cominciava a mordere il territorio per consentire alle macchine di attraversare una nazione che scopriva il miracolo economico, ma si perdeva strada facendo borghi, piccoli paesi, abitudini che hanno fatto grande questo piccolo paese. E Stefano Benni lo viveva fin nelle sue corde più interiori, nei bar, i bar che lo hanno reso famoso. Bar Sport è stato il suo primo clamoroso successo di narratore, nel 1976. i racconti, i personaggi e la vita di quel bar è stato un luogo dell'anima che ci ha lasciato nell'immaginario frasi e vissuti che non possiamo mai dimenticare il cinno del bar che ha una carta da gioco tra i raggi della bici la famosa pasta luisona in bacheca che come lui stesso aveva raccontato una volta è stato un simbolo e un sogno di abbondanza e ricordo di tempi in cui si sperava veramente che ci sarebbe stato di più e per tutti un piccolo onesto desiderio di miglioramento non solo di avidità e di spreco. Poi ancora il tecnico, antesignano di tutti i cialtroni millantatori dei sociali, il bovinelli tuttofare, capostipite di tutti i ciappinari, le scatarrate del nonno, la galleria del cinema, le trattorie di campagna che si spostano nella notte, il flipper, il jukebox, il biliardino e la trasferta a Firenze al seguito del Bologna che perse 6 a 0 dopo essere stato lungamente in vantaggio. come scriveva lui stesso e come ci racconta ora Emilio Marrese su Repubblica e ricordando questo immenso scrittore italiano. Personalmente ho letto e amato tutto quello che ha scritto, da bar, sport in poi. Prima o poi l'amore arriva, terra, i miravigliosi animali di Stranalandia, il bar sotto il mare, La Compagnia dei Celestini, L'Ultima Lacrima, Elianto e poi quell'altro capolavoro di comici spaventati guerrieri. Personaggi che ci restano nel cuore, com'è che so io. Lucio Lucerto, la professore a riposo, il piccolo e inarrestabile Lupetto. e così via, tanti, tanti altri piccoli protagonisti di una comedy human che Benny ha raccontato come nessun altro sapeva fare. Il racconto, per lo più surreale, quasi sempre tragicomico, era la sua vera specialità e scriveva, lo ha scritto, quando fu ripubblicato Per una nuova edizione nel 1997 Bar Sport lui stesso la scrittura sa guardare il meglio e il peggio della storia, non traccia bilanci affettati, non li liquida come spettacoli senza più audience, non promette il nuovo della politica ma il pensare di nuovo dell'intelligenza di ognuno di noi. Ecco questo soprattutto ci lascia Stefano Benni, al di là dei sorrisi, all di là dell'ironia, l'intelligenza che è in ciascuno di noi e che dovremmo essere capaci di ritirare fuori. Era un patito del reading, gli piaceva leggere le sue cose ma quelle anche di altri in pubblico e allora oggi per ricordare per ricordare questo immenso italiano io voglio regalarvi un reading rileggendo alcune delle cose più belle che ho letto di lui e che mi sono rimaste dentro. frammenti che raccontano i vizi e i vezzi del tempo matto che viviamo per esempio il ddt o il drogato da telefonino creatura recentemente apparsa ma ormai tristemente nota il suo dramma non è il cellulare ma la dipendenza cioè il non saper rinunciare al telefonino nei luoghi più improbabili e nelle situazioni più scomode. Per questa ragione è detto DDT, ovvero drogato da telefonino. Ad esempio il DDT è appena entrato nel bar e il cellulare trilla mentre sta bevendo un cappuccino. Il DDT continua a bere con la destra e risponde con la sinistra. oppure intinge il cellulare nella tazza e si attacca a una brioche all'orecchio, va alla toilette telefonando e dentro si odiano rumori molesti, sciabordio e schianti dovuti alla difficoltà di compiere certe operazioni con una mano sola, spesso quando esce ha il cellulare grondante e strane macchie sui pantaloni. Inoltre ogni anno circa 2.000 telefonini spariscono in turche o gorghi porcellanati. Il DDT risponde in qualsiasi situazione, posizione e occasione. Che tipo di importante conversazione impegna il cellularista DDT? Quasi sempre è difficile stabilirne la logica e soprattutto la necessità. Ne facciamo qui alcuni esempi, riportando solo le frasi del cellularista. Per esempio, conversazione sibillina a bassa voce. Pronto sei tu? Sono io. Guarda per quella cosa ho parlato con quello, ma niente. Senti, parla con lui per sapere se può fare almeno l'altra cosa. No, io non posso dirtelo adesso così, ma secondo me per quell'altra cosa bisogna che chiami tu. Allora io chiamo lui e gli dico che poi tu lo chiami per quella cosa. Ciao, va bene, ma non parlarne con chi sei tu, che poi mi chiama e succede quello che sai. E poi, due pennellate sul giornalista tuttologo, oggi in gran bocca soprattutto nei talk show, sentite qua. Non ha chiamato quella troia. Chi proferiva questo aspro giudizio di constatazione e biasimo, compendiandolo in pacata sintesi previa consultazione a distanza della propria segreteria telefonica, era il noto giornalista Giulio Finicoli. tessera loggia B036, esperto di costume, di politica interna internazionale e fiscale, di moda, di arte, di riflessioni calcistiche, di coppia, di sogno americano, di psicologia dei rapiti, di tracking, di anticiploni, di tecnica militare, di esoterismo, di aborto e di qualsivoglia argomento non compreso nel presente elenco. Volto arcinoto ai telespettatori, più volte giurato al concorso di Lady Gladonia, campione regionale di rally per giornalisti, giurato del premio letterario Schifanoia e del premio di satira Santa Culeo, intimo di altissimi personaggi della vita politica di Gladonia, di cui si diceva raccogliesse le confidenze, scrivesse i discorsi e rimpolpasse i dossier. Uomo assai quarantenne e spregiudicato, era inviato del giornale Cambiare, il cui slogan era Le idee oltre le idee, le quali idee, nello sforzo di differenziarsi dalle idee precedenti, a loro volta pentitesi delle precedenti, si erano spinte tanto lontano, in una frenetica accelerazione di novità, da essere ormai praticamente invisibili. E poi ci sono le tronfie estati del bel paese che inneggia il suo miracolo economico. Sentitele qua. Rigolone Marina, perla del mare adrenalio, capitale europea del divertimento, isola di relax e arcipelago di perdizioni, mega vulvodromo e maxifalloteca. Birdland e Gomorra, perno della bilancia economica del paese, monumento al nostro spirito d'iniziativa mirabile sintesi di tradizione e di modernità, folklore e turismo tra sgressione e pennichella, natura e infrastrutture, delfini intelligenti nelle vasche e cretini motorizzati in libertà. Rigolone Marina, dolce, assolata, esaurita, si stendeva davanti agli occhi ammirati dei nostri eroi con le sue fungaie di ombrelloni, le radio a tutto volume e i glomeri d'auto sul lungomare, con tutte le sue insidie ed attrazioni, con le 300 discoteche per tutti i gusti, dai rappers ai mazzurcofili, dai rivalisti ai postmoderni, dai bevitori di birra ai consumatori di ecstasy, dai rocchettari ai paninari ai casinari ai metallari ai pataccari ai piadinari, ai dark soft, ai heavy metal, ai grunge sound, ai poor rats, agli one hit wonders, ai glam gay, agli evergreen, agli naziskin, agli funkadelics, agli ice fuckers, agli dumb da beaver e agli tumbla motoown. Poi a seguire la disillusione, la ballata del benessere perduto. Sentitela qua. Malgrado tutto, il villaggio di questa gente, delusa e miserabile, sembrava animato da una strana energia. Nei capannoni, oltre agli abituali lavoretti, ognuno progettava invenzioni spericolate, inseguendo il miraggio del benessere. Ingegneri e metalmeccanici inventavano auto a energia isterica, alimentate dall'incazzatura degli ingorghi. Gli impiegati delle poste, lettere magnetiche che volavano attraverso calamite giganti. I bancari, assegni parlanti che sbuggiardavano chi li emetteva a vuoto con sonori si vergogni. Gli avvocati, microcomputer per ogni tipo di arringa. I frutti vendoli, la tribanana per famiglia. Gli idraulici, il rubinetto sonoro per quando si ha il sapone negli occhi. I baristi, il caffè autocorreggente. Gli architetti, le case con cerniera per coppie instabili. Nessuna di queste invenzioni funzionava, ma l'importante era credere che un giorno qualcuno l'avrebbe spuntata e avrebbe riconquistato il grande benessere. Concludo questa breve, parziale antologia del Benny Pensiero tratta da tutti i suoi tanti, meravigliosi libri che ha scritto con un'ultima citazione. Questa la prendo dalla Compagnia dei Celestina, mi sembra il miglior testamento morale ed esistenziale che Stefano ci lascia. Si intitola Dal Libro del Grande Bastardo, capitolo 7. Il grande bastardo disse ai suoi discepoli, Pantamelo e Algopedante, è proprio dei giovani come voi essere affascinati da stregoni e sortileggi e pensare che a essi sia riservato il privilegio di donare la fortuna e cambiare la vita. Ma esistono altre persone che compiono miracoli e prodigi nascosti negli angoli della città e della storia. Se vedi uno stregone con un copricapo di piume di oro roco che cammina sopra i tetti, fa volare le edicole e fa cadere polvere d'oro sui passanti, Può darsi che la tua vita stia per cambiare, ma molto più probabilmente stai vedendo un video musicale. Se vedi una persona che non si rassegna le cerimonie dei tempi, che è prezioso e invisibile, aiuta gli altri anche se questo non verrà raccontato in pubbliche manifestazioni, che non percorre i campi di battaglia sul bianco cavallo dell'indignazione, ma con pietà e vergogna cammina tra i feriti, ecco uno stregone. Quando non c'è più niente da imparare, vai via dalla scuola. Quando non c'è più nulla da sentire, non ascoltare più. Se ti dicono è troppo facile starne fuori, vuole dire che loro ci sono dentro fino al collo. Vai lontano con un passo solo. Grazie, lupo. Ciao, lupo. E grazie, davvero, per tutto quello che ci hai lasciato. Grazie per le tue parole. Grazie per le risate. Grazie per le lacrime. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Host: Massimo Giannini
Date: September 10, 2025
In this heartfelt episode, Massimo Giannini pays tribute to the late Stefano Benni, one of Italy’s most beloved and innovative writers. Giannini reflects on Benni’s unique blend of comedy and tragedy, his portrayal of Italian society across the decades, and the mark he left on literature and collective imagination. The episode blends personal memories, literary analysis, and direct readings from Benni’s works, capturing the essence of an author who made the nation laugh, think, and sometimes, cry.
Giannini addresses the recent loss of Stefano Benni, emphasizing a deep sense of nostalgia for both the writer and the era he represented.
Benni is described as a "lupo" ("wolf"), a moniker from his youth, symbolizing his wild, irreverent, and deeply human literary voice.
Nostalgia as a motif: the way Benni chronicled not just what was, but what might never have been—linking laughter, memory, and loss.
“Il lupo se n'è andato e sentiamo già forte, fortissima la nostalgia... non c'è nulla di più tragico della comicità a volte.”
— Massimo Giannini (00:41)
Benni’s Voice (01:49):
A rare excerpt from Benni himself, reflecting on how his humor may have originated in his small Apennine mountain village—where storytelling was a communal art, and irony arose naturally.
"C'è qualcosa che si accende nell'infanzia... cominciano a usare il linguaggio ironico... dove tutti sapevano raccontare."
— Stefano Benni (01:49)
Cultural Backdrop (02:18):
Surreal, Tragicomic Storytelling (02:18):
Benni’s mastery in blending surrealism, satire, and social critique is dissected through references to his best-known books and enduring characters.
The world of “Bar Sport” (1976) is recalled—the iconic Italian bar, its denizens, the legendary “pasta Luisona”, and a cast of dreamers and eccentrics.
“Il racconto, per lo più surreale, quasi sempre tragicomico, era la sua vera specialità...”
— Massimo Giannini (02:18)
Archetypes and Modernity:
The DDT (Drogato Da Telefonino) – Satire on Smartphone Addiction (04:30):
Giannini reads with gusto Benni’s portrayal of the “DDT”, poking fun at the absurdities of mobile phone dependency—well ahead of its time.
“Il DDT entra nel bar, il cellulare trilla mentre beve un cappuccino… intinge il cellulare nella tazza e si attacca a una brioche all'orecchio.”
— (Reading Benni, 04:30)
Tuttologo/Giornalista Satirico – The Know-it-all Media Figure (06:00):
Another excerpt skewers the omnipresent "tuttologo" (know-it-all), a familiar figure in contemporary media—a biting but affectionate caricature.
“Era il noto giornalista Giulio Finicoli... esperto di costume, di politica... di qualsivoglia argomento non compreso nel presente elenco.”
— (Reading Benni, 06:00)
Rigolone Marina – The Italian Beach Resort Parody (07:32):
A vibrant, hyperbolic passage about a fictional seaside town, comedically listing its bizarre attractions and inhabitants to lampoon Italy's boom-era consumerism and leisure culture.
“Rigolone Marina, dolce, assolata, esaurita, si stendeva davanti agli occhi ammirati dei nostri eroi con le sue fungaie di ombrelloni...”
— (Reading Benni, 07:32)
The Ballad of Lost Prosperity – Satire of Failed Inventions (09:22):
Imagines a community desperately chasing after the “mirage of wellbeing” with outlandish inventions that never work, symbolizing the country's search for lost greatness.
“Nessuna di queste invenzioni funzionava, ma l'importante era credere che un giorno qualcuno l'avrebbe spuntata...”
— (Reading Benni, 09:22)
Giannini closes with a profound excerpt from La Compagnia dei Celestini, encapsulating Benni’s philosophy: wisdom in humility, the invisible miracles of everyday people, and the value of walking one’s own path.
“Se vedi una persona che non si rassegna alle cerimonie dei tempi... che cammina tra i feriti... ecco uno stregone.”
— (Reading Benni, 11:05)
“Quando non c’è più niente da imparare, vai via dalla scuola. Quando non c’è più nulla da sentire, non ascoltare più…”
— (Reading Benni, 12:00)
On Nostalgia and Benni’s Legacy:
“Abbiamo nostalgia di qualcosa che forse non è esistito veramente... abbiamo nostalgia di qualcosa che ricordiamo quando eravamo felici, perché allora eravamo giovani.”
— Massimo Giannini (00:41)
On Comic Tragedy:
“Non c'è nulla di più tragico della comicità a volte.”
— Massimo Giannini (00:41)
Benni on Humor’s Origins:
“C'è qualcosa che si accende nell'infanzia... cominciano a usare il linguaggio ironico.”
— Stefano Benni (01:49)
Giannini offers a moving farewell to Benni, thanking him for “the words, the laughter, the tears” and the inspiration to nurture our own intelligence and empathy.
“Grazie, lupo. Ciao, lupo. E grazie, davvero, per tutto quello che ci hai lasciato.”
— Massimo Giannini (13:08)
| Segment | Timestamp | |-----------------------------------------------|------------| | Giannini’s opening & nostalgia | 00:41 | | Benni’s childhood reflection (audio clip) | 01:49 | | Literary journey & analysis | 02:18 | | Satire on smartphone addiction (DDT) | 04:30 | | Satirical profile: “tuttologo” journalist | 06:00 | | Parody: “Rigolone Marina” | 07:32 | | Ballad of lost wellbeing | 09:22 | | Existential testament: “Grande Bastardo” | 11:05 | | Final thanks and farewell | 13:08 |