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Massimo Giannini
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One Podcast.
Massimo Giannini
Non si può pensare che uno Stato libero possa fare la guerra a un altro Stato libero. Tuttavia l'abbagliare della NATO alla porta della Russia può aver contribuito a far precipitare la situazione verso il conflitto. Quella di Putin è un'ira che non so dire se sia stata provocata. ma facilitata forse sì. Queste parole discusse e discutibili le pronunciò Papa Francesco in una famosa e celebre intervista del 3 maggio 2022. La Nato che abbaia alle porte della Russia. Una delle spiegazioni che secondo il Pontefice rendevano conto del perché fosse esplosa l'attacco di Mosca contro l'Ucraina. Oggi quelle parole, ripeto, discusse e discutibili tornano alla mente di fronte alle altrettanto incendiarie parole pronunciate dal generale Cavo Dragone che ipotizza azioni unilaterali nella cyber guerra contro la Russia e alla risposta immediata che è arrivata dal Cremlino.
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Circo Massimo. Lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
Massimo Giannini
E subìa non ci voleva un genio e neanche il mago Otelma per rendersi conto che le parole, un po' in libertà pronunciate dal capo militare dell'alleanza atlantica l'altro ieri, avrebbero innescato una risposta uguale e contraria da parte di Mosca. Cavodragone che ipotizza azioni unilaterali della NATO contro la Russia sul fronte della cyberguerra, preludio di altre azioni anche militari chissà, questo Cavodragone non l'aveva detto, ma certo in un momento così delicato, in una fase negoziale così critica. Anche solo lumeggiare la possibilità che le forze euroatlantiche possano avventurarsi su un terreno del tutto inedito, che non è quella della reazione ad un'azione russa, ma ad una iniziativa autonoma, uguale e contraria a quella di Mosca, beh, non poteva che spingere l'uomo del Cremlino a rispondere per le rime. Ed è immediatamente accaduto, all'indomani delle parole solite che in genere anticipano l'anatema dello zar di tutte le russie, quelle pronunciate dalla Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri di Mosca, bene, è arrivato. L'ira funesta di Putin che dice in maniera esplicita, se l'Europa vuole la guerra, noi siamo pronti. Secondo quello che ha riferito l'agenzia RIA Novosti, l'uomo del Cremlino dice hanno iniziato a ostacolare l'attuale amministrazione statunitense e gli sforzi del presidente Donald Trump per raggiungere la pace attraverso i negoziati. Loro stessi hanno rifiutato i colloqui di pace e stanno ostacolando gli sforzi della Casa Bianca. Ma non hanno un programma, sono dalla parte della guerra e se vogliono la guerra devono sapere che noi siamo pronti. Ecco, era facile immaginare che questa sarebbe stata la risposta di Putin, che probabilmente non aspetta altro che una provocazione o qualcosa di simile, che quantomeno faccia saltare i negoziati. L'uomo del Cremlino la pace non la vuole, l'ha dimostrato in tutti i modi possibili. Per lui che la guerra prosegua è garanzia di tenuta del suo potere. Ed anche a fronte di un dissenso che nel suo paese può crescere, tuttavia, come sempre accade, anche quando le cose vanno male sul fronte interno, se apri più fronti esterni, quello ti mette al sicuro. Vale per le democrature, forse non per le democrazie. Ma in Russia è sempre funzionato così. E allora, all'indomani degli incontri in Florida tra il segretario di Stato americano Mark Rubio e la delegazione ucraina, stavolta è il turno dell'incontro con Mosca. Steve Whitkoff, il negoziatore di Trump, insieme a Jared Kushner, suo genero, si sono recati al Cremlino. E per capire qual è il tenore dei rapporti tra i due autocrati, basti pensare che le prime cose di cui hanno parlato, seduti al tavolo dello zar di Mosca, è stata quant'è bella quella città. Infatti Kushner e Witkoff hanno raccontato all'amico Vladimir di aver fatto una bella camminata per le vie di Mosca fino ad arrivare alla piazza rossa. E gli hanno detto, gioiosi, questa è una città magnifica. Così, tanto per alleggerire e favorire i termini del dialogo. Si sta parlando di una guerra, si sta parlando di una sporca guerra che Putin ha lanciato contro l'Ucraina. Ma questo è l'approccio col quale negoziano gli americani, che dovrebbero fare la parte terza, i mediatori, e invece stanno dalla parte dell'aggressore, come è ovvio. E se ne sta rendendo anche Trump conto, finalmente. Dopo che due giorni fa aveva detto dalla Casa Bianca che le cose stavano prendendo una piega positiva, ieri ha cambiato idea e ha detto che tra Russia e Ucraina non è una situazione facile. lasciate che vi dica che è un vero disastro. Pensate un po', dove può portare questa trattativa sui 20 punti? Erano 28, ma sappiamo che dopo l'intervento faticoso e farraginoso della coalizione dei volenterosi europei quel piano è un po' cambiato. I 28 punti sono diventati 20, qualche cosa è stata corretta. Ma, aldunque, l'impressione è che la trattativa pieghi sempre dalla parte di Putin piuttosto che da quella di Zelensky. Si capirà oggi, probabilmente, quando gli stessi negoziatori americani, cioè Witkoff da una parte e Kushner dall'altra, forse incontreranno la delegazione di Kiev. Lo stesso Zelensky non ha escluso questa possibilità. Ha detto dobbiamo arrivare alla fine della guerra e non semplicemente concordare una tregua. Ha poi aggiunto che è necessaria una pace dignitosa. Lo dice sempre, lo dice spesso, lo reclama anche a Trump quando Trump lo tratta nel peggiore dei modi. E il presidente ucraino, in una fase delicatissima della sua avventura politica, che lo vede sempre più solo al vertice di un governo tempestato dagli arresti per corruzione, fa ancora sfoggio di un certo ottimismo, aggiungendo che è uno dei momenti più difficili Ma allo stesso tempo è anche uno di quei momenti in cui ho più forte la speranza, anche se alcune cose devono ancora essere risolte. E sappiamo quali e quante sono le cose che devono essere risolte, ma non sappiamo se lo saranno nei negoziati intermediati dall'America. Certo, c'è da garantire la futura sicurezza ucraina e questo lo ricorda il segretario generale della Nato, Mark Rutte, quando, oltre a sottolineare il fatto, ma lo sapevamo già, che tra gli alleati del patto atlantico, non c'è accordo sull'adesione dell'Ucraina alla Nato, quello che è fondamentale è appunto da un lato mettere in sicurezza per il futuro i confini dell'Ucraina ed è uno dei temi chiave del negoziato, perché sappiamo che questo Putin non lo vuole e non a caso nei 28 punti americani il numero dei soldati garantiti all'Ucraina era ridotto all'osso, neanche 600.000. Ma a parte questo, l'altra questione fondamentale che Ruth richiama all'attenzione degli alleati del patto è la necessità che si continui a garantire l'aiuto militare all'Ucraina attraverso lo strumento PURL che, come sappiamo, è quell'accordo attraverso il quale l'Europa compra armi dagli Stati Uniti per poi cederle alla resistenza di Kiev. Ma anche su questo, come sappiamo anche qui, le resistenze sono tante. E in tutto questo il ministro degli esteri tedesco Johann Wadepul avverte l'Ucraina potrebbe essere costretta a fare dolorose concessioni, se davvero vogliamo arrivare alla fine del processo che pone un termine a questa guerra di aggressione. sarà un passaggio estremamente difficile per l'Ucraina e il ministro tedesco si spinge addirittura a ipotizzare che questo passaggio potrebbe culminare con un referendum, un referendum tra il popolo ucraino per dire sì o no a che cosa, a una tregua, a un cessate il fuoco, a una pace oppure a una resa. Siamo sempre lì e non se ne esce. Per questo tornano in mente quelle parole urticanti, senza altro, ma anche profetiche, di Papa Bergoglio al Corriere della Sera nel maggio del 2022, quando appunto parlava dell'abbagliare della Nato alle porte della Russia. Poi aggiungeva un'altra riflessione, amara. Ho incontrato Orban il 21 aprile in Vaticano, ripeto, parliamo del 2022. Il presidente ungherese mi ha detto che i russi hanno un piano, che il 9 maggio finirà tutto. Io spero che sia così, ma purtroppo sono pessimista. Ecco, da allora sono passati più di tre anni. Quel piano non c'era. Il 9 maggio non è finito niente. Tutto continua e forse tutto continuerà. Per questo anche noi, come Papa Francesco allora, siamo pessimisti.
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Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Podcast: Circo Massimo - Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini
Episode: “Bergoglio, la Nato che abbaia e Putin che morde”
Date: December 3, 2025
In this episode, Massimo Giannini analyzes the escalating tensions between NATO and Russia, triggered by controversial statements from Western and Russian authorities. Drawing on historical and current events, he reflects on the delicate state of negotiations over the ongoing conflict in Ukraine and revisits past remarks by Pope Francis regarding the roots of the war. Giannini offers his critical perspective on diplomacy, political posturing, and the looming possibility of an expanded conflict.
Giannini adopts a critical and sometimes ironic tone, expressing deep skepticism toward both the diplomatic process and the sincerity of the power brokers involved. He vividly paints the complexity and cynicism that define current international relations around Ukraine, harking back to prophetic but unsettling statements by Pope Francis.
This summary covers the development of diplomatic tension, the precarious peace process, the pervasive influence of rhetoric and propaganda, and the somber perspective on the prospects for genuine resolution.