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1 podcast. Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura ed eccoli optare per l'azione e l'utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema. Usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono disperzare il cerchio e invece non fanno altro che rinsaldarlo. Queste parole le pronuncio a Pierpaolo Pasolini pochi mesi prima di morire. Parlava dell'Italia insanguinata dal terrorismo. Diceva una verità perfetta per allora, ma purtroppo sembrerebbe buona anche oggi, di fronte a quello che è appena accaduto a Torino, ad opera dei soliti cento criminali che sporcano la nostra democrazia. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini. La guerriglia urbana che abbiamo visto per l'ennesima volta per le strade di Torino non ha né moventi né scusanti. È violenza cieca, nichilismo distruttivo e come diceva proprio Pasolini 50 anni fa fa un danno enorme solo alle persone oneste che manifestano pacificamente per difendere un ideale, un principio, un diritto. La condanna non può che essere unanime. I responsabili vanno individuati, processati, condannati secondo le norme del nostro codice penale. e agli agenti feriti ha data una solidarietà piena e senza riserve. Ebbene ha fatto la Presidenta del Consiglio e con lei le delegazioni dell'opposizione a portare fisicamente questa solidarietà ai poliziotti ricoverati alle molinette. Premesso tutto questo, alle istituzioni oggi è richiesto un sussulto di responsabilità. Alle istituzioni spetta il compito di gestire il conflitto con la forza serena dello Stato di diritto, senza gettare benzina sul fuoco. Lo dico perché è viceversa gettare benzina sul fuoco, dire come fa Giorgia Meloni, che si è trattato di un tentato omicidio, che i magistrati non devono esitare, che non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte. Ecco, cara Presidente del Consiglio, le stipose ugulenze di Torino non c'entrano nulla col referendum sulla giustizia e non è questa la sede per dare una stoccata alle esecrate toghe e sollecitare l'opinione pubblica a votarsi al referendum. E gettare benzina sul fuoco poi dire, come fa Matteo Salvini, che per i colpevoli non basta l'arresto. Qualunque cosa voglia significare tutto questo. Dopo la galera, caro vicepresidente del Consiglio, cos'altro rimane? La pena di morte? La tortura? Le leggi straordinarie di epoca fattiva? Ancora, e gettare benzina sul fuoco dire, come fa Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera di Fratelli d'Italia, che i delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco un quartiere di Torino non sono violenti, ma testualmente. Sono comunisti che votano PD e che, come negli anni 70, la sinistra parlamentare li difende e li giustifica. Mai come oggi, come accade ai tempi del BR, caro signor Mollicone, i partiti di sinistro, straverso i loro leader, hanno condannato con tutta la determinazione possibile gli atti di inaccettabile violenza di questo fine settimana. E in momenti cricisci della vita di un paese ci sono lezioni stodiche che vanno ricordate e derive ideologiche che vanno evitate. Due sono i pericoli dai quali oggi dobbiamo cautelare. Il governo deve cautelare. Il primo pericolo si chiama strumentalizzazione politica. Di fronte alla violenza, di ogni ordine, grado e di ogni colore, servono coesione, senso di responsabilità, senso delle istituzioni. È chiaro come le intemperanze verbali e fisiche di Casa Pound o di Forza Nuova appartengono all'album di Famiglia della Destra. Così quelle di Ascatasuna e di altri centri sociali appartengono a tutti gli effetti all'album di Famiglia della Sinistra. Si tratta di avere il coraggio di aprirlo e di riconoscerlo, reciprocamente. Stavolta la sinistra politica la fa. Ellis Line ha parlato di immagini inqualificabili, di violenze inaccettabili, di aggressione delinquenziale alle forze degli ordini. Alla stessa stregua basta leggere le parole di Giuseppe Conte o quelle di Ilaria Cucchi. che pure con i carabinieri ha patito quel che sappiamo. Ilaria ha solidarizzato con gli agenti aggreviti e ha parlato di criminali vigliacchi che danno sfogo a una violenza folle, nascondendosi dietro i volti di una moltitudine di ragazzi sani e pacifici e banificando la loro battaglia per la buona democrazia e la reazione più giusta e più potente. Nulla si può ignorare, o peggio manipolare e criminalizzare, come hanno fatto diversi agitatori della destra. E qui, senza polemica, per la verità storica, va ricordata anche un'altra cosa, e cioè che nell'ottobre 2021, quando i galantuomini di Forza Nuova, insieme ad altra marmaglia sparsa, assediarono e devastarono la sede di Vasiliev. La sorella d'Italia riuscì a svicolare e è accaduto una cosa grave. E questo lo ribadiscono tutti. Non è la prima volta e purtroppo non sarà l'ultima. Nessuno deve banalizzare la violenza. Mai. Ma l'Italia di oggi, per fortuna, non è quella degli anni di piombo. quando venivano assassinati sindacalisti e magistrati, quando veniva rapito e ucciso Aldo Moro, o quando si mettevano bombe a Piazza Fontana o alla stazione di Bologna, facendo stragi in mani. Ci sono frange di fascino rosi, sì, a sinistra, ma anche a destra. più o meno sempre gli stessi, noti alle forze politiche e alle forze dell'ordine. Li si colpisca come meritano, ma non si descriva il paese come il Cile degli anni settanta, perché se si fa questo il conflitto non si ferma, si esaspera. E allora viene il sospetto che qualcuno voglia esattamente raggiungere questo risultato, e cioè che alimentare questo clima di tensione serva solo poi a giustificare nuove norme emergenziali, nuovi limiti del tutto, che le tema Yoshi, i cui il governo già annuncia di voler discutere in Consiglio dei Ministri. La democrazia italiana non è soppuattacco come accadde in un tempo lontano. Non abbiamo bisogno di governi emergenziali che usano il braccio violento della legge? Non abbiamo bisogno di leggi speciali, come nella notte della Repubblica. La democrazia si sa difendere benissimo, senza snaturarsi, non come i paramilitari dell'Aesi tricolore agli angoli delle strade. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Episode: Chi getta benzina sul fuoco delle violenze di Torino
Host: Massimo Giannini
Date: February 2, 2026
Platform: OnePodcast
In questo episodio, Massimo Giannini riflette sugli scontri violenti avvenuti recentemente a Torino, analizzando chi sta “gettando benzina sul fuoco” delle tensioni sociali e politiche, e sottolineando la necessità di responsabilità istituzionale e rifiuto di strumentalizzazioni per non esacerbare ulteriormente il conflitto.
“Usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. Essi credono disperzare il cerchio e invece non fanno altro che rinsaldarlo.” (Pasolini, 00:32)
“...dire come fa Giorgia Meloni, che si è trattato di un tentato omicidio, che i magistrati non devono esitare... non è questa la sede per dare una stoccata alle esecrate toghe e sollecitare l'opinione pubblica al referendum.” (Giannini, 02:10)
“...dire che per i colpevoli non basta l'arresto. Dopo la galera, caro vicepresidente del Consiglio, cos'altro rimane? La pena di morte? La tortura? Le leggi straordinarie di epoca fattiva?” (Giannini, 02:40)
“...che i delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco un quartiere di Torino non sono violenti, ma comunisti che votano PD…” (Giannini, 03:05)
“Di fronte alla violenza, di ogni ordine, grado e colore, servono coesione, senso di responsabilità, senso delle istituzioni.”
“Ci sono frange di fascino rosi, sì, a sinistra, ma anche a destra, più o meno sempre gli stessi, noti alle forze politiche e alle forze dell'ordine. Li si colpisca come meritano, ma non si descriva il paese come il Cile degli anni settanta...” (Giannini, 05:10)
“...l'Italia di oggi, per fortuna, non è quella degli anni di piombo. Quando venivano assassinati sindacalisti e magistrati, quando veniva rapito e ucciso Aldo Moro...” (Giannini, 05:30)
“...Perché se si fa questo il conflitto non si ferma, si esaspera. E allora viene il sospetto che qualcuno voglia esattamente raggiungere questo risultato...” (Giannini, 06:10)
Giannini adotta un tono fermo, lucido e critico nei confronti sia di chi commette violenze sia di chi, tra i politici, rischia di amplificare la tensione. Invita a non cedere a strumentalizzazioni né a ricette emergenziali fuori luogo, ricordando che la democrazia ha sempre saputo difendersi restando sé stessa.
Circo Massimo – Lo spettacolo della politica resta così uno spazio di attenzione critica sul clima politico, offrendo riflessioni che vanno oltre la cronaca e sollecitano la maturità istituzionale e sociale.