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E ora, amici, una hit amata sia dai commercialisti che dalle partite IVA. Ma guarda che ci tocca sentire. Un sound che piace a tutti e tutti. I buoni pasto Ticket Restaurant Ed on Red, deducibili per aziende e partite IVA. Facile da attivare e i più utilizzati e accettati in tutta Italia, tra bar, ristoranti, supermercati e anche discount.
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If you are not at the table, you are on the menu. Se non sei al tavolo, finisci nel menu. È una frase molto famosa. Ormai la lanciò nel 2017 Jörg Wuttke, presidente della Camera di Commercio europea in Cina. Si riferiva, il burocrate comunitario, al problema della crescente dipendenza commerciale dell'unione rispetto all'impero dove non tramonta mai il sole. Problema irrisolto. Ma oggi quella frase, se non sei al tavolo, sei nel menu, è diventata ancora più famosa. L'hanno rilanciata più e più volte statisti occidentali, su tutti. Mark Carney, primo ministro canadese, in quel discorso che ormai è diventato leggendario, che ha pronunciato solo poche settimane fa al vertice di Davos, parlando del fatto che l'Europa doveva scuotersi una volta per tutte, prendere atto che questo non era un cambio di fase, ma era una vera e propria rottura d'epoca e dunque dobbiamo affrancarci dagli Stati Uniti, prima che sia troppo tardi. Oggi la stessa domanda se la fa l'Italia. Se non sei nel tavolo, sei nel menù e il riferimento è al Board of Peace, il Comitato per la Pace, inventato da Donald Trump, ci conviene stare al tavolo per non finire nel menù? Ma quale prezzo paghiamo per sederci a quel tavolo? Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
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Noi abbiamo ricevuto l'invito a partecipare come osservatori a questa visione dedicata a Gaza e noi la vittimiamo di poter partecipare come osservatori, quindi non come partecipanti, perché come partecipanti non è possibile, in quanto non c'è un articolo nome dello statuto L'audio.
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È pessimo e forse è anche una fortuna. Perché quello che ha detto in queste ore il Ministro degli Esteri e Vice Premier Antonio Tajani non si può proprio sentire. Da quelle parole un po' ovattate e confuse che avete potuto ascoltare si evince comunque la grande notizia. L'Italia parteciperà alle riunioni del Board of Peace per Gaza, lo strumento, in realtà un comitato d'affari inventato da Trump, per giustificare un intervento di pace nei territori di Gaza e in Cisgiordania, e lo farà, il nostro paese, come membro osservatore. Dice Tajani non potremo prendere parte al Board of Peace come membri effettivi perché l'articolo 9 dello statuto di quel comitato è in contrasto con l'articolo 11 della Costituzione. Ma abbiamo ritenuto opportuno esserci, siamo uno dei paesi occidentali che ha fatto di più per Gaza. Dunque, nella giornata di oggi, Tajani ribadirà tutto questo nel dibattito in Parlamento, nel quale spiegherà le ragioni per le quali, alla fine, abbiamo deciso di accettare l'offerta dello sceriffo di Washington. Ci sarà un dibattito prima alla Camera, poi al Senato e poi mercoledì. il vertice che sancirà la nascita di questo nuovo strumento che solo a chiacchiere e sulla carta servirà a portare pace in Palestina. In realtà servirà solo a far fare un po' più di soldi a chi gli soldi ne sta facendo già una gran quantità. Ma tant'è, perché non partecipiamo Dopo che Trump aveva detto pubblicamente e ufficialmente all'annuncio della nascita di questo comitato d'affari, l'Italia vuole disperatamente entrare. Mettendo anche in qualche imbarazzo Giorgia Meloni, visto che nelle stesse ore nelle quali il tycoon di Mara Lago annunciava questo nostro spasmodico desiderio di stare seduti a quel tavolo, tutta l'Europa che conta, e qualcosa ancora per fortuna conta, aveva annunciato che invece non ne avrebbe fatto parte. Meloni aveva preso qualche giorno per riflettere e anche dal giro che sta facendo e che ha avviato nei giorni scorsi nei paesi africani per rilanciare ancora una volta il fantomatico Piano Mattei aveva detto ci stiamo pensando, bene ora la riserva l'abbiamo sciolta, ci saremo ma solo come paese osservatore, perché c'è sempre maledizione dal punto di vista di questo governo di patrioti, questa pietra d'inciampo che si chiama Costituzione. Sì, la nostra carta fondamentale del 1948, all'articolo 11 per l'appunto che lo stesso Taiani Bontasua ha voluto ricordare, stabilendo che effettivamente è per noi un vincolo difficilmente superabile, stabilisce che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Consente tuttavia, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni. promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Questo dice la nostra Costituzione e il busillis, come potete ben immaginare, sta in quel passaggio in cui si dice appunto che l'Italia consente alle limitazioni della sua sovranità in condizioni di parità con gli altri stati. Bene, il Board of Peace queste condizioni di parità non le prevede in alcun modo. Il Comitato d'Affari, pensato dal presidente americano, infatti, è uno strumento a suo uso e consumo. Si paga una fiche, di un milione di dollari per partecipare. E chi entra e chi esce lo decide esclusivamente lo stesso Donald. È lui che presiede il Board of Peace, è lui che ne decide le regole, è lui che stabilisce chi deve star dentro, cioè chi si deve sedere a tabola, e chi invece deve far parte del menu. Come dicevo, l'Europa si è sfilata tutta intera. Nessun paese ha deciso di aderire singolarmente. In queste ultime ore, dopo aver riflettuto a sua volta anche all'indomani di quello che era stato presentato, soprattutto dai turiferi e cruci Ferrari di casa nostra come il motore Italo-Tedesco, anche il cancelliere Merz ha annunciato che la Germania non farà parte del Board of Peace. E dunque, degli paesi europei sostanzialmente, almeno di quelli fondatori, non ci sarà nessuno, ci saremo solo noi. come al solito, il piccolo calimero nero meloniano che rompe tutti gli equilibri già fragili interni all'Unione Europea per far piacere al solito tycoon di Washington. Poi Meloni si lamenta se viene definita cheerleader di Trump, ma a buon diritto perché abbiamo deciso di sederci al tavolo, sia pure in una posizione anomala, solo ed esclusivamente per rendere omaggio al presidente americano. Non c'è un altro motivo. Non abbiamo nulla da guadagnare a stare in quel consesso nel quale partecipano tutte le autarchie principali. da Orban a Putin e poi otto stati dell'area delle petromonarchie del Golfo, tutte praticamente lontane anni luce dalla nostra cultura e dalla nostra civiltà europea e occidentale. Appunto, più autarchie che democrazie. Cosa ci stiamo a fare là dentro? Speriamo che ce lo spieghino in maniera convincente durante il dibattito parlamentare di oggi, ma si fa fatica a immaginare quale possa essere il nostro tornaconto. Forse speriamo di partecipare all'edificazione di questa straordinaria Miami Mediorientale, cioè l'idea che hanno quei matti non ho altre parole per definirli, di Trump e di Tony Blair che vogliono trasformare le macerie insanguinate di Gaza in una grande Bengodi sulle coste del Mediterraneo, si fa fatica a immaginare in che modo l'Italia possa prendere parte e spartirsi questa torta, costruendo, che so, grattacieli, costruendo casino, costruendo discoteche, costruendo banche, costruendo che cosa? Costruendo infrastrutture? Noi che a mala pena siamo in grado di proteggere Niscemi da una frana dopo che Meloni ha aspettato dieci giorni per recarsi sul posto ad assistere a quel disastro? Noi che ancora ci impuntiamo con l'idea dissennata di costruire quel ponte sullo stretto che ci costerà 15 miliardi e che forse auspicabilmente non vedrà mai la luce? ma che tuttavia drenerà miliardi di risorse a un bilancio pubblico già ridotto all'osso? Tutto questo è il paradosso che oggi stiamo vivendo. E allora, tornando alla domanda iniziale, se non siedi al tavolo, finisci nel menu. Stavolta, davvero. Ci converrebbe mille e mille volte non sederci a quel tavolo, anche a costo di finire nel menu. Una volta tanto, ma ci siamo già abituati, come verrebbe di giurare.
Episode: Con il Board of Peace Meloni serve alla tavola di Trump
Host: Massimo Giannini
Date: 17 febbraio 2026
In questa puntata, Massimo Giannini analizza l’imbarazzante posizione dell’Italia rispetto al Board of Peace per Gaza, il controverso comitato guidato da Donald Trump. Il focus è sulla scelta del governo Meloni di aderire come osservatore, ponendo dubbi sul reale interesse italiano e sulle implicazioni di politica estera e costituzionale. Giannini mette a confronto la posizione dell’Italia con quella delle altre potenze europee, approfondendo la spaccatura con l’Unione Europea e la sudditanza verso Trump.
"Se non sei al tavolo, finisci nel menu." (Giannini, 00:32)
"È uno strumento a suo uso e consumo. Si paga una fiche, di un milione di dollari per partecipare. E chi entra e chi esce lo decide esclusivamente lo stesso Donald." (Giannini, 05:45)
"Non abbiamo nulla da guadagnare a stare in quel consesso nel quale partecipano tutte le autarchie principali, da Orban a Putin, e poi otto stati dell'area delle petromonarchie del Golfo, tutte praticamente lontane anni luce dalla nostra cultura e dalla nostra civiltà europea e occidentale." (10:58)
"L’idea che hanno quei matti... di Trump e di Tony Blair che vogliono trasformare le macerie insanguinate di Gaza in una grande Bengodi sulle coste del Mediterraneo [...] Costruendo, che so, grattacieli, costruendo casino, costruendo discoteche, costruendo banche, costruendo che cosa? Costruendo infrastrutture? Noi che a mala pena siamo in grado di proteggere Niscemi da una frana..." (12:07)
"Sì, la nostra carta fondamentale del 1948, all'articolo 11 per l'appunto che lo stesso Tajani Bontasua ha voluto ricordare, stabilendo che effettivamente è per noi un vincolo difficilmente superabile..." (06:44)
“Degli paesi europei sostanzialmente, almeno di quelli fondatori, non ci sarà nessuno, ci saremo solo noi. Come al solito, il piccolo Calimero nero meloniano..." (09:55)
"Se non siedi al tavolo, finisci nel menu. Stavolta, davvero. Ci converrebbe mille e mille volte non sederci a quel tavolo, anche a costo di finire nel menu." (15:19)
Questo episodio offre una riflessione pungente e ironica sul ruolo dell’Italia nel Board of Peace di Trump. Massimo Giannini evidenzia i limiti, i rischi e la solitudine strategica di una scelta dettata più da sudditanza che da visione politica, innestando la critica sullo sfondo della Costituzione e della realtà dei rapporti UE-USA. Il tono è sarcastico ma documentato, e dà strumenti per farsi una propria idea anche senza aver ascoltato l’episodio.