Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Episode: Con il Board of Peace Meloni serve alla tavola di Trump
Host: Massimo Giannini
Date: 17 febbraio 2026
Episodio in breve
In questa puntata, Massimo Giannini analizza l’imbarazzante posizione dell’Italia rispetto al Board of Peace per Gaza, il controverso comitato guidato da Donald Trump. Il focus è sulla scelta del governo Meloni di aderire come osservatore, ponendo dubbi sul reale interesse italiano e sulle implicazioni di politica estera e costituzionale. Giannini mette a confronto la posizione dell’Italia con quella delle altre potenze europee, approfondendo la spaccatura con l’Unione Europea e la sudditanza verso Trump.
Punti Chiave e Approfondimenti
1. “Se non sei al tavolo, sei nel menu” – Una metafora che ritorna
- Giannini apre con la celebre frase “If you are not at the table, you are on the menu,” recentemente riportata alla ribalta dal primo ministro canadese Mark Carney al vertice di Davos.
- L’espressione viene applicata alla situazione italiana: il dilemma se aderire o meno al Board of Peace di Trump per non finire “serviti” agli interessi altrui.
"Se non sei al tavolo, finisci nel menu." (Giannini, 00:32)
- Il Board, presentato come strumento di pace per Gaza, nasconde secondo Giannini scopi d’affari e uno spirito esclusivamente americano.
2. La scomoda posizione dell’Italia come “osservatore”
- Antonio Tajani, Ministro degli Esteri, conferma la partecipazione dell’Italia come osservatore e non come membro effettivo, “perché l’articolo 9 dello statuto del comitato è in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione.”
- Tajani annuncia la linea durante un intervento con audio confuso, che Giannini ironicamente giudica “una fortuna” visto il contenuto (02:14).
- L’Italia accetta l’invito “del ‘sheriff di Washington’” (Trump), isolandosi rispetto agli altri paesi fondatori dell’UE.
- Giannini denuncia la “pietra d’inciampo” per “questo governo di patrioti”: la Costituzione repubblicana, visto che l’articolo 11 impedisce una partecipazione effettiva a strutture non paritarie.
3. Critica al Board of Peace e al governo Meloni
- Il Board of Peace viene descritto come un club d'affari in mano a Trump:
"È uno strumento a suo uso e consumo. Si paga una fiche, di un milione di dollari per partecipare. E chi entra e chi esce lo decide esclusivamente lo stesso Donald." (Giannini, 05:45)
- Nessun paese europeo rilevante partecipa, neppure la Germania di Merz.
- Giannini ironizza sulla Meloni come “il piccolo Calimero nero meloniano che rompe tutti gli equilibri già fragili interni all’Unione Europea per far piacere al solito tycoon di Washington.” (09:55)
- Accusa il governo di partecipare solo “per rendere omaggio al presidente americano”, senza tornaconto evidente:
"Non abbiamo nulla da guadagnare a stare in quel consesso nel quale partecipano tutte le autarchie principali, da Orban a Putin, e poi otto stati dell'area delle petromonarchie del Golfo, tutte praticamente lontane anni luce dalla nostra cultura e dalla nostra civiltà europea e occidentale." (10:58)
4. Dubbi sul futuro e sulle reali intenzioni
- L’obiettivo dichiarato di “trasformare Gaza in una grande Miami del Mediterraneo” grazie a capitali stranieri (Trump, Blair, petromonarchie) viene deriso:
"L’idea che hanno quei matti... di Trump e di Tony Blair che vogliono trasformare le macerie insanguinate di Gaza in una grande Bengodi sulle coste del Mediterraneo [...] Costruendo, che so, grattacieli, costruendo casino, costruendo discoteche, costruendo banche, costruendo che cosa? Costruendo infrastrutture? Noi che a mala pena siamo in grado di proteggere Niscemi da una frana..." (12:07)
- Giannini sottolinea l’incongruenza rispetto alle debolezze italiane (riferimento ironico al ponte sullo Stretto e ai fondi pubblici disastrosi) e chiude sul “paradosso” della posizione italiana.
Momenti Memorabili e Citazioni Notevoli
- La centralità della Costituzione:
"Sì, la nostra carta fondamentale del 1948, all'articolo 11 per l'appunto che lo stesso Tajani Bontasua ha voluto ricordare, stabilendo che effettivamente è per noi un vincolo difficilmente superabile..." (06:44)
- La solitudine italiana:
“Degli paesi europei sostanzialmente, almeno di quelli fondatori, non ci sarà nessuno, ci saremo solo noi. Come al solito, il piccolo Calimero nero meloniano..." (09:55)
- Critica conclusiva:
"Se non siedi al tavolo, finisci nel menu. Stavolta, davvero. Ci converrebbe mille e mille volte non sederci a quel tavolo, anche a costo di finire nel menu." (15:19)
Timestamps Principali
- 00:32 – Riflessione sulla metafora “if you are not at the table, you are on the menu”
- 02:14 – Dichiarazione di Tajani sulla posizione dell’Italia (“osservatore non partecipante”)
- 05:45 – Analisi strutturale e critica del Board of Peace come “strumento personale di Trump”
- 09:55 – Isolamento italiano e critica diretta alla strategia meloniana
- 12:07 – Ironia sulla ricostruzione di Gaza e limiti infrastrutturali italiani
- 15:19 – Conclusione sul paradosso italiano: meglio “nel menu” che a un tavolo sbagliato
Sintesi Finale
Questo episodio offre una riflessione pungente e ironica sul ruolo dell’Italia nel Board of Peace di Trump. Massimo Giannini evidenzia i limiti, i rischi e la solitudine strategica di una scelta dettata più da sudditanza che da visione politica, innestando la critica sullo sfondo della Costituzione e della realtà dei rapporti UE-USA. Il tono è sarcastico ma documentato, e dà strumenti per farsi una propria idea anche senza aver ascoltato l’episodio.
