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Il contribuente italiano paga bestemmiando lo Stato. Non ha coscienza di esercitare pagando una vera e propria funzione sovrana. L'imposta vi è imposta. Una rivoluzione di contribuenti in Italia in queste condizioni non è possibile per la semplice ragione che non esistono contribuenti. Queste parole da scolpire nel marmo, per quanto sono veritiere, le scrisse Piero Gobetti nel saggio che lo rese celebre in Italia e nel mondo. Si intitolava La Rivoluzione Liberale e parlava della lotta politica in Italia. era il 1924 e quel testo insieme a tutta la produzione successiva di Gobetti diventò di fatto il manifesto del liberalismo italiano. Gobetti fu poi perseguitato, pestato a sangue dagli squadristi, mandato in esilio e infine morì sotto i colpi del fascismo come molti altri prima e dopo di lui. Ma quella lezione è rimasta nella storia e tuttora Un secolo dopo rimane una verità incontrovertibile. Siamo un paese di contribuenti, loro malgrado, che quando pagano pagano le tasse bestemmiando lo Stato. E questi governi che si avvicendano alla guida del paese fanno di tutto per non disturbare questa pessima attitudine degli italiani più incivili. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
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Il ministro Giorgetti dovrebbe guardare i dati dell'ISTAT, non quelli del PD, perché l'ISTAT qualche giorno fa ha segnalato che l'intervento che hanno fatto sulla liquota IRPEF è un intervento che per l'85% beneficerà le famiglie più ricche di quella fascia. Mi spiego meglio. L'intervento darà 30 euro all'anno in più a chi guadagna 30.000 euro, ma ne darà 440 all'anno in più a chi ne guadagna 199.000. Quindi, una volta ancora, stanno aiutando i più ricchi e so che gli dispiace quando glielo diciamo, però è la verità perché sta nelle loro scelte. In più aggiungo che gli fa male anche quando gli diciamo che le tasse le hanno aumentate loro e le hanno aumentate a tutti perché, di nuovo, i dati del governo, non del PD, raccontano che la pressione fiscale sta al massimo storico degli ultimi dieci anni, 42,8%, e Giorgetti lo sa perché lui che ha firmato quei documenti, quindi noi stiamo dicendo la verità.
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E lo sappiamo, l'opposizione in Italia ha enormi responsabilità. Una delle ragioni per le quali il governo Meloni può agire indisturbato e per alcuni versi persino prosperare dipende semplicemente dal fatto che gli italiani non vedono alternative di governo pronte per essere attivate e che possano cambiare la narrazione e l'azione di chi guida il paese. Ma le parole che avete appena ascoltato e ha pronunciato ieri la segretaria del Partito Democratico, Ellie Schlein, una volta tanto un pregio ce l'hanno. Come dice la stessa leader d'EM, questa volta l'opposizione dice la verità. Quello che avete appena sentito è un puro e semplice dato di fatto. La manovra appena varata dal governo, dal punto di vista fiscale, è un mezzo disastro. Perché, diciamo la verità, senza attribuirla al campo largo, che come abbiamo premesso, per mille ragioni non è credibile, i dati riportati da Ellis Line sono quelli formulati prima dalla Banca d'Italia, poi dall'Istat, poi dall'ufficio parlamentare di bilancio, alla fine della scorsa settimana. in audizioni parlamentari nelle quali appunto queste istituzioni di garanzia, terze per definizione, sono state chiamate dalle camere legislative a dare la loro valutazione sulla legge di stabilità appena approvata dal governo. Una legge povera nei numeri, l'abbiamo detto, solo 18 miliardi, ma anche purtroppo ancora una volta piuttosto iniqua, perché come ha detto la Banca d'Italia in particolare, favorisce i nuclei dei due quinti più alti delle famiglie italiane. L'85% delle risorse va esattamente a queste categorie, il che si traduce in soldoni in 411 euro in più alle famiglie più ricche e solo in 102 euro in più a quelle più povere. Se a questo aggiungiamo il fatto che, per esempio, come dice l'ufficio parlamentare di bilancio metà delle risorse complessive e quindi diciamo quasi 10 miliardi su 18 vanno ai redditi sopra ai 48 mila euro e che quindi questo fa sì che l'aumento sia di 408 euro per i dirigenti e di solo 23 euro per gli operai ecco che la cifra di iniquità di questa manovra è evidente e insisto non lo dicono i pericolosi bolscevichi che vogliono buttare giù meloni lo dicono le principali istituzioni economiche di questo paese che sono lì solo per fare il loro mestiere cioè esaminare quello che i governi fanno e giudicarlo con occhi obiettivi dunque quello che ha replicato sempre ieri in un collegamento con un convegno il ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti fa un po' sorridere se non facesse in realtà indignare dice infatti il ministro a proposito delle critiche che queste istituzioni hanno mosso alla manovra una volta che abbiamo cercato di ovviare non per i ricchi ma per quelli che guadagnano cifre ragionevoli siamo stati massacrati da coloro che hanno la possibilità di massacrare ma per noi non è un problema perché riteniamo di essere nel giusto. Ora, intanto diciamo che nessuno ha massacrato nessuno, ribadiamo ancora una volta che le audizioni parlamentari con le principali istituzioni economiche del paese sono un rito che si ripete ogni anno e in ogni occasione nella quale viene presentata la legge di stabilità. Già in passato, le stesse istituzioni contro le quali oggi Meloni e Giorgetti si ribellano, avevano criticato tutti gli altri governi, semplicemente perché questo è il loro mestiere. Dunque, mettiamo da una parte l'impropria affermazione siamo stati massacrati da coloro che hanno la possibilità di massacrare. Semplicemente, il governo è stato giudicato da chi ha il ruolo istituzionale per farlo. E se questa volta il giudizio è negativo, forse, invece di rispondere con le solite frasi fatte e i soliti slogan, il governo dovrebbe farsi un esame di coscienza. Perché il taglio dell'IRPF per il ceto medio, come dice Giorgetti, c'è stato purché ci si intenda su cosa significhi ceto medio, questa araba fenice inseguita sempre da tutti i governi. Ma in realtà lo sappiamo, nel corso di questi anni il ceto medio si è sempre più proletarizzato, per cui oggi considerare ceto medio chi ha redditi sopra o intorno ai 48.000 euro fa quasi sorridere. La coperta è corta, lo sappiamo, e poiché non ci sono risorse, delle due l'una. Se bisogna venire incontro ai bisogni di coloro che hanno minor redditi a disposizione, magari sono in povertà assoluta, magari non riescono a curarsi, come fanno ormai 6 milioni di italiani, e beh allora o si fanno pagare più tasse a chi non le paga oppure si aggredisce il tema dell'evasione fiscale una volta per tutte. Così torniamo a Piero Gobetti. La prima cosa il governo non vuole farla perché sostanzialmente dice di aver già fatto il suo. Questa manovra viene incontro esattamente ai bisogni del ceto medio. Sappiamo che non è vero. E allora la polemica che si innesca intorno al tema della patrimoniale ancora una volta ci lascia basiti. L'Italia vive da decenni con questo fantasma, con questo spettro che si aggira nel discorso pubblico e politico. La patrimoniale vogliono portarci via la casa, la prima casa, la seconda casa, vogliono tassarle, vogliono abbastonare i nostri investimenti in buoni del tesoro oppure in nazioni, vogliono prenderci i soldi che teniamo in banca e così via, così via, così via. Tutte queste sciocchezze, tutta questa paccottiglia ideologica oggi viene riproposta ai cittadini italiani. Il Tg1 di ieri sera ha fatto un servizio per raccontare come ancora una volta la sinistra vuole la patrimoniale e la destra per bocca di Giorgia Meloni dice la patrimoniale noi non la faremo mai e per confermare lo spauracchio manda un servizio nel quale a proposito di patrimoniale ricorda come esempio il prelievo sui conti correnti bancari che durante una funesta notte di molti anni fa fece il governo di Giuliano Amato Era il 1993. Pensate un po'. E con il paese sull'ordo della bancarotta, quel primo ministro compì questo esproprio notturno. Sì, fu tale, effettivamente. Ma oggi nessuno lo vuole, nessuno lo invoca. E parlare di patrimoniale, prendendo quello come esempio, serve solo a impaurire la gente e a farle pensare che la destra, per fortuna, li proteggerà. Ma non è questo il tema. Il tema è un altro. Non sarà forse il caso, di fronte alle enormi sperequazioni di reddito che esistono in Italia e non solo in Italia, di chiedere qualche cosa a chi ha di più? Come già sta facendo la Francia? Come già fanno la Svizzera e la Norvegia? Pensando di poter tassare chi ha ricchezze che superano il milione di euro con un tributo dell'1%? Quello può spaventare l'opinione pubblica? Non chiamiamola patrimoniale, chiamiamola in qualunque altro modo. Ma un contributo, forse, per riequilibrare il gravame fiscale di questo paese bisognerà pur cominciare a studiarlo. E se la destra non vuol farlo, è giusto che lo proponga la sinistra, senza riecheggiare slogan improvvidi. come quello di un tempo di rifondazione comunista, governava il governo Prodi e si diceva, da quella parte politica, anche i ricchi piangono. Non è questo il tema. Qui non bisogna far piangere nessuno, non bisogna colpire la ricchezza, ma bisogna colpire la povertà, cercando di allargare i benefici per un maggior numero possibile di contribuenti. E questo lo si può fare soltanto chiedendo un po' di più a chi ha di più. E sappiamo bene, come diceva Gobetti, che gli italiani pagano le tasse bestemmiando lo Stato. Ma non c'è altra alternativa se vogliamo tenere in piedi il nostro sistema di welfare che già traballa paurosamente. E poi l'equità sociale avrà pure un valore, al di là degli schieramenti politici. Elon Musk ha appena ottenuto negli azionisti di Tesla un compenso per i prossimi cinque anni pare a mille miliardi di dollari. Avete capito bene, quasi due volte il pillo italiano. Non solo. Nvidia, una delle più grandi aziende che producono intelligenza artificiale negli Stati Uniti, ha appena annunciato di aver messo da parte per quest'anno ricavi pari a 5 trilioni di dollari. Questo è il valore di borsa di quell'azienda, cioè 5.000 miliardi di dollari. E allora, di fronte a questi numeri e di fronte al fatto che in Italia, per esempio, ci sono 6 milioni di poveri assoluti, dobbiamo chiederci come possano reggere le società moderne. Warren Buffett, grande finanziere americano, padrone dei più importanti fondi di investimento del pianeta, qualche tempo fa ha detto un'amara, drammatica verità. Non è vero che la lotta di classe non esiste più. La verità è un'altra. La lotta di classe l'abbiamo vinta noi. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
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Episode: Da Gobetti a Giorgetti: la manovra dell’ingiustizia sociale
Host: Massimo Giannini
Date: November 10, 2025
Platform: OnePodcast
In this episode, Massimo Giannini offers a critical analysis of Italy’s latest budget law (“manovra”) and its implications for social justice, weaving together historical reflection (with Piero Gobetti), current political maneuvers (with a focus on minister Giorgetti and the Meloni government), institutional critiques, and the broader context of social inequality both in Italy and worldwide. Giannini questions the equity of the budget, the credibility of political alternatives, and the necessity of fair taxation in a society facing persistent disparities.
“Il contribuente italiano paga bestemmiando lo Stato. Non ha coscienza di esercitare pagando una vera e propria funzione sovrana. L’imposta vi è imposta. Una rivoluzione di contribuenti in Italia in queste condizioni non è possibile per la semplice ragione che non esistono contribuenti.”
Ellie Schlein's Parliamentary Critique ([02:31])
“L’intervento darà 30 euro all’anno in più a chi guadagna 30.000 euro, ma ne darà 440 all’anno in più a chi ne guadagna 199.000.”
“Le tasse le hanno aumentate loro… la pressione fiscale sta al massimo storico degli ultimi dieci anni, 42,8%...”
Giannini’s Analysis ([03:35])
“…La manovra appena varata dal governo, dal punto di vista fiscale, è un mezzo disastro.”
"Una volta che abbiamo cercato di ovviare non per i ricchi ma per quelli che guadagnano cifre ragionevoli siamo stati massacrati da coloro che hanno la possibilità di massacrare..."
Myth vs. Reality ([08:33])
“La patrimoniale vogliono portarci via la casa, la prima casa, la seconda casa, vogliono tassarle…”
A Call for Equity ([09:50])
“Non chiamiamola patrimoniale, chiamiamola in qualunque altro modo. Ma un contributo, forse, per riequilibrare il gravame fiscale di questo paese bisognerà pur cominciare a studiarlo.”
Rejecting old slogans ([10:55])
“Non è questo il tema. Qui non bisogna far piangere nessuno, non bisogna colpire la ricchezza, ma bisogna colpire la povertà… soltanto chiedendo un po' di più a chi ha di più.”
Systemic Perspective ([11:45])
“...come diceva Gobetti, gli italiani pagano le tasse bestemmiando lo Stato. Ma non c'è altra alternativa…”
“Non è vero che la lotta di classe non esiste più. La verità è un'altra. La lotta di classe l'abbiamo vinta noi.” ([12:55])
Piero Gobetti (quoted by Giannini) – [00:56]
"Il contribuente italiano paga bestemmiando lo Stato..."
(Sets the philosophical tone of the episode and anchors the discussion in a historical critique of Italian civic culture.)
Ellie Schlein – [02:31]
"L'intervento darà 30 euro all'anno in più a chi guadagna 30.000 euro, ma ne darà 440 all'anno in più a chi ne guadagna 199.000... Le tasse le hanno aumentate loro... pressione fiscale sta al massimo storico..."
Giannini – [03:35]
“...la cifra di iniquità di questa manovra è evidente e insisto non lo dicono i pericolosi bolscevichi... lo dicono le principali istituzioni economiche di questo paese...”
Giancarlo Giorgetti (quoted) – [~05:55]
"Siamo stati massacrati da coloro che hanno la possibilità di massacrare, ma per noi non è un problema perché riteniamo di essere nel giusto."
Giannini – [09:50]
"Non chiamiamola patrimoniale, chiamiamola in qualunque altro modo. Ma un contributo, forse, per riequilibrare il gravame fiscale di questo paese bisognerà pur cominciare a studiarlo."
Warren Buffett (quoted) – [12:55]
"Non è vero che la lotta di classe non esiste più. La verità è un'altra. La lotta di classe l'abbiamo vinta noi.”
Throughout the episode, Giannini’s tone is incisive but reasoned, alternating between historical anecdote, policy critique, and passionate advocacy for fairness. His arguments are grounded in data and institutional authority, and he uses evocative rhetorical questions and comparisons to global trends to bolster his analysis.