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Mangiano merda, poi protestano quando vi trovano un capello. Scusate se mi concedo una piccola volgarità che in realtà non lo è. Questa è una frase che ripeteva il grande Leo Lunganesi, insieme a Ennio Flaiano e a Mino Maccari, tra i più grandi ispiratori della satira, del sarcasmo, dell'ironia durante il fascismo e nel primo dopoguerra. Ma questa frase mi è tornata in mente pensando ad un esponente dell'attuale governo Meloni. Sto parlando del sottosegretario alla giustizia Andrea del Mastro delle Vedove, uno che ha sempre trovato capelli dappertutto. Ma adesso è finito dentro una vicenda che mi spinge a domandarmi che cosa ha mangiato in tutti questi ultimi anni?
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Circo Massimo, lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini. Mafia per me è una montagna di merda, lo testimonia tutta la mia vita politica, lo testimonia il livello di scorta che ho, lo testimoniano le tante, tantissime indicazioni di attentati, di tentativi di aggredire il soprattutto da parte di tanti mafiosi che stanno negli istituti penitenziari e che in passato non avevano il presidio della garità che oggi ci sono.
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Eccolo qua dunque. Il sottosegretario alla giustizia Andrea Del Mastro. La mafia è solo una montagna di merda, dice, intercettato dai giornalisti a Catanzaro alla fine di un evento sul referendum. I cronisti gli chiedono conto dell'ultimo scandalo che in qualche modo lo riguarda anche se lui come avete appena sentito dichiara di non averne contezza e di non saperne assolutamente nulla. Lo scandalo immortalato persino da una foto che li ritrae insieme abbracciati in un ristorante riguarda i rapporti tra lo stesso sottosegretario e l'imprenditore Mauro Caroccia, uno dei prestanome del clan Senese, che è la famiglia camorrista che ha diramazioni ovunque, in particolare a Roma, nella quale governa, gestisce il traffico di droga. Tanto per intenderci, al clan Senese faceva capo anche Diabolik, l'ex tifoso laziale ed ex leader della destra estrema, ucciso in un parco della capitale qualche anno fa. La foto ritrae i due mentre si abbracciano per l'appunto e la famiglia Caroccia sottomette il suo commento, una di dascalia chiarissima. sottosegretario alla giustizia del Mastro, anche lui ha scelto il vero baffo. Cosa nasconde questa fotografia? Appunto la montagna di merda con la quale del Mastro dichiara di non avere nulla a che vedere. La gestione di un ristorante in una delle vie della città di Roma, via Tuscolana. Il ristorante si chiama le Bisteccherie d'Italia. Fa parte, ed è diciamo controllata da una società, le 5 Forchette SRL, costituita a dicembre del 2024 dallo stesso Del Mastro, con altri tre camerati di Fratelli d'Italia. Elena Chiorino, vicepresidente della Regione Piemonte, Cristiano Franceschini, segretario provinciale di Fratelli d'Italia e assessore al comune di Biella, e poi Davide Eugenio Zappalà, consigliere di Fratelli d'Italia in Regione. Fin qui curioso, ma nulla di strano. Il problema vero è che amministratore unico di questa società è invece Miriam Caroccia. All'epoca aveva solo 18 anni. Figlia di quel Mauro Caroccia, prestanome del clan senese, di cui ha la foto alla quale abbiamo fatto cenno poco fa. Appunto, la figlia di Mauro Caroccia è incensurata naturalmente, come dice lo stesso Del Mastro. Tuttavia, suo padre ha tutt'altra storia criminale. Nel luglio 2020 era stato coinvolto nell'inchiesta antimafia affari di famiglia, che aveva scoperchiato buona parte del malaffare dell'Impero dei Senese, riciclaggio, usura, intestazioni fittizie con cui il clan riproduce e rimette in circolo le rendite immense del traffico di droga. Caroccia è tra gli arrestati. Ristoranti e società vengono sequestrate e poi viene addirittura condannato nel 2022. La sua storia la racconta Marco Carta insieme a Giuliano Foschini su Repubblica. Trovate tutti i dettagli. A febbraio 2023 appunto Mauro Caroccia viene assolto e con lui Michele Selese. Cadono le aggravanti mafiosi. Caroccia torna operativo nel ristorante di famiglia e lì accoglie il sottosegretario del Mastro. Tra i due scatta subito una forte sintonia. Infatti nel dicembre successivo, parliamo ancora del 2023, parte la nuova società insieme a Mirian, la figlia di Mauro. e apre il nuovo ristorante in via Tuscolana, sempre a Roma, dove assiede l'unità locale delle 5 Forchette SRL, la società che controlla appunto quello e altri ristoranti. Nel frattempo però Le vicende giudiziarie volgono al peggio per Senese e per Caroccia. Infatti la Cassazione annulla le assoluzioni su affari di famiglia e nel gennaio 2025 l'appello bis conferma invece le condanne di primo grado. Un anno dopo, sempre febbraio, in questo caso 2026, le sentenze diventano definitive. Anche quella di Mauro Caroccia, oltre a quella che riguarda Senese, aveva ripulito i soldi della famiglia del clan grazie ai suoi ristoranti. A quel punto Del Mastro compie alcuni passi, tutti da chiarire. Infatti, subito dopo la condanna definitiva del padre della sua socia, Miriam, vende le quote della società che condividevano. E le vende a un'altra società, non terza. ma una società di cui lui è unico proprietario. E la stessa cosa fanno gli altri tre esponenti di Fratelli d'Italia, primi soci nella famosa appunto Cinque Forchette S.R.L. Perché lo fanno? Non si sa, non è chiaro. Successivamente vengono vendute anche le quote di quella società posseduta in maniera unilaterale da Del Mastro. e Del Mastro si difende, dicendo «si tratta di una società con una ragazza non imputata e non indagata che poi si scopre essere figlia di, ma nel momento in cui si scopre immediatamente, per rigore etico e morale che mi contraddistingue su questa battaglia, mi sono tolto dalla società, quindi non c'è nulla da dire». Questa è la autodifesa dell'algido sottosegretario alla giustizia di questo paese, che tuttavia tanto algido non è. Qualcosa di strano, qualcosa che non torna in questa vicenda rimane, al di là appunto del necessario chiarimento dei suoi rapporti con questo Mauro Caroccia. C'è anche il fatto che nella dichiarazione dei redditi, che ha l'obbligo di depositare in quanto parlamentare della Repubblica presso le assemblee legislative, non ha mai fatto cenno al possesso di quella SRL e questo è piuttosto curioso per non dire sospetto. Ma noi siamo garantisti, ci mancherebbe altro. Quello che però Del Mastro non può fare è cavarsela dicendo non c'è nulla da dire. e limitandosi a denunciare quella famosa montagna di merda contro la quale, dichiara, lui ha sempre combattuto. Del resto lui è un combattente. Lo sappiamo, Del Mastro è stato già condannato per rivelazione di segreto d'ufficio in relazione alle vicende che riguardano la visita dei parlamentari del Partito Democratico all'anarchico Alfredo Cospito. la relazione del DAP che dava conto di quella visita era riservata e ciò non di meno l'ineffabile sottosegretario l'aveva donata in amicizia al suo camerata di partito Giovanni Donzelli che la usò come sappiamo come clava contro le opposizioni in una epica seduta parlamentare in cui lo stesso Donzelli tuonò la sinistra flerta con i terroristi Per questo Del Mastro è stato condannato. Nonostante questo, Del Mastro rimane al suo posto. Del Mastro è quello che ci ha regalato altre perle, frasi che ci portiamo nel cuore, come quella che pronunciò in occasione della presentazione di un nuovo veicolo della polizia penitenziaria. e lui guardandolo con orgoglio commentò dicendo noi proviamo un'intima gioia nel sapere che toglieremo il respiro ai detenuti dentro quell'autoveicolo per dire appunto quanto legge ordine e quanto il pugno duro della legge faccia parte della cultura giuridica ed etica di questo signore. Tuttavia rimane questo grosso problema questo strano rapporto con Mauro Caroccia questo ancora più strano rapporto d'affari con sua figlia, la diciottenne. Riconducibile per molte vie, traverse e non traverse, al riciclaggio del danaro sporco di un clan camorrista attraverso i ristoranti della capitale. Nulla da chiarire? Non c'è altro da dire? Va bene, ne prendiamo atto. Ma io, sottosegretario del Mastro, ho solo una domanda da farle. D'accordo, non l'avrà mai mangiata. Ma stare seduto per due, tre, quattro anni su quella montagna di merda, possibile che non le ha fatto sentire neanche un po' di cattivo odore?
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Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Host: Massimo Giannini
Episode: Delmastro, Miriam e il ristorante sulla montagna di merda
Date: March 20, 2026
Massimo Giannini offre un’analisi tagliente e ironica su uno dei più discussi esponenti del governo Meloni: Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario alla giustizia. L’episodio ruota attorno allo scandalo che coinvolge Delmastro in rapporti, diretti e indiretti, con ambienti imprenditoriali legati alla criminalità organizzata – in particolare il clan Senese – e solleva interrogativi sulla trasparenza, l’etica e la credibilità delle sue autodifese. Il caso viene sviscerato anche attraverso le dinamiche societarie di un ristorante romano e il ruolo di una giovane socia, Miriam Caroccia.
"Mangiano merda, poi protestano quando vi trovano un capello."
(00:02, Giannini.)
Giannini apre l’episodio con un’irriverente frase storica della satira italiana, per evidenziare l’ipocrisia di chi si indigna di dettagli trascurando problemi molto più gravi.
"La mafia è solo una montagna di merda, lo testimonia tutta la mia vita politica..."
(00:55, Delmastro)
"Sottosegretario alla giustizia del Mastro, anche lui ha scelto il vero baffo."
(01:26, Giannini)
"Si tratta di una società con una ragazza non imputata e non indagata che poi si scopre essere figlia di... Ne sono uscito appena ho saputo."
(citazione sintetizzata da 06:23, Delmastro)
"...proviamo un’intima gioia nel sapere che toglieremo il respiro ai detenuti dentro quell’autoveicolo..."
(08:27, Giannini citando Delmastro)
"D'accordo, non l'avrà mai mangiata. Ma stare seduto per due, tre, quattro anni su quella montagna di merda, possibile che non le ha fatto sentire neanche un po' di cattivo odore?"
(09:44, Giannini)
Questa puntata di Circo Massimo offre uno spietato spaccato sulle zone grigie del potere, mescolando ricostruzione giornalistica e affilatezze da palcoscenico, con una domanda aperta sull’etica della classe dirigente.