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L'odio contro le donne non l'hanno inventato loro, l'hanno respirato a scuola, nei libri, in chiesa. È una delle frasi più importanti che ho sentito pronunciare e scrivere da Dacia Maraini, una delle donne di cultura più importanti del nostro paese, autrice di romanzi straordinari come Donne in guerra, per l'appunto, opere teatrali, Marianna Ucria, romanzi meravigliosi che ci restano nel cuore ed è stata una delle più importanti testimoni di tutte le battaglie che le donne hanno dovuto compiere in questo paese sciagurato e questa sua frase, appunto, quella sull'odio contro le donne che l'uomo non ha inventato, ma che ha respirato sui banchi di scuola, leggendo libri, dentro le chiese, sentendo le prediche di qualche prete, mi è tornata in mente adesso, leggendo i dati agghiaccianti dell'ultimo rapporto dell'ISTAT, che fotografa, appunto, una situazione drammatica per la condizione femminile della donna nel nostro paese.
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Circo Massimo. Lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
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E pensare che sulla carta questo dovrebbe essere il paese che dal punto di vista simbolico è più avanti nel riconoscere ruoli fondamentali alle donne nella gestione persino della cosa pubblica. Pensiamoci un attimo. È uno dei pochi paesi non solo europei ma in questo momento persino occidentali nei quali la capa del governo è una donna. nei quali la capa dell'opposizione è una donna e adesso con le prossime elezioni una potrebbe andarsene a casa e l'altra le potrebbe subentrare. Siamo uno dei pochi paesi nei quali fino a pochi mesi fa era donna persino la presidente della Corte Costituzionale. È vero, non abbiamo mai avuto una donna presidente della Repubblica, ma insomma chissà prima o poi come diceva molti anni fa Giuliano Amato persino il coleottero potrebbe farcela in questa Italia che tuttavia, al di là di tutto quello che sembra, è ancora maledettamente indietro dal punto di vista della parità di genere. Sì, Giorgia Meloni si riempie la bocca con i dati sull'occupazione che testimoniano, a suo giudizio e a parere di tutto il governo, di un grande passo avanti dal punto di vista del tasso dell'occupazione femminile. Sempre più donne al lavoro ci riempiono la testa con questa scemenza. Sì, purtroppo è una scemenza, perché è vero che in parte, in minima parte, il tasso di occupazione femminile è cresciuto. Ma è altrettanto vero, ed è drammaticamente vero, che nella media noi restiamo 20 punti al di sotto del resto d'Europa quanto a donne che lavorano. E ora è arrivato l'ultimo rapporto dell'Istat a farci capire davvero quanto ancora siamo clamorosamente indietro dal punto di vista della parità di genere. Siamo un mondo diviso a metà, come scrive giustamente Maria Novella de Luca su Repubblica. Le disuguaglianze, nonostante i pochi passi avanti fatti, restano profonde, radicate in tutta la nostra società. Il lavoro di cura è ancora quasi totalmente sulle spalle delle donne ed è questa una delle ragioni fondamentali per le quali poche donne riescono a lavorare. E lo dice esplicitamente. il rapporto Istat. Tra virgolette, le disuguaglianze di genere e i carichi familiari rappresentano ancora oggi un fattore che alimenta i divari nelle opportunità sociali ed economiche del Paese. Ecco allora, per esempio, immaginiamo soltanto che cosa succede alla gestione del tempo. è all'enorme differenza che esiste in questa gestione per i maschi rispetto alle donne. Le donne di 25 anni e più hanno dedicato al lavoro femminile, familiare in media 4 ore e 44 minuti al giorno. Gli uomini invece 2 ore e 6 minuti, quindi la differenza è di 2 ore e 38 minuti. Ora, è vero che rispetto a vent'anni fa il divario si è ridotto di circa un'ora, ma questo è più effetto della diminuzione del lavoro familiare femminile che non il limitato incremento di quello maschile. E quindi il tempo a disposizione per le donne è pochissimo. Pensiamo poi all'enormità del lavoro di cura di cui le donne si fanno carico. Nelle coppie di occupati tra 25 e 64 anni, le donne svolgono ancora il 68,9% del lavoro familiare totale. È un valore che poi scende marginalmente, solo di due punti nei nuclei familiari nei quali la donna è laureata. Per non parlare di quello che succede nel mezzogiorno dove la simmetria esplode. Siamo addirittura al 76,2% del lavoro di cura che grava esclusivamente sulle spalle delle donne. E dunque come si fa a parlare di uguaglianza da questo punto di vista? È impossibile. Il gap salariale, questo è l'altro scandalo che ci portiamo dietro da anni e che sembra un ostacolo insormontabile, nonostante tutte le chiacchiere che sentiamo fare, non solo a livello governativo, ma in questo caso anche e soprattutto a livello imprenditoriale, nelle aziende, amministratori delegati, azionisti, capitalisti, ribadiscono l'importanza dell'uguaglianza di stipendio tra uomo e donna. Ma è una chiacchiera, anzi, diciamo la verità. È una menzogna. Le donne, in qualsiasi profilo si trovino, hanno livelli retributivi molto più bassi rispetto ai colleghi uomini. La mediana è di oltre 2 mila Euro inferiore se si tratta di occupazione standard e si attesta a circa 1,8 mila Euro se la lavoratrice è vulnerabile. Anche sui posti di lavoro l'ingiustizia sociale regna sovrana. Sì, abbiamo persino delle donne manager. Ci sono le quote rosa. Il governo all'inizio della sua avventura ha cercato di farle rispettare, garantendo la presenza come dirigenti, amministratori delegati o direttori generali e poi nei consigli di amministrazione di almeno il 40%. di quota di donne presenti, ma nel corso degli altri tre anni, dopo il primo di vigenza di questo governo, quella percentuale si è abbassata sempre di più. Adesso in quasi tutti i rinnovi dei vertici delle società partecipate dallo Stato è sempre in aumento la quota di donne che escono, sostituite di nuovo e ancora una volta da uomini. Il tasso di occupazione femminile, lo dicevo prima, 20 punti percentuali inferiori a quello maschili e 20 punti percentuali inferiori alla media europea e non si schioda da lì questa percentuale, non si riesce in alcun modo ad invertire questa tendenza, non si riesce in alcun modo a garantire alla donna una condizione sociale che le consenta di lavorare senza doversi far carico dei figli, dei suoceri, dei genitori e persino dei nonni. è una sfida culturale perché l'asimmetria si riduce al crescere del livello di istruzione femminile. 66% nelle coppie in cui la donna è laureata, 71,1% in quelle in cui la donna ha livelli di istruzione più bassi. Ancora una volta torniamo a quello che scriveva alcuni anni fa Dacia Maraini, quando appunto ribadiva e sottolineava che la disparità di genere, chiamiamola così, gli uomini non se la sono inventata, ma l'hanno respirata a scuola, nei libri e in chiesa, per l'appunto è un fattore culturale. E quando tu hai una Presidente del Consiglio che non si vuole far chiamare al femminile, ma nei comunicati ufficiali, nei talk show, nelle interviste pubbliche, vuole essere presentata come il Presidente del Consiglio, beh, insomma, i passiamanti difficilmente ne faremo. E poi, se volete davvero un archetipo maschile che fa capire cosa vuol dire essere donne al tempo della destra, beh, allora pensate al Presidente del Senato. Pensate alla più recente esternazione di Ignazio Larussa, quando in un convegno proprio a Palazzo Madama, nel cuore della democrazia italiana, per annunciare che avrebbe dovuto andar via un po' prima, ha detto testualmente così. Ora di lascerò perché devo andare a fare una riunione importante con la Carfagna e con la Gelmini. Facciamo una cosa a tre e insomma fare una cosa a tre con la Carfagna e la Gelmini non è male. Ecco se volete la prova di cos'è il macismo dei fratelli d'Italia. Eccola qua. E questo ci fa pensare che non ci sono molte speranze. E resterà vero quello che drammaticamente scriveva molti anni fa un'altra grande romanziera, questa volta non italiana, Catherine Dunn, che pensava alla donna come l'altra metà di niente.
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Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.
Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini (OnePodcast)
Date: 22 maggio 2026
In questo episodio, Massimo Giannini analizza la situazione delle donne in Italia nell’era della destra al potere, partendo dai dati più recenti sul lavoro e sulla parità di genere. Attingendo alle parole di Dacia Maraini e riferendosi al rapporto ISTAT e ad esempi di attualità politica e sociale, Giannini mette in luce come, nonostante la leadership femminile nelle istituzioni, il Paese sia ancora drammaticamente indietro nella concreta parità tra uomini e donne. L’episodio si snoda tra statistiche, riflessioni culturali e critiche alle narrazioni politiche che tentano di minimizzare o nascondere la realtà della disparità di genere.
[00:26-01:36]
“L'odio contro le donne non l'hanno inventato loro, l'hanno respirato a scuola, nei libri, in chiesa.”
[01:42-03:13]
“Al di là di tutto quello che sembra, è ancora maledettamente indietro dal punto di vista della parità di genere.” (02:15)
[03:14-06:00]
“Sempre più donne al lavoro ci riempiono la testa con questa scemenza. Sì, purtroppo è una scemenza, perché (…) noi restiamo 20 punti al di sotto del resto d'Europa quanto a donne che lavorano.” (03:42)
[06:01-07:42]
[07:43-08:50]
“È una chiacchiera, anzi, diciamo la verità. È una menzogna.” (07:54)
[08:51-09:58]
[09:59-10:35]
“Facciamo una cosa a tre e insomma fare una cosa a tre con la Carfagna e la Gelmini non è male.”
[10:36-10:57]
“La donna come l’altra metà di niente.”
“L’odio contro le donne non l’hanno inventato loro, l’hanno respirato a scuola, nei libri, in chiesa.” (00:26)
“Sì, Giorgia Meloni si riempie la bocca con i dati sull’occupazione che testimoniano, a suo giudizio e a parere di tutto il governo, di un grande passo avanti dal punto di vista del tasso dell’occupazione femminile. Sempre più donne al lavoro ci riempiono la testa con questa scemenza. Sì, purtroppo è una scemenza.” (03:35)
“Le donne di 25 anni e più hanno dedicato al lavoro femminile, familiare in media 4 ore e 44 minuti al giorno. Gli uomini invece 2 ore e 6 minuti (…)” (04:55)
“È una chiacchiera, anzi, diciamo la verità. È una menzogna.” (07:54)
“Quando tu hai una Presidente del Consiglio che non si vuole far chiamare al femminile (…) i passi avanti difficilmente ne faremo.” (09:32)
“Facciamo una cosa a tre e insomma fare una cosa a tre con la Carfagna e la Gelmini non è male. Ecco se volete la prova di cos’è il macismo dei Fratelli d’Italia. Eccola qua.” (10:22)
“La donna come l’altra metà di niente.” (10:50)
Giannini denuncia con forza come l'Italia, nonostante le donne ai vertici delle istituzioni, sia strutturalmente ancora lontana dalla parità di genere. Sotto la destra, la rappresentanza femminile resta uno specchio che non riflette un reale cambiamento sociale, ancora bloccato tra cultura patriarcale, disuguaglianze economiche e persino linguaggio istituzionale. L’episodio invita a riflettere sulla necessità di un vero cambio di paradigma che sia culturale, sociale e non solo “di facciata”.