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One Podcast.
Massimo Giannini
Potevate scegliere tra il disonore e la guerra. Avete scelto il disonore e avrete la guerra. La frase tra le più celebri, pronunciata da Winston Churchill nel 1938 risuona forte e chiara oggi. Non ancora il primo ministro inglese la pronunciò subito dopo l'accordo di Monaco del 1938 con il quale il governo britannico di Neville Chamberlain e quello francese concessero alla Germania nazista la regione dei Sudeti in Cevo, Slovacchia, che di fatto aprì al Führer l'intera Europa e che produsse poi, subito dopo, la Seconda Guerra Mondiale. Oggi Volodymyr Zelenskyy si trova nelle stesse condizioni che qualche giorno fa, non per caso, ha pronunciato una frase analoga quando ha detto al popolo ucraino ci troviamo di fronte a una scelta molto difficile la perdita della dignità o il rischio di perdere un partner chiave. si riferiva all'America, quell'America che oggi, di fronte ai negoziati in Florida con la controparte ucraina, si dichiara molto ottimista sul cessate il fuoco con Putin. Ma è davvero possibile questa tregua mentre lo Tsar di Mosca continua a bombardare inesorabilmente le città ucraine? Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. Dunque l'ora più buia per Volodymyr Zelensky coincide con le ore decisive sul negoziato con l'Ucraina e la Russia, sul piano americano, in 20 punti. La Casa Bianca fa spoggio di ottimismo per quel che sta succedendo in Florida, ma nel frattempo la Russia continua a bombardare il territorio ucraino. Il Cremlino annuncia «abbiamo conquistato Pokrovsk e Volchansk». Intanto il presidente ucraino, ridotto ormai ad una nana trazzoppata dopo il clamoroso scandalo esploso in patria sulle tangenti del colosso energetico nucleare Energoatom che ha coinvolto l'intero cerchio magico di Zelensky, è tornato a fare il giro in Europa. ha incontrato Macron e con lui ha condiviso l'idea che la Russia non può e non deve pensare che in questa trattativa si arrivi a concederle quel che vuole. Nel frattempo Putin non ha mostrato alcuna volontà di fermarsi. Questo lo dice Zelensky d'accordo con Macron. Mentre Merz dice chiaro e forte che se noi cedessimo oggi alla pretesa russa, di fatto sarebbe la fine dell'Europa. E dice il giusto. Questo testimonia della discrasia che esiste tra l'ottimismo, appunto, americano e il realismo, purtroppo. del fronte europeo, un fronte indebolito, un fronte stressato dalle troppe divisioni interne, un fronte che ormai si trova a parlare il linguaggio della guerra. Il ministro della difesa tedesco Pistorius qualche giorno fa ha detto la Russia ci invaderà entro il 2029. Il cancelliere Merz nelle stesse ore ha aggiunto non siamo in guerra ma ormai non siamo neanche più in pace. Nel frattempo i vertici della Bundeswehr, e cioè l'esercito tedesco, parlano esplicitamente di circa 800.000 effettivi NATO che stanno conducendo segretamente manovre contro lo Tsar di Mosca. Scandinavi, Baltici e Polacchi si dichiarano pronti a reggere un attacco russo. E in Francia, in Germania e in qualche misura persino in Italia si torna a parlare di leva o di riserva obbligatoria. Insomma, siamo davvero sul piano inclinato di una guerra. E a tutto questo, appunto, in una fase così drammaticamente delicata, si aggiunge ora la sparata, è proprio il caso di dirlo, di un generale. Sto parlando di Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare dell'Alleanza Atlantica. In un'intervista al Financial Times, che ha creato ovviamente un mezzo putiferio, ha dichiarato in maniera esplicita che essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando. Riteniamo necessario agire nella logica di un attacco preventivo che potrebbe essere considerato un'azione difensiva. L'idea di un'aggressione nei confronti della Russia è una opzione che in sede Nato si starebbe valutando. tenendo per carità conto dei limiti giuridici ed etici che l'alleanza si è posta, ma oggi siamo in una posizione più difficile di quella della nostra controparte. Il riferimento di Cavo Dragone è soprattutto agli attacchi ibridi cosiddetti, quelli della cyber guerra, non allo scontro bellico tradizionale. Ed è vero che in questa fase ancora nelle ultime ore, per esempio dalla Bielorussia, è partito un attacco ibrido nei confronti della Lituania. Ed è altrettanto vero, questo dice Cavodragone, che dall'inizio di Baltic Sentry, che è un'operazione a difesa dei confini orientali, non è successo nulla. cioè la NATO ha già fatto un'operazione di risposta ibrida agli attacchi russi e questo non ha determinato la reazione da parte di Putin. Questo, secondo Cavo Dragone, significa che la deterrenza sta funzionando e dunque potrebbe essere utilizzata in maniera più massiccia. Ora, si può comprendere lo spirito col quale appunto il Presidente del Comitato Militare dell'Alleanza Atlantica pronunci queste parole. Può anche essere, paradossalmente, che un effetto deterrenza si possa raggiungere, non restando più passivi e reagendo soltanto agli attacchi alla cyber security da parte russa, ma muovendosi in chiave preventiva, prima che agiscano i russi stessi. Ma ci troviamo in una fase maledettamente critica dei negoziati. E ci troviamo in una fase nella quale Putin sta accentuando in maniera martellante, devastante e purtroppo sanguinosa il suo attacco agli avamposti ucraini. Dunque in un momento come questo c'è da chiedersi a chi giova che il generale, il comandante in capo potremmo dire delle truppe NATO, se ne esca con una frase del genere. La risposta dal Cremlino è arrivata subito, per bocca della portavoce del Ministero degli Esteri russo, la solita Maria Zakharova, che ha detto «Riteniamo che la dichiarazione di Cavo Dragone sui potenziali attacchi preventivi contro la Russia sia un passo estremamente irresponsabile, che dimostra la volontà dell'Alleanza di continuare a muoversi verso un'escalation». Ecco, Dio non voglia che mi si immagini Filo Putiniano, anche perché nel frattempo una reazione è arrivata anche in casa nostra da parte leghista, e meno che mai vicino alle posizioni della portavoce del Ministero degli Esteri di Mosca. Non è questo il punto. Ma lo ripeto, in questo momento, mentre fervono gli incontri in Florida e non solo, anche sul scenario europeo, deve parlare la democrazia, deve parlare la diplomazia. E devono tacere i generali. I generali si devono esprimere soltanto se richiesti dalla politica. Tanto più in un momento difficile come questo. Siamo su un piano inclinato di bellicismo spinto, che non è più soltanto militare, ma riguarda ormai anche il linguaggio. E certo, parte dell'opinione pubblica si sta anche assuefacendo a tutto questo, ma dovremmo stare attenti ad arginare questa deriva e non ad accelerarla, come fanno certe dichiarazioni tipo quella di Cavodragone. Ma è come oggi, bisogna impedire, e l'Europa deve e può farlo, che si avverirà la terribile profezia di Winston Churchill. E cioè che si scelga il disonore e non si eviti la guerra. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Host: Massimo Giannini
Date: December 2, 2025
Podcast Platform: OnePodcast
In this episode, Massimo Giannini confronts the precarious state of the Russia–Ukraine conflict in the context of recent diplomatic and military developments. Central to the discussion is a provocative statement by General Giuseppe Cavo Dragone, NATO Military Committee Chairman, about possible preemptive NATO actions against Russia. Giannini reflects on the dangerous escalation in both language and action, emphasizing the urgent need for diplomacy rather than militaristic rhetoric.
“Potevate scegliere tra il disonore e la guerra. Avete scelto il disonore e avrete la guerra.” (00:41)
“Non siamo in guerra ma ormai non siamo neanche più in pace.” (Chancellor Merz, approx. 03:00)
“Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando.” (04:30)
“C’è da chiedersi a chi giova che il generale... se ne esca con una frase del genere.” (06:39)
“Devono parlare la democrazia, deve parlare la diplomazia. E devono tacere i generali.” (07:58)
Winston Churchill (quoted):
“Potevate scegliere tra il disonore e la guerra. Avete scelto il disonore e avrete la guerra.” (00:41)
Giannini:
“Siamo davvero sul piano inclinato di una guerra.” (04:10)
Chancellor Merz (paraphrased):
“Non siamo in guerra ma ormai non siamo neanche più in pace.” (03:00)
General Cavo Dragone:
“L’idea di un’aggressione nei confronti della Russia è una opzione che in sede Nato si starebbe valutando.” (05:00)
Giannini:
“In un momento come questo c’è da chiedersi a chi giova che il generale... se ne esca con una frase del genere.” (06:39)
Maria Zakharova (Russian MFA):
“Dichiarazione... un passo estremamente irresponsabile, che dimostra la volontà dell’Alleanza di continuare a muoversi verso un’escalation.” (07:17)
Giannini:
“Devono tacere i generali. I generali si devono esprimere soltanto se richiesti dalla politica.” (07:58)
Conclusion:
“Bisogna impedire, e l’Europa deve e può farlo, che si avveri la terribile profezia di Winston Churchill.” (08:48)
Giannini deploys a sober, urgent tone tinged with historical resonance and subtle irony—typical of his editorial commentary. His language is clear, direct, and occasionally vivid (“nana trazzoppata,” “pioggia martellante e devastante”).
This episode delivers a thought-provoking critique of bellicose rhetoric amid a fraught international crisis. Giannini asserts that even as hybrid war and preemptive action become tempting talking points, the responsibility of leaders is first and foremost to “let diplomacy speak, not generals.” The chilling echo of appeasement history hangs throughout, urging careful, democratic decision-making on the knife-edge of war.