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A
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B
Arthur Koestler, uno dei più grandi testimoni del Novecento che raccontò, come pochi altri, la nascita del secondo conflitto mondiale e poi l'esito devastante che produsse nella civiltà umana, in uno dei suoi romanzi più famosi, Schiuma della Terra, cita un passaggio che resta nella storia. recitava più o meno così passeri cinguettano sui fili del telegrafo mentre il telegrafo trasmette telegrammi con l'ordine di uccidere tutti i passeri Bene, ogni volta che comincia il forum di Davos, che riunisce i grandi del pianeta per discutere dei grandi problemi del mondo, mi viene in mente questa frase di Koestler. I passeri cinguettano sul filo del telegrafo e l'ordine di sterminarli passa su quegli stessi fili. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
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Guardate la situazione in cui ci troviamo. Un cambiamento verso l'autocracia e la democrazia, più violenza, più di 60 guerre nel 2024, un record assoluto, anche se ho capito che alcune di lesse erano fissate, e il conflitto è diventato normalizzato, ibrido, si è espandito in nuove domande, spazio, informazione digitale, cibertrade e così via.
B
Eccolo qua, quello che avete appena sentito parla in inglese, ma in realtà è il presidente francese, Emmanuel Macron, che è intervenuto, tra i primi capi di Stato a farlo, al forum di Davos, che è iniziato l'altro ieri. E il capo dell'Eliseo le canta a Donald Trump, che arriverà oggi e che con ogni probabilità risponderà per le rime. Il presidente francese dice allo sceriffo di Washington no ai bulli, non è tempo di imperialismo. e annuncia il pieno sostegno all'iniziativa della Commissione Europea e di Ursula von der Leyen a proposito dei controdazzi europei che dovrebbero colpire gli Stati Uniti, ove mai Trump andasse avanti con la sua insana idea di aumentare le barriere doganali contro quei paesi otto della Nato che hanno mandato i propri militari, uno sparuto drappello. in Groenlandia. Dunque il dibattito si infiammerà, ma non è di questo che mi preme parlare, ora che comincia il forum di Davos. Citavo la frase di Arthur Koestler perché ogni volta a Davos, mai come quest'anno, si ripete sempre lo stesso schema, e cioè arrivano i potenti della terra, tutti che si riuniscono in questa meravigliosa località delle Alpi per discutere di tutti i disastri che loro stessi hanno più o meno compiuto o stanno compiendo. E si riuniscono per discutere di come si può uscire da tutte le crisi in realtà non facendo un bel nulla per risolverle. Quest'anno più degli altri vanno esattamente così le cose. Questa edizione del World Economic Forum si è aperta con un titolo che dovrebbe dettare il senso dell'intera settimana di discussione. E quel titolo è «Spirito di dialogo». È un'edizione record, riunisce 3.000 leader da 130 paesi, tra cui 64 capi di Stato e di governo e 850 amministratori, delegati e presidenti di grandi aziende di tutta Europa e di tutto il mondo. Voi capite che un simile consesso ha in mano le chiavi, se vuole, per risolvere non dico tutti, ma buona parte dei guai che assillano oggi il pianeta, comprese le guerre, volendo. In realtà non lo farà, non l'ha mai fatto, continuerà a non farlo e lo vedremo già oggi quando prenderà la parola Donald Trump. L'altro paradosso che conferma però la natura del tutto propagandistica nel forum di Davos è il fatto che alla vigilia viene sempre presentato il rapporto Oxfam sulle disuguaglianze. E anche questo, se ci pensate, è un mezzo paradosso. Teniamo conto che a gestire il Board of Trustees, cioè quelli che hanno in mano l'organizzazione del World Economic Forum, Di Davos sono, tanto per dire, Larry Fink, il boss di BlackRock, il più grande fondo di investimenti del pianeta, 40 mila miliardi di dollari di massa amministrata, e Andre Hoffman, capo della Roche, uno dei più grandi giganti del capitalismo Ebbene, il rapporto Oxfam anche quest'anno viene presentato e cosa ci dice? Che nel 2025 la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16% in termini reali, un ritmo tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni. Di oltre 3.000 miliardari del mondo, per la prima volta il numero ha superato questa soglia spaventosa, detengono un patrimonio complessivo di 18.300 miliardi di dollari. E i 12 individui più ricchi del pianeta, da soli, controllano la bellezza di 2.635 miliardi e cioè più di quanto possieda la metà più povera della popolazione mondiale, che ammonta a 4 miliardi e 100 milioni di persone. Il risultato di tutto questo è che una persona su quattro nel mondo vive in condizioni di insicurezza alimentare. Metà della popolazione globale è in povertà e il tasso di povertà estrema è rimasto invariato negli ultimi sei anni. Anzi, in Africa è tornato ad aumentare, mentre gli aiuti internazionali vengono tagliati sistematicamente. Basti vedere quello che sta facendo Trump negli Stati Uniti nei confronti dei paesi in via di sviluppo. Anche qua il costo umano è enorme. Nei paesi più poveri oltre 14 milioni di morti in più nel 2030. Questa è la stima agghiacciante che fa Oxfam Italia. Insieme a questo il rapporto documenta come solo 3 persone su 10 oggi vivono in democrazia, mentre nel 2004 erano 1 su 2. Oxfam parla non per caso di baratro della disuguaglianza. e sottolinea il legame strutturale che esiste tra concentrazione di ricchezza e concentrazione di potere politico, tanto che un miliardario ha 4.000 volte più probabilità di ricoprire una carica pubblica rispetto a un cittadino comune. Questo, signori, è il nuovo ordine mondiale. di cui si occupano tutti coloro, e cioè quei 64 capi di stato e di governo e quegli 850 amministratori delegati delle grandi corporation del pianeta, che sono responsabili di questo sfascio. E dunque, tornando a Koestler, i passeri continuano a cinguettare. L'ordine di sterminarli è già partito. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Episode: Gli imperi e le guerre, i ricchi e i poveri: Davos è la fiera dell’ipocrisia
Host: Massimo Giannini
Date: January 21, 2026
In this episode, Massimo Giannini offers a critical reflection on the 2026 World Economic Forum in Davos. He examines the paradox of global elites convening to "solve" the world's crises—wars, rising inequality, democratic backsliding—while being complicit in their perpetuation. Giannini uses sharp anecdotes, current data, and memorable quotes to stress the hypocrisy underlying the Davos gathering. He highlights the latest Oxfam report on inequality, the record-setting concentration of wealth, and the erosion of democracy, all while pointing to the forum's performative commitment to change.
“Passeri cinguettano sui fili del telegrafo mentre il telegrafo trasmette telegrammi con l’ordine di uccidere tutti i passeri.”
(B, 00:32)
“I passeri cinguettano sul filo del telegrafo e l’ordine di sterminarli passa su quegli stessi fili.”
(B, 00:32)
“Un cambiamento verso l'autocrazia e la democrazia, più violenza, più di 60 guerre nel 2024, un record assoluto… il conflitto si è espandito in nuove domande, spazio, informazione digitale, cibertrade…”
(C, 01:37)
“Si riuniscono per discutere di come si può uscire da tutte le crisi in realtà non facendo un bel nulla per risolverle.”
(B, 02:01)
“I passeri continuano a cinguettare. L’ordine di sterminarli è già partito.”
(B, ~05:30)
Massimo Giannini:
“Si riuniscono per discutere di come si può uscire da tutte le crisi in realtà non facendo un bel nulla per risolverle.” (02:01)
On Inequality:
“I 12 individui più ricchi del pianeta, da soli, controllano…più di quanto possieda la metà più povera della popolazione mondiale…” (~03:50)
On Democracy’s Decline:
“Solo 3 persone su 10 oggi vivono in democrazia, mentre nel 2004 erano 1 su 2.” (~04:22)
Giannini delivers his critique with irony, clear moral urgency, and a flair for evocative storytelling. The tone is sharp, sceptical, and yet deeply informed—consistent with his style as seasoned editorialist and political commentator.
Giannini’s episode is a forceful indictment of the Davos gathering, exposing the annual pageant as a ‘fiera dell’ipocrisia’. While the powerful debate crises of their own making amid calls for “dialogue”, the reality is one of mounting inequality, violence, and democratic retreat—problems Davos has neither the will nor the intent to solve.