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Allora, che sette di mattoncine hai ordinato stavolta?
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Ah, il Ba-Shell-Lo e il Ka-Stel-Lo. Non vedo l'ora di costruire!
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Dividere in tre è così bello che non puoi più farne a meno! Con PayPal, compri oggi e paghi in tre rate, senza interessi, sui tuoi siti preferiti. Scarica l'app PayPal. Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Disponibile per acquisti idonei da 30 euro a 2.000 euro. TAEC 0%, soggetto all'approvazione da PayPal e alle condizioni indicate nel foglio informativo. Visita paypal.it slash paga in tre rate.
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Semplicità, impegno, rispetto. Ma i valori non servono mica per farci belli. Ci servono per farle buone.
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Selenella. Patate, cipolle e carote.
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Buone.
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Fonte di selenio e sempre 100% italiane. Selenella. I valori della terra.
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La lotta contro l'Occidente è l'unico mezzo salutare sia per guarire la nostra cultura russa che per far progredire la simpatia panslava. L'inimicizia tra Russia ed Europa è strutturale. Non si può negare che la Russia sia troppo gigantesca e troppo potente per essere soltanto una delle grandi potenze europee e per affermare il primato russo, il momento etico della guerra, è fondamentale. Questo testo lo scriveva nel 1871 Nikolai Danilievski, uno dei più importanti filosofi russi dell'Ottocento. Ed è esattamente Danilievski insieme ad altri come lui, Nikolai Bercef, Nikolai Plotnikov e ancora altri come per esempio Konstantin Aksakov, è il pantheon dei grandi filosofi russi ai quali Vladimir Putin si ispira e si è ispirato per attaccare l'Ucraina e oggi per mettere a repentaglio l'Unione europea e le sue democrazie. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
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Permane l'aggressione russa ai danni all'Ucraina con vittime e in mani di istruzioni e con l'aberrante intendimento, malgrado gli sforzi negoziali in atto, di infrangere il principio del rifiuto di ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa. azione ritenuta irresponsabile e inammessibile già oltre 50 anni addietro alla conferenza di Helsinki sulla cooperazione e la sicurezza nel continente.
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Parole amare, amarissime, quelle che avete appena ascoltato, le ha pronunciate il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, davanti alla conferenza degli ambasciatori ai quali ha rivolto gli auguri di fine anno. E sono auguri, per modo di dire, perché il mondo attraversa uno dei suoi momenti più drammatici, dice il capo dello Stato, non è possibile distrarsi e non sono consentiti errori. È evidente che è in atto un'operazione diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni. «E la Russia», dice Mattarella, È la Russia che vuole ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa. Azione irresponsabile e inammissibile. Anzi, ancora più duro il Presidente quando dice un abberrante intendimento. Per questo in Ucraina servirà una pace giusta nella sicurezza. E faticosamente, tra mille difficoltà, mille ostacoli, qualche passo avanti e tre passo indietro, a questa pace giusta, forse ci si potrebbe persino arrivare. Nelle ultime ore il vertice a Berlino, che vede riuniti i capi di Stato europei, insieme ai negoziatori americani Witkoff e Jared Kushner, e insieme allo stesso Zelensky, stanno facendo significativi passi avanti. Almeno questo è quello che si respira nelle dichiarazioni di tutti. Il cancelliere tedesco Merz dice per la prima volta dall'inizio della guerra la possibilità di un cessato il fuoco sta diventando concepibile. Vogliamo percorrere insieme la strada della pace con gli ucraini, i nostri vicini europei e gli Stati Uniti. E lo stesso Trump, anche lui, benché sia poco credibile, benché l'abbia detto infinite volte sia sul fronte ucraino che su quello della palestina, ripete tuttavia siamo più vicini ora a un accordo per l'Ucraina, siamo più vicini che mai, dice lo sceriffo di Washington, che poi aggiunge ho avuto una buona conversazione con i leader europei, le cose stanno apparentemente andando bene. Ho parlato con Zelensky e i leader di Germania, Italia, Nato, Finlandia, Francia, Regno Unito, Polonia, Norvegia, Danimarca e Olanda. E dunque qualche passo avanti si sta facendo. Le questioni fondamentali riguardano ancora i confini di questa possibile tregua dove si fermerà la Russia con le sue richieste, l'intero Donbass, è chiaro che se avesse quello non sarebbe pace ma sarebbe resa e dunque cosa sarà disposto a cedere l'uomo del Cremlino e cosa sarà disposto a dare il presidente ucraino? poi ancora le garanzie di sicurezza per il dopo, quanti effettivi, quanto potenziale militare sarà consentito all'Ucraina nel momento in cui si dovesse arrivare ad una tregua, quanti soldati potranno presidiare le migliaia e migliaia di chilometri dei suoi confini, comunque sempre sottoposti al rischio di invasione da parte dei russi, Importante, anche se è scontata, la garanzia che l'Ucraina non entrerà mai nella NATO, ma ci mancherebbe altro. Probabilmente non è questo il punto. Bisognerà poi capire se e in che misura, pur essendo preclusa la via dell'alleanza atlantica per Kiev, sarà possibile comunque per i paesi euroatlantici attivare le garanzie previste dall'articolo 5 del trattato NATO che, come sappiamo, obbliga agli stati che vi partecipano di intervenire a supporto quando uno di essi viene sottoposto ad un attacco militare. Anche questo è oggetto di trattativa in queste ore. Tuttavia gli americani ora dicono, dopo aver bastonato senza pietà il povero Zelensky nella bozza di accordo sono ora previste garanzie di sicurezza molto forti proprio a livello NATO e se questo è vero allora davvero potrebbe parlare di una pace se non giusta quantomeno onorevole vedremo vedremo ancora cosa succederà nei prossimi giorni e nelle prossime ore ma a questo punto fermo restando che la minaccia russa Resta comunque in campo di qui e nei prossimi anni che è difficile immaginare che il disegno di Putin di disarticolare l'Unione e di mettere sotto attacco le liberaldemocrazie finisca con l'eventuale cessata e il fuoco in Ucraina. Ma in ogni caso, per l'appunto, di fronte a quello che sta succedendo una considerazione di fondo va fatta. Se questi passi avanti sono stati compiuti in questi ultimi giorni, in queste ultime ore, questo si deve soprattutto questa volta non soltanto agli sforzi negoziali, spesso velleitari, del presidente americano, ma si deve soprattutto all'impegno profuso, in maniera visibile e tangibile, dai capi di Stato e di governo europei, e in particolare a quelli della cosiddetta coalizione dei volenterosi. Gran Bretagna, Germania, Francia in testa. Sono stati così tenaci e pervicaci, a dispetto di tutte le evidenze e di tutta la narrazione che ormai va avanti da mesi e da anni su un'Europa ormai distrutta, incapace di esprimere alcunché se non le proprie divisioni. Ecco, hanno dato fondo a tutte le proprie risorse e le proprie energie per portare avanti un tentativo che è stato quello di correggere quel piano in 28 punti preparato dalla Casa Bianca che sarebbe stato quello sì l'umiliazione definitiva per l'Ucraina e quello sì avrebbe gettato le premesse per la disgregazione europea. Quel piano è stato corretto grazie agli sforzi dei Paesi dell'Unione e questo dimostra che se si vuole si può E questo dimostra che, volendo, si potrebbero fare ancora altri passi avanti sulla via dell'integrazione, superando il diritto di veto concesso in questi anni a Orban e alla sua Ungheria, superando tutte le divisioni che ancora allontanano i singoli Stati europei, per esempio sull'uso dei fondi congelati della Russia. Insomma, ancora si può tessere filo in questa Europa devastata sì, disorientata sì, ma ancora capace di riaffermare i propri valori, ancora capace di battere un colpo ai tavoli dei negoziati importanti e dunque ancora capace di testimoniare che la sua civiltà non è a un passo dalla distruzione, come è scritto su quel dissennato documento sulla strategia della sicurezza nazionale diffuso nei giorni scorsi dall'America trampiana. L'Europa c'è, e certo non è un impero, ma è una somma di democrazie, ancora fragili, in qualche caso sovraniste, ma comunque democrazie che esistono e possono ancora dire la loro e dimostrare al mondo che il vecchio continente non è per forza quello descritto da Henry Kissinger alcuni anni fa, e cioè una potenza economica, un nano politico e un verme militare. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Allora, che sette di mattoncine hai ordinato stavolta?
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Episode: Gli spiragli di pace riaperti dall’Europa dei volenterosi
Date: 16 dicembre 2025
Host: Massimo Giannini
In questo episodio, Massimo Giannini riflette sulle nuove possibilità di pace emerse dal fronte europeo nella guerra tra Russia e Ucraina. Analizzando le recenti trattative di Berlino, il ruolo crescente di alcuni stati europei e le dichiarazioni istituzionali italiane, il podcast propone una lettura lucida sulle sfide e le opportunità delle democrazie occidentali in una fase storica di tensione e ridefinizione geopolitica.
| Timestamp | Segmento | |-----------|--------------------------------------------------------| | 00:49 | Le radici ideologiche della strategia russa | | 02:13 | Dichiarazione di Mattarella sulla crisi ucraina | | 03:41 | Vertice di Berlino, prime aperture sulla pace | | 04:08 | Trump e l’ottimismo americano | | 05:04 | Questioni aperte: confini, garanzie, ruolo NATO | | 07:10 | Il protagonismo della “coalizione dei volenterosi” | | 08:35 | Possibilità di superare le divisioni UE | | 09:30 | L’Europa tra fragilità, identità e ruolo internazionale | | 10:31 | Ricordo della definizione di Kissinger sull’Europa |
Questo episodio mette in risalto come, pur tra mille difficoltà, una “Europa dei volenterosi” stia riuscendo a rilanciare il dialogo di pace e a scardinare la narrazione di un continente ormai irrilevante. Giannini sottolinea con lucidità le complessità del negoziato e il rischio che una tregua imposta possa tradursi in una resa, ma intravede, nei nuovi equilibri emersi, “uno spiraglio” di rinnovata responsabilità europea.