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Political Commentator
Il subversivismo delle classi dirigenti. Negli anni 30 Antonio Gramsci coniò questa formula per spiegare un fenomeno che si stava producendo nell'epoca della dittatura fascista, ma che gradualmente stava inquinando altri paesi occidentali. Secondo il grande pensatore comunista arrestato, perseguitato e alla fine caduto sotto i colpi degli squadristi del Duce, il sovversivismo delle classi dirigenti si realizza nelle fasi storiche in cui i partiti al potere, non riuscendo ad esercitare l'egemonia sulla società, diventano sovversive, cioè ribaltano il tavolo, scardinano le regole del gioco democratico, con l'obiettivo di cristallizzare i consensi, rinchiudersi nel palazzo e rimanere al comando delle nazioni. Quasi un secolo dopo, gli eredi diretti e indiretti di Mussolini stanno adottando esattamente questo dispositivo di potere. totalmente privi di cultura delle istituzioni le stanno sfasciando a colpi di picconi e di dichiarazioni.
Massimo Giannini
Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
Political Commentator
Non bastavano dunque gli attacchi ai magistrati, dalla Corte Costituzionale alla Corte dei Conti. Non bastavano le accuse agli organi di garanzia, dalle autoriti anticorruzione alla Banca d'Italia. Non bastava la clava della pseudoriforma della giustizia, il cui unico obiettivo è punire il potere giudiziario sottordinandolo al potere esecutivo. Adesso nel mirino dei patriotti meloniani ci finisce anche la presidenza della Repubblica. In attesa che l'altra scellerata riforma del premierato, voluta da Fratelli d'Italia, lo riduca al re Travicello, anche il capo dello Stato diventa un nemico da temere e dunque un'istituzione da delegittimare. Il penoso e scandaloso caso di Galeazzo Bignami segna uno dei punti più bassi e più squallidi della legislatura. La vicenda di cui si è reso protagonista, questo mediocre cascame della gioventù neofascista, è tristemente nota. La Verità, una delle quattro gazzette di regime al servizio delle destre, pubblica un delirante retroscena che attribuisce a uno dei consiglieri di Sergio Mattarella niente meno che un piano per buttare giù il governo Meloni, per sostituirlo con una coalizione alternativa retta da una grande lista civica nazionale e guidata da un leader moderato. uno schema simile a quello che consentì nel 1996 al romano Prodi di vincere le elezioni contro Berlusconi. Un delirio di mezzo autunno, scritto dal direttore di quella testata ma appoggiato sul nulla. Utile però a gettare i soliti sospetti sul quirinale. E' sufficiente a spingere il patetico Bignani a prendere in mano il manganello e ad usare il medesimo retroscena per pretendere una smentita immediata dal Colle. Mossa avventata, molto avventata, è il minimo che si possa dire. Infatti dal medesimo Colle non arriva la tanto attesa smentita, che sarebbe stata assurda. Giunge invece una severa lezione di grammatica costituzionale e istituzionale nei confronti del manganellatore meloniano. Il Quirinale esprime tutto il suo stupore e sottolinea l'ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo. Sono parole testuali. È uno strappo grave, gravissimo, che si consuma tra il governo e il capo dello Stato. che non a caso parla di ennesimo attacco, come dire che altri ne ha subiti in questi mesi, anche se non sono stati rappresentati così, ma l'istituzione a cui erano indirizzati così li ha vissuti. Un attacco che parte da un giornale al servizio dei fratelli d'Italia, ma che viene rilanciato non da una figura qualsiasi, bensì dal capogruppo alla camera di quel partito. Ecco perché parlavo di Gramsci. Per quanto appaia grottesco, Galeazzo Bignami è a tutti gli effetti classe dirigente. E per quanto sembri ridicola, come recita il comunicato del Colle, quella sua illazione è tecnicamente sovversiva e servono a poco adesso le goffe precisazioni del sottosegretario Fazzolari e le penose farneticazioni del medesimo Bignami che si arrampicano tutti su questa parete di specchi dicendo che in realtà non ce l'avevano con Mattarella, Eppure, subito dopo, i riferimenti a Giorgio Napolitano si sono sprecati, al suo interventismo nel lagone politico, quando nominò Mario Monti senatore a vita e poi gli conferì l'incarico di formare il governo, dopo aver buttato giù quello di Berlusconi nel 2011. E dunque è evidente che se citi il Napolitano di ieri, oggi con quelle tendenziose ricostruzioni vuoi insinuare qualcosa sul Sergio Mattarella che ora siede su quella stessa poltrona. Ancora una volta, quindi, questi sedicenti statisti confermano l'infima cifra politica che li contraddistingue. Ancora una volta questi avanzi del Fuan e del Fronte della Gioventù di Giorgio Almirante dimostrano di aver scambiato Palazzo Chigi per Colle Oppio, la sezione Missina, occupata da quel manipolo di ex camerati che ora inopinatamente governano l'Italia, come se fossero ancora all'opposizione di tutto e di tutti. Una linea dissennata che li porterà fatalmente a confliggere ancora con Mattarella, la figura che più di ogni altra incarna l'unità nazionale e il rigore costituzionale, e che proprio per questo risulta troppo ingombrante per queste destre bramose di pieni poteri. Le occasioni, vedrete, non mancheranno. dall'attuazione dell'autonomia differenziata al referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, dall'elezione diretta del Premier all'elezione del prossimo Presidente della Repubblica, quando nel 2029 Mattarella esaurirà il suo secondo settennato. Chissà quanti scontri ancora vedremo. E certo adesso andrebbe anche ricordato chi è questo Galeazzo Bignani, Nomen Omen, militante della fiamma tricolore a Bologna, quello che si veste con la divisa delle SS alla festa di compleanno dei Camerati, quello che pubblica le liste nere degli immigrati inquilini delle case popolari perché se ne devono andare, perché siamo invasi. da questi negri, quello che adesso è al vertice del gruppo di Fratelli d'Italia Montecitorio, un incarico di rilevo istituzionale che richiederebbe senso di responsabilità, senso delle istituzioni, senso dello Stato e che invece affidato al Camerata Galeazzo diventa un avamposto del caos. è un appendice di via della scrofa, sede del partito di Giorgia e anche di Arianna, dove si organizzano trappole, si impartiscono ordini, si avvelenano pozzi. Ma proprio questo è il punto. Sarebbe riduttivo adesso fermarsi proprio a Bignani, che è solo un becero epifenomeno di una degenerazione più vasta, strutturale, sistenica. È la destra meloniana, tutta intera, che sguazza nei liquami dell'ideologia antisistema, pur facendone parte. Ed è la stessa Presidente del Consiglio, alla fine, quella che balla ai comizi intonando il coro infoiato «Chi non salta comunista è, è» che adesso tollera questo drappello di impresentabili e lo fa per mantenere quel consenso minimo che le basta governare. Sì, è vero, governa, ma a un gradino, o forse più gradini, al di sotto della competenza, dell'intelligenza e anche della decenza.
Massimo Giannini
Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Episode: Gli squadristi e i gazzettieri meloniani all’assalto del Colle
Host: Massimo Giannini
Release Date: 19 novembre 2025
In questa puntata, Massimo Giannini affronta un duro attacco portato dai vertici della destra italiana – in particolare da esponenti di Fratelli d’Italia e dai cosiddetti “gazzettieri di regime” – contro la Presidenza della Repubblica e il suo attuale titolare, Sergio Mattarella. La riflessione si sviluppa a partire dal caso mediatico e politico che ha visto protagonista Galeazzo Bignami, capogruppo meloniano alla Camera, accusato di attuare una strategia di delegittimazione nei confronti del Quirinale. Partendo dal concetto gramsciano di “sovversivismo delle classi dirigenti”, Giannini racconta come la destra italiana stia macinando le istituzioni repubblicane per interesse di parte, introducendo derive pericolose per la tenuta democratica.
“Il sovversivismo delle classi dirigenti si realizza nelle fasi storiche in cui i partiti al potere, non riuscendo ad esercitare l’egemonia sulla società, diventano sovversive, cioè ribaltano il tavolo, scardinano le regole del gioco democratico...”
— Political Commentator (00:56)
“Il Quirinale esprime tutto il suo stupore e sottolinea l’ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo. Sono parole testuali. È uno strappo grave, gravissimo, che si consuma tra il governo e il capo dello Stato.”
— Massimo Giannini (04:36)
“Ancora una volta, questi sedicenti statisti confermano l’infima cifra politica che li contraddistingue... hanno scambiato Palazzo Chigi per Colle Oppio, la sezione Missina, occupata da quel manipolo di ex camerati che ora inopinatamente governano l’Italia, come se fossero ancora all’opposizione di tutto e di tutti.”
— Massimo Giannini (06:56)
“Una linea dissennata che li porterà fatalmente a confliggere ancora con Mattarella, la figura che più di ogni altra incarna l’unità nazionale e il rigore costituzionale, e che proprio per questo risulta troppo ingombrante per queste destre bramose di pieni poteri.”
— Massimo Giannini (08:21)
“Sì, è vero, governa, ma a un gradino, o forse più gradini, al di sotto della competenza, dell’intelligenza e anche della decenza.”
— Massimo Giannini (09:41)
Giannini utilizza un tono indignato e tagliente, alternando riferimenti storici a accuse personali dirette. Lo stile è ironico, denso di citazioni colte e di giudizi senza mezzi termini. La narrazione è fortemente critica verso la destra di governo, associata spesso ai retaggi neofascisti e alla sistemica delegittimazione delle istituzioni di garanzia.
L’episodio mette in luce i rischi per la democrazia italiana derivanti da una tensione crescente tra governo e istituzioni di garanzia, denunciando la trasformazione di politici e media filo-governativi in veri e propri “squadristi” e “gazzettieri di regime”. Secondo Giannini, questa deriva rappresenta una minaccia costante alla tenuta democratica del paese.