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Miele per sempre. One Podcast. Cara Giulia, non ho mai scritto molto, ma dopo quanto è successo ho sentito forte il bisogno di questa lunga lettera, per cercare di capire, per fissare per sempre i ricordi di te. E mi piace pensare che tu dall'assù, magari a fianco della mamma, la leggerai, o forse scriverai con me. Ho letto molto in questi mesi e queste, di seguito, sono le parole che sento più vicine e che mi aiuteranno nel mio cammino e nella vita. E mi auguro aiuteranno anche David e Elena. Le ho trovate in uno delle decine di libri che qualcuno, qualche sconosciuto che ti vuole bene, mi ha spedito per te. Eccole. Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l'accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà. Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia potresti averle scritte tu. Con queste parole esattamente due anni fa papà Gino Cecchettin salutava la sua Giulia, massacrata con oltre 70 coltellate da un ragazzo malato che diceva di amarla e invece l'ha odiata fino ad ucciderla. E ora, due anni dopo, è proprio Gino Pcechettin che traccia la via per uscire dall'incubo dei femminicidi e della società patriarcale nella quale siamo ancora, purtroppo, immersi. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
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Oggi tutti mi sono vicini perché ricorre il secondo anno dalla mancanza di Giulia. Io parto invece da un presupposto che invece per me non ci sono ricorrenze perché ogni giorno per me è una ricorrenza e più volte al giorno il mio pensiero va lì. Quindi per me oggi non è diverso da ieri, non sarà diverso da domani.
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Sembra ieri e invece sono passati due anni esatti da quel maledetto giorno nel quale Giulia ha finito di vivere, per quello che alcuni chiamano amore malato e invece solo odio. E con queste parole che avete appena sentito, suo papà Gino Cecchettin, testimonial straordinario di una battaglia, di una campagna per sensibilizzare soprattutto i giovani ragazzi, alla importanza del rispetto e all'affettività sana dei rapporti tra uomini e donne, ha lasciato una testimonianza scioccante, commovente di questi due anni passati nel dolore, ma anche con la voglia non solo di raccontare, ma di cambiare le cose. In commissione parlamentare alla Camera Gino ha ricordato a tutti, a tutti noi che forse ce lo dimentichiamo, cosa significa attraversare questo tempo e passare ogni giorno come se fosse quel giorno, in due anni che non finiscono mai e che continueranno a durare ancora chissà per quanto tempo, perché Giulia non tornerà più. Ebbene, in questa sua testimonianza Gino spiega in maniera semplice ma straordinariamente efficace tutto ciò che in questa lunga stagione di battaglia politica non sta funzionando. nella lotta che la società sta facendo per cercare di arginare questa tragedia della violenza dell'uomo nei confronti della donna, una violenza che come sappiamo si consuma quasi sempre o tra le mura domestiche o comunque tra ex mogli ed ex mariti, ex compagni contro ex compagni, ex fidanzati contro ex fidanzate e così via. Ed anche al di là dell'infinita scia di sangue che lasciano i femminicidi. Questa è una violenza spicciola di cui troviamo traccia sui social, su internet, nelle scuole. oltre che nelle famiglie nelle quali poco si parla di questi problemi e Gino l'ha voluto ricordare perché non stanno funzionando tutte le leggi che faticosamente ma tardivamente abbiamo provato a mettere assieme per arginare questi fenomeni E in particolare Cechetin cita due esempi che sono lì a testimoniare di quanto ancora siamo indietro. Tutto il sistema è indietro, non soltanto nella chiave repressiva che serve il giusto, ma soprattutto in quella preventiva che chiama in causa il tessuto sociale. chiama in causa le questure, la polizia, gli avvocati, i tribunali, i magistrati, i centri antiviolenza, tutti coloro che dovrebbero muoversi in anticipo per impedire che accada l'irreparabile. Sentiamo le parole di Gino anche su questo argomento.
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Allora, parlo del reato di femminicidio e di quanto si può fare di più. Io sono stato colpito in particolar modo da altri due femminicidi, perché poi quando leggo di femminicidi cerco in qualche modo di proteggermi. Spero mi capiate in questo senso, perché poi il momento va sempre lì, soprattutto quando si parla di coltellate di momento ed è sempre difficile. Però ci sono stati due femminicidi che mi hanno scosso particolarmente perché penso potessero essere due vite salvate. Quello di Barbara Belotti e di Jessica Strapazzoli, mi sembra si chiama Strapazzolo, che sono due occasioni dove forse potevamo fare di più perché in un caso c'era stata una denuncia e nell'altro c'è stato un malfunzionamento o addirittura il braccialetto elettronico è stato disattivato. Qui vuol dire che abbiamo già intercettato un problema, è già stata fatta una denuncia, significa che comunque la soglia di allarme, il codice rosso dovrebbe essere attivato in tempi più brevi. Quando viene attivata una denuncia sappiamo che chi denuncia può subire un contracolpo maggiore dovuto al fatto che ha fatto denuncia, quindi il coraggio nell'espressione della denuncia può ritorcersi contro perché chiaramente il denunciato scala in quanto a cattiveria e a avversazioni e quindi la vita è ancora più arpentaglia e quindi lì bisognerebbe cercare di capire con l'aiuto di chi è esperto di giurisprudenza come accelerare il più possibile questo passaggio e far sì che chi denuncia magari abbia accesso prioritario ai centri antiviolenza, alle case di rifugio posto che chi dovrebbe andare in una casa di protezione non dovrebbe essere la vittima ma dovrebbe essere il carnefice. Però ecco, su questo punto mi fermo qua perché la mia competenza si ferma.
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Gino cita due casi concreti, due tragedie concrete, quella di Barbara Belotti e quella di Jessica Strapazzolo, due ragazze che avevano avuto il coraggio che manca a tante altre, avevano denunciato, eppure nonostante questo la rete di protezione non è scattata. avevano denunciato e avrebbero potuto essere salvate, anzi avrebbero dovuto essere salvate perché le condizioni c'erano tutte e invece ritardi nell'attuazione e nella esplicazione della legge sul codice rosso. e poi anche probabilmente sottovalutazioni da parte delle forze dell'ordine che a volte controllano a volte no ma insomma sta di fatto che queste due ragazze sono state uccise nonostante fosse tutto chiaro tutto alla luce del sole nonostante appunto questa ennesima tragedia non si sarebbe dovuta consumare e invece si è consumata Un'ultima riflessione che fa Gino riguarda il braccialetto elettronico, che caratterizza molte volte queste situazioni di violenza endemica e sistemica all'interno delle coppie, praticata senza alcuna pietà da maschi violenti. Eppure neanche il braccialetto elettronico funziona. Sentiamo quest'ultima parte della testimonianza di Gino Cecchettin.
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L'altro caso, quello del braccialetto elettronico pone una questione tecnica e da persona che si occupa di elettronica mi risulta difficile pensare che ci siano dei dispositivi nati per una funzione e che non servano per quella funzione. Se c'è un discorso tecnico da sistemare, bisognerebbe fare una specie di indagine per capire se ci sono dei gap tecnologici, se ci sono dei malfunzionamenti, se il numero è insufficiente perché sento spesso parlare che i braccialetti sono finiti e ne servirebbero di più. Ecco, a queste cose possiamo porre rimedio. E quando ci sono delle morti che arrivano da motivi come questi che ho appena enunciato fanno ancora più male perché lì eravamo arrivati in tempo ma non siamo riusciti per pecche tecniche a salvare una vita.
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Quante volte le abbiamo sentite queste storie? Intanto l'allontanamento, entro i 500 metri dalla casa della vittima, con il braccialetto elettronico, tutte cose che non servono a niente. perché molte volte il braccialetto elettronico non funziona, oppure viene disattivato, oppure viene tolto e abbandonato da qualche parte. Insomma è chiaro che al di là del fatto che ce ne sono pochi, il numero è sicuramente insufficiente, così come è altrettanto chiaro che i magistrati non sempre riescono ad applicarli ai carnefici di troppe ragazze. Ecco, anche questo è un meccanismo di protezione e di sicurezza che non serve a niente, così come non è servito a niente il Ministro della Giustizia Nordio che una volta, pochi mesi fa e poco tempo dopo la tragedia di Giulia, in una indecente audizione in Parlamento, si era lasciata andare a un consiglio alle ragazze. Rifugiatevi in farmacia o in chiesa, quando qualche maschio violento vi perseguita o vi insegue. il che equivale alla resa dello Stato. Ma c'è un modo per cercare di far sì che lo Stato non necessariamente debba arrendersi. E quel modo, appunto, come abbiamo detto e come continuiamo inutilmente a ripetere, è la prevenzione. Prevenire significa anche e soprattutto agire nei luoghi e nelle istituzioni che possono ancora insegnare ed educare i ragazzi a rispettarsi gli un le con le altre e a intessere sane relazioni non solo sociali ma anche affettive. Quel luogo principalmente è la scuola e proprio in questi giorni si sta consumando intorno alla proposta di istituire ore di lezione di educazione sessuale e affettiva nelle scuole l'ennesima ridicola, orribile diatriba politica, con un governo e una maggioranza che non ne vogliono sapere perché considerano chissà per quale motivo il ricorso all'ora di educazione sessuale e affettiva un pericolo per la protezione della cultura del genere e per la sacra triade, evidentemente, Dio Patria Famiglia. Ora sembra che da parte della Lega, che è stato il partito che più di ogni altro si è battuto contro l'introduzione di questa materia nelle scuole, ci sia un minimo di resipiscenza. E a Montecitorio, dopo un dibattito aspro in Commissione e alla vigilia del voto definitivo in Aula, proprio gli esponenti del carroccio hanno fatto una mezza marcia indietro e hanno detto sì all'educazione sessuale e affettiva nella scuola media, ma a condizione che ci sia il consenso informato dei genitori. Cioè una toppa peggiore del buco, non si vede per quale motivo una materia scolastica debba essere insegnata solo previo via libera delle famiglie. Di che cosa hanno paura costoro? Cosa li spaventa in maniera così insensata e irresponsabile? Anche qui una risposta la più sensata, la più forte e la più incontrovertibile l'ha data di nuovo Gino Cecchettin. Nella stessa audizione ha detto in maniera semplice, di nuovo, ma assolutamente inoppugnabile Quel che tutti dovremmo capire. So bene che ci sono paure, resistenze e incomprensioni, ma vi assicuro che l'educazione affettiva non è un pericolo, è una protezione. Non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge qualcosa a tutti. Consapevolezza, rispetto e umanità. Cosa c'è da contestare in queste parole e che cosa c'è da obiettare quando Gino poi aggiunge una scuola che non parla di affettività, di rispetto, di parità, è una scuola che lascia soli i ragazzi di fronte a un mondo che grida messaggi distorti. Quando la scuola tace parlano i social, parlano i modelli tossici, parlano i silenzi degli adulti. Noi abbiamo il dovere di dare ai giovani strumenti per orientarsi, non solo nozioni per studiare. A due anni dal terribile sacrificio di Giulia, nessuno meglio di Gino Cecchettini ha potuto pronunciare parole così vere, così forti, così definitive. Speriamo solo che la politica lo sappia ascoltare.
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Con Plenitude l'energia delle connessioni ha una nuova forma. È arrivata Plenitude Fibra. Puoi averla a 16,90€ al mese per 36 mesi se sei cliente Plenitude per l'energia di casa o vuoi diventarlo. Scopri di più nei Plenitude Store o su anyplenitude.com. Plenitude. Abbiamo energia per cambiare. Offerta per clienti residenziali soggetto a limiti di copertura. Costo di attivazione una tantum 39€. Servizio voce non incluso con perdita dell'eventuale numero telefonico fisso in caso di passaggio da altro operatore. Maggiori dettagli su anyplenitude.com.
Podcast Summary
Podcast: Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini (OnePodcast)
Episode: I femminicidi e la lezione di Gino Cecchettin alla politica
Date: November 12, 2025
This episode, hosted by Massimo Giannini, centers on the persistent scourge of femicide in Italy, using the heartbreaking case of Giulia Cecchettin as a focal point. Two years after her tragic killing, Giulia's father, Gino Cecchettin, emerges as a powerful advocate for change—not just seeking legal improvements, but a genuine cultural transformation. The episode explores Gino’s testimony, critiques the inadequacies of current legislative and preventive systems, discusses the role of education in fighting gender-based violence, and challenges the political inertia stifling meaningful progress.
Giannini underscores how Gino Cecchettin has become a national witness for the need to foster healthy, respectful relationships, especially among young men and women.
The episode emphasizes that, despite increased awareness and laws, the mechanisms meant to protect women are not functioning properly—particularly in the “Codice Rosso” emergency legislation.
Gino specifically cites two femicides—Barbara Belotti and Jessica Strapazzolo—as preventable tragedies, where the system failed even after victims bravely filed complaints.
Giannini highlights the scandal that, even with clear risks and available tools, authorities too often underreact or react too late, and technology (such as electronic bracelets) frequently falls short—either faulty or simply unavailable.
Giannini discusses a heated political debate in Italy regarding the introduction of sexual and emotional education in schools: while some parties, notably the Lega, have opposed it on ideological grounds, a recent partial concession allows education in middle schools with parental consent—which the host ridicules as inadequate.
Host’s Critique (12:14):
“Non si vede per quale motivo una materia scolastica debba essere insegnata solo previo via libera delle famiglie. Di che cosa hanno paura costoro?”
Gino Cecchettin’s response in Parliament is highlighted as the episode’s most lucid moment:
This emotionally charged episode uses the testimony of Gino Cecchettin, both as father and as advocate, to lay bare the shortcomings in Italy’s approach to femicide—and to urge both society and politics to act decisively. The message is clear: real change demands not just better laws and functioning technology, but a cultural evolution starting in the schools, where respect, equality, and healthy relationships must be actively taught. Gino Cecchettin’s words serve as a compass for a society that cannot bear any more preventable losses.