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One Podcast.
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Quando le grandi o le piccole democrazie scoprono l'utilizzo della religione come instrumentum regni, e cioè si appropriano della fede come se fosse un'arma da usare nella dialettica politica, e non solo nella dialettica politica, ma anche e soprattutto nella battaglia culturale e poi anche in quella bellica, ecco in una parola Quando le democrazie cominciano a cambiare natura e diventano addirittura teocrazie, allora può capitare che dalle guerre combattute con le armi si passi alle guerre di religione e che persino le fedi dell'una o dell'altra parte scendano in campo e comincino a battagliare tra di loro. Anche questo, purtroppo, è uno dei flutti avvelenati della sporca guerra di Netanyahu contro i palestinesi a Gaza. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. Mi addolora profondamente quanto accade nella striscia di Gaza. Cessi immediatamente il fuoco. Si presti soccorso umanitario alla stremata popolazione civile e siano liberati tutti gli ostaggi. Quello che avete appena ascoltato è uno dei frequenti e ricorrenti appelli che Papa Leone XIV rivolge ai grandi del mondo a proposito della martoriata a Gaza e di quel popolo che soffre sotto le bombe lanciate dall'esercito israeliano. Insieme a questo, naturalmente, Papa Privost non manca mai di rinnovare l'appello alla liberazione immediata di tutti gli ostaggi. Lo ha fatto anche in questi ultimi giorni, lo ha fatto anche ieri, ricordando il terribile pogrom commesso dai tagliagole di Hamas due anni fa, il 7 di ottobre. Peccato che, mentre tutto questo accadeva, si apre una nuova drammatica frattura tra la Chiesa di Roma e lo Stato israeliano. Sì, perché è successo che il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, proprio in occasione del 7 di ottobre, abbia rilasciato all'osservatore romano un'intervista sulla guerra in Medio Oriente. Un'intervista in cui, ovviamente, ha celebrato con tutto il dolore possibile questo tragico anniversario, il secondo, da quella mattanza compiuta dai terroristi jihadisti. Ma poi, ovviamente, Non ha potuto non sottolineare infinite volte la reazione spropositata e disumana che Israele ha avuto dopo quel pogron e dunque non ha potuto non rimarcare come questa guerra cada tutta sulle spalle e sulle vite dei poveri innocenti della striscia. uomini, donne e bambini che con l'attacco del 7 di ottobre non c'entrano nulla, ma che ne diventano inevitabilmente il capro espiatorio. Vuoi perché Israele si vuole liberare di loro? Vuoi perché Hamas usa proprio quella povera gente? come uno scudo umano, sta di fatto comunque che il Vaticano, attraverso il suo segretario di Stato, invoca con forza la fine di quella guerra, il cessate il fuoco di cui ritiene giustamente responsabile il governo di Bibi Netanyahu. Una posizione del tutto condivisibile, di fronte alla quale, tuttavia, lo Stato israeliano e il governo di Tel Aviv risponde da par suo. Infatti, l'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede risponde a brutto muso all'intervista del Cardinal Parolin, dicendo sebbene sia sicuramente ben intenzionata, rischia di minare gli sforzi per porre fine alla guerra a Gaza e contrastare il crescente antisemitismo. si concentra sulla critica a Israele trascurando il continuo rifiuto di Hamas di rilasciare gli ostaggi o di porre fine alla violenza. Ciò che più preoccupa, aggiunge l'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, è l'uso problematico dell'equivalenza morale laddove non è pertinente. Ad esempio l'applicazione del termine massacro sia all'attacco genocida di Hamas del 7 di ottobre sia il legittimo diritto di Israele all'autodifesa. Non esiste equivalenza morale tra uno Stato democratico che protegge i propri cittadini e un'organizzazione terroristica intenzionata a ucciderli. Come potete capire, questo è un attacco senza precedenti alla Santa Sede, che riposa su un assunto del tutto sbagliato. Non si comprende in virtù di quale principio il governo di Israele, attraverso il suo ambasciatore presso la Santa Sede, possa sostenere che vi sia una qualche differenza tra l'attacco genocida di Hamas del 7 di ottobre e il massacro, non accettano neanche che lo si definisca così, Ma in realtà sappiamo bene che ormai, anche secondo i criteri dell'ONU, si tratta di genocidio compiuto nei due anni successivi dall'esercito israeliano. Aggiunge poi, sempre manipolando i dati della realtà, che è inaccettabile l'equivalenza morale tra uno Stato democratico e un'organizzazione terroristica. Ma il punto vero è, Israele si può ancora considerare un Stato democratico? Per essere una vera democrazia non basta votare. Occorre che si rispettino principi di legalità internazionale. È necessario che vi sia il rispetto della vita umana in tutte le sue forme, comprese quelle che riguardano chi in quel momento è nemico, nei cui confronti certo si deve esercitare una reazione legittima, ma senza snaturare per l'appunto i principi che tengono in piedi una democrazia e che invece Israele ha dimenticato ormai da troppo tempo. Ma il punto ormai non è più neanche solo questo, se stiamo allo specifico della guerra di religione, cioè della riapertura della faglia tra la Chiesa cattolica e lo Stato israeliano, che è uno Stato confessionale. Ormai lo sappiamo e bisogna dirlo. Netanyahu considera lo sterminio dei cittadini e dei civili palestinesi una sorta di ordine biblico che gli discende dal profeta Samuele. Così come stanno facendo tanti altri capi di Stato e di Governo, che usano appunto i loro testi religiosi per compiere le loro nefandezze. E vi compresi gli autocrati dell'Islam, a partire dall'Iran di Ali Khamenei, che utilizza Allah e il Corano per reprimere ogni forma di dissenso con la violenza. Ma di fronte a tutto questo, quello che colpisce è la reazione di Papa Privost. Interpellato dai giornalisti su questo attacco senza precedenti dell'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, il Pontefish ha dichiarato, per ora non voglio commentare, ha espresso molto bene l'opinione della Santa Sede, il Segretario di Stato e il nostro Cardinale Parolin. E lì si è fermato. Ora, io comprendo benissimo che un pontefice non è un parlamentare qualsiasi. Il successore di Pietro sul sacro soglio di Roma non può essere equiparato a un peone di Montecitorio o di Palazzo Madama che fa dichiarazioni per strada o mentre scende da un aeroplano o mentre sta salendo sulla Papa Mobile. Stiamo parlando di due autorità incommensurabilmente diverse, comunque non paragonabili. Tuttavia, la gravità di questa situazione ci spige a fare qualche riflessione sul papato di Privost, senza, ci mancherebbe, voler in alcun modo avere la pretesa di insegnare a un pontefice come si fa il papa. Ma quello che è evidente è che, al di là della frattura che si è aperta tra Israele e Vaticano, c'è un'altra faglia che comincia ad emergere ed è tutta interna alla Chiesa di Roma. Perché in questo caso le parole utilizzate da Papa Leone XIV sulla vicenda specifica della guerra israeliana sulla striscia di Gaza e in Cisgiordania sono ben diverse da quelle pronunciate dal suo segretario di Stato Parolin. E dunque sembra di capire che ci siano divisioni anche all'interno della politica vaticana. Pietro Parolin viene considerato a tutti gli effetti un cardinale bergogliano e cioè stato scelto da Papa Francesco e ne riflette ancora oggi il tono e la visione delle cose e dunque ha un linguaggio molto più immediato, molto più forte, molto più netto di quanto non lo abbia il suo pontefice attuale, cosicché in questo momento i ruoli sembrano invertiti. Mentre con Papa Francesco avevamo una voce potente che si levava con tutta la sua autorevolezza, la sua forza. Talvolta sembravano anatemi quelli pronunciati da Papa Francesco nei confronti dei costruttori di guerra e non di pace, cosa che poi spingeva il Segretario di Stato a smussare gli angoli e a fare parziali retromarce rispetto alle frasi forti pronunciate dal Pontefice. Oggi i ruoli sembrano invertiti, e cioè le cose più impegnative che riguardano il tempo presente, con tutte le sue tragedie, le dice il segretario di Stato. Mentre il Santo Padre, Papa Privost, smussa lui gli angoli, fa lui parziali retromarce e sta un passo indietro rispetto alla posizione assunta dal carica più elevata delle gerarchie vaticane. Una situazione piuttosto anomala, dobbiamo dire, che rende in questo momento la Chiesa di Roma meno forte e meno incisiva rispetto ai drammi che ci circondano. E' una prova l'abbiamo avuta di nuovo nella giornata di ieri. Perché Papa Privost, il Papa americano, non si è limitato a dire per ora non voglio commentare quello che ha detto l'ambasciatore presso la Santa Sede e ha rimandato quindi a quello che aveva detto il Cardinal Parolin. Una risposta analoga? Papa Privost l'ha data anche a un'altra domanda rivolta dai cronisti. Quella che riguarda l'invio di truppe a Chicago da parte di Donald Trump è notizia di questi giorni. L'abbiamo visti tutti quei video agghiaccianti. che la Casa Bianca abbia chiesto, oltre che inviare la Guardia Nazionale alle più importanti città americane, agli agenti federali di perseguire e inseguire strada per strada i migranti e i neri. Nelle città più importanti, Chicago è una di queste, e c'è un video che ritrae un inseguimento terribile. Agenti federali vestiti come se fossero miliziani di Hamas, con tanto di passamontagna calato sul volto agli angoli delle strade che inseguono i rider di colore. soltanto perché passano lì davanti, senza che questi abbiano fatto alcunché. Bene, di fronte a questo orrore, anche di fronte a questo orrore, Papa Leone XIV ha risposto «preferisco non commentare in questo momento scelte politiche fatte negli Stati Uniti». Ecco, questo aspetto mi inquieta ancora di più. Avevamo immaginato nel momento in cui Papa Privost era stato eletto ed era uscita la fumata bianca dal conclave, che ancora una volta lo Spirito Santo, per chi ci crede, fosse calato su quei cardinali riuniti nella Cappella Sistina. E come era avvenuto? Ai tempi di Giovanni Paolo II, il papa polacco che accompagnò e in qualche modo propiziò la disgregazione della dittatura sovietica e il crollo del muro di Berlino, anche questa volta lo stesso Veni Creator Spiritus, invocato dalle porpore, avesse fatto sì che la scelta del papa americano servisse esattamente a controbilanciare da una posizione di autorevolezza e di prestigio spirituale, il potere temporale sempre più sguagliato, e possiamo dirlo a questo punto autoritario se non addirittura totalitario, di Donald Trump, l'altro americano. Ecco, oggi, a distanza di diversi mesi dall'inizio del pontificato di Papa Privost, possiamo dire che questa speranza sembra ormai naufragata. Il papa di Chicago preferisce tacere di fronte ai misfatti dello sceriffo di Washington. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Host: Massimo Giannini
Data: 8 ottobre 2025
Durata rilevante: ~00:55 – 13:50
In questa puntata, Massimo Giannini riflette sulle conseguenze – definite “frutti avvelenati” – della guerra in Medio Oriente, analizzando la frattura crescente tra la Chiesa di Roma e lo Stato israeliano davanti al conflitto di Gaza. L’episodio esplora come la religione sia diventata uno strumento politico e bellico, con focus sulle tensioni tra Vaticano e Israele dopo le dichiarazioni del cardinale Pietro Parolin e le caute risposte di Papa Privost. Si discute anche l’inedito silenzio del Papa di fronte a eventi drammatici interni agli USA, come la repressione a Chicago, collegando tutto al ruolo della Chiesa cattolica nella scena globale attuale.
“Quando le democrazie cominciano a cambiare natura e diventano addirittura teocrazie, allora può capitare che dalle guerre combattute con le armi si passi alle guerre di religione.”
(Massimo Giannini, 00:55)
[02:00] L’episodio si concentra sul secondo anniversario del pogrom di Hamas (7 ottobre), ricordato da Papa Leone XIV con appelli alla fine delle ostilità e al soccorso dei civili, ma anche con la richiesta della liberazione degli ostaggi.
“Cessi immediatamente il fuoco. Si presti soccorso umanitario alla stremata popolazione civile e siano liberati tutti gli ostaggi.”
(Papa Leone XIV, citato da Giannini, 01:30)
[03:00] Il cardinale Pietro Parolin rilascia un’intervista sostenendo la commozione per i fatti del 7 ottobre, ma sottolineando “la reazione spropositata e disumana di Israele” e il ruolo delle vittime innocenti di Gaza.
[04:15] Forte la risposta dell’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, che accusa il Vaticano di “equivalenza morale” impropria tra l’attacco di Hamas e le azioni israeliane, difendendo Israele come unica democrazia contro il terrorismo.
“Non esiste equivalenza morale tra uno Stato democratico che protegge i propri cittadini e un’organizzazione terroristica intenzionata a ucciderli.”
(Ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, 05:00)
[08:00] Giannini rileva una frattura interna alla Chiesa: le parole di Parolin su Gaza sono più dure rispetto alla cautela di Papa Privost, ribaltando i ruoli rispetto all’epoca di Papa Francesco.
“Oggi i ruoli sembrano invertiti… le cose più impegnative le dice il segretario di Stato, mentre il Santo Padre smussa lui gli angoli, fa lui parziali retromarce…”
(Massimo Giannini, 09:20)
[09:50] Sottolinea l’anomalia di una Chiesa che, proprio a causa di questa dinamica, appare “meno forte e meno incisiva rispetto ai drammi che ci circondano.”
“Preferisco non commentare in questo momento scelte politiche fatte negli Stati Uniti.”
(Papa Leone XIV, citato, 11:05)
“Il papa di Chicago preferisce tacere di fronte ai misfatti dello sceriffo di Washington.”
(Massimo Giannini, 13:12)
L’episodio è segnato da toni amari, riflessivi e critici, con la cifra stilistica decisa e schietta di Massimo Giannini, che alterna citazioni, commenti taglienti e riferimenti storico-politici per evidenziare la gravità delle fratture religiose e politiche attuali, senza risparmiare alle figure religiose il peso delle loro scelte o silenzi.