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One Podcast.
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La battaglia delle idee. In tempi di contesa intorno all'egemonia culturale, una vecchia concezione granosciana alla quale si contrappone oggi la destra dominante che cerca un'identità e un pantheon culturale di riferimento, la battaglia delle idee è diventato uno dei simboli oppure dei feticci da ostentare nel discorso pubblico. Ma sapete cos'è la battaglia delle idee? Beh, è una rubrica che Palmiro Togliatti assegnò a sè medesimo nel 1919, quando proprio insieme ad Antonio Gramsci fondarono Ordine Nuovo, una rivista settimanale che aveva esattamente quell'obiettivo, e cioè diffondere e approfondire i problemi della società e insieme a questi, appunto, gli ideali, i principi e i valori della sinistra comunista, allora naturalmente marxiana, ma poi nel tempo successivo più riformista e potremmo dire persino socialdemocratica, che vedeva proprio nella battaglia delle idee il terreno sul quale affermare se stessa. Oggi, è passato più di un secolo da allora, la battaglia delle idee sembra essere diventata lo slogan fondamentale rivendicato dalle destre contro le quali in quegli anni si batterono proprio Togliatti e Gransci.
Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
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E' meglio contestare piuttosto che censurare o addirittura assentarsi. Dopodiché rispetto le scelte di chiunque. Se c'è chi ritiene inabitabile la nuvola oggi, è una sua scelta. Non la condivido, però la rispetto.
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Dove andiamo?
Dove andiamo?
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Dove andiamo?
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Dove andiamo? Dove andiamo?
Dove andiamo? Se mi chiedete cosa penso, mi sembra aver capito e volete pure sapere cosa ne penso, io personalmente ho giurato sulla Costituzione in cor mio molto prima di giurare nelle mani del Presidente della Repubblica Mattarella, il che vi dà la misura di cosa penso di tutta la faccenda. Mi piace citare il Professor Cacciari che è stato molto chiaro al riguardo, si può giudicare nel peggiore dei modi o addirittura inaccettabile un punto di vista di un editore, quale che esso sia, però la risposta più giusta è non censurare e non assentarsi dal dibattito pubblico. Fosse anche un dibattito che si concretizza in una contestazione entro i limiti, naturalmente, dell'ordine, delle regole, della legge. Contestare, dibattere.
Discutere, ma mai rinunciare alla battaglia delle idee.
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Ecco la svelata, la battaglia delle idee, da uno dei suoi massimi teorischi contemporanei, il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Ha parlato così, con le parole che avete appena ascoltato, alla giornata inaugurale della Rassegna Più Liberi che si svolge alla nuvola di Fuxas, a Roma, all'Eur. Alessandro Giuli sta parlando della polemica del momento. e cioè l'opportunità o meno di inserire all'interno di questa rassegna culturale, appunto, dove partecipano tutti i più grandi e i più piccoli editori italiani, una casa editrice che fa esplicito riferimento ai valori delle destre reazionarie nazifasciste. Sì, questa casa editrice, Passaggio nel Bosco si chiama, pubblica saggi, romanzi e memorie di gerarchi nazisti, di esponenti delle SS, di pensatori del fascismo di ieri e di oggi, da Cornelio Codreanu a Joseph de Grelle. Tutto questo ha naturalmente riaperto una ferita che non si chiude mai e cioè è giusto o è sbagliato che a una rassegna culturale di quella portata sia presente anche chi propala principi e valori che con l'attuale quadro di riferimento costituzionale e valoriale di una democrazia come l'Italia hanno ben poco a che vedere. Avete sentito quello che pensa Alessandro Giuli. Contestare, dibattere, discutere, ma mai rinunciare alla battaglia delle idee. Quindi, pensa il ministro e con lui, praticamente l'intera destra, ma non solo la destra, anche altri esponenti di una sinistra più moderata, la vogliamo definire così, appunto tutti costoro pensano che sia giusto dare spazio anche a una casa editrice che pubblica quella roba lì. La risposta è a quello che è accaduto due giorni fa, quando un gruppo di intellettuali, tra i quali Alessandro Barbero, lo storico che conosciamo tutti, Antonio Scurati, a sua volta storico del fascismo, e poi molti altri esponenti della cultura italiana, come per esempio Anna Foa, figlia di Vittorio, donna ebrea che ha scritto un saggio fantastico che si intitola Il Suicidio di Israele e poi molti altri giornalisti, tra i quali io stesso, se mi è consentito. Abbiamo firmato un documento appello nel quale abbiamo chiesto agli organizzatori di Più Liberi, Più Liberi, di spiegare la presenza tra gli stand di questa casa editrice Passaggio al Bosco. considerata molto più che vicina a idee che esaltano il nazifascismo e l'antisemitismo. Ebbene, la novità, lo strappo ulteriore è stato, al di là di questa lettera appello, alla quale peraltro non è stato dato alcun seguito dagli organizzatori della mostra, dicevo, lo strappo è stato quello di Zero Calcarea, il fumattista romano al secolo, Michele Rec, famoso in tutta Italia e forse anche al di là dei confini italiani, per le sue strisce, i suoi fumetti di contenuto politico-sociale sempre importanti e inquietanti, se vogliamo. Zero Calcare ha annunciato che non sarà presente alla rassegna Più Libri Più Liberi. Avrebbe dovuto presentare il suo ultimo libro, il suo ultimo fumetto per l'appunto, ma non lo farà e ne ha spiegato il motivo con parole molto, molto chiare. Ha detto cioè, tutta questa roba, tutto quello che pubblica questa casa editrice Passaggio al Bosco, onestamente pare proprio razzista. E il problema, ha aggiunto, non è manco questo perché alla fine le fiere sono sempre piene di roba orrenda. Come sapete, parla e scrive in romanesco Michele Rec. Ma è che questi sono pure militanti, stanno facendo un'operazione politica di livello alto. E stare in un contenitore insieme a loro è come avere un catalogo e dire vedi qua ci sono i razzisti, qua gli antirazzisti, qua i fascisti, qua gli antifascisti. Cioè significa accettare che sono tutte opinioni uguali e una vale l'altra. Ma è davvero così? Si chiede, zero calcare. E la domanda è naturalmente retorica. Non è così. Non tutto si equivale. Razzisti e antirazzisti sono due cose opposte. Fascisti e antifascisti sono due cose opposte. Ed ecco allora che, fissati alcuni paletti fondamentali, la famosa battaglia delle idee rischia di diventare solo una scatola vuota. Una pretesto, uno specchietto per le allodole, una foglia di fico che i nuovi governanti di destra, che presumono o sperano di poter affermare la loro nuova egemonia culturale, usano per dire a chi continua a professare certi valori, gli intolleranti siete voi. Ma il punto è proprio questo. Che battaglia delle idee è quella che avviene tra chi ancora crede ai valori costituzionali di libertà, uguaglianza, giustizia, scritti nero su bianco su una carta costituzionale nata con il sangue della lotta partigiana e della resistenza e chi invece oggi rinnega quei valori, come è questa casa editrice, ne propugna di diversi e allora La battaglia delle idee non funziona se da una parte c'è un'idea riconosciuta e riconoscibile intorno alla quale un'intera società ha cementato se stessa e un patto costituzionale è stato scritto tra diversi per 80 anni e chi invece oggi vuole farci ritornare alla follia di 80 anni fa, cioè ai regimi dittatoriali, al fascismo e al nazismo, alle leggi razziali e allo sterminio degli ebrei, perché di questo si tratta. E allora in quel caso che battaglia delle idee si può fare? Come voi capite, la battaglia delle idee si può fare quando alcune idee fondamentali si condividono e poi ci si divide, semmai, su come quelle idee possono essere esplicate. Qui le idee fondamentali sono quelle che riguardano, di nuovo, la carta costituzionale nella quale c'è scritto che nessuno può essere discriminato per ragioni di razza, di religione, di colore della pelle. La carta costituzionale ci dice che i valori della democrazia, il pluralismo, sono principi irrinunciabili. Allora, questo è l'humus sul quale si può costruire una battaglia delle idee. E non quello nel quale c'è chi dice che tutti questi principi e tutti questi valori non valgono e fa riferimento a chi in passato quei valori ha distrutto e annientato, facendo morti e feriti. In queste condizioni non c'è una battaglia delle idee, c'è soltanto un gigantesco guazzabuglio, come dice Zerocalcare, dove alla fine un'idea vale l'altra e invece non può essere così, quando siamo in causa i valori fondamentali. E dunque, per tornare a Giulie, la questione non è contestare, dibattere, discutere, ma mai rinunciare alla battaglia delle idee e quindi esserci. Perché non si può contestare, dibattere o discutere con chi non ha una concezione liberale della società e della politica. Non si può contestare, dibattere, discutere con chi le liberal democrazie le ha spazzate via dalla storia. Qui dunque altro che battaglia delle idee. Torniamo al solito, formidabile paradosso della tolleranza, formulato da Sir Karl Popper, forse il più grande pensatore politico del Novecento, che spiegava così quel paradosso o quel dilemma. Una società che tollera in modo illimitato gli intolleranti rischia di essere distrutta dalla loro intolleranza. E allora, gli autori pubblicati da quella casaeditrice, Passaggio al Bosco, sono profeti dell'intolleranza. Ma se noi li tolleriamo, alla lunga finiranno per distruggerci.
Circo Massimo, lo spettacolo della politica.
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È un podcast di Massimo Giannini.
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Una produzione, one podcast.
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Episode: I libri nazifascisti, Popper e il paradosso della tolleranza
Date: December 5, 2025
Host: Massimo Giannini
L’episodio di oggi si concentra sul tema della “battaglia delle idee” in Italia, facendo riferimento all’attuale dibattito sulla presenza di una casa editrice filo-nazifascista (Passaggio al Bosco) nella rassegna “Più Libri Più Liberi” a Roma. Massimo Giannini riflette sulle reazioni del mondo culturale, sul senso dei valori costituzionali, e introduce il paradosso della tolleranza di Karl Popper: bisogna tollerare anche chi propugna idee intolleranti e antidemocratiche?
"Oggi, è passato più di un secolo da allora, la battaglia delle idee sembra essere diventata lo slogan fondamentale rivendicato dalle destre contro le quali in quegli anni si batterono proprio Togliatti e Gramsci."
(Massimo Giannini, 02:18)
“Contestare, dibattere, discutere, ma mai rinunciare alla battaglia delle idee.”
(Alessandro Giuli, citato da Giannini, 03:50)
“Stare in un contenitore insieme a loro è come avere un catalogo e dire vedi qua ci sono i razzisti, qua gli antirazzisti, qua i fascisti, qua gli antifascisti. Cioè significa accettare che sono tutte opinioni uguali e una vale l'altra. Ma è davvero così?”
(Parafrasata e spiegata da Giannini, 06:45)
“La battaglia delle idee si può fare quando alcune idee fondamentali si condividono e poi ci si divide, semmai, su come quelle idee possono essere esplicate.”
(Giannini, 09:10)
“Una società che tollera in modo illimitato gli intolleranti rischia di essere distrutta dalla loro intolleranza.”
(Popper, citato da Giannini, 12:00)
Massimo Giannini mantiene un tono riflessivo, appassionato e argomentativo, guidando l’ascoltatore attraverso ragionamenti storici, politici e filosofici sul senso della tolleranza, della democrazia e delle responsabilità culturali nell’Italia di oggi.