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A
C'era una volta il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che un bel giorno decise di presentarsi ad una riunione ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura. Si sedette a quel tavolo autorevole e pronunciò le seguenti parole. «Sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. ma mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare ancora una volta il valore del ruolo di rilievo costituzionale del CSM, soprattutto la necessità e l'intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione. Come Capo dello Stato avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell'interesse della Repubblica. Tutto questo non succedeva un secolo fa, era il 18 febbraio, pochi giorni fa. ma sono passati in vano. Infatti, alla vigilia di un referendum sulla riforma della magistratura, è ancora una volta un potere dello Stato, l'esecutivo, che usa il bazooka per sparare a un altro potere dello Stato, il giudiziario, facendo macerie di quel rispetto istituzionale invocato dal Presidente. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
B
Perché i giudici decidono su moltissimi aspetti della nostra vita, sulla sicurezza, sull'immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale. È un potere enorme, ma è anche l'unico caso in cui a questo potere quasi mai corrisponde un'adeguata responsabilità. Perché se un magistrato sbaglia, se è negligente, se ad esempio, come purtroppo è accaduto, si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla. Quel magistrato fa carriera e chi subisce questa sventura può essere qualsiasi cittadino onesto.
A
E dunque fuoco alle polveri, verrebbe da dire se non suonasse blasfemo, visto che una tragica guerra, vera purtroppo, è in pieno svolgimento. Quella di cui stiamo parlando è una battaglia simbolica, ma Giorgia Meloni, la Presidente del Consiglio, dalle parole che avete appena ascoltato, la sta vivendo davvero come la madre di tutte le battaglie. Stiamo parlando ovviamente del referendum sulla giustizia, che in realtà è un referendum contro la magistratura. Ormai è chiaro a tutti almeno questo aspetto. benché ora gli stessi della destra al comando stiano cercando di sovvertire la narrazione che inizialmente loro stessi avevano riconosciuto, quando avevano detto che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri non serve affatto a velocizzare i processi o a rendere più efficiente la macchina della giustizia. Ora non è più così, man mano che si avvicina la scadenza, il 22 e il 23 marzo prossimi, Andremo a votare per questo benedetto referendum. Il governo e l'intera maggioranza cambiano lo storytelling e dicono il contrario. E cioè che invece questa riforma serve come? A rendere la giustizia più giusta, i processi più rapidi, le sentenze più rispettose della verità e della realtà. cioè quello che in realtà, basta leggere il testo della riforma stessa, palesemente non accadrà e non accadrebbe se vincesse il sì. Ma tant'è. Meloni avvia la sua strategia di combattimento a colpi di video. In due giorni ne ha già postati in rete tre, tutti improntati allo stesso messaggio che, come avete ascoltato, serve a mettere in evidenza le manchevolezze delle toghe politicizzate che non rendono giustizia ai cittadini, anzi ne violano sistematicamente i diritti. E poi serve anche ad accusare la sinistra e i promotori del no. Dice Meloni, in questo audio che avete appena ascoltato, la sinistra ha sempre usato la giustizia per provare a vincere le elezioni, ma adesso la musica cambia. Non è vero che questa riforma non risolve i problemi del sistema, anzi incide come in termini di velocità e anche in termini di giustizia quindi è importante votare sì le polemiche passano le regole restano e i giudici decidono su tantissime cose hanno un potere enorme e questo potere quasi mai corrisponde a una responsabilità e poi via via sono video che durano minuti e minuti 13-1 quattordici l'altro, insomma veri e propri comizi. Non sappiamo quanta presa avranno su un web abituato a insistere e a soffermarsi su un'informazione di qualunque tipo, che sia video o audio, per più di 7-8 secondi, ma tant'è. Alla guerra come alla guerra, si dovrebbe dire, ripeto, se non fossimo dentro a un maledetto conflitto che fa morti e feriti tra l'Ira nel Medio Oriente. Quindi si tratta di invertire la narrazione, di spiegare agli italiani che bisogna votare sì, perché ne va del loro diritto ad essere giudicati. una magistratura onesta e libera dai condizionamenti della politica. Questo è quello che sostengono Giorgia Meloni e con lei tutti i suoi cortigiani e lo fanno nel modo sguaiato e diciamo pure violento a tratti che ormai abbiamo imparato a conoscere. Sì, sul fronte del no talvolta si sente qualche sbarione, c'è oggettivamente, è inutile negarlo, Ma, ripeto, la violenza lessicale, e non solo lessicale, direi persino istituzionale o addirittura culturale, che risuona nelle parole di chi ci governa, non ha riscontri sull'altro fronte. E per averne la prova provata, se volete, basta sentire quello che ha detto in una trasmissione televisiva. La capa di gabinetto del principale firmatario insieme alla sorella d'Italia di questa riforma. della giustizia e cioè proprio quella Giusy Bartolozzi, detta lazzarina del ministero di via Arenula, braccio armato dello stesso guarda Sigilli, che è stata indagata per aver mentito ai pubblici ministeri a proposito del pasticcio che ha riguardato quel tagliagole libico di nome Al Masri, che proprio grazie ai buoni uffici della capa di gabinetto abbiamo rispedito con volo di stato in Libia alcuni mesi fa. Ebbene la zarina ha parlato e non si è trattenuta, rivelando tutta la sua furia iconoclasta. contro le nemiche toghe che la braccano e cercano di portarla davanti a un tribunale. Sentiamola. No, no, no, soffrirla sulla propria pelle. Io faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle. Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che è di plotoni di esecuzione. Fammi replicare perché questo è vero. Si stenta a credere che una delle figure più importanti del Ministero della Giustizia Possiamo pure definirla, forse, dal punto di vista almeno operativo, la vice-ministra di Carlo Nordio possa esprimersi in questo modo, nei confronti di un potere dello Stato al quale il ministero nel quale lei lavora è strettamente collegato. la magistratura merita un plotone di esecuzione così ce la togliamo di mezzo cioè dire i magistrati bisogna ucciderli tutti e così potremo governare sereni è come se il presidente della corosce rossa desse ordine di uccidere tutti i malati che salgono sulle ambulanze, o come se il presidente del WWF ordinasse ai suoi iscritti, ai suoi volontari di uccidere tutte le specie animali protette. Non so che altro esempio continuare a fare per spiegare il corto circuito logico, politico morale e costituzionale di un attacco così devastante che una capo di gabinetto del Ministero della Giustizia porta contro la giurisdizione italiana. Ma sappiamo che cosa anima quel di Castero sotto la gestione di Carlo Nordio. Abbiamo imparato a conoscere le modalità con le quali lo stesso ministro si esprime nei confronti dei magistrati. E c'è una ragione se tutto questo succede. È chiaro, si avvicina alla scadenza referendaria, i sondaggi certificano una difficoltà oggettiva da parte del sì alla riforma. che incrocia anche il drammatico momento rappresentato proprio dalla Terza Guerra del Golfo, che incide, mai come adesso, sulle nostre vite e rischia di farlo in maniera sempre più impattante nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Dal punto di vista economico, intanto, le bollette esplodono. Erano già alte prima, il doppio di quello che si paga in Europa, ma adesso, col blocco del gas e del petrolio, nel Golfo di Hormuz, Noi rischiamo di pagare una bolletta energetica insostenibile e il governo non ha risorse per poter fronteggiare questa emergenza. Ma la paura è anche fisica, direi. Pensiamo solo a cosa potrebbe succedere se qualcuno dei nostri soldati di stanza in Libano, ce ne sono mille nella missione UNIFIL, fossero colpiti da un missile o subissero un attentato. O la stessa cosa cominciasse a succedere qui, in Europa. magari alle porte di casa nostra. Non voglio neanche citare quel che hanno già detto l'ex capo della CIA e l'ex segretario alla sicurezza nazionale del primo Trump e cioè da un lato Panetta e dall'altro lato Bolton che hanno detto testualmente che i missili balistici in forze ai guardiani della rivoluzione possono tranquillamente raggiungere l'Italia. Non prendo in considerazione questo pericolo, lo voglio rimuovere. Ma è questo il clima nel quale si svolge il referendum e allora la paura della Sorella d'Italia è che una quota sempre crescente di cittadini si allontani dall'ordalia referendaria perché non la considera più così importante. visto quello che sta succedendo nel mondo e che potrebbe succedere a noi. E sappiamo bene che i sondaggi fotografano la seguente situazione. Più aumenta l'astensionismo e più le probabilità che vinca il no al referendum aumentano. E specularmente, all'opposto, più aumenta la partecipazione alle urne e più cresce la probabilità che invece vinca il sì. Dunque Giorgia Meloni farà di tutto di qui al 22 marzo e con lei tutti i suoi turiferi e cruciferari per convincere gli italiani ad andare a votare e a votare sì e lo farà nel modo violento e sguaiato che ormai abbiamo imparato a conoscere. puntando il dito contro la magistratura, l'intera magistratura, mettendo in evidenza attraverso i casi della cronaca spicciola dai bimbi del bosco alla immigrazione, per non parlare di Logoredo che per fortuna è andata a finire in un altro modo, tutto per giustificare il comportamento intollerabile delle toghe politicizzate. Cosa farà Mattarella di fronte a questa macelleria istituzionale e costituzionale? Potrà continuare a mantenere ancora il silenzio violato solo da quell'intervento potentissimo che ha fatto al CSM il 18 febbraio ma che purtroppo a destra nessuno ha voluto ascoltare? Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Podcast: Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini
Data: 10 marzo 2026
In questo episodio, Massimo Giannini affronta il clima istituzionale incandescente che circonda il prossimo referendum sulla riforma della magistratura. L’accento è sulle tensioni tra poteri dello Stato, in particolare tra esecutivo e giudiziario, sulle strategie retoriche aggressive utilizzate dal governo – con un focus sulle dichiarazioni di Giorgia Meloni e su quelle roventi di Giusi Bartolozzi – e sulle forti preoccupazioni per le conseguenze costituzionali di questa “battaglia” politica. Giannini intreccia l'attualità nazionale con eventi internazionali e la crescente paura nell'opinione pubblica, sottolineando il rischio di un pericoloso cortocircuito democratico.
«Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare ancora una volta il valore del ruolo di rilievo costituzionale del CSM... la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della Repubblica.» (Mattarella, 00:28)
«Se un magistrato sbaglia, se è negligente... nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla.» (01:59)
«Il governo e l’intera maggioranza cambiano lo storytelling e dicono il contrario... che invece questa riforma serve, come, a rendere la giustizia più giusta...» (03:05)
«Le polemiche passano, le regole restano e i giudici decidono su tantissime cose, hanno un potere enorme e questo potere quasi mai corrisponde a una responsabilità.» (04:15)
«Io faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle. Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che è di plotoni di esecuzione.» (08:53)
«Possiamo pure definirla la vice-ministra di Carlo Nordio... che si esprime così nei confronti di un potere dello Stato al quale il ministero nel quale lei lavora è strettamente collegato.» (09:35) «La magistratura merita un plotone di esecuzione così ce la togliamo di mezzo, cioè dire: i magistrati bisogna ucciderli tutti e così potremo governare sereni.» (09:56)
«È come se il presidente della Croce Rossa desse ordine di uccidere tutti i malati che salgono sulle ambulanze...» (10:12)
«Le bollette esplodono... noi rischiamo di pagare una bolletta energetica insostenibile e il governo non ha risorse per fronteggiare questa emergenza.» (13:10)
«Più aumenta l’astensionismo e più le probabilità che vinca il no al referendum aumentano… più cresce la partecipazione alle urne e più la probabilità che invece vinca il sì.» (14:02)
«Potrà continuare a mantenere ancora il silenzio violato solo da quell’intervento potentissimo che ha fatto al CSM il 18 febbraio ma che purtroppo a destra nessuno ha voluto ascoltare?» (15:21)
Sergio Mattarella sull'importanza del rispetto inter-istituzionale:
«Come Capo dello Stato avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della Repubblica.» (00:28)
Giusi Bartolozzi e la frase shock:
«Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che è di plotoni di esecuzione.» (08:53)
Giannini sull’assurdità delle parole di Bartolozzi:
«La magistratura merita un plotone di esecuzione così ce la togliamo di mezzo... come se il presidente del WWF ordinasse ai suoi volontari di uccidere tutte le specie animali protette.» (09:56–10:19)
Sulla strategia comunicativa di Meloni:
«Meloni avvia la sua strategia di combattimento a colpi di video... veri e propri comizi.» (03:38)
Sulla violenza retorica della destra:
«La violenza lessicale, e non solo lessicale, direi persino istituzionale o addirittura culturale... non ha riscontri sull'altro fronte.» (06:05)
Giannini mantiene uno stile ironico, critico, talvolta corrosivo, alternando sarcasmo, indignazione e paradossi per esprimere la gravità della deriva istituzionale. Il registro è diretto, a tratti amaro, sempre pensato per offrire uno spaccato vivido dello “spettacolo della politica” italiana.
L’episodio fotografa perfettamente un momento di grande tensione e scontro tra i poteri dello Stato alla vigilia di un referendum potenzialmente storico, dominato però da una comunicazione aggressiva e da un clima di paura. Gli ascoltatori sono invitati a riflettere sul futuro della democrazia costituzionale italiana e sul ruolo delle istituzioni di fronte agli attacchi interni, ben più gravi – sostiene Giannini – delle divisioni politiche consuete.