Episodio: I plotoni d’esecuzione e il senso di Giusi per la Costituzione
Podcast: Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini
Data: 10 marzo 2026
Overview:
In questo episodio, Massimo Giannini affronta il clima istituzionale incandescente che circonda il prossimo referendum sulla riforma della magistratura. L’accento è sulle tensioni tra poteri dello Stato, in particolare tra esecutivo e giudiziario, sulle strategie retoriche aggressive utilizzate dal governo – con un focus sulle dichiarazioni di Giorgia Meloni e su quelle roventi di Giusi Bartolozzi – e sulle forti preoccupazioni per le conseguenze costituzionali di questa “battaglia” politica. Giannini intreccia l'attualità nazionale con eventi internazionali e la crescente paura nell'opinione pubblica, sottolineando il rischio di un pericoloso cortocircuito democratico.
Principali temi e punti chiave
1. Il richiamo (inascoltato) di Mattarella
- (00:02–01:55)
- Giannini riporta l'intervento “eccezionale” di Sergio Mattarella al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) il 18 febbraio:
«Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare ancora una volta il valore del ruolo di rilievo costituzionale del CSM... la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della Repubblica.» (Mattarella, 00:28)
- Sottolinea come, nonostante l’appello al rispetto reciproco tra le istituzioni, “alla vigilia di un referendum sulla riforma della magistratura, è ancora una volta un potere dello Stato, l’esecutivo, che usa il bazooka per sparare a un altro potere dello Stato, il giudiziario”.
- Giannini riporta l'intervento “eccezionale” di Sergio Mattarella al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) il 18 febbraio:
2. Il potere dei giudici e il tema della responsabilità
- (01:55–02:29)
- Si discute del “potere enorme” dei giudici e della percezione secondo cui a questo potere non corrisponde sufficiente responsabilità:
«Se un magistrato sbaglia, se è negligente... nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla.» (01:59)
- Il racconto evidenzia casi eclatanti di errori giudiziari, sintomo – secondo la narrazione governativa – di una giustizia inefficiente e autoreferenziale.
- Si discute del “potere enorme” dei giudici e della percezione secondo cui a questo potere non corrisponde sufficiente responsabilità:
3. La strategia referendaria: il cambio di narrazione della destra
- (02:29–06:41)
- La riforma sulla separazione delle carriere è presentata, da Meloni e maggioranza, come la panacea per rendere la giustizia “più rapida, più giusta, più rispettosa della verità”.
- Giannini critica la svolta retorica della destra, che inizialmente ammetteva che la riforma non avrebbe reso più efficienti i processi, mentre ora sostiene il contrario per scopi elettorali:
«Il governo e l’intera maggioranza cambiano lo storytelling e dicono il contrario... che invece questa riforma serve, come, a rendere la giustizia più giusta...» (03:05)
- Meloni lancia una raffica di video sui social, dai toni accesi e propagandistici, dove il leitmotiv è:
«Le polemiche passano, le regole restano e i giudici decidono su tantissime cose, hanno un potere enorme e questo potere quasi mai corrisponde a una responsabilità.» (04:15)
- Giannini evidenzia l’uso di “comizi” video poco adatti ai ritmi del web moderno (“13 minuti uno, 14 l’altro”).
4. L’escalation nei toni: lo shock Bartolozzi
- (06:41–12:22)
- Clou dell’episodio è la citazione di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia:
«Io faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle. Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che è di plotoni di esecuzione.» (08:53)
- Giannini commenta, con amarezza e ironia, la gravità di un’uscita simile:
«Possiamo pure definirla la vice-ministra di Carlo Nordio... che si esprime così nei confronti di un potere dello Stato al quale il ministero nel quale lei lavora è strettamente collegato.» (09:35) «La magistratura merita un plotone di esecuzione così ce la togliamo di mezzo, cioè dire: i magistrati bisogna ucciderli tutti e così potremo governare sereni.» (09:56)
- Raffica di esempi paradossali per evidenziare l’assurdità e la pericolosità istituzionale di tali parole:
«È come se il presidente della Croce Rossa desse ordine di uccidere tutti i malati che salgono sulle ambulanze...» (10:12)
- Clou dell’episodio è la citazione di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia:
5. Clima di tensione: tra il fronte interno e quello internazionale
- (12:22–14:45)
- Giannini collega le tensioni referendarie con il clima di ansia per la guerra in Medio Oriente, illustrando anche gli effetti economici (bollette alle stelle, rischio energetico):
«Le bollette esplodono... noi rischiamo di pagare una bolletta energetica insostenibile e il governo non ha risorse per fronteggiare questa emergenza.» (13:10)
- Esplicita la paura “fisica” per la sicurezza dei militari italiani e, più in generale, per la sicurezza nazionale minacciata dai conflitti globali.
- Valuta le implicazioni di questi fattori sull'affluenza alle urne e sulle conseguenze del possibile aumento dell’astensionismo:
«Più aumenta l’astensionismo e più le probabilità che vinca il no al referendum aumentano… più cresce la partecipazione alle urne e più la probabilità che invece vinca il sì.» (14:02)
- Giannini collega le tensioni referendarie con il clima di ansia per la guerra in Medio Oriente, illustrando anche gli effetti economici (bollette alle stelle, rischio energetico):
6. Ruolo e dilemma di Mattarella
- (14:45–fine)
- Giannini si chiede cosa potrà fare il Presidente Mattarella di fronte a quella che definisce “macelleria istituzionale e costituzionale” in atto, dopo che la sua ammonizione sembra essere stata ignorata:
«Potrà continuare a mantenere ancora il silenzio violato solo da quell’intervento potentissimo che ha fatto al CSM il 18 febbraio ma che purtroppo a destra nessuno ha voluto ascoltare?» (15:21)
- Giannini si chiede cosa potrà fare il Presidente Mattarella di fronte a quella che definisce “macelleria istituzionale e costituzionale” in atto, dopo che la sua ammonizione sembra essere stata ignorata:
Momenti Memorabili e Citazioni Notevoli
-
Sergio Mattarella sull'importanza del rispetto inter-istituzionale:
«Come Capo dello Stato avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della Repubblica.» (00:28)
-
Giusi Bartolozzi e la frase shock:
«Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che è di plotoni di esecuzione.» (08:53)
-
Giannini sull’assurdità delle parole di Bartolozzi:
«La magistratura merita un plotone di esecuzione così ce la togliamo di mezzo... come se il presidente del WWF ordinasse ai suoi volontari di uccidere tutte le specie animali protette.» (09:56–10:19)
-
Sulla strategia comunicativa di Meloni:
«Meloni avvia la sua strategia di combattimento a colpi di video... veri e propri comizi.» (03:38)
-
Sulla violenza retorica della destra:
«La violenza lessicale, e non solo lessicale, direi persino istituzionale o addirittura culturale... non ha riscontri sull'altro fronte.» (06:05)
Timestamps dei Segmenti Principali
- 00:02–01:55 – Intervento di Sergio Mattarella e suo significato
- 01:55–02:29 – Ruolo e responsabilità dei giudici
- 02:29–06:41 – Narrativa governativa e strategia referendaria della destra
- 06:41–12:22 – Caso Bartolozzi e escalation nei toni
- 12:22–14:45 – Clima di tensione nazionale/internazionale e influenza sull’elettorato
- 14:45–fine – Dubbi sul futuro ruolo di Mattarella e chiusura
Tono e Stile
Giannini mantiene uno stile ironico, critico, talvolta corrosivo, alternando sarcasmo, indignazione e paradossi per esprimere la gravità della deriva istituzionale. Il registro è diretto, a tratti amaro, sempre pensato per offrire uno spaccato vivido dello “spettacolo della politica” italiana.
In sintesi
L’episodio fotografa perfettamente un momento di grande tensione e scontro tra i poteri dello Stato alla vigilia di un referendum potenzialmente storico, dominato però da una comunicazione aggressiva e da un clima di paura. Gli ascoltatori sono invitati a riflettere sul futuro della democrazia costituzionale italiana e sul ruolo delle istituzioni di fronte agli attacchi interni, ben più gravi – sostiene Giannini – delle divisioni politiche consuete.
