
Loading summary
Voice Actor 1
Accendi, spegni. Alza, abbassa. Chiudi tutto, apri tutto. Caldo, freddo. Controlla i consumi. Suoni, ti vedo. Che meraviglia! Sei così pigro. Le luci accese, il riscaldamento al massimo. Ma hai capito che abbiamo una casa smart con Vimar?
Voice Actor 2
Casa smart?
Voice Actor 1
Con l'app Vimar. Controlli la nostra casa ovunque siamo.
Voice Actor 2
Tutto comodamente dal divano e senza rompere i muri. Casa smart di Vimar. Facile, sicura e anche bella. Chiama il tuo elettricista.
Voice Actor 3
Vimar. Energia positiva.
Voice Actor 2
Amore, ho tre buone notizie. Uno, Iperceramica fa una valanga di sconti fino al 60%.
Voice Actor 3
Wow!
Voice Actor 2
Due, fino al 27 dicembre c'è il tasso zero per un acquisto minimo di 2.000 euro.
Voice Actor 3
Bene!
Voice Actor 2
Tre, con Ristruttura Smart ci fanno loro i lavori.
Voice Actor 1
Quattro, metti le scarpe e andiamo.
Voice Actor 2
Una valanga di sconti, solo a dicembre, solo da... Iperceramica!
Voice Actor 3
2.000 euro in 20 rati mensili da 100 euro, totale dovuto 2.000 euro. Messaggio pubblicitario, informazioni in negozio, salvo approvazione di Findomestic Banca. Il male ha sempre una sua mostruosa banalità. Ce l'ha insegnato Anna Arendt. Le sue riflessioni sul processo ad Adolf Eichmann hanno segnato non solo il Novecento, ma la civiltà umana. Quel che faceva, quel che diceva e come lo diceva. Il boia nazista poteva essere una persona qualunque perché era una persona qualunque. Non voglio fare accostamenti tra la Shoah e quello che sta succedendo a Gaza e in Cisgiordania, ma basta guardare No Other Land, il capolavoro dei due co-registi Basil Hadra e Yuval Abraham, racconto in presa diretta della storia dei palestinesi in Cisgiordania che da quasi mezzo secolo subiscono le violenze sistematiche dei coloni e dell'esercito israeliano per rendersi conto che anche lì c'è una banalità del male. E ora questa banalità ci viene sbattuta in faccia, in un momento nel quale ancora crediamo che lì esista un cessato il fuoco, ancora crediamo che la finta pace di Trump abbia prodotto stia producendo risultati. Non è così. Le stragi, le violenze continuano e in casa nostra qualcuno fa finta di non capire.
Voice Actor 2
Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
Massimo Giannini
La Santa Sede già da diversi anni pubblicamente appoggia la proposta di un'assoluzione di due Stati. Sappiamo tutti che in questo momento ancora Israele non accetta quella soluzione, ma lo vediamo come l'unica soluzione che potrebbe offrire una soluzione al conflitto che continuamente vivono. Noi siamo anche amici di Israele e cerchiamo, diciamo con le due parti, a essere una voce mediatrice che possa aiutare a avvicinarci a una soluzione con giustizia per tutti.
Voice Actor 3
Papa Leone è appena stato in Turchia, poi è passato in Libano per quello che è il suo primo viaggio apostolico e in aereo ha commentato così la situazione in Palestina con le parole che avete appena ascoltato, parole chiarissime che riflettono la posizione della Chiesa, quella nota già dai tempi di Papa Francesco, ora confermata anche dal Pontefice americano e poi riflettono anche l'impedimento oggettivo che tuttora fa sì che questa tregua e poi una soluzione più stabile per il conflitto millenario del Medio Oriente possa raggiungere i risultati e cioè il no di Israele. Quello che sarebbe lo sbocco più naturale, più logico di quella tragedia, cioè i due popoli e i due stati Non si fanno, e forse non si faranno mai, per la banale ragione che Netanyahu, ma insieme a lui l'intera destra messianica israeliana, non ne vuole sapere. E così siamo all'impasso, anzi non siamo all'impasso, siamo alle violenze che si perpetuano. Nella striscia di Gaza, lo sappiamo, dove si continua a morire, ormai siamo oltre le 70.000 vittime civili palestinesi. Dopo il cessato del fuoco, dopo la finta tregua con la firma in pompamagna degli accordi Sharm el Sheikh, l'esercito israeliano ha continuato a uccidere nella striscia. Sono centinaia le vittime di una strage silenziosa adesso, che non è più clamorosa e dolorosa e sanguinosa come era stata fino a quella tregua siglata in Egitto ma le armi continuano a parlare e a fare vittime non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania dove appunto, come racconta quel film bellissimo, Northern Land, i coloni continuano ad esercitare una violenza senza eguali su civili palestinesi. Tra l'altro in un'area del Mio di Oriente, il West Bank, dove Hamas neanche c'è e dunque non esiste neanche quella che non è una giustificazione ma in teoria lo è stata in tutti questi mesi di sterminio sistematico dei civili di Gaza perché lì in effetti c'erano i cuicoli di Hamas, si nascondevano i tagliagole che avevano commesso il terribile pogrom del 7 ottobre. In Cisgiordania no, non è così. Ci sono poveri cristi palestinesi nelle loro baracche, nei loro villaggi, che vengono sistematicamente aggrediti e talvolta anche uccisi dai coloni ebrei. Ed è capitato anche ad alcuni attivisti italiani, i tre con nazionali feriti dai coloni con una modalità veramente da squadristi e lo raccontano gli stessi attivisti italiani picchiati per venti minuti consecutivi con pugni e calci, senza una ragione se non la violenza fine a se stessa, se non appunto la banalità del male. E allora di fronte a tutto questo, oltre a riflettere sul perché ci stiamo in parte assuefacendo a questa guerra a bassa intensità che sta continuando a Gaza, dobbiamo anche riflettere su quello che succede nel nostro paese. Dobbiamo riflettere su quello che è successo in un giornale alla stampa di Torino, dove un gruppo di cento delinquenti, per lo più di centri sociali, pare di Ascatasuna, hanno fatto irruzione nel giorno di sciopero e hanno devastato la redazione gridando e considerando i giornalisti terroristi, scrivendo con la vernice sui muoi, fuck la stampa, senza sapere in realtà neanche quello che stavano facendo e dicendo. inneggiavano alla liberazione di un imam nei cui confronti le autorità italiane vogliono procedere all'espulsione. Un imam che aveva dichiarato senza mezzi termini di non considerare violenta la strage del 7 ottobre commessa ai danni di altri civili innocenti ebrei e per quest'ora è in proscinto di essere rimandato al suo paese. Quei delinquenti che hanno fatto irruzione nella redazione della stampa chiedevano la loro liberazione. e in questo hanno reso il peggior servizio possibile a una causa nobile e giusta, come è quella della Palestina, di fronte alla quale dobbiamo continuare a batterci per chiedere che finiscano le violenze e che davvero si possa riprendere il percorso di pace che porta a quello che diceva Papa Privost e cioè i due popoli e i due stati. Sì, perché chi compie queste violenze in un paese democratico come il nostro commette due nefandezze. La prima, un giornale. Tutti i giornali sono un presidio e un patrimonio della democrazia. Chiunque li aggredisce, li assalta con violenza, commette un odioso crimine contro la democrazia e lascia sulla pelle della democrazia una ferita profonda. Questa è la prima ragione, poi c'è la seconda e riguarda per l'appunto la causa palestinese che andrebbe sostenuta con forza, invocandola senza violenza e condannando chi invece la violenza la commette in modo sistematico, in questo caso il governo Netanyahu. Ma se chi attacca quel governo lo fa usando una violenza uguale e contraria, Ecco allora che la causa palestinese si va a far benedire. E con la stessa logica rende un pessimo servizio alla causa palestinese chi, come Francesca Albanese, ancora una volta con un delirio ideologico, Nel commentare, quei terribili fatti che hanno colpito la redazione della stampa di Torino, dice sì, condanno la violenza, ma quella violenza deve essere un monito per tutti i giornalisti, perché si rendano conto che devono raccontare la verità. E così, ancora una volta, questa maestrina con la penna rossa, che ha reso un ottimo lavoro alle Nazioni Unite con il suo rapporto sull'economia genocidaria di Israele, scivola nuovamente in base ai suoi furori ideologici, pretendendo di insegnare a noi giornalisti come si fa il giornalismo. e senza considerare che con i pochi mezzi che abbiamo, visto che non possiamo essere a Gaza perché Israele ce lo ha impedito, raccontiamo ogni giorno sui giornali cosa sta accadendo nella Striscia e in Cisgiordania. E poi dobbiamo anche sentirci la lezioncina di questa sedicente attivista dei diritti umani che molto spesso finisce solo per dichiararsi al servizio di un'altra causa. quella dei Propal che invece di aiutare la Palestina le fanno un danno terribile. Ecco, allora torno a No Other Land, torno alla banalità del male, torno a chiedermi quanto male c'è nel cuore dei soldati israeliani che da decenni Nel villaggio di Massaferriatta spianano con ruspe e blindati le baracche e i prefabbricati dove vivono intere famiglie palestinesi, le casupole dove fanno a scuola i bambini, i recinti dove si allevano un po' di capre, di pecore, di galline. E mi chiedo quanto male c'è nel cuore di civili, ebrei, che subito dopo occupano quei terreni. per costruirci le loro graziose villette con i fiori e il giardino, senza uno straccio di rimorso per i poveri cristi palestinesi ai quali hanno tolto tutto. Perché gridano in lacrime nel film le donne palestinesi mentre guardano in potenti le loro catapecchie distrutte? Ecco quei cento delinquenti di Askatasuna e dei centri sociali. e Francesca Albanese, fine giurista ma pessima propagandista, dovrebbero ragionare e battersi per questo, invece di aggredire un avamposto di democrazia come i giornali e invece di dare lezioni a chi i giornali li scrive ogni giorno, mettendoci la faccia e cercando di difendere la democrazia.
Voice Actor 2
Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Voice Actor 1
Accendi, spegni. Alza, abbassa. Chiudi tutto, apri tutto. Caldo, freddo. Controlla i consumi. Suoni, ti vedo. Che meraviglia! Sei così pigro. Le luci accese, il riscaldamento al massimo. Ma hai capito che abbiamo una casa smart con Vimar?
Voice Actor 2
Casa smart?
Voice Actor 1
Con l'app Vimar. Controlli la nostra casa ovunque siamo.
Voice Actor 2
Tutto comodamente dal divano e senza rompere i muri. Casa smart di Vimar. Facile, sicura e anche bella. Chiama il tuo elettricista.
Voice Actor 3
Vimar. Energia positiva.
Host: Massimo Giannini
Date: December 1, 2025
In this episode, Massimo Giannini examines the escalation of violence in the Israeli-Palestinian conflict, particularly in Gaza and the West Bank, and connects these international events with domestic issues in Italy. He reflects on the recent attack on La Stampa's editorial offices in Turin by far-left activists, the problematic rhetoric employed by certain commentators, and the broader implications for Italian democracy and freedom of the press.
Quote:
“Anche lì c’è una banalità del male. E ora questa banalità ci viene sbattuta in faccia, in un momento nel quale ancora crediamo che lì esista un cessate il fuoco.”
— Massimo Giannini (01:47)
Quote:
“Ci sono poveri cristi palestinesi nelle loro baracche, nei loro villaggi, che vengono sistematicamente aggrediti e talvolta anche uccisi dai coloni ebrei.”
— Massimo Giannini (05:04)
Quote:
“Chiunque aggredisce, assalta con violenza, commette un odioso crimine contro la democrazia e lascia sulla pelle della democrazia una ferita profonda.”
— Massimo Giannini (07:13)
Quote:
“Ancora una volta questa maestrina con la penna rossa… pretende di insegnare a noi giornalisti come si fa il giornalismo.”
— Massimo Giannini (09:02)
Quote:
“Se chi attacca quel governo lo fa usando una violenza uguale e contraria… la causa palestinese si va a far benedire.”
— Massimo Giannini (08:03)
Quote:
“Quei cento delinquenti di Askatasuna e dei centri sociali... dovrebbero ragionare e battersi per questo, invece di aggredire un avamposto di democrazia come i giornali.”
— Massimo Giannini (11:42)
Giannini’s episode is a layered argument against the normalization of violence—whether by states, settler communities, or activists—stressing that such actions undermine both cause and society. He makes a strong case for the defense of press freedom, parliamentary democracy, and responsible activism, appealing for reflection and genuine engagement with the pursuit of justice over the seduction of ideological or performative violence.