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A
Uno sguardo e pensiamo di aver già capito tutto. Ma dietro ogni persona c'è una storia. La Chiesa Valdese sostiene progetti di accoglienza, lavoro, inclusione e diritti. Con la tua firma vai oltre i luoghi comuni. 8x1000 alla Chiesa Valdese. L'altro 8x1000.
B
Ah, il 25 aprile, in una giornata particolare come quella, quanto sarebbe bello potersi fermare alla superficie delle cose, poterle osservare con lo sguardo ingenuo di un bambino e credere davvero che gli ideali di pace e di libertà per i quali 81 anni fa diedero la vita migliaia di donne e di uomini nella lotta partigiana, siano ormai patrimonio comune alla nostra civiltà, e confidare magari anche davvero che l'intero Parlamento italiano condivida e abbia condiviso ancora una volta quella festa di liberazione dal nazifascismo con lo stesso spirito repubblicano e con lo stesso patriottismo costituzionale, come per un attimo avrebbe potuto lasciarci pensare quell'emiciclo che intona l'inno di Mameli e poi si scioglie in un lungo applauso. Ma sono solo illusioni, illusioni ottiche e politiche. Noi le vendiamo all'opera, quella manciata di tiranni come li ha chiamati Papa Leone XIV, fare strame dei valori di questa festa della liberazione. Le vediamo i Trump, i Putin, Netanyahu e ci chiediamo ancora se c'è un Omos della terra da salvare. E poi vediamo all'opera anche i postfascisti italiani che continuano a battersi per un passato che non passa. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
C
E' questo che celebriamo il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani amanti della libertà. La celebriamo da una terra allora attraversata da una linea che divideva l'Italia, dall'atlantico al tirreno, che divideva gli italiani. Una terra segnata dalle distruzioni della guerra, Da San Severino intendiamo sottolineare, insieme al carattere della nostra ferma unità, la nostra determinazione nella difesa delle nostre libertà, la nostra convinta apertura a condividere con gli altri popoli i valori della giustizia e della pace. raccolta intorno alla sua Costituzione, guarda con fiducia alle sfide del futuro insieme agli altri popoli europei. Lo scrittore statunitense William Faulkner, premio Nobel per la letteratura nel 1949, ammoniva nel suo Requiem per una monaca che il passato non è mai morto, non è neanche passato. Quel che è accaduto non zanisce, ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l'impegno che esorta ora e sempre resistenza.
B
sì eccolo qua ho voluto farvelo riascoltare ancora una volta il presidente della repubblica che ha parlato forte e chiaro il 25 aprile dopo aver celebrato come sempre la giornata deponendo una corona di fiori al milita ignoto a Roma Poi si è recato a San Severino Marche, altro luogo iconico della lotta partigiana contro il nazifascismo, e ha detto chiaro e tondo quello che tutti noi dovremmo sapere. Lo ha fatto citando, come avete sentito, le parole dello scrittore americano William Faulkner, che diceva il passato non è mai morto, non è neanche passato. E lo ha detto per ribadire ancora una volta che ciò che è accaduto non svanisce, ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente ed ecco perché per la Repubblica vale l'impegno che esorta, ora e sempre, resistenza. Sì, ve lo voglio far risentire, questo Mattarella, perché quell'ora e sempre resistenza dovrebbe accomunarci tutti, ancora una volta. E invece purtroppo non succede. Lo sappiamo. Sarebbe bello, come dicevo, con un po' di naivete, se tutti noi fossimo consapevoli, che quel passato ha forgiato la nascita della nostra democrazia col sangue e chi ha dato la vita per dipenderla. E dunque dovremmo riconoscerci tutti in quei valori di libertà, di giustizia, di pace. E invece non accade. Il 25 aprile, come sappiamo e come ormai succede già da qualche anno, è stato sporcato da quella solita manciata di deficienti che da una parte e dall'altra contribuiscono a rendere una festa, invece, un po' meno festosa diciamo così e allora sappiamo quel che è accaduto a Roma una coppia colpita da proiettili sparati con una pistola ad aria compressa da parte probabilmente di un estremista di destra vestito in mimetica verde e casco scuro poi sempre a Roma alcuni che si presentano al corteo con la bandiera dell'Ucraina, respinchi e cacciati via, per non dire di quel che accade a Milano, dove si riproduce il solito schema. La brigata ebraica arriva e gli viene impedito di partecipare al corteo, ma questa volta lo fa, possiamo dirlo, con tutto il rispetto che dobbiamo ad un'organizzazione che ha contribuito alla lotta partigiana 81 anni fa. Ma lo fa appunto con un po' di provocazione. Non ci si presenta in un momento come questo, in una manifestazione come quella, con le bandiere di Israele e degli Stati Uniti e con le foto di Trump e di Netanyahu. Se lo fai sai come finirà. questo non giustifica in alcun modo l'orrore di chi si è rivolto agli esponenti della brigata ebraica urlandogli siete solo saponette mancate questo proprio è inaccettabile ma questo succede e succede che dunque per colpa di questo fuoco incrociato di deficienza alla fine di una giornata che poteva essere davvero festosa La Presidente del Consiglio macchia a sua volta le dichiarazioni che aveva fatto in mattinata, quando per la prima volta, facendo un altro passetto in avanti sulla difficile strada dei conti col passato, aveva detto, celebrando la resistenza, che questa giornata celebra la lotta contro l'oppressione fascista. Bene, bene. Purtroppo a sera quel bene diventa male, perché la Presidente del Consiglio, di fronte ai vari fatti accaduti nella giornata, li legge con i suoi soliti occhiali di capofazione. Aggressioni contro chi portava una bandiera ucraina di un popolo aggredito, sindaci democraticamente eletti e insultati, targhe in ricordo delle foibe imbrattate, la brigata ebraica insultata. Se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, direi che abbiamo un problema. Sì cara Premier Meloni abbiamo un problema perché nell'elenco degli incidenti che hai voluto sottolineare te ne sei scordato guarda caso uno e cioè quel tuo probabilmente estremista di destra che spara sia pure con una pistola ad aria compressa contro una coppia che partecipava al corteo pro resistenza Ecco, sono omissioni che la dicono lunga e che confermano che c'è chi legge quei fatti con occhi tutt'affatto diversi rispetto a quelli di Sergio Mattarella, per esempio. E del resto lo sappiamo. Alla vigilia del 25 aprile il Presidente del Senato, il solito Ignazio Larussa, ci aveva tenuto a farci sapere che lui oggi rifarebbe quello che faceva da ministro della difesa del governo Berlusconi, quando il 25 aprile andava a deporre una corona di fiori sulla tomba dei partigiani, ma poi andava anche al campo di Eci, del cimitero monumentale di Milano, dove sono sepolti i fascisti della Repubblica Sociale Italiana, quelli che parteciparono insieme alle SS agli stermini di Sant'Anna di Stazzema, agli stermini che hanno seminato sangue in tutto il paese, come se gli uni e gli altri si potessero mettere sullo stesso piano. Ma è questo il problema di questo paese, ed è questo il problema di una destra che continua ostinatamente a non voler fare i conti con il suo passato. Altri paesi sono riusciti in una grande opera di riconciliazione. E ne cito uno su tutti, il Sudafrica di Nelson Mandela. Quando diventa presidente, quell'eroe che si batte contro l'apartheid, stando in galera per 25 anni, creò una commissione per la riconciliazione. E quella commissione fu in grado addirittura di riconoscere 715 amnistie nei confronti di altrettanti aguzzini bianchi che perseguitarono la comunità nera, ma sapete perché lo fece? Perché l'accordo prevedeva che la riconciliazione e dunque l'amnistia fosse possibile solo previo riconoscimento delle proprie responsabilità, cosa che quei bianchi fecero ed è fu per questo che si riuscì a voltare pagina. La stessa cosa lo fecero i terroristi dell'ETA in Spagna, i terroristi dell'Ira in Irlanda, anche lì Da un lato nel 2011 e nel 2018, da parte appunto dell'ETA, i baschi. Dall'altro lato, tra il 95 e il 98, da parte dei terroristi dell'organizzazione dell'Iranda del Nord. In entrambi i casi, dicevo, la riconciliazione fu possibile, predio e riconoscimento delle proprie responsabilità e scuse nei confronti dei familiari delle vittime. Ecco quello che manca nel nostro paese. E manca al punto tale che nelle stesse ore nelle quali due giorni dopo si continua a discutere, a litigare e a dividersi sul 25 aprile, con la destra che accusa la sinistra di odio, a Dongo, dove fu arrestato Mussolini e Claretta Petacci il 26 di aprile, 70 allegre camicie nere ricordano quel giorno di lutto, facendo più volte il segno del braccio destro teso e gridando più e più volte presente, presente, presente i saluti romani, come al solito, per i caduti di Salò e per il duce del fascismo, violando le leggi dello Stato, mai come quella più violata di tutte le altre. Tal che, alla fine di questa riflessione, che ci fa pensare su un paese che non riesce a chiudere le ferite del passato, soprattutto da parte di una destra che quel passato non lo vuole leggere come andrebbe letto, torna in mente l'amara riflessione che fece a suo tempo Ennio Flaiano, e cioè il fatto che in fondo, in Italia, i fascisti sono tuttora una trascurabile maggioranza. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.
Data: 27 aprile 2026
Host: Massimo Giannini
In questo episodio, Massimo Giannini riflette sull’attualità e sul significato del 25 aprile, la Festa della Liberazione, e approfondisce come questa data sia ancora oggi un terreno di divisione e scontro nella società e nella politica italiana, piuttosto che rappresentare un sentimento comune e condiviso di antifascismo e libertà. Usando momenti simbolici della giornata e riferimenti storici, Giannini mette in evidenza la difficoltà dell’Italia a fare davvero i conti con il proprio passato e a costruire una reale riconciliazione nazionale, sottolineando le responsabilità della destra politica e i segnali preoccupanti di nostalgia fascista.
“Quanto sarebbe bello potersi fermare alla superficie delle cose, poterle osservare con lo sguardo ingenuo di un bambino e credere davvero che gli ideali di pace e di libertà... siano ormai patrimonio comune alla nostra civiltà”
(00:26, Massimo Giannini)
“Il passato non è mai morto, non è neanche passato… Vale l’impegno che esorta: ora e sempre resistenza.”
(01:55-03:22, Sergio Mattarella)
“Quell'ora e sempre resistenza dovrebbe accomunarci tutti… E invece purtroppo non succede.”
(03:22, Massimo Giannini)
“Questo non giustifica in alcun modo l'orrore di chi si è rivolto agli esponenti della brigata ebraica urlandogli 'siete solo saponette mancate'. Questo è inaccettabile.”
(04:35, Massimo Giannini)
“Nell'elenco degli incidenti che hai voluto sottolineare... te ne sei scordato guarda caso uno, e cioè quel tuo probabilmente estremista di destra che spara... Ecco, sono omissioni che la dicono lunga.”
(06:18, Massimo Giannini)
“Il solito Ignazio La Russa... Andava a deporre una corona di fiori sulla tomba dei partigiani, ma poi andava anche al campo dei fascisti della RSI...”
(07:05, Massimo Giannini)
“La riconciliazione fu possibile, previo riconoscimento delle proprie responsabilità… Ecco quello che manca nel nostro paese.”
(08:45, Massimo Giannini)
“… gridando più e più volte ‘presente, presente, presente’… i saluti romani, come al solito, per i caduti di Salò e per il duce del fascismo, violando le leggi dello Stato, mai come quella più violata di tutte le altre.”
(10:00, Massimo Giannini)
“In fondo, in Italia, i fascisti sono tuttora una trascurabile maggioranza.”
(10:35, Massimo Giannini)
“Ora e sempre resistenza.”
(01:55-03:22)
“Sarebbe bello, con un po' di naivete, se tutti noi fossimo consapevoli, che quel passato ha forgiato la nascita della nostra democrazia col sangue... E invece non accade.”
(03:45)
"‘Siete solo saponette mancate’ – questo è inaccettabile."
(04:35)
"Sono omissioni che la dicono lunga..."
(06:45)
“In fondo, in Italia, i fascisti sono tuttora una trascurabile maggioranza.”
(10:35, cit. Flaiano)
Il tono di Giannini è serio, appassionato, a tratti ironico e amaro, con una forte enfasi sull’urgenza morale della memoria, la difesa della Costituzione e il rifiuto delle ambiguità sulle radici fasciste della destra italiana. Non manca una vena disillusa e autocritica sull’Italia, spesso veicolata attraverso citazioni letterarie e paradossi storici.
L’episodio si conclude con una lucida denuncia dell’incapacità italiana di riconoscersi in modo unitario nei valori fondanti dell’antifascismo, e con il ricordo, attualissimo, della frase di Flaiano sulla “trascurabile maggioranza” di fascisti: un’amara constatazione della realtà che ancora oggi si esprime nelle incompiutezze della memoria collettiva e nei fenomeni di nostalgia del ventennio.