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A
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B
In missione per conto del Padre Eterno, prima di atterrare a Davos, Donald Trump ha spiegato al mondo ciò che pensa di se stesso. Dio, ha detto, è molto orgoglioso di quello che ho fatto nel primo anno del secondo mandato presidenziale. Circonfuso, dico tanta gloria celeste, oggi al suo secondo giorno al World Economic Forum sulle Alpi Svizzere, lo sceriffo di Washington si accinge a festeggiare la sua nuova creatura, il Board of Peace, e non c'è niente di peggio di un leader che parla di pace invocando il Dio degli eserciti e dei soldi. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
C
Abbiamo appena creato il Board of Peace, che credo sia fantastico. Spero che le Nazioni Unite possano fare di più. Spero che non ci sia bisogno di un Board of Peace, ma le Nazioni Unite... Sai, con tutte le guerre che ho sottoscritto, le Nazioni Unite non mi hanno mai aiutato in una guerra. Cioè, penso che non mi scusano, non li ho chiamati a aiutare, ma abbiamo, sai, il Presidente e il Primo Ministro insieme, abbiamo colpito le mani, siamo entrati insieme, e mi hanno piaciuto, io li ho piaciuti. Ogni uno di loro mi ha nominato per un premio Nobel. Ogni una delle guerre Eccolo, lo avete appena sentito.
B
Dal palco del consesso mondiale più importante di questo momento politico così difficile, il Presidente degli Stati Uniti parla del Board of Peace e cioè quell'organismo che si è inventato per risolvere la tragedia della guerra in Palestina che in realtà serve soltanto a lui e ai suoi sostenitori, al turbocapitalismo americano e saudita. Dice Trump, da quel palco, abbiamo persone fantastiche che vogliono unirsi. Sarà il consiglio più prestigioso mai formato. Tutti vogliono farne parte. Oggi in effetti a Davos è prevista la firma che istituisce questo nuovo organismo multilaterale, internazionale, sovranazionale, non sappiamo bene come definirlo. Quel che è certo è che sulla scia di quello che era stato definito nella presentazione del piano in 20 punti per portare la pace in Medio Oriente, Questo Board of Peace comincia a prendere forma. Ci sono già i primi paesi che aderiscono. Arabia Saudita e altri sette paesi islamici hanno scritto un comunicato per dire che loro ci saranno, insieme ai sauditi appunto, il Qatar, l'Egitto, la Giordania, gli Emirati, la Turchia, l'Indonesia e il Pakistan. Tutti vogliono sostenere gli sforzi di Trump in favore della pace. Questo sostengono. Poi ci sono anche altre nazioni, quelle se vogliamo più ingombranti e inquietanti. La Russia di Vladimir Putin, la Bielorussia di Alexander Lukashenko, Israele, di Bibi Netanyahu, che è come dire che nel Board of Peace, cioè nel Consiglio per la Pace, ci stanno quelli che stanno facendo la guerra. Insieme a loro altre nazioni, Albania, Kosovo. Poi ci sono quelli incerti, come il Giappone della prima ministra Takaichi. Poi ci sono ovviamente i contrari. Per fortuna, per fortuna, l'Europa. Quindi Svezia, Norvegia, Francia. Abbiamo sentito Macron con quanta energica sicurezza. Dice no al bullo americano. La stessa cosa si accinge a fare la Germania, per fortuna. Pare anche l'Italia di Giorgia Meloni. che non intende valicare i confini fissati dall'articolo 11 della Costituzione, che impone all'Italia di prendere parte solo agli organismi realmente multilaterali. E questo Board of Peace, non lo è. Se andiamo infatti a vedere di cosa si tratta, intanto ci rendiamo conto della natura affaristica propria del palazzinaro di Maralago che caratterizza questa istituzione. Per entrare ci vogliono un miliardo di dollari da sborsare al comitato. Ma non è solo una questione di soldi. Tutto ruota intorno a Trump. Sarà lui a dettare legge. Lui a convocare le riunioni. Ad approvare l'ordine del giorno. Lui a decidere l'esclusione dei membri, la cui partecipazione durerà tre anni. Lui che avrà diritto di veto su ogni delibera. Ci saranno due entità collegate, sì, un comitato palestinese tecnocratico, incaricato di amministrare temporaneamente la striscia di Gaza, e poi un executive board con un ruolo consultivo. Il Consiglio di pace si occuperà di questioni come il rafforzamento della capacità di governo, le relazioni regionali e della ricostruzione, la trazione degli investimenti, il finanziamento su larga scala e la mobilitazione dei capitali per la ricostruzione di Gaza devastata dopo due anni di guerra. Sostanzialmente l'attuazione pratica di quei 20 punti scritti nel documento di Sharma Sheikh. In sostanza sarà un consiglio d'amministrazione al servizio del business, cioè della corporate America guidata dalla tech right, la tecnodestra trampiana dei turbo capitalisti digitali e le petromonarchie saudite e sunnite del Golfo Persico. Un'altra ONU, come pensano gli europei, verrebbe da dire quasi magari. Il Board of Peace è piuttosto il comitato d'affari che deve dominare le post-democrazie post-occidentali nel tempo degli imperi. dove comanda The Donald e al suo fianco tutte le peggiori autocrazie elettive. E ora voglio tornare a Dio, perché in questo contesto Trump ha chiesto anche alla Santa Sede di entrare in questo Board of Peace per la ricostruzione di Gaza e di altre aree del mondo. Lo ha rivelato ieri il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, ha detto abbiamo ricevuto questo invito, il Papa lo ha ricevuto e stiamo vedendo cosa fare, stiamo approfondendo, credo che sia una questione che esige un po' di tempo e ci mancherebbe, ha poi aggiunto il segretario di Stato, noi comunque se parteciperemo non contribuiremo con il nostro danaro, cioè quel miliardo di dollari come fish d'ingresso e anche qui viene da dire a proposito della Santa Sede ci mancherebbe anche che la Chiesa sia costretta a pagare questa somma. Parolina ha avuto anche un momento in cui ha fatto qualche considerazione sulle tensioni tra Stati Uniti ed Europa e ha detto non sono salutari creano un clima che aggrava la situazione internazionale e che è di per sé stessa tesa. l'importante è eliminare le tensioni, discutere sui punti controversi ma senza entrare in polemiche e in tensioni. Ora io mi chiedo perché tanta prudenza anche nella Chiesa Cattolica? Lo sceriffo di Washington nel nome di Dio come abbiamo sentito in apertura e come ha detto lui stesso interpretando il pensiero dell'Altissimo sta sfasciando l'ordine internazionale e lo stato di diritto interno. Contro le violenze dell'A.I.S., la milizia presidenziale, si stanno scagliando finalmente alcuni alti prelati americani. L'altro giorno l'arcivescovo Timothy Broglio, ordinario militare della chiesa cattolica americana, ha detto che per i soldati sarebbe moralmente accettabile disobbedire agli ordini, se la loro coscienza li ritenesse ingiusti. Poi ha aggiunto che sulla Groenlandia le minacce di Trump stanno offuscando l'immagine degli Stati Uniti nel mondo. Il giorno prima erano stati tre arcivescovi americani, quello di Chicago, quello di Washington e quello di Newark, a diffondere un comunicato nel quale criticavano con durezza le, tra virgolette, politiche distruttive di Trump. E allora, qui c'è la mia domanda. Che cosa aspetta Papa Privost, simbolo di un'altra America, a sconfessare Trump, restituendo ai cattolici di tutto il mondo il loro Dio dell'amore e della misericordia?
Episode Title: Il Board di Trump, l’abuso di Dio e i silenzi di Papa Prevost
Host: Massimo Giannini
Date: January 22, 2026
In this episode, Massimo Giannini analyzes the latest move by Donald Trump at the World Economic Forum in Davos: the birth of his “Board of Peace”, ostensibly aimed at resolving conflicts in the Middle East, but raising troubling questions about political power, faith, and the manipulation of international institutions. Giannini delves into the composition, purpose, and implications of this new entity, critiques the intertwining of religion and politics, and reflects on the measured and—according to him—insufficiently critical response of the Vatican and Pope Prevost. The episode is a sharp, ironic panorama of political spectacle, hypocrisy, and the current global order.
Trump’s Grandiose Self-Presentation:
Giannini opens with Trump's declaration before Davos:
“Dio è molto orgoglioso di quello che ho fatto nel primo anno del secondo mandato presidenziale.”
(Massimo Giannini quoting Trump, 00:33)
Trump claims divine support for his presidency, using religious language and imagery to elevate himself on the global stage.
Cynicism on Religious Invocation:
Giannini sets a critical tone:
“Non c'è niente di peggio di un leader che parla di pace invocando il Dio degli eserciti e dei soldi.”
(Giannini, 00:44)
Trump’s Words at Davos:
Trump announces the creation of the Board of Peace, mixing self-congratulation and casual admissions about past wars:
“Spero che non ci sia bisogno di un Board of Peace, ma... con tutte le guerre che ho sottoscritto, le Nazioni Unite non mi hanno mai aiutato in una guerra... Ogni uno di loro mi ha nominato per un premio Nobel. Ogni una delle guerre.”
(Trump, 01:24–01:59)
Giannini ironically highlights Trump’s contradictions—championing peace while boasting about wars.
Composition and Motivation:
Underlying Interests:
Giannini is scathing about the Board’s true purpose:
“Per entrare ci vogliono un miliardo di dollari da sborsare al comitato... Tutto ruota intorno a Trump... sarà lui a dettare legge... lui a convocare le riunioni... lui che avrà diritto di veto.”
(Giannini, 03:10) He suggests the Board functions as a business consortium for Trump's interests and America’s digital ‘tech right’, alongside Gulf petromonarchies.
Governance Structure:
Irony of Multilateralism:
“Un’altra ONU, come pensano gli europei? Verrebbe da dire: quasi magari. Il Board of Peace è piuttosto il comitato d’affari che deve dominare le post-democrazie post-occidentali nel tempo degli imperi.”
(Giannini, 04:13)
Trump Invites the Vatican:
Trump’s invitation to the Holy See to join the Board is confirmed by Cardinal Parolin.
“Abbiamo ricevuto questo invito, il Papa lo ha ricevuto e stiamo vedendo cosa fare… noi comunque se parteciperemo non contribuiremo con il nostro danaro, cioè quel miliardo di dollari come fish d'ingresso…”
(Cardinal Pietro Parolin, paraphrased by Giannini, 04:53–05:17)
On Vatican Caution:
Giannini notes the Vatican’s restraint:
“Perché tanta prudenza anche nella Chiesa Cattolica?”
(Giannini, 05:50)
Parolin warns against escalating US–EU tensions:
“Non sono salutari, creano un clima che aggrava la situazione internazionale… l’importante è eliminare le tensioni, discutere… ma senza entrare in polemiche.”
(Parolin, reported by Giannini, 05:30)
Growing Criticism from US Prelates:
Giannini highlights outspoken American bishops:
“L'arcivescovo Timothy Broglio… ha detto che per i soldati sarebbe moralmente accettabile disobbedire agli ordini, se la loro coscienza li ritenesse ingiusti… Le minacce di Trump stanno offuscando l’immagine degli Stati Uniti nel mondo.”
(Giannini paraphrasing Broglio, 06:47)
Three archbishops (Chicago, Washington, Newark) also criticize Trump’s “distruttive politiche”.
Provocative Final Question:
Giannini closes with a challenge to Pope Prevost:
“Che cosa aspetta Papa Privost, simbolo di un’altra America, a sconfessare Trump, restituendo ai cattolici di tutto il mondo il loro Dio dell’amore e della misericordia?”
(Giannini, 07:12)
Trump on Divine Approval:
“Dio è molto orgoglioso di quello che ho fatto nel primo anno del secondo mandato presidenziale.”
(Giannini quoting Trump, 00:33)
On the Board’s Nature:
“Il Board of Peace è piuttosto il comitato d’affari che deve dominare le post-democrazie post-occidentali nel tempo degli imperi.” (Giannini, 04:13)
Giannini’s Provocative Closer:
“Che cosa aspetta Papa Prevost… a sconfessare Trump, restituendo ai cattolici di tutto il mondo il loro Dio dell’amore e della misericordia?”
(Giannini, 07:12)
Giannini’s style is critical, sharp, and at times ironic—especially in exposing political hypocrisy and the intertwining of religion and power. The episode mirrors the dramatic, almost theatrical nature of global politics, with recurring references to spectacle, manipulation, and moral questions at the crossroads of faith and governance.
For listeners: This episode provides a biting, insightful commentary on Trump’s latest international move and how it reflects the fusion of business, politics, and religion—posing urgent questions to both political leaders and religious authorities.