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In Italia ogni luogo merita un assaggio. Panella in Sicilia, cicchetti in Veneto, tigelline in Emilia. Ma soprattutto, dopo l'aperitivo, fuori casa, quando non c'è lo spazzolino, c'è Deigan.
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Parola di Antonino. Quando le ferie finiscono e la trentenne torna in città, nulla può turbarne la quiete. Con Zalando trova i suoi outfit da casa. Li prova davanti al suo specchio e si rilassa scegliendo i suoi nuovi look.
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Ai tempi della guerra fredda si chiamava il fronte dei non allineati. Erano i paesi che non si ritenevano schierati né da una parte né dall'altra, né con gli Stati Uniti né con l'Unione Sovietica. Sono passati decenni da allora, la guerra fredda è finita, il mondo è attraversato da guerre calde, caldissime. L'Unione Sovietica è crollata, al suo posto c'è la Russia, ma i paesi non allineati si sono allineati e come? stanno tutti sotto l'ala protettrice della Cina di Xi Jinping, che si è preso la Russia, che si è preso l'India, che si è preso l'Indonesia, il Brasile e una ventina di altre nazioni che hanno rappresentato l'alternativa all'ordine mondiale conosciuto, tutte schierate contro l'Occidente, riscrivono la storia del pianeta, riscrivono la storia del mondo. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
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Forza della memoria e del ricordo di una lotta eroica come fu quella del popolo cinese, così importante non solo per la Cina ma per tutta l'umanità per la sconfitta del nazismo e del fascismo. Sì, viviamo un momento difficile nelle relazioni internazionali. Io spero, confido, che qui da Pechino venga un messaggio per la pace, per la cooperazione, per il ritorno di uno spirito di amicizia tra tutti i popoli e per porre fine alle guerre che purtroppo insanguinano in modo così tragico diversi paesi del mondo.
B
Sì, c'era anche lui, lo avete sentito, le sue parole fanno un certo effetto, è Massimo D'Alema che parla, era anche lui sul palco d'onore della festa della vittoria che si è celebrata a Pechino, la grande rappresentazione simbolica e militare della forza cinese, l'impero dove non tramonta mai il sole, che Xi Jinping rilancia con grande forza in un momento nel quale Nel mondo gli equilibri stanno cambiando radicalmente ed Alema mostra di voler credere al racconto di Xi Jinping, intanto dal punto di vista storico. Nel suo discorso, prima della parata della vittoria, il presidente cinese aveva detto a lettere chiarissime che il ruolo dell'Unione Sovietica e della Cina nella Seconda Guerra Mondiale era stato fondamentale, sostenendo che i due paesi furono i principali vincitori. e invocando per il futuro un sistema internazionale più giusto e più equo. Colpisce che uno statista italiano, ex Presidente del Consiglio della Sinistra Europea, come Massimo D'Alema, prenda per buona questa narrazione cinese, del tutto fuori linea rispetto alla realtà dei fatti che in realtà, appunto, durante la Seconda Guerra Mondiale andarono in modo ben diverso. Se non ci fossero stati gli Stati Uniti, se non ci fosse stato, purtroppo, e va detto con tutto il dolore possibile e immaginabile, le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, probabilmente la Seconda Guerra Mondiale non sarebbe mai finita o comunque avrebbe avuto un esito ben diverso. Ma la Cina e gli Stati Uniti non li vogliono cancellare dai libri di storia e dunque non li menzionano nemmeno. Nel comunicato ufficiale del governo cinese che descrive la parata della vittoria di Pechino si legge testualmente che nel 1945, dopo 14 anni di resistenza, la Cina raggiunse la vittoria al prezzo tremendo di 35 milioni di morti militari e civili. un terzo di tutte le vittime mondiali nella seconda guerra mondiale. Lo storytelling di Xi è naturalmente falsato, è vero che la Cina ebbe milioni di morti, ma non solo nella seconda guerra mondiale. al conteggio finale il presidente dell'impero dove non tramonta mai il sole aggiunge anche i cinesi che combatterono contro i giapponesi durante la battaglia della cosiddetta Manciuria e lì tutto questo si produsse ben prima della seconda guerra mondiale e dello showdown finale che portò alla fine alla pace Ma D'Alema non ci crede e crede piuttosto al racconto di Xi Jinping. Non solo, aggiunge alla fine del suo commento, proprio da Pechino, dove era seduto nel palco d'onore dietro a Xi, a Putin, al presidente bielorusso Lukashenko, al presidente nordcoreano Kim Jong-un, insomma ai peggiori figuri del pianeta in questo momento, che si augura che da Pechino, dalla parata della Vittorio, arrivi un messaggio di pace e di rasserenamento dei rapporti internazionali. È difficile ritenere possibile uno scenario del genere, visto che in quella parata ad assistere alla Cina che mostra i suoi muscoli, era presente proprio quel Putin responsabile di una delle più sporche guerre che si ricordino dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, quella in Ucraina, ma di questo D'Alema non facendo. Citiamo D'Alema non perché sia rilevante dal punto di vista della nostra politica estera quello che dice un ex premier ormai fuori dai giochi, Ma solo perché in questo momento quello che accade non solo nel nostro emisfero ma anche in quell'altro che si riconosce in quell'apparato della vittoria fa davvero impressione. Il mondo sta vivendo una trasformazione radicale e le guerre sono lì a confermarlo. Donald Trump ha sfasciato l'Occidente, rompendo l'alleanza storica tra Stati Uniti ed Europa, per lui del tutto marginale, se non irrilevante e dunque inutile da colpire con i dazzi come qualunque altro nemico della filosofia e della dottrina dell'America First. Nel frattempo, viceversa, contro quel che resta dell'Occidente, si coagulano tutti gli altri forze che in questo momento si riconoscono nel Terzo Impero, quello cinese per l'appunto, che fa da contraltare agli altri due, quello americano e quello russo, che tuttavia fa asse con l'impero cinese e questa è la clamorosa novità della fase. La strategia trampiana, folle dal punto di vista dell'alleanza con l'Europa e anche autolesionista sul piano delle relazioni pericolose con Putin, ha prodotto come ultimo e unico risultato il fatto di riportare l'uomo del Kremlino agli onori del mondo. accettando un incontro del tutto asimmetrico ad Anchorage in Alaska in pieno agosto, un incontro durante il quale Putin ha potuto trattare su un livello di assoluta parità col suo amico americano, affari soprattutto legati al petrolio, legati alla navigazione sul mare artico, legati al recupero degli accordi tra Exxon e Rosneft intorno al piano petrolifero Sakhalin-1 e adesso riabilitato completamente grazie all'abbraccio tutt'altro che mortale con Xi Jinping. Prima durante il vertice della Shanghai Cooperation Organization che riunisce ben 25 paesi alternativi all'asse occidentale. Poi, durante la parata del popolo di Pechino, Xi ha detto chiaramente rivolto a Putin, vecchio amico mio, l'uomo del cremino gli ha risposto, caro amico mio, le nostre relazioni, hanno riconosciuto i due, sono arrivate a un livello di altezza senza precedenti e così è oggettivamente. Pechino aveva sempre guardato a Mosca con una certa benevolenza, ma anche con una certa diffidenza. Adesso di tutto questo non c'è più traccia. La guerra in Ucraina non è più oggetto di alcuna riflessione da parte di Xi Jinping e di tutti gli altri leader riuniti a Pechino in questi giorni. Anzi, L'offesa al diritto internazionale arriva soltanto da Israele, secondo i paesi che si riconoscono in questa nuova alleanza anti-occidentale. Offesa in Iran e offesa contro i palestinesi. Sulla Russia neanche una parola. Non solo. Insieme a queste relazioni senza precedenti tra Cina e Russia si consolidano le relazioni con l'India di Modi. Relazioni economiche, commerciali, industriali ed energetiche. Intanto rinasce l'idea della costruzione di un gasdotto Power of Siberia II che dovrebbe collegare Russia e Cina. rappresentando dal punto di vista cinese un'infrastruttura cruciale perché consentirà di portare il gas rosso con un'entità di 50 miliardi di metri cubi ogni anno direttamente nei gasdotti cinesi. La stessa cosa succederà con l'India. Insomma, si sta consolidando una realtà che non è solo geostrategica, ma è anche di tipo industriale, economico, tecnologico. Nel 2001 tutti i paesi riuniti sotto l'egida della Shanghai Cooperation Organization, che si è riunita appunto tre giorni fa in Cina, Tianjin, prima della parata della vittoria di Pechino, rappresentavano di fatto un'entità che riuniva tutte potenze regionali e avevano un peso economico assai scarso, valevano appena il 5% del PIL mondiale. Oggi, che sono passati 24 anni da allora, questi stessi paesi coprono un prodotto interno lordo del pianeta pari quasi al 25%. Tutto questo si deve alla impetuosa crescita cinese e indiana. e alla tenuta sostanziale della Russia, che ha comunque un pillo infinitamente più basso, ma nonostante le sanzioni ha mostrato di poter reggere l'urto. Sempre nel 2001 la Cina produceva un prodotto lordo di appena 1.400 miliardi di dollari, poco più di quattro volte quello russo. Infatti la Russia, allora, dopo il crack dell'Unione Sovietica, aveva un PIL di appena 307 miliardi. Anche se sul piano del reddito medio La situazione di Mosca era migliore, con 2.100 dollari pro capite. I russi avevano infatti un livello di vita doppio rispetto ai cinesi. Oggi il quadro si è completamente capovolto. Nel 2025 la Russia ha superato i 19.000 miliardi di dollari di prodotto interno lordo, mentre la Russia si è fermata poco sopra i 2.000 miliardi. Il divario di reddito medio oggi si è di fatto annullato rispetto al vantaggio russo di 24 anni fa. I cinesi hanno raggiunto infatti un reddito pro capite di 3.600 dollari all'anno, mentre i russi sono fermi a quota 14.400. Nel frattempo in tutto questo ha fatto irruzione l'India, che ha un PIL ancora piuttosto basso, ma che è in grande, fortissima crescita. Oggi siamo a quota 4.000 miliardi. Ma nei prossimi anni le previsioni parlano di un Pil che crescerà di almeno 5 volte entro i prossimi 10 anni. Insomma, il Sud globale lancia all'America e all'Europa un messaggio chiarissimo. Attenzione, non siete più voi i padroni del mondo. Noi questa congrega di autocrati violenti la chiamiamo l'asse del disordine mondiale, ma c'è un problema che loro viceversa si sentono maggioranza nel pianeta. Lo sono dal punto di vista dell'estensione territoriale e in qualche misura anche della quantità di popolazione che rappresentano. Non lo sono ancora dal punto di vista economico-militare, meno che mai tecnologico, ma la sfida è lanciata e questa è la vera novità della fase. Drammatica, se vogliamo, visto che in questo asse del disordine mondiale, insieme a questi architetti del caos guidati da Xi Jinping e da Putin, ci sono anche personaggi come Pezeskian, presidente dell'Iran, oppure Erdogan, presidente della Turchia, che faderebbe in teoria da cerniera tra est e ovest, tra nord e sud. e che invece sempre più spesso è schierata con le forze alternative all'Occidente. In questo nuovo mondo, che nasce anche attraverso le terribili guerre che Donald Trump non è in grado di far finire, nonostante le sue promesse, noi rischiamo di diventare marginali. Qual è la risposta che saremo in grado di dare a questa sfida lanciata dalle autocrazie contro quel che resta delle democrazie liberali? Questa è la vera domanda che soprattutto l'Europa si deve porre. E certo, se la risposta è quella di Massimo D'Alema, non andremo lontano. Anzi, possiamo proclamarci fin da ora già sconfitti. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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In Italia ogni luogo merita un assaggio. Panella in Sicilia, cicchetti in Veneto, tigelli in Emilia. Ma soprattutto, dopo l'aperitivo, fuori casa, quando non c'è lo spazzolino, c'è Dega.
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Con Floro Calce Xilitolo, un valido aiuto per la tua igiene orale.
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Parola di Antonino.
Host: Massimo Giannini
Date: September 4, 2025
L’episodio analizza profondamente la crescente polarizzazione geopolitica mondiale, evidenziando il ruolo ormai centrale della Cina e la progressiva marginalizzazione dell’Occidente. Massimo Giannini prende spunto dalla presenza di Massimo D’Alema a Pechino, ospite della parata della vittoria cinese, per riflettere sulla narrazione storica e politica promossa dal “Sud Globale”, sottolineando come l’Occidente – e in particolare l’Europa – sia a rischio di irrilevanza nello scenario attuale.
“Spero, confido, che qui da Pechino venga un messaggio per la pace, per la cooperazione... per porre fine alle guerre che purtroppo insanguinano in modo così tragico diversi paesi del mondo.”
— Massimo D’Alema, [01:47]
“Colpisce che uno statista italiano, ex Presidente del Consiglio della Sinistra Europea, come Massimo D'Alema, prenda per buona questa narrazione cinese, del tutto fuori linea rispetto alla realtà dei fatti... Se non ci fossero stati gli Stati Uniti... la Seconda Guerra Mondiale non sarebbe mai finita o comunque avrebbe avuto un esito ben diverso.”
“Donald Trump ha sfasciato l’Occidente, rompendo l’alleanza storica tra Stati Uniti ed Europa...”
“Qual è la risposta che saremo in grado di dare a questa sfida lanciata dalle autocrazie contro quel che resta delle democrazie liberali? Questa è la vera domanda che soprattutto l’Europa si deve porre.”
— B, [15:00]
“E certo, se la risposta è quella di Massimo D’Alema, non andremo lontano. Anzi, possiamo proclamarci fin da ora già sconfitti."
“Io spero, confido, che qui da Pechino venga un messaggio per la pace, per la cooperazione, per il ritorno di uno spirito di amicizia tra tutti i popoli...”
“Donald Trump ha sfasciato l’Occidente, rompendo l’alleanza storica tra Stati Uniti ed Europa…”
“Insomma, il Sud globale lancia all’America e all’Europa un messaggio chiarissimo. Attenzione, non siete più voi i padroni del mondo.”
“Qual è la risposta che saremo in grado di dare a questa sfida lanciata dalle autocrazie contro quel che resta delle democrazie liberali?”
Massimo Giannini traccia un quadro inquietante del nuovo ordine mondiale, dove il blocco guidato dalla Cina e rafforzato dalla Russia e dall’India mette ormai all’angolo l’Occidente. L’episodio diventa una riflessione tagliente sulle ombre che gravano sulla democrazia liberale europea e una provocazione sulla capacità – o incapacità – dei politici occidentali di rispondere alla sfida lanciata dalle autocrazie. Attraverso l’emblematica figura di D’Alema e il suo allineamento al racconto cinese, Giannini evidenzia i rischi di una deriva subalterna dell’Europa in un mondo in radicale trasformazione.