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Facite la faccia feroce, gridava Francesco II, ultimo re del regno delle due Sicilie. Governò tra il 22 maggio 1859 e il 13 febbraio 1861. Era un re debole, un po' screditato. Prima di lui c'era stato suo padre, Ferdinando II, tutt'altra stoffa. Francesco, viceversa, aveva l'impressione e la volontà di manifestare ai suoi sudditi che il regno esisteva ed era forte. In realtà era il crepuscolo della monarchia. Di lì a poco se ne sarebbe andato a casa. Tuttavia, facite a faccia feroce, era il grido di battaglia che ripeteva sempre ai suoi soldati e alle sue guardie. Ma non a caso, per questa sua evidente debolezza, per questa sua incapacità di far corrispondere la sostanza all'apparenza, questore fu ribattezzato Franceschiello. E oggi viene la stessa sensazione a guardare il decreto legge appena varato dal governo di Giorgio Almenoni, che è tutto un facite a faccia feroce. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
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Vorrei far ricordare che 50 anni fa, quando sono entrato in Magistratura, una delle mie prime inchieste è stata sulla colonna veneta delle Brigate Rosse e quel fenomeno, di cui moltissimi di voi non hanno conoscenza diretta, ma sicuramente conoscete cosa sia accaduto, era nata proprio per una insufficiente attenzione anche da parte dello Stato verso queste forme di aggressività odiosa, soprattutto verso le forze dell'ordine, che era stata in un primo momento trascurata anche da parte della cosiddetta società civile. Tutti noi ricordiamo ma potete andarvelo a vedere sui telegiornali dell'epoca, le espressioni compagni che sbagliano, sedicenti brigate rosse, finché Rossana Rossanda ha detto c'è l'album di famiglia in quelle brigate rosse. Ecco noi cerchiamo adesso con un'attività di prevenzione e con un'attività di repressione di evitare che quei tristi momenti la faccia.
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Feroce ce la mette lui ancora una volta il ministro della giustizia Carlo Nordio che ha pronunciato queste parole che avete appena ascoltato alla fine del consiglio dei ministri che ha barato il famoso famigerato decreto legge sulla sicurezza. La risposta agli incidenti di Torino al corteo di Ascatasuna a quell'aggressione violenta nei confronti degli agenti di polizia. e il guardasigilli non rinuncia ancora una volta ad inoculare altro veleno nelle vene di un paese già sufficientemente intossicato, come avevano fatto nei giorni scorsi il suo collega della difesa, Crosetto, e poi via via tutti gli altri ministri, compreso il responsabile del deminale, Piantedosi. Questa volta Nordio, come avevano fatto gli altri, rievoca le Brigate Rosse e dice che questo provvedimento urgente è stato approvato esattamente per impedire che nel nostro paese tornino quelle formazioni terroristiche. Un paragone assurdo, pericoloso, intollerabile, come se gli scontri di Torino, pur gravi, pur deprecabili, possano in qualche maniera riportarci con la memoria a quegli anni settanta, nei quali si compirono duemila, pensate duemila, attentati violenti e sanguinosi che fecero oltre 500 morti. Ecco, l'Italia di oggi come quella degli anni di piombo, ancora una volta, il tutto per giustificare che cosa la faccia feroce. Se andiamo a leggere il testo di questo decreto sicurezza possiamo dire solo una cosa. Grazie Sergio Mattarella. Infatti si deve a lui il lavoro di correzione preventiva che ha impedito che questo ennesimo pacchetto sicurezza, il terzo varato dal governo Meloni, si traducesse in un'insopportabile torsione liberticida. Le norme, almeno dal punto di vista formale, annunciate subito dopo gli incidenti al corteo di Ascatasuna ci sono, almeno nel titolo, ma il contenuto è ben diverso da quello del tutto dispotico che avevano in testa le destre al comando. Intanto il fermo preventivo, una delle norme più discusse, C'è questo provvedimento, tuttavia il testo spiega in maniera chiarissima che nel corso di specifiche operazioni di polizia svolte nell'ambito dei servizi di ordine e sicurezza pubblica, disposti in occasioni di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, gli agenti di polizia possano accompagnare nei propri uffici persone rispetto alle quali in relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di elementi di fatto, anche desunti da strumenti come mazze, caschi, bastoni, bombe carta e così via, oppure, in base alla rilevanza di precedenti penali, come reati commessi con violenza alle persone o alle cose in manifestazioni pubbliche, ebbene in questi casi effettivamente gli agenti di polizia possono trattenere per 12 ore questi soggetti. Ma c'è un'aggiunta che fa tutta la differenza del mondo e cioè il fatto che in questi casi il pubblico ministero debba essere avvertito immediatamente all'atto del fermo. e lo stesso pubblico ministero, se non riconosce che ricorrono le condizioni che abbiamo appena indicato, traendole dal testo del decreto, ordina il rilascio della persona accompagnata. Così, appunto, il principio costituzionale, la garanzia del diritto alla difesa e della possibilità di un percorso giurisdizionale nella gestione dell'ordine pubblico è salvo. norma discussa, della quale pure si era parlato alla vigilia e sulla quale anche qui dobbiamo ringraziare l'intervento del Quirinale che ha disinnescato il pericolo di un'ennesima torsione securitaria e quella che riguarda lo scudo penale per gli agenti. Anche in questo caso il titolo c'è, lo scudo penale, lo si può riassumere così, l'articolo del decreto legge che fa riferimento a questa norma, ma in realtà non copre in senso assoluto qualunque comportamento degli agenti o degli ufficiali di pubblica sicurezza nei confronti di chi manifesta il proprio dissenso, anche in modo violento. No, non è così. Anche in questo caso intanto è tutto rimesso ai pubblici ministeri. Ma in secondo luogo lo scudo penale si risolve in realtà nell'istituzione di un secondo registro, che non è più quello degli avvisi di garanzia, ma gli assomiglia tanto, che vale sia per gli agenti di pubblica sicurezza sia per le persone normali, comuni, che abbiano compiuto un atto o una reazione, in questo caso si può parlare di difesa legittima, rispetto a minacce violente che subiscono. Anche qui tutto è rimesso al presidio della magistratura e tutto rientra nell'ambito del diritto costituzionale. Dunque, grazie a Sergio Mattarella, che ha contenuto il danno e ha impedito che un governo che vuole fare la faccia feroce usi un provvedimento come questo, sfruttando in modo strumentale incidenti pure gravi, ma per reprimere, qui, ora e in futuro, qualunque forma di dissenso in modo preventivo, con il che si può dire e si può dare ragione soprattutto a quello che due giorni fa Franco Gabrielli, ex capo della Polizia dal 2016 al 2021, ha detto in un'intervista a Repubblica. E cioè stiamo attenti a tutti quelli che usano gli operatori di polizia come una bandiera propagandistica, promettendo scorciatoie e soluzioni miracolose che, alla prova dei fatti, non proteggono proprio nessuno, a cominciare da chi indossa una divisa. Ha aggiunto Gabrielli? Guardiamoci da provvedimenti che sono solo fumo negli occhi e propaganda securitaria a finanza zero. La gestione dell'ordine pubblico non è una formula da talk show, né da bar sport. Ecco, noi il bar sport e il talk show lo abbiamo realmente rischiato, con norme che in apparenza finalizzate a garantire la sicurezza dei cittadini, ne reprimono le libertà. Questo era inaccettabile, questo non è accaduto, grazie appunto al lavoro discreto, ma fondamentale, degli uffici giuridici del Colle. rimane la propaganda, quella di Nordio l'abbiamo sentita, ma poi purtroppo, bisogna dirlo, anche quella di Giorgia Meloni, perché intervenuta ai microfoni del programma diritto e rovescio su Rete4, la Presidente del Consiglio non è riuscita a non introdurre ancora una volta un elemento polemico nei confronti della magistratura. ha detto testualmente la sorella d'Italia non penso che esista una strategia per impedire che il governo possa essere efficace sulla sicurezza e poi prendersela con il governo come sembra che a volte la sinistra faccia ma c'è un problema di mentalità sbagliata serve un approccio più duro da parte di tutti coloro che sono coinvolti nel garantire la sicurezza dei cittadini ad ogni livello e poi commentando i provvedimenti emessi dalla magistratura nei confronti dei manifestanti che hanno aggredito il poliziotto di Torino durante gli scontri per Ascatasun, la Presidente del Consiglio ha aggiunto non capisco questo doppio pesismo di certa parte della magistratura. Ecco il riferimento è al fatto che quando le violenze le commette una divisa allora scattano le indagini e i poliziotti possono subire un avviso di garanzia. Giustamente perché lo Stato deve garantire la sicurezza senza usare la violenza quando di violenza non c'è bisogno. Viceversa, il doppio presismo al quale allude la Premier è quello dei magistrati che, a proposito dei fatti di Torino, hanno mandato ai domiciliari i tre manifestanti che avevano arrestato. Anche qua, l'ennesima manipolazione della realtà. Basta leggere l'ordinanza di convalida degli arresti di quei tre personaggi. Intanto, nessuno dei tre – basta guardare il video e il testo dell'ordinanza stessa – appartiene al gruppo diretto di coloro che hanno colpito fisicamente quell'agente. Erano in quel gruppuscolo, ma erano nelle retrovie. Nessuno di loro ha dato martellate in testa o sul corpo di quel poliziotto. In secondo luogo, nessuno di loro aveva precedenti penali. Erano tutti incensurati. E allora, in realtà, la magistratura, in questo caso il pubblico ministero e soprattutto il GIP, non hanno rimandato a casa liberi i tre soggetti. li hanno soltanto rimandati ai domiciliari, considerando che il pericolo di fuga, il rischio che ricommettessero lo stesso reato o inquinassero le prove, ovviamente non c'era. Questo non significa che non debbano essere o non possano essere rinviati a giudizio nei prossimi giorni. Ma distinguiamo le cose, chiamiamole col loro nome. La responsabilità penale è personale e questo è un altro principio costituzionale intangibile. che il governo farebbe bene a ricordarsi. Nessuno di quei tre ragazzi, sì, delinquenti, certamente, è stato autore dei colpi inferti ai poliziotti e al poliziotto caduto. Dunque, perché dovevano restare in galera, come qualcuno gridava e ha continuato a gridare e continua a gridare oggi? Restano gli omicidiari. come è giusto che sia, come il codice penale prevede. Se alle destre al comando questo codice non va bene, provino a cambiarlo, ma rispettando la Costituzione, che è la nostra e unica stella polare. Perché vedete, se non si fa questo, poi rimangono solo due vie. O Franceschiello, come abbiamo detto, oppure Pinochet, come non vorremmo mai. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di.
Episode: Il decreto sicurezza, Nordio e la faccia feroce di Franceschiello
Host: Massimo Giannini
Date: February 6, 2026
This episode of "Circo Massimo" features Massimo Giannini offering a critical analysis of the Italian government’s newly approved "decreto sicurezza" (security decree) following recent clashes in Turin. Giannini examines the rhetoric of government ministers—particularly Justice Minister Carlo Nordio—and draws historical parallels, warning against conflating public dissent with terrorism. The episode unpacks the legal text, highlights constitutional safeguards, and challenges government-driven propaganda, with pointed references to President Sergio Mattarella’s moderating role.
“Facite la faccia feroce, gridava Francesco II, ultimo re del regno delle due Sicilie... In realtà era il crepuscolo della monarchia.”
(B, 00:32)
“Quel fenomeno... era nata proprio per una insufficiente attenzione anche da parte dello Stato verso queste forme di aggressività odiosa, soprattutto verso le forze dell’ordine...”
(C, 01:51)
“Grazie Sergio Mattarella. Infatti si deve a lui il lavoro di correzione preventiva che ha impedito che questo ennesimo pacchetto sicurezza... si traducesse in un’insopportabile torsione liberticida.”
(B, 03:00)
“Guardiamoci da provvedimenti che sono solo fumo negli occhi e propaganda securitaria a finanza zero.” (Franco Gabrielli, 03:00)
“La responsabilità penale è personale e questo è un altro principio costituzionale intangibile, che il governo farebbe bene a ricordarsi.”
(B, ~last third of episode)
“Perché vedete, se non si fa questo, poi rimangono solo due vie. O Franceschiello, come abbiamo detto, oppure Pinochet, come non vorremmo mai.”
“Facite la faccia feroce, gridava Francesco II... In realtà era il crepuscolo della monarchia.” (B, 00:32)
Sets the historical tone and metaphor for government posturing.
“Questo provvedimento urgente è stato approvato esattamente per impedire che nel nostro paese tornino quelle formazioni terroristiche. Un paragone assurdo, pericoloso, intollerabile...” (B, after Nordio’s audio, ~03:00)
Giannini refutes the terrorism comparison.
“Grazie Sergio Mattarella... ha impedito che un governo che vuole fare la faccia feroce usi un provvedimento come questo... per reprimere qualunque forma di dissenso in modo preventivo.”
(B, 03:00) Emphasizing the President’s protective role.
“La gestione dell’ordine pubblico non è una formula da talk show, né da bar sport.” (Franco Gabrielli, ~after 03:00)
A sharp critique of populistic law-and-order narratives.
“La responsabilità penale è personale e questo è un altro principio costituzionale intangibile, che il governo farebbe bene a ricordarsi.”
(B, ~end) Calling for constitutional fidelity over politicized justice.
Giannini’s trademark is incisive, analytical commentary laced with historical analogies, institutional critique, and defense of constitutional principles. The episode mixes a conversational narrative with moments of rhetorical flair and quotation, maintaining clarity and urgency throughout.