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A
Uno sguardo e pensiamo di aver già capito tutto. Ma dietro ogni persona c'è una storia. La Chiesa Valdese sostiene progetti di accoglienza, lavoro e inclusione. Con la tua firma vai oltre i luoghi comuni. 8x1000 alla Chiesa Valdese. L'altro 8x1000.
B
Ve la ricordate la vecchia iconica battuta pronunciata da Alberto Sordi in un lontano ma glorioso film del 1959? Si intitolava Gastone e l'Albertone nazionale incarnava un personaggio, un imbroglione teatrale, che usava spesso ripetere questa espressione lamentosa come scusa ciclica ricorrente che giustificava tutti i suoi fallimenti, i suoi comportamenti, e alla fine diventava quasi l'allegoria dell'italiano medio che cerca di sopravvivere in mezzo ai pasticci, ai problemi e anche agli eventi storici, rifugiandosi sempre nell'eterno espediente, nel solito pianisteo e alla fine confidando sistematicamente nel caro vecchio stellone italiano. Ecco, ho sentito parlare il ministro Giancarlo Giorgetti della nostra situazione economica e dei nostri conti publish e non ho potuto fare a meno di ripensare a Alberto Sordi e a quel suo vecchio film di più di mezzo secolo fa. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
C
Ci muoveremo da soli? Io non lo escluderei. però siccome parlando con i colleghi in tanti si ritrovano come me a fare il medico nell'ospedale a campo in tanti condividiamo lo stesso modo di vedere la situazione e quindi abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti che dobbiamo curare non possiamo dargli l'aspirina diciamo così E
B
allora, alla fine, eccolo qua, lo avete appena sentito, il gastone dei tempi nostri. È Giancarlo Giorgetti, il Ministro dell'Economia, che con le parole che avete appena ascoltato ha spiegato, ha giustificato i risultati dell'andamento della nostra finanza pubblica, contenuti nel documento di programmazione economica come si chiamava un tempo, cioè il quadro che fa il punto della situazione sia in chiave retrospettiva sia anche e soprattutto in chiave di prospettiva. Purtroppo i risultati non sono buoni. L'Italia chiude il 2025, come ha spiegato lo stesso responsabile del ministero di via 20 settembre, con deficit pubblico più alto rispetto a quello che speravamo. Siamo arrivati al 3,1% in rapporto al prodotto interno lordo. Lo certificano i dati sia dell'Istat sia dell'Eurostat. Abbiamo sperato fino alla fine che si potesse stare sotto il fatidico tetto del 3%, al di sotto del quale, secondo i nostri accordi, convenuti con la Commissione europea, saremmo riusciti a evitare il protrarsi di quella procedura di infrazione per disavanzo eccessivo che grava su di noi ormai da più di due anni, anzi da tre. purtroppo abbiamo superato il tetto e quindi la procedura d'infrazione rimane. Questo vuol dire che non abbiamo margini per fare altra spesa in deficit, né adesso né soprattutto, come evidentemente sperava il governo di Giorgia Meloni, con la prossima manovra economico-finanziaria, l'ultima prima di andare alle elezioni politiche e dunque l'ultimo treno che passa per poter fare operazioni di chiara marca preelettorale, cioè bonus e prebende a pioggia per indurre i cittadini contribuenti a rivotare per il governo che quei bonus e quelle prebende sta distribuendo generosamente. non si potrà fare. Questa è una pessima notizia per il governo ma in generale l'andamento dei nostri conti pubblici è una pessima notizia anche per noi. Vuol dire che la crescita è ferma al palo e questo lo dice chiaramente anche Giorgetti spiegando che abbiamo adeguato il PIL che scende dallo 0,7 allo 0,6 per cento per il 2026 e dallo 0,8 allo 0,7 nel 2027. Purtroppo, come avete ascoltato, aggiunge che non viviamo in circostanze normali, questo documento di finanza programmatica è un po' diverso rispetto a quelli a cui ci eravamo abituati. Si tratta di una fotografia dell'andamento collegata al più generale andamento dell'economia. E la naturale premessa è che, appunto, non viviamo in circostanze normali, ma siamo in una fase totalmente eccezionale e quindi queste previsioni riflettono questa eccezionalità. Dopodiché, qui succede un fatto curioso. Intanto, per fortuna, Giorgetti si esime dal fare polemica con la Commissione europea e con Eurostat ai fini della certificazione di quel 3,1% e dice usando una vecchia formula cara a un mister famoso sui nostri campi di calcio e c'è quel Bujadin Boskov che diceva rigore è quando arbitro fischia ecco Giorgetti dice euro stata certificato il 3,1 per cento e quindi l'arbitro ha deciso il rigore possiamo essere d'accordo o no ma queste sono le regole del gioco benissimo questa è una buona notizia aggiunge Giorgetti viviamo come in un ospedale da campo e non siamo i soli in tanti si ritrovano come me a fare il medico in condizioni di emergenza assoluta. Perché? Perché c'è la guerra, ovviamente. perché ci sono le guerre e dunque siamo sempre costantemente esposti a situazioni emergenziali dettate soprattutto dagli shock di tipo energetico che in particolare il conflitto in Medio Oriente sta generando a livello globale europeo e italiano questa la chiave di lettura di Giorgetti ma è corretta per carità tuttavia viene da dire la guerra di Putin è iniziata nel 2022 Noi abbiamo affrontato da allora un'emergenza dal punto di vista della fornitura del gas e del petrolio praticamente a mani nude e nel corso di ben quattro anni, tanti sono quelli passati da allora, non siamo riusciti a diversificare le nostre fonti energetiche in modo tale da metterci al riparo da ulteriori shock o quantomeno dal contenerli. E ora che esplode anche la guerra in Medio Oriente purtroppo innescata dall'architetto del caos Donald Trump che prima accende gli incendi poi va in giro a spegnerli dicendo quanto sono bravo a fare il pompiere ecco noi rispetto a tutto questo non siamo in grado di avere contromisure all'altezza tant'è che a chi chiede a Giorgetti previsioni sul futuro risponde non chiedetelo a me chiedetelo a Trump perché, appunto, c'è la guerra. Poi, dopo aver riconosciuto la legittimità delle regole del gioco fissate da Bruxelles per quel che riguarda la statistica, tuttavia Giorgetti le contesta per quel che riguarda la politica. Dice infatti, il ministro dell'economia, che per ora noi non abbiamo chiesto deroghe al patto di stabilità. Tuttavia, aggiunge, bisogna essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni. Non rilassati, ma flessibili. Cosa voglia dire flessibili? Questo è piuttosto curioso. Per cui, poco più avanti, Giorgetti aggiunge, Quello che non è accettabile è la rigidità rispetto ad approcciare un mondo che è completamente cambiato. È una cosa che non sta in piedi. Siamo di fronte a un mondo che ci ha posto delle sfide ed esige risposte. Pronte. Poi conclude con una frase sibillina. E dice, se necessario, rispetto alle possibilità che Bruxelles non conceda ulteriori margini di flessibilità, noi ci muoveremo da soli. Qualunque cosa significhi. fuori Siamo forse pronti a sfidare la Commissione europea pur rimanendo sotto procedura di infrazione e dunque fare ulteriore spesa in deficit di qui alla prossima manovra preelettorale? Sarebbe un ulteriore suicidio. E comunque quello che non funziona di fronte a quanto sta accadendo è continuare a cercare altrove capri espiatori, continuare a evocare altrove espedienti che non stanno in piedi. e quindi ripetere come faceva Gastone, a me m'ha rovinato la guerra. Per Contro, sempre Alberto Sordi, è stato autore di un altro storico e fantastico film che si intitolava viceversa. Finché c'è guerra, c'è speranza. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Host: Massimo Giannini
Date: April 23, 2026
In questo episodio, Massimo Giannini offre una panoramica critica sull’attuale situazione economica italiana, prendendo spunto dagli ultimi dati sul deficit pubblico e dalle dichiarazioni del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Attraverso parallelismi cinematografici e riferimenti ai personaggi di Alberto Sordi, Giannini evidenzia la tendenza della politica italiana ad addossare alle crisi globali la responsabilità delle difficoltà economiche interne, analizzando sia le giustificazioni fornite dal governo che le prospettive future sulle possibilità di manovra economica, soprattutto in vista delle elezioni.
Il tono è ironico, pungente, attento al dettaglio e impregnato di cultura popolare italiana (Sordi, Boskov). Giannini alterna ironia e amarezza, restituendo un quadro preoccupato e critico sui limiti della classe politica italiana e della narrazione pubblica.
Riassunto a cura di OnePodcast – Circo Massimo, Lo spettacolo della politica.