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A
Essere One di famiglia è sapere che per qualcuno sarai sempre unica. Essere One di famiglia è sapere che ovunque andrai ci sarà sempre qualcuno pronto a guidarti. Essere One di famiglia è sapere che le partenze sono belle ma i ritorni ancora di più. Perché c'è solo One di famiglia ed è qui per te. Torna Mini Countryman One. In the family. La guideranno tutti. Neopatentati inclusi. Scopri tutti i vantaggi dedicati sull'intera gamma su Mini.it negli showroom dei partner Mini. Iniziare una guerra è come aprire la porta di una stanza buia. Non sai mai cosa ci troverai lì dentro. Secondo il professor Alessandro Barbero, nelle sue lezioni di storia, questa frase Adolf Hitler la ripeteva più e più volte alla sua segretaria. Oggi torna in mente questa frase che dentro quella stanza buia sembra ci siamo finiti tutti quanti, dopo l'ennesima guerra, stavolta quella lanciata da Trump e da Netanyahu contro l'Iran dei guardiani della rivoluzione. E dunque riecheggia quella antica frase di Hitler, il capo del Terzo Reich, quello che sui suoi aerei della Luftwaffe, che andavano a bombardare l'Europa, scriveva un altro motto, Gott mit uns, Dio è con noi. E allora in quella stessa stanza buia noi tutti ci chiediamo quale Dio oggi ci accompagna dentro quel buio. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
B
Preghiamo per la saggezza di Dio per fluttuare il suo cuore e la sua mente e Dio guiderà lui in questi momenti difficili che stiamo affrontando oggi. Preghio per la tua grazia e la tua protezione su di lui. Preghio per la tua grazia e la tua protezione sulle nostre truppe e su tutti i nostri uomini e donne che servono nelle nostre forze armate. E Padre, preghiamo che continui a dare al nostro Presidente la forza che ha bisogno per guidare la nostra grande nazione. Quando torneremo in una nazione, sotto Dio, indivisibili, con libertà e giustizia per tutti, preghieremo la tua benedizione in nome di Dio.
A
Ecco, quello che avete appena sentito è un momento topico per la Casa Bianca. Donald Trump, ancora una volta riunito nello studio ovale, insieme ai stori anglicani che lo circondano, gli mettono le loro mani sulla spalla e pregano, invocano Dio perché metta a sua volta la sua mano sulla testa del Commander-in-Chief e conduca lui alla vittoria finale contro l'asse del male, contro il nemico iraniano e dunque ancora una volta l'uso politico di un Dio unilaterale, buono soltanto per un pezzo di mondo, che combatte contro un altro pezzo di mondo che a sua volta ha un altro Dio, un altro Dio che si chiama Allah e che viene invocato in qualunque occasione, anche in queste ore drammatiche. per i guardiani della rivoluzione che scelgono il successore di Ali Khamenei e lo annunciano con grande solennità. Quel nome continuerà a risuonare. Sì, perché a condurre la più grande teocrazia del pianeta sarà il figlio della guida suprema, Mojtaba Khamenei. Questo hanno deciso il comitato degli esperti, questo hanno deciso i guardiani della rivoluzione. Dunque la guerra continua ed è uno scontro tra dei, l'uno contro l'altro armato. Donald Trump ci ha abituato a questo kit di attuazione di una sua propria personale teocrazia in stile occidentale. In questi giorni ne abbiamo visti di video nei quali ancora una volta lo sceriffo di Washington miscela realtà e pensione. senza rendersi conto di quanto tragico sia tutto questo e di quanto disgustoso sia il messaggio che passa. E infatti l'unico, per ora, che se ne accorge negli Stati Uniti è il Cardinal Blaise Capich, e cioè uno dei più autorevoli esponenti della Chiesa americana, vicina al Leone XIV. «It's sickening», ha detto il Cardinal Cupic, osservando uno di quei video, quello nel quale gli esperti dottori stranamore della Casa Bianca hanno mescolato assieme le immagini della guerra vera che sta insanguinando il Medio Oriente e di quel videogame che si chiama Call of Duty, dove appunto La tragedia reale, crudissima, delle persone che muoiono in queste ore, si mescola con quella tutta virtuale, con il quale gli adolescenti giocano al loro computer. Insieme a questa ce n'è stata un'altra di aberrazione, altri video che la Casa Bianca ha diffuso, come quelli degli F-35 americani che decollano e sganciano bombe al suono della Macarena. E' appunto per fortuna che almeno un cardinale americano si alza in piedi e dice basta con questo orrore. Il nostro governo sta trattando la sofferenza del popolo iraniano come uno sfondo per il nostro intrattenimento, come se fosse solo un altro contenuto da sfogliare mentre aspettiamo in fila al supermercato. Dobbiamo ringraziare questo cardinale che dice quello che purtroppo il pontefice americano non ha ancora detto. Più e più volte abbiamo sentito Leone XIV, nelle sue Comelie e nei suoi Angelus, invocare la fine delle guerre. e ripetere con quel suo tono solenne, grave, ottativo, cessino i bombardamenti, cessino le violenze, senza però mai nominare per nome e per cognome chi di quelle violenze e di quei bombardamenti è responsabile. In questo, purtroppo, si ha detto con tutto il rispetto per il Vicario di Roma, C'è tutta la differenza che esiste tra Papa Privost e Papa Francesco, il Papa argentino, il Papa post-occidentale o anti-occidentale, come qualcuno lo definiva, che tuttavia aveva il pregio di chiamare le cose col loro nome. Ed è Trump che va chiamato col suo nome in questo momento. Tutti dovrebbero farlo. Non soltanto, ovviamente, il Pontefice, ma anche chi governa il nostro paese, Giorgia Meloni, che continua a tacere mentre parla lui. Parla il tycoon di Mara Lago e inguaia, imbarazza il governo di Roma. Perché, dice il presidente americano, al Corriere della Sera, Giorgia Meloni è mia amica e sta facendo di tutto per aiutarci. Cosa vuol dire di grazia? lo sceriffo di Washington. In che modo Giorgia Meloni sta aiutando gli Stati Uniti in una guerra illegittima, come l'abbiamo definita, fermo restando l'orrore che la teocrazia iraniana ha sempre rappresentato. Che cosa stiamo promettendo all'America e a Israele, che vogliono regolare una volta per tutte i conti con il nemico sciita? Forse le basi che prima o poi concederemo ai caccia americani per atterrare, per fare rifornimento, per caricare bombe? O forse il supporto logistico, cos'altro? La sorella d'Italia dovrebbe dichiararlo agli italiani. In che modo stiamo affrontando questa guerra? Aspettiamo con ansia di sentirla parlare in Parlamento nei prossimi giorni. L'appuntamento è già fissato, ancorché sia stato rinviato più e più volte. Ma, Tuna, ormai ci siamo. Mancano due giorni e Meloni si presenterà davanti alle camere e sentiremo cosa vuol dire questo aiuto fraterno che, secondo Trump, abbiamo promesso all'azione americana. È un abbraccio mortale quello che Donald riserva alla nostra Presidente del Consiglio. Riuscirà lei a liberarsene? Riuscirà a non essere idealmente una di quei pastori che siedono e circondano il Presidente americano nello studio ovale e gli mettono la mano sulla spalla pregando per lui? Vedremo. Ma intanto quel che possiamo dire con assoluta certezza e lo facciamo con tutto il dolore possibile. Ricordando quella frase terribile pronunciata dal più gigantesco mostro del Novecento, cioè da Adolf Hitler. Dentro questa stanza buia, in mezzo a troppi dèi degli eserciti che si combattono l'un l'altro, noi non ne abbiamo più nessuno da pegare. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Host: Massimo Giannini
Date: March 9, 2026
Platform: OnePodcast, Repubblica
In this intense and reflective episode, Massimo Giannini examines the tragic escalation of international conflict following military actions led by Donald Trump and Benjamin Netanyahu against Iran. The discussion centers on the dangerous convergence of politics, religion, and war—highlighting how both American and Iranian leaders exploit faith as a rallying cry. Through historical references and recent media moments, Giannini critically assesses the rhetoric and realpolitik shaping this “clash of the gods,” while exposing uncomfortable truths about Italy’s political positioning and the moral vacuum amidst growing tensions.
[00:22–02:00]
"E allora in quella stessa stanza buia noi tutti ci chiediamo quale Dio oggi ci accompagna dentro quel buio."
(Massimo Giannini, 01:57)
[01:59–04:00]
"...E dunque ancora una volta l'uso politico di un Dio unilaterale, buono soltanto per un pezzo di mondo, che combatte contro un altro pezzo di mondo che a sua volta ha un altro Dio..."
(Giannini, 02:45)
[04:00–07:50]
"La tragedia reale, crudissima, delle persone che muoiono in queste ore, si mescola con quella tutta virtuale, con il quale gli adolescenti giocano al loro computer."
(Giannini, 03:50)
"It's sickening."
(Card. Cupich, referenced at 04:10)
"Il nostro governo sta trattando la sofferenza del popolo iraniano come uno sfondo per il nostro intrattenimento, come se fosse solo un altro contenuto da sfogliare mentre aspettiamo in fila al supermercato."
(Giannini, paraphrasing Cupich, 05:30)
[07:51–12:30]
"Parla il tycoon di Mara Lago e inguaia, imbarazza il governo di Roma. Perché, dice il presidente americano, al Corriere della Sera, Giorgia Meloni è mia amica e sta facendo di tutto per aiutarci. Cosa vuol dire di grazia?"
(Giannini, 08:40)
Raises unnerving questions: Is Italy offering airbases, logistical support, or more to the US and Israel?
Notes the recurring postponement of Meloni’s statement to Parliament, emphasizing the urgency and expectation surrounding her upcoming address.
"È un abbraccio mortale quello che Donald riserva alla nostra Presidente del Consiglio. Riuscirà lei a liberarsene?"
(Giannini, 11:15)
[12:31–End]
Giannini maintains his signature blend of sharp analysis and moral urgency, weaving historical allusion with pressing political issues. The tone is critical, at times outraged, yet always lucid—inviting listeners to confront the unsettling realities behind political posturing and the misappropriation of faith in wartime.