
Loading summary
A
Let's go! Da Mighty Award fino al 22 aprile, con la carta Mighty Award Club, non paghi l'IVA su più di 500 prodotti della migliore tecnologia. Lo scorpero dell'IVA al 22% è pari a uno sconto del 18,04% sul prezzo di vendita, termini e condizioni in negozio e su mightyaward.it. Mighty Award. One Podcast. non expedit fu la formula che nel 1870 la Santa Sede, cioè di fatto la Chiesa Cattolica, decise di vietare ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni politiche del neonato Regno d'Italia e per estensione di vietare ai medesimi la partecipazione all'intera vita politica nazionale italiana. è passato più di un secolo e mezzo da allora e adesso, dopo Pio IX, in quella stagione lontanissima, un altro pontefice pronuncia il suo non expedit, è Leone XIV, che dopo un anno di tolleranza, possiamo dire anche di sopportazione, alla fine decide non giova continuare a tacere o peggio ancora sostenere la follia del presidente americano Donald Trump e così un papa di Chicago sbatte la porta in faccia al tycoon di Mar-a-Lago Circo Massimo lo spettacolo della politica di Massimo Giannini Non credo che abbia fatto un buon lavoro. Mi sembra che gli piace il crimine. L'ha colpito, pensalo. Si preoccupa di paura. Non ci piace un pope che dice che è ok avere un'arma nucleare. Non vogliamo un pope che dice che il crimine è ok in nostra città. Non mi piace, non sono un grande fan di Leo. Dunque, in questa inarrestabile discesa agli inferi nella quale sta trascinando l'America e il mondo intero, non poteva mancare che questo, un attacco senza precedenti da parte di Donald Trump nei confronti di Papa Leone XIV. Quelle che avete appena sentito sono alcune delle parole che lo sceriffo di Washington ha pronunciato prima di salire a bordo del suo Air Force One. Poi ha completato il ragionamento, se di ragionamento si può parlare, con un lungo post sul suo social Truth, nel quale di nuovo carica a testa bassa contro il pontefice americano. Privost parla della paura dell'amministrazione Trump, scrive The Donald, ma non menziona la paura che la Chiesa Cattolica e tutte le altre organizzazioni cristiane hanno vissuto durante il Covid, quando arrestavano sacerdoti, ministri e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose. Mi piace molto di più suo fratello Louis, perché Louis è totalmente maga. Lui capisce, mentre Leone no. Non voglio un Papa che pensi che vada bene per l'Iran avere un'arma nucleare. Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l'America abbia attaccato il Venezuela, un paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti. E cosa ancora peggiore, svuotando le proprie prigioni, inclusi assassini, spacciatori e killer, mandandoli nel nostro paese. E non voglio un Papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti quando sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante. Leone dovrebbe essere riconoscente perché, come tutti sanno, è stata una sorpresa scioccante. Non era in nessuna lista per diventare Papa ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano e si pensava che quello fosse il modo migliore per trattare con il Presidente Donald Trump. Se non fossi alla Casa Bianca, conclude il tycoon di Mara Lago, Leone non sarebbe in Vaticano. Sfortunatamente, Leone è debole sulla criminalità, debole sulle armi nucleari e questo non mi piace affatto. Proseguirebbe il delirio trampiano ma è meglio fermarci qua perché una tale sferzante insulto al pontefice della chiesa cristiana non si era mai sentita dalla bocca di un capo di Stato, non solo americano ma direi da nessun capo di Stato. è la prima volta in assoluto che capita. Qualche rescrezio in passato c'era stato tra George Bush ai tempi della guerra in Iraq con Giovanni Paolo II e in parte anche tra lo stesso Trump e Papa Francesco che non le mandava a cantare. Anzi, gliene diceva di tutti i colori. E Trump non gradiva, ma in quella stagione era ancora mansueto, si potrebbe dire. Ammesso che uno come il palazzinato di New York sia mai stato mansueto. Ma ora ha rotto gli argini e alla fine anche il pontefice, il papa americano, ha dovuto replicarli. E sentite come lo ha fatto. Io non sono un politico, non ho intenzione di entrare in debattito con lui, piuttosto il messaggio è stato sempre lo stesso, promuovere la pace, e lo dico per tutti i leader del mondo, non solo lui, e cerchiamo sempre di finire con le guerre e promuovere la pace e la riconciliazione. Dunque, davvero pontefice di tutta la cristianità, Papa Privost risponde come è giusto che sia. alla violenta offensiva di Trump. Io non sono un politico, lo avete sentito, io ho a cuore soltanto il bene dell'umanità, quindi non scendo sul suo livello, non rispondo alle sue offese, ai suoi insulti, non ho paura però dell'amministrazione Trump, parlo del Vangelo e continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra. Beh, non poteva esserci una reazione più pacata ma anche più ferna di quella che Privost è riuscito a sfoderare di fronte alla volgare offesa ricevuta da Trump. Così si consuma per la prima volta uno scontro tra i due grandi americani. Da una parte il presidente, dall'altra parte il pontefice. ed era fatale che prima o poi questo conflitto dovesse esplodere. Già quando fu eletto Papa Privost, leone quattordicesimo, sembravano esserci presupposti perché prima o poi i due dovessero confliggere. Se non fosse suonato blasfemo già allora, si poteva già affermare che alla fine anche lo Spirito Santo si era conformato al dogma dell'America First che ha legge sul mondo. la bandiera a stelle strisce che sventola sulla Casa Bianca e allora, era il maggio dell'anno scorso, sventolava anche sulla Santa Sede. Sembrava davvero il secolo americano e per la prima volta nella storia millenaria della Chiesa un Papa statunitense diventava Vicario di Cristo, proprio nel tempo in cui Donald Trump si autoproclamava Presidente in missione per conto di Dio. Sembrava già allora riduttivo far scivolare un evento di portata universale e spirituale come l'elezione del Pontefice della Cristianità sul piano umano, troppo umano, dell'antagonismo tra due autorità che non condividono nulla se non la nazionalità originaria. Ma oggi è soprattutto questo che colpisce e che emerge e vale per i credenti e per i non credenti. la contrapposizione valoriale tra il tycoon di New York e il papa di Chicago è ormai conclamata. coabitazione virtuale tra un ateo devoto che abusa del divino per imporre al suo paese al pianeta la dottrina maga è ormai non più possibile con il successore di Pietro che viene da quello stesso paese ma che come ha detto lui stesso nella sua prima omelia di quasi un anno fa userò il mio ministero per contrastare l'ateismo di chi svilisce Gesù a super uomo Ecco, adesso il confronto scontro con l'autoproclamato superuomo di Washington è arrivato. Servirà tempo ancora per capire come Leone XIV porterà avanti il suo pontificato. Diciamo che in questo anno aveva sopportato a lungo, spesso in silenzio, in un silenzio che a tratti appariva persino assordante, le follie del Presidente. follie che riguardavano il suo paese, lo sappiamo, la persecuzione di tutte le dissidenze, gli attacchi violenti nei confronti di chi non si adeguava alla dottrina maga, le offese nei confronti delle corti federali e poi soprattutto la gestione disumana dell'immigrazione, fino ad arrivare all'aberrazione dei miliziani dell'Aisi che sparavano per la strada ai cittadini americani oltre che agli ispanici che fossero clandestini o meno ecco anche in quella fase la voce di leone non si era sentita con la forza che sarebbe stata necessaria così come era sembrata fioca Non già nel deluciare le guerre in senso lato, questo Leone lo ha sempre fatto, ma chiamando per nome e per cognome chi di quelle guerre si stava rendendo responsabile. E se pensiamo soprattutto all'ultima guerra in Medio Oriente e l'attacco all'Iran, beh, lì i responsabili li conosciamo. Donald Trump per l'appunto, Bibi Netanyahu insieme a lui. Ecco, questa denuncia da Leone XIV non l'avevamo mai sentita, ma già tutto quello che aveva fatto, pur non attaccando frontalmente l'amministrazione americana, aveva infastidito la Casa Bianca. è infatti di gennaio la notizia che il nuncio apostolico negli Stati Uniti, il Cardinal Christophe Pierre, era stato convocato addirittura dal Pentagono che gli aveva manifestato la propria irritazione perché il Papa aveva rivolto sempre nel mese di gennaio al corpo diplomatico presso la Santa Sede un suo appello e poi aveva stigmatizzato il fatto che la guerra è tornata di moda. Era stato sufficiente questo per indurre i cortigiani di The Donald a convocare l'Annunzio Apostolico e a lamentarsene. Adesso, di fronte ad un attacco così sbracato e inusitato, leone quattordicesimo non poteva più tacere e infatti non ha taciuto ha detto quello che aveva da dire e cioè che lui non è un politico e che con trump non scenderà mai in un corpo a corpo ma continuerà a parlare del vangelo come è giusto che sia Certo, non è Papa Francesco, Papa Privost. Questo l'abbiamo capito, lo sapevamo. Si muove in un altro modo, talvolta a passi più felpati. Ma ormai da qualche giorno, diciamo pure da qualche mese, sta cominciando anche lui a dire quello che va detto ad un mondo impazzito nel quale imperano gli architetti del caos. E uno di questi è proprio il presidente americano. Leone XIV diventa così, in qualche modo, simbolo vivente di una pastorale americana inconciliabile con l'ideologia trampiana e, ormai anche apertamente, denuncia l'uso politico della religione e di Dio come instrumentum regni. Cosa che Trump ci ha insegnato a vedere in maniera del tutto rivoltante già da quando, nell'estate dell'anno che ha preceduto la sua rielezione, in occasione dell'attentato di Butler, disse «Dio ha deviato il proiettile, Dio mi ha salvato perché io venga a salvare l'America». Da quel momento è stato un sacrilegio continuo. Con, l'abbiamo viste, le immagini, non una sola volta, ma almeno due volte, tutti i predicatori riuniti nello studio ovale, alle sue spalle, con le loro mani tese su di lui, a benedirlo e a pregare perché Dio gli ha dato questa missione e Trump la eseguirà. Fino ad arrivare alla paradossale scena di una di quelle predicatrici della Casa Bianca che paragona Donald a Gesù Cristo, anche lui perseguitato, ma anche lui salvatore, alla fine. Il Commander-in-Chief, l'abbiamo visto, adotta Dio come scudo etico-morale per coprire la politica della crudeltà con la quale fa strage sistematica dei principi costituzionali e dei diritti umani fondamentali. Ora, dopo questa rottura, il Papa di Chicago può davvero diventare l'icona di un'altra America rispetto a quella forgiata nell'odio da Trump, pur essendoci nato e cresciuto a sua volta. E allora, tornando all'elezione, a quel conclave, si può essere laici o cattolici, ma viene quasi da pensare che vi sia stato un disegno nelle scelte di questa istituzione millenaria in crisi profonda di senso e di consenso. E viene in mente davvero il Veni Creator Spiritus col quale il Camerlengo invoca la discesa dello Spirito Santo sui cardinali, perché prima che si chiuda la porta dell'assistina scelgiano la persona giusta. Sarà solo un caso se i porporati votarono nel 78 un papa polacco che propiziò il crollo del muro e dell'Unione Sovietica, nel 2005 un papa tedesco che si schierò contro il jihadismo e il relativismo, Nel 2013 un papa argentino che si è caricato sulle spalle la croce dei poveri della terra, schiantati dal capitalismo globale. Oggi tocca al papa americano, assiso sul trono di Pietro, di fronte al suo connazionale, che si spartisce il mondo a tavolino insieme agli altri autocrati, che vuole trasformare Gaza insanguinata nella Miami del Medio Oriente, che fa arrestare gli studenti in piazza, i giudici nelle aule delle corti federali, che discrimina tutte le minoranze e deporta i profughi in catene nelle nuove Guantanamo del Salvador. Ecco, tocca a quel papa, oggi, dire no a questa deriva disumana. Tocca a quel papa, oggi, di fronte a un presidente che usa e abusa di Dio, dire Make Jesus Great Again. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
L’episodio si concentra sul clamoroso scontro politico-mediatico tra Papa Leone XIV (il primo papa americano, proveniente da Chicago) e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Massimo Giannini analizza la rottura senza precedenti tra le due figure, che rappresentano visioni incompatibili dell’America e del ruolo della religione nella politica. L’episodio si interroga anche sul significato storico di questa contrapposizione e sul ruolo che il papa può e deve assumere come argine all’ideologia “MAGA” trampiana.
L’episodio mette in scena, attraverso l’appassionata narrazione di Giannini, la contrapposizione senza precedenti tra un presidente che usa la religione come strumento di potere e un pontefice che ne rivendica il significato universale, pacificatore e inclusivo. Papa Leone XIV, con la sua risposta ferma ma non polemica, si propone come unico vero argine morale e spirituale allo Sceriffo di Washington, incarnando la speranza di un’America (e di una cristianità) alternativa rispetto alla violenza e all’abuso politico del sacro.