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A
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B
Succidide, grande storico e militare atenese, vissuto tra il 400 e il 300 a.C., tra le sue opere principali annovera La guerra del Penoponneso, con la quale esaminò le ragioni della competizione tra Atene e Sparta, individuando nel timore spartano per la crescente egemonia territoriale ateniese, una delle regioni fondamentali del conflitto tra le due città-stato. Ora, a distanza di 2.500 anni da allora, in occasione del primo storico vertice dopo la riconferma di Trump alla Casa Bianca, tra il presidente americano e il presidente della Cina Xi Jinping torna d'attualità il grande tema della trappola di Thucydide e cioè una delle ragioni per le quali la paura americana di una scesa troppo impetuosa del gigante cinese potrebbe prima o poi portare i due imperi alla guerra. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini and to the health of President Trump and all the friends present. Cheers! Eh sì, c'era un'attesa enorme intorno a questo primo faccia a faccia tra il presidente della Cina, Xi Jinping, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo la sua rielezione alla Casa Bianca. La visita di Stato a Pechino è coronata, come sempre, da grandi cortesie per gli ospiti. Il tycoon arriva in quella che è stato il teatro di una tragedia diversi anni fa, la piazza Tiananmen, dove ci ricordiamo tutti quell'immagine di quel piccolo uomo con una camicia bianca e due buste di plastica della spesa in mano che ferma l'arrivo e la marcia di una lunga colonna di carri armati che sono lì per reprimere le proteste del popolo cinese contro un regime feroce e dispotico. Oggi tutto è cambiato, la forza dell'impero dove non tramonta mai il sole è immensamente cresciuta e Xi Jinping può mostrare al suo ospite americano quella piazza senza rievocare quella tragedia, ma come esempio e manifestazione di una Cina che si vuole superpotenza e che gradualmente sta riuscendo quasi a diventarlo. Tra i due, ovviamente, la stima e la considerazione reciproca è evidente. Xi dà il benvenuto, come avete sentito da questo audio che vi ho fatto ascoltare, che suggella la cena che si è svolta tra i due, durante la quale il presidente cinese brinda alla salute di Trump il classico ganbei che vuol dire appunto alla salute in cinese e lo stesso brindi si viene rivolto in onore suo da parte di trump che dice cheers come si dice appunto in inglese quando si libano i calici ma al di là di questo c'è poi un un ragionamento piuttosto serrato che riguarda gli interessi che talvolta confliggono, anzi spesso confliggono, tra l'impero americano e l'impero cinese. Cosa devono dirsi? Due superpotenze, l'una delle quali, quella americana, dispone di una forza militare che equivale a qualcosa come 1.500 miliardi di dollari e l'altra quella cinese, che ha dalla sua un surplus commerciale che ammonta a 1.300 miliardi di dollari. E come possono accordarsi, in un mondo in fiamme, purtroppo incendiato da certe follie dello stesso Donald Trump, i conflitti che si moltiplicano, quello russo-ucraino, colpa del terzo impero, la Russia di Putin, Il conflitto medio orientale, colpa di un altro piccolo impero, ma non meno pericoloso come oggi, purtroppo, Israele di Netanyahu. E poi l'offensiva contro l'Iran, che sta costando lacrime e sangue anche all'economia cinese, oltre che a quella americana e a quella di tutto il mondo, senza considerare i dazzi. altro esempio di un altro tipo di conflitto, in questo caso commerciale, e senza considerare soprattutto tema che è rimasto sullo sfondo, a quel che si capisce, del colloquio bilaterale tra Xi e Trump di Taiwan, il destino dell'isoletta nei cui confronti, come sappiamo, la Cina ha sempre avuto mire espansive, molto evidenti, che prima o poi forse esploderanno. Un piacere incontrarti a Pechino, dice Xi Jinping a Trump, il quale gli risponde, ti aspetto a settembre alla Casa Bianca per il secondo incontro tra i due, dopo la rielezione dello sceriffo di Washington. Poi Xi parla della trappola di Tucidide, di cui vi parlavo in apertura, cioè l'idea secondo cui una potenza emergente e quella consolidata sono destinate inevitabilmente alla guerra, come successe ai tempi del Peloponneso tra Atene e Sparta. Xi sostiene che questo vertice è un evento di portata globale, in cui entrambe le parti hanno la responsabilità nei confronti della comunità internazionale e della storia di gestire meglio i propri rapporti. Poi si chiede, la Cina e gli Stati Uniti possono superare la trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma per le relazioni tra grandi potenze? Possono collaborare per affrontare le sfide globali e infondere maggiore stabilità nel mondo? Possono concentrarsi sul benessere di entrambi i popoli e sul destino futuro dell'umanità per creare insieme una prospettiva luminosa per le relazioni bilaterali, dovremmo essere partner, non rivali. La Cina e gli Stati Uniti hanno tutto da guadagnare dalla cooperazione e tutto da perdere dal conflitto. Ecco il risultato della follia del trampismo di questo anno devastante che abbiamo alle spalle è esattamente questo e cioè che per poter contare su una ritrovata stabilità nel grande disordine mondiale dobbiamo sperare proprio nella Cina che diventa suo malgrado un modello e dico suo malgrado perché non stiamo parlando di una grande democrazia al contrario conosciamo bene quanto è duro il regime cinese nei confronti della dissidenza. Sappiamo altrettanto bene che quella non è certo la patria né della libertà né della democrazia né dei diritti in generale né dei diritti umanitari né dei diritti civili e dei diritti sociali. Ciò non di meno sappiamo altrettanto bene che per consolidare e ritrovare la sua crescita e la sua forza economica che potrebbero consentirle in prospettiva di contendere il primato industriale tecnologico agli Stati Uniti, la Cina ha bisogno di stabilità, ha bisogno di scambi commerciali, ha bisogno che Il grande meccanismo del capitalismo mondiale e globale non si fermi e non sia intralciato da conflitti. Ed è per questo che Xi può diventare un fattore di stabilità, al contrario di Trump che invece, come sappiamo, è l'architetto del caos. Ciò non significa che al di là dei buoni propositi i due possano sfuggire alla trappola di Tucidide, anche perché sappiamo bene che quello che è buono oggi, per lo sceriffo di Washington può non essere più vero domani. E dunque alla fine, piuttosto che pensare alla trappola di Tucidide per restare all'opinione di qualche grande storico del passato, io ritorno ad Antonio Gramsci. Quello che nelle note sul Machiavelli avverte che quando l'uso della forza può condurre alla comune rovina delle forze in campo, è conveniente percorrere la via del compromesso per costruire un nuovo equilibrio politico. E questo è, questo dovrebbe essere. E in questo scenario c'è solo un grande rammarico e una grande domanda da porsi. Che fine ha fatto l'Europa? Nel cozzo o nel confronto tra i grandi imperi? Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Host: Massimo Giannini (OnePodcast)
Date: May 15, 2026
In this insightful monologue, Massimo Giannini analyzes the global political scenario following Donald Trump’s re-election and his historic post-victory face-off with China’s Xi Jinping. Drawing parallels with historical power struggles, Giannini explores the so-called "trappola di Tucidide" (Thucydides Trap): the near-inevitability of conflict when a rising power threatens to eclipse an established one. Against the backdrop of current global crises, Giannini provocatively suggests that international stability may paradoxically depend on the cautious pragmatism of China, rather than the chaos sown by Trump’s America.
Giannini employs a rich, analytical, yet conversational tone—mixing gravitas with pointed irony about the state of world politics. His commentary often blends historical and philosophical references, giving the episode a reflective and slightly disillusioned flavor.
In essence:
Massimo Giannini’s commentary urges listeners to reckon with an unstable world order where the former roles of the U.S. and China seem inverted. In a year dominated by Trump’s chaos, the global hope for stability—ironically—lies with China’s pragmatic but authoritarian regime, while a sidelined Europe is left conspicuously absent from the stage.