Circo Massimo - Lo spettacolo della politica
Episode: La chat femminista, ultimo stadio della barbarie social
Host: Massimo Giannini
Date: November 3, 2025
Episodio in breve
In questo episodio, Massimo Giannini riflette sull’inchiesta riguardante una chat WhatsApp di tre attiviste femministe accusate di stalking online, usando questo caso per analizzare il clima di polarizzazione e la barbarie digitale dell’attuale discorso pubblico italiano. Attraverso parallelismi letterari e un tono fortemente critico, Giannini mette a nudo le dinamiche tossiche nate sui social media, il metodo del “call-out” e la trasformazione della reputazione digitale in un valore esistenziale.
Punti chiave e approfondimenti
1. Il Caso della Chat Femminista
- Le protagoniste sono Valeria Fonte, Carlotta Vagnoli e Benedetta Sabene, indagate insieme ad altre per stalking online tramite due gruppi WhatsApp chiamati “fascistella” e “commando transfem”.
- Attraverso queste chat, le attiviste organizzavano “shitstorm” e atti di stalking contro una serie di bersagli, mirati sia per motivi seri che grotteschi.
- Tra i nomi presi di mira: Sergio Mattarella (“da cui dovrebbero imparare come si sta al mondo”), Liliana Segre, Michela Murgia (“di cui non valgono neanche l'unghia del dito mignolo”), scrittori, giornalisti, attivisti e altre donne appartenenti allo stesso ambiente progressista.
“Hanno messo in piedi due gruppi WhatsApp denominati fascistella e commando transfem – e questo già dice tutto.”
(04:25)
2. Linguaggio d’odio e modalità di attacco
- Vengono citati insulti personali, allusioni volgari e strategie di esclusione sociale (es. “fare terra bruciata” attorno ai bersagli, minarne la reputazione, far perdere follower).
- Giannini evidenzia la logica “call-out” come forma di linciaggio digitale:
“Il metodo si chiama call-out... consiste nel fare terra bruciata attorno alle persone prese di mira, evitare che partecipino a eventi pubblici, rovinare la loro reputazione, far perdere follower.”
(07:35)
3. La cultura della cancel culture e la radicalizzazione
-
Citando un messaggio delle chat:
“Dobbiamo usare le loro armi, raga: propaganda e violenza e soprattutto fare davvero nostra la cancel culture. È l'arma più potente che il femminismo abbia avuto negli ultimi 25 anni. Radicalizzare, attaccare, accusare...”
(09:17) -
Secondo Giannini, questo fenomeno rivela una feroce e diffusa psicopatologia collettiva figlia della “tecnodittatura digitale”.
4. Critica alle influencer e all’editoria
- Si interroga sull’autorevolezza e il ruolo sociale delle accusate (“Chi sono queste tre inquisitrici?...Cosa hanno fatto e cosa fanno nella vita per impancarsi a questa funzione censoria?”) (08:22).
- Attacca le case editrici e i giornali che pubblicano i loro scritti:
“Mi chiedo perché ci sono case editrici che glieli stampano... E stampano qualunque porcheria.”
(08:38)
5. La tragedia del like e della “morte social”
- Giannini denuncia la tragica centralità della reputazione online e il valore esistenziale attribuito ai follower:
“L’obiettivo dichiarato è rovinare reputazioni, far perdere follower. Ecco il sommo indice di fallimento esistenziale del tempo presente. Ecco la suprema vergogna, l’affronto insopportabile, la massima indegnità contemporanea. Perdere follower, cioè essere condannati alla morte social, allegoria della morte fisica.”
(08:53) - La società eccessivamente digitalizzata viene paragonata all’universo paranoide di Thomas Pynchon.
6. Rischi e conseguenze della gogna online
- Malgrado il suggerimento teorico di “scrollarsi di dosso” le offese digitali, Giannini riconosce che la gogna infligge dolore reale.
“Bisognerebbe che queste chat isteriche... si volassero via come l'acqua, sul corpo vero di chi le subisce. E invece non è così. Quella gogna fa male perché troppa gente ci vive nella fetida agorà internetiana...”
(09:38)
Citazioni memorabili
- “Mi è tornata in mente... quel romanzo di Pynchon aggiornato alla tecnodittatura digitale in cui oggi siamo tutti immersi.”
(05:45) - “Livorose bombarole digitali, in nome di un potere femminile e femminista che nessuno le ha conferito...”
(08:19) - “La mia vita per un like. E se lo perdi, quel like, sei finito. Esistere solo in rete, il luogo dove il virtuale divora il reale.”
(09:12)
Conclusione
Massimo Giannini, con sarcasmo e amarezza, descrive il caso della chat femminista come simbolo “del delirio e della follia del discorso pubblico postmoderno”, sottolineando come la dignità e la reputazione siano oggi misurate in like e follower. La sua riflessione finale richiama la necessità di resistere a questa degenerazione, anche se riconosce quanto questa barbarie sociale sia ormai radicata e dolorosa per le sue vittime.
Nota:
Riassunto creato eliminando parti pubblicitarie e limitando l’attenzione ai contenuti analitici e di commento espressi da Massimo Giannini.
