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Narrator/Reader
C'è stato un tempo prima di te, e c'è stato un tempo con te.
Massimo Giannini
Tratto dal romanzo di Colleen Hoover.
Narrator/Reader
Non credevo possibile un tempo dopo di te.
Massimo Giannini
Autrice del best-seller It Ends With Us. Siamo noi a dire basta. Spero tu faccia la cosa giusta. E quale sarebbe? Non lo so, ma spero che tu la faccia.
Narrator/Reader
Forse dovrei andare.
Massimo Giannini
Reminders of Him. La parte migliore di te.
Commentator/Analyst
Forse dovresti restare.
Massimo Giannini
Dal 12 marzo al cinema.
Commentator/Analyst
Pablo Picasso sosteneva che l'arte è una menzogna che ci consente di riconoscere la verità. E l'abbiamo imparata questa lezione, nei millenni, nella nostra vita quotidiana. Oggi però questa domanda ritorna con forza, di fronte a un tema cruciale. Viviamo un tempo di guerre, una delle quali è quella sporca, lurida, che Vladimir Putin ha lanciato contro l'Ucraina nel 2022. E allora la domanda che ci poniamo è, cosa si cela dietro l'arte dei nuovi pittori, scrittori, scultori, fotografi russi contemporanei? C'è una verità che non vediamo. sporcata dalle menzogne della guerra di Putin e dunque per questa ragione è giusto o è sbagliato che alla prossima biennale di Venezia ci sia presente con tutta la sua forza d'urto il padiglione della Russia incarnata dall'uomo del Cremlino?
Massimo Giannini
Circo Massimo lo spettacolo della politica di
Massimo Giannini Questa diversità di posizione, che è voluta dalla procedura, dalle leggi, perfino quelle internazionali, conclama, e lo ringrazio, l'autonomia di una istituzione che da 130 anni, in una città speciale e particolare, qual è Venezia, costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall'ingresso della Fondazione Biennale di Venezia.
Commentator/Analyst
Ecco, in mezzo alle guerre militari, in mezzo alle guerre commerciali, adesso ci mancano anche le guerre culturali. Ma il tema è maledettamente serio. Le parole che avete appena ascoltato sono quelle con le quali il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco ha giustificato la sua decisione in vista della grande Kermess planetaria che si aprirà nel capoluogo veneto come sempre buttafuoco ha preso una decisione che sta destabilizzando il governo si può dire a tutti gli effetti quella cioè di concedere alla federazione russa di essere presente alla manifestazione cosa che non succedeva ormai già da qualche anno cioè da quando appunto lo zar di tutte le russie ha lanciato la sua operazione militare speciale contro Kiev e contro il presidente di quella nazione sovrana, Zelensky. Da allora nessun russo più a Venezia. Adesso invece butta fuoco, cambia strategia e dice il nome quella che è la sua cultura, ricordiamolo. Buttafuoco si è convertito all'Islam qualche anno fa ed è l'uomo più ecumenico che esiste dal punto di vista culturale e valoriale, se vogliamo. Dunque nessuno steccato, l'arte non si censura e in virtù di questo principio Presidente della Biennale dice sì alla Russia, cosa che tuttavia incontra la ferma, ancorché sorda, opposizione del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che finora non si è espresso in maniera smaccata, ma ha fatto capire chiaramente di essere contrario a questa decisione, al punto di chiedere alla consigliera d'amministrazione della stessa Biennale di Venezia, Tamara Gregoretti, di dimettersi. Dunque esplode un vero e proprio caso politico all'interno del governo. Ricordiamo, Pietrangelo Buttafuoco è un uomo di destra impurezza e non da oggi, lo è da sempre, un intellettuale non organico, ma certo vicino agli ideali, ai valori e a retroterra culturale. al quale appartengono non soltanto Alessandro Giuli, ma anche Giorgia Meloni e tutti coloro che restano fedeli alla fiamma e all'ideale, come succedeva ai tempi del vecchio movimento sociale italiano. Ma Buttafuoco è anche uomo non catalogabile e soprattutto non controllabile, come avete sentito dalle sue stesse parole. Si ripropone così una grande questione, non è di lana caprina e non è neanche banale, cioè come debba essere trattato tutto ciò che non appartiene alla politica dal punto di vista delle relazioni diplomatiche, culturali, artistiche tra le nazioni. è una questione che in Italia abbiamo già conosciuto nei mesi e negli anni scorsi. Vi ricordate tutti quando alla scala, già dal 2022, cioè da quando Putin lanciò la sua offensiva contro l'Ucraina, è stato di fatto dimissionato dal più grande teatro operistico italiano, il direttore d'orchestra Valery Gergiev. perché vicino, anche dal punto di vista geostrategico, potremmo dire, alla guerra di Putin. In nome di questa vicinanza a quel grande direttore d'orchestra, perché lo è, era stata negata anche la possibilità di tenere un programmato concerto nella reggia di Kasert. La stessa cosa era accaduta ad Anna Netrebko, una delle più grandi soprano del mondo, che aveva il torto di essere russa. Non aveva mai sostenuto la guerra di Putin, al contrario di Gergiev. Ciò non di meno, è stata anche lei rimossa dal palco della scala. La stessa cosa è successa a Svetlana, Zakarova, molti suoi spettacoli sospesi. E le polemiche via via hanno riguardato anche gli artisti israeliani, su un piano diverso, per quello che Netanyahu sta facendo in Palestina e nella striscia di Gaza. Insomma, come ripeto, il tema è maledettamente serio e non ci si può scherzare sopra. Ed è per questo, evidentemente, che il governo si spacca. E sappiamo bene quanti sono i filoputiniani interni alla coalizione guidata dalla Sorella d'Italia. Non per caso, di fronte a questa frattura tra il ministro Giuli e il presidente Buttafuoco, I più vicini alle ragioni di Mosca sono ancora una volta i leghisti guidati da Capitan Salvini che dice senza sé e senza ma l'arte non si censura. Lui che di arte notoriamente non è che sia proprio un grande esperto. Ma stavolta anche il Pio Antonio Tagliani, che continua a regalarci perle quotidiane su altri piani, dice ma no, in questo caso anche noi pensiamo che non si possano adottare censure. L'arte deve essere libera di manifestarsi in tutti i modi possibili. Non è che bruciamo Dostoievski, Tolstoi, Gorchi perché erano russi. ma Buttafuoco non molla per lui questa è una questione addirittura esistenziale se gli hanno dato quell'incarico lui lo svolge come ritiene più opportuno e non si fa certo problemi nel ricordare i suoi legami con chi ha deciso di nominarlo alla guida della Biennale quelli per lui non contano e io conosco Pietrangelo Buttafuoco Lo stimo, anche se non ne condivido le idee, perché è davvero uomo libero. Nell'intervista che ha dato a Repubblica a Dario Olivero, Buttafuoco ha spiegato le sue ragioni. Ha in mente La Pace, il manifesto che il grande intellettuale tedesco Jünger scrisse alla fine della Seconda Guerra Mondiale, per curare un continente stremato. Oggi pensa che anche questa nostra vecchia Europa sia ugualmente estremata, ma ciò non di meno dice io apro a tutti, non chiudo a nessuno, ci saranno Russia, Iran, Israele, ci saranno Ucraina e Bielorussia, tutti, niente boicottaggi, nessun veto, nessuna epurazione. La Biennale segue un'altra strada rispetto alla politica e al governo. Poi aggiunge certo che a Roma lo sanno, sono consapevoli della libertà e dell'autonomia mia e della biennale. Dunque nessuna censura, anche lui è convinto che alla fine la Russia ci sarà, benché invece il responsabile della cultura di Fratelli d'Italia ritenga che alla fine Mosca si tirerà indietro, ma staremo a vedere se questo accadrà. Per adesso, appunto, Buttafuoco non molla. Dice che la Russia è proprietaria di un padiglione ai giardini dal 1914 ed è stata assente dal 2022. Aggiunge, ho chiesto ai miei collaboratori di accompagnare le giornate della mostra con inviti a personalità provenienti da tutte le zone di guerra. per raccontarci l'altro punto di vista. Noi ragioniamo sui fatti, basta con appelli, firme, schemi da anni 70. Ci muoviamo con l'arte e l'arte si misura con i fatti. La Biennale è uno spazio di convivenza per tutto il pianeta, sia con le vecchie, sia con le nuove geografie. Beh, sentendolo parlare in questi termini è anche difficile dargli torto. Però poi viene anche un altro dubbio. Cosa si può fare al di là della diplomazia che, come abbiamo visto, non cava un ragno dal buco per esercitare pressione su Putin, perché la smetta con questa offensiva violenta che è stata solo lastura per tutte le altre che sono seguite. da Hamas che attacca Israele alla reazione furente di Israele contro i palestinesi, fino ad arrivare all'ultima guerra del Golfo, lanciata da Trump e da Netanyahu. E poi chissà che altro verrà, pensiamo solo alla Cina su Taiwan. La cultura può essere un elemento di condizionamento? Sulla carta sì, però anche qui subentra poi un altro elemento che va valutato. ed è un punto di contraddizione piuttosto evidente nella linea di chi sostiene no alla Russia, alla Biennale e magari no anche a Israele, alla Biennale. E cioè, mentre noi propugniamo questa linea dura, legittima per carità e per molti aspetti aggiungo io anche condivisibile, non facciamo i conti con quello che è successo e con il modo con il quale abbiamo affrontato la crisi energetica da quando appunto c'è stata l'invasione russa in Ucraina. Da allora, come avvio di una lunga sequenza di sanzioni nei confronti del Cremlino, l'Europa ha deciso prima di chiudere tutte le forniture di petrolio immediatamente dopo l'inizio della guerra e poi ha deciso con l'ultimo pacchetto di sanzioni, il diciannovesimo, di bloccare anche le forniture, tutte le forniture di gas liquido e di quello che arriva attraverso le condotte, i tubi, cioè tutto questo scatterà dal 1 gennaio 2027. Ma nel frattempo cosa è successo? Nel frattempo noi, nonostante fossimo furenti con Putin per quello sporco attacco all'Ucraina e per tutte le vittime che ha ammietuto tra i civili di quel paese, abbiamo continuato serenamente a comprare il suo gas. Pensate che l'Europa, finora, ha speso qualcosa come 22 miliardi l'anno, dal 2022 in poi, per continuare a comprare gas liquefatto e non solo liquefatto, anche in tubi, dalla Russia. Il GNL, appunto, il gas liquefatto, tuttora In arrivo dalla Russia rappresenta il 12% dell'import totale per l'Unione Europea. Solo l'Italia ne ha importati per 3 miliardi nel 2025. Beh, dobbiamo sapere. mentre facciamo la faccia feroce sul fronte della Biennale di Venezia e dell'Arte, che con questi soldi, che paghiamo profumatamente per comprare il gas russo, Putin ci finanzia quella sporca guerra. Esattamente come sta facendo ora col petrolio, dopo l'inizio dell'ennesima guerra del Golfo. Beh, con le quotazioni del greggio che superano i 100 dollari al barile, Putin si sta facendo ricco. Perché, ricordiamolo, circolano ancora qualcosa come 150 milioni di barili di petrolio russo sulle petroliere che girano per il Mediterraneo e non solo per il Mediterraneo. E quel petrolio viene venduto di contrabbando oppure comprato attraverso triangolazioni da paesi terzi che ce lo rivendono sempre a noi europei. E allora boicottiamo pure la biennale. Ma cosa facciamo per quanto riguarda il gas? Continuiamo a comprare serenamente e a pagare profumatamente le forniture russe? Oppure anche qui adottiamo la linea dura? Come vedete il problema è complesso e io non ho neanche una soluzione da indicare. Mi pongo però il problema e non lo affronto a cuor leggero. Un altro grande pittore del passato, Salvador Dalí, sosteneva che l'arte è fatta per disturbare. Bene, se i russi verranno alla Biennale, alla fine vincerà Buttafuoco, che almeno gli artisti russi ci disturbino, ma non nel senso che immaginiamo. piuttosto ci disturbino dal punto di vista che rappresentano la punta di lancia di una dissidenza nei confronti di Putin che finora non abbiamo visto manifestarsi con tanta forza. Per quanto riguarda noi europei e noi italiani vi rimetto la grande domanda che Mario Draghi fece, con una frase piuttosto infelice, qualche anno fa, in una delle sue ultime conferenze stampa da Presidente del Consiglio, a crisi energetica già esplosa. Volete la pace o i condizionatori? Beh, oggi, parafrasando quella domanda, si potrebbe dire, volete la pace o Dostoievski?
Massimo Giannini
Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.
Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Episode: La destra e la Biennale: volete Dostoevskij o i condizionatori?
Host: Massimo Giannini
Date: March 13, 2026
Questa puntata esplora il caso politico-culturale sulle polemiche nate intorno alla decisione del presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, di riaccogliere il padiglione russo, dopo l'esclusione dovuta all’invasione dell’Ucraina. Massimo Giannini analizza i diversi punti di vista, le reazioni del governo italiano, e i contrasti tra diplomazia, arte, politica e scelte energetiche, invitando ad una riflessione più profonda sulle forme di boicottaggio e sulle reali implicazioni delle scelte occidentali.
Massimo Giannini, con la consueta ironia e profondità, solleva le grandi contraddizioni della politica e della società italiana davanti alla guerra, ai boicottaggi culturali e alla dipendenza economica dalla Russia. Il caso Biennale viene utilizzato per mostrare come l’autonomia della cultura possa diventare argomento di tensione nella politica nazionale, e invita ad andare oltre le semplificazioni ideologiche, lasciando l’ascoltatore con una domanda che rimane irrisolta ma centrale per il nostro tempo: vogliamo davvero scegliere fra la pace e la cultura, fra i condizionatori e Dostoevskij?