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Massimo Giannini
Nel maggio del 1947, subito dopo la guerra, con l'Italia ridotta a un cumulo di macerie, l'allora presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, si recò in America per chiedere aiuto. Il presidente degli Stati Uniti di quel tempo, George Marshall, proprio quello che poi varò il piano e salvò l'intero Occidente, gli promise un aiuto, ma gli disse che avrebbe dovuto cacciare via dal governo i ministri comunisti. Non solo, l'ambasciatore statunitense aggiunse che avrebbe dovuto, De Gasperi, sciogliere immediatamente l'assemblea costituente ed escludere dalla fase politica successiva i partiti che fossero al di fuori di quel disegno previsto da quella assemblea. De Gasperi uno dei più grandi statisti nella storia del nostro paese effettivamente fece fuori i ministri comunisti ma quello che non fece è espungere i partiti dalla ricostruzione del nostro paese consentendo loro invece di partecipare alla costituente e poi di far rinascere la democrazia italiana perché De Gasperi sapeva bene che anche forze che in Parlamento si contrapponevano e combattevano il governo, come in quella fase, avrebbero dovuto avere un ruolo essenziale per scrivere la carta costituzionale, la casa di tutti gli italiani e cementare la nostra democrazia. Così avvenne, ma esattamente quella lezione che ci siamo dimenticati e che oggi stiamo gettando alle ortiche. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
Presidente dell'Aula
Presidente. Vi prego silenzio per cortesia. Grazie. Prego non arrivo le braccia.
Ministro dell'Opposizione
Il Governo dovrebbe alzarsi in quest'Aula, a venire a rispondere a quello che le opposizioni hanno chiesto da giorni, di fronte alla tragedia immane, alla catastrofe, all'enormità di quello che sta accadendo a Gaza, anziché fare questa scena patetica di cui anche il ministro degli Esteri si è reso protagonista, alzarsi in pledia e applaudire. Non ho finito, Presidente.
Presidente dell'Aula
Presidente, noi... No, no, no, no, calma.
Ministro dell'Opposizione
Presidente!
Presidente dell'Aula
Calma, calma. Fermi, fermi. Fermi, per favore. Cortesemente. Signor Ministro, si accomodi, la prego.
Ministro dell'Opposizione
No, no, no, non ha detto.
Presidente dell'Aula
No, no. Vi prego. Signori questori, per favore intervenite. Signor Ministro, la prego. Signor Ministro, si accomodi. Chiedo a tutti i colleghi di ritornare nei scranni. Signor Ministro, si accomodi per cortesia.
Massimo Giannini
Benvenuti nell'arena di Montecitorio. non l'aula solenne del Parlamento nel quale si manifesta attraverso i suoi rappresentanti la volontà del popolo sovrano, ma il caos totale dove le curve si fronteggiano a colpi di urla, di insulti. E meno male che la vicenda tragica dell'assassinio di Charlie Kirk negli Stati Uniti avrebbe dovuto suggerire, così aveva implorato il Presidente della Repubblica Mattarella, un abbassamento dei toni, un maggior rispetto nella dialettica politica. Non è avvenuto, non avviene, non avverrà. La miccia è stata, come era largamente prevedibile, il via libera da parte dell'Assemblea della Camera alla cosiddetta riforma della giustizia, cioè il disegno di legge costituzionale rappresentato dalla triade Meloni-Mantovano-Nordio, con i quali si introduce nel nostro ordinamento la cosiddetta separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri. E' una riforma costituzionale. Questa è la terza lettura, quella della Camera appunto. Ora manca solo la quarta al Senato. Come si sa, quando si tratta di riformare la Costituzione occorrono quattro letture di ciascuno dei due rami del Parlamento a distanza da tre mesi l'uno dall'altra. si pronuncerà il popolo sovrano con un confermativo che dovrà dire sì o no a questa benedetta riforma che nel frattempo appunto passa a Montecitorio con 243 sì e 109 no ma all'interno di una bagarre senza fine tra urla e festeggiamenti del fronte delle tre destre con grida univoche di gente che dice viva Silvio, grazie Silvio perché questa è la riforma che inseguì inutilmente per tanto tempo il cavaliere Berlusconi e sul fronte opposto come avete sentito il Partito Democratico che anche attraverso le parole della sua capogruppo stigmatizza il comportamento della maggioranza dicendo state facendo festa mentre a Gaza si muore state soprattutto facendo festa per un vero e proprio colpo di mano perché di questo si tratta questa pseudo riforma viene imposta al Parlamento e approvata a colpi di maggioranza senza nessuna possibilità di dialogo Il testo è stato blindato fin dall'inizio. Le opposizioni, tutte le opposizioni, comprese quelle centriste più pronte a trovare punti di contatto con le maggioranze su un tema cruciale come quello della giustizia, non hanno toccato palla, non hanno mai avuto voce in capitolo, perché appunto la maggioranza delle tre destre ha usato il pugno di ferro su questo testo. E adesso esultano tutti i rappresentanti della Trimurchi delle destre sovraniste italiane. Esulta persino quell'Antonio Tajani, ministro sedicente moderato, che si alza e respinge a brutto muso di osservazione delle opposizioni. Festeggia naturalmente Giorgia Meloni che dice portiamo avanti il percorso della riforma della giustizia, continueremo a lavorare per dare all'Italia e agli italiani un sistema giudiziario sempre più efficiente e trasparente, in attesa dell'ultimo ok da parte del Senato, avanti con determinazione per consegnare alla nazione una riforma storica e attesa da anni. è insomma la solita paccottilla ideologica che ascoltiamo da tanto, da troppo tempo, soprattutto sul campo diagrammante dei rapporti tra politica e magistratura. Le ragioni della contrarietà a questo disegno scellerato le conosciamo, sono di metodo e di sostanza. Ci sono state proprio in Parlamento in questi mesi decine e decine di audizioni di tutti i livelli istituzionali che hanno spiegato in maniera chiara, in punta di dottrina perché con la separazione della magistratura requirente da quella giudicante, non si risolve un solo problema della giustizia, ma, peggio ancora, si assesta un colpo esiziale alla garanzia degli imputati, dando vita a un corpo di magistrati votati esclusivamente dall'accusa. Sì, perché questo testo, come sappiamo, oltre a prevedere la separazione delle carriere, introduce anche l'alta corte che dovrà valutare il comportamento dei singoli magistrati e poi istituisce un secondo consiglio superiore della magistratura, così ce ne saranno due, uno per i giudici e un altro per i pubblici ministeri, tutti estratti col sorteggio, si dice per contrastare e stroncare lo strapotere delle correnti interne alle toghe. La verità è che il sorteggio è quanto di più abominevole se si ragiona in una logica di merito. Diventerà tutto un grande gigantesco impianto casuale, una sorta di roulette russa, dove alla fine l'unica cosa che peserà sarà la volontà della politica. In commissione al Senato e alla Camera erano state proposte tante soluzioni alternative per risolvere i veri problemi materiali e quotidiani della nostra giustizia. La durata dei processi, intanto, l'assunzione dei magistrati, che oggi mancano e sono gravemente sottodimensionati, il rafforzamento del personale di cancelleria, l'implementazione del processo telematico, il rinnovamento strutturale delle sedi giudiziarie la stabilizzazione dei componenti degli uffici del processo senza contare poi naturalmente l'emergenza carceraria questi sono i veri problemi della giustizia questi sono i veri nodi che il cittadino comune quando viene a contatto con la macchina giudiziaria si aspetterebbe che venissero sciolti Invece questa separazione delle carriere non risolve uno solo di questi giganteschi problemi. Non è che da domani, ovemai fosse approvato e convertito anche col referendum il progetto di separare le carriere, il processo civile durerà tre anni invece di dieci, o il processo penale ne durerà quattro invece di otto. Niente affatto, e non è che con le carriere separate si impedirà un errore tragico come quello che caratterizzò la vicenda di Enzo Tortora, comeppure in maniera del tutto strumentale e vergognosa la maggioranza continua a ripetere, evocando un trauma che ha sconvolto il paese. ma che non aveva niente a che vedere con le carriere di chi prese quelle folli decisioni, non si sa in nome per conto di chi, anche se poi non pagò neanche il prezzo di quel tragico errore. Ma appunto questa riforma non incide su questo. E l'unica cosa che questo governo e questa maggioranza finora hanno fatto per la giustizia, prima di questa pseudoriforma sulla separazione delle carriere, sono state norme che servono a proteggere il potere politico dalla possibile intromissione del potere giudiziario. L'abbiamo visto con l'abolizione del abuso d'ufficio e poi con la modifica e la riduzione della sfera di applicazione del cosiddetto traffico di influenze. Mancava solo questo per portare a termine la controliforme, che ha un obiettivo chiarissimo, ormai l'abbiamo capito, è quello di colpire il Partito dei Giudici, le toghe rosse, la magistratura metastasi del sistema e cancro delle istituzioni. La narrazione sfascista e populista cara al Cavaliere, in nome del quale al via libera definitivo dell'aula di Montecitorio, appunto, l'hanno festeggiato tutti, a cominciare dai forzisti azzurri nipotini del padre padrino di Arcola. Una festa dissennata, tronfia e irresponsabile, celebrata da una maggioranza cieca e sorda di fronte al Reale. Un oltraggio di un potere dello Stato nei confronti di un altro potere dello Stato, come ai tempi dell'unto del Signore appunto. L'esecutivo forza il legislativo per punire il giudiziario. Un pericolosissimo cortocircuito istituzionale e costituzionale. concepito come anticamera ai pieni poteri che tentarono già lo stesso Berlusconi poi anche Renzi e infine Salvini ai tempi del papete. A cosa serve separare le carriere quando la quota di coloro che oggi Carriere separate chiedono di passare dall'una all'altra funzione e l'ordinamento giudiziario è limitata allo 0,5% dei casi. A cosa serve separare le carriere nell'illusione che questo possa consentire di controllare meglio i pubblici ministeri quando è successo per esempio nel processo sui migranti a Salvini che di fronte alla richiesta di condanna del medesimo il Tribunale ha deciso in senso contrario. E quando nel caso di Del Mastro è accaduto esattamente il contrario, e cioè che di fronte alla richiesta di assoluzione del Pubblico Ministero il Tribunale ha condannato, Come è evidente, stiamo parlando di fenomeni fisiologici all'interno del percorso giudiziario, che tuttavia la maggioranza vuole usare per forzare in maniera evidente il quadro delle regole democratiche. Ecco, a proposito di odio che genera altro odio, come ha detto il Presidente della Repubblica Mattarella qualche giorno fa, commentando anche l'assassinio di Charlie Kirk, Qui l'odio verso i magistrati finisce per delegittimare l'intera categoria, dimenticando il tributo di sangue che questa professione nobile ha dato al nostro paese. Nella lotta contro il terrorismo, le macie, la tutela dei diritti, da Alessandrini a Amato, da Coco a Occorzio, da Chignici a Livatino, fino ad arrivare da Falcone a Borsellino. Ecco, tutti nello stesso calderone, perché poi non si distingue più niente e più nessuno quando si considera l'intera magistratura un potere sovversivo agito soltanto dalle intenzioni politiche e golpiste, come spesso si dice e come talvolta ripete persino il ministro Guardasigilli, che è stato magistrato, ma se l'ha dimenticato troppo presto. E in ogni caso, al di là del giudizio di merito su questo testo, vale il metodo. E quello segna davvero un punto di pericoloso non ritorno per il nostro sistema. Per questo citavo prima l'esperienza di De Gasperi nel 1947, quando si seppe guardare al di là degli interessi di parte, anche facendo dispiacere all'alleato americano, per costruire una Repubblica coesa, almeno sulle regole del gioco. Giudicheranno gli italiani con un referendum che dividerà ancora la nazione, come usa dire Giorgia Meloni, invece di arginare la logica muscolare con la quale ora la maggioranza sceglie di manomettere la carta costituzionale. Per il bene dell'Italia c'è da sperare che proprio l'esito di quel referendum che arriverà nei prossimi mesi suoni davvero come un avviso di sfratto al governo che ha voluto forzare a ogni costo il quadro delle regole del gioco democratico. Accade già proprio a Berlusconi con la sua riforma del 2006 e anche a Matteo Renzi con la sua riforma del 2016. Tutte e due contemplavano un nuovo rapporto tra politica e giustizia, un rafforzamento dissennato dei poteri del Premier nei confronti degli altri poteri dello Stato. ebbene incassarono entrambi due clamorose sconfitte decretate dal popolo sovrano, sconfitte che anticiparono la caduta di quei due governi. Stia attenta, Giorgia Meloni, che non risucceda anche a lei nel 2026. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Host: Massimo Giannini
Date: September 19, 2025
In this episode, Massimo Giannini delivers a sharp analysis of the heated political climate surrounding the recent approval by the Italian Chamber of Deputies of the “separazione delle carriere” (separation of judicial and prosecutorial careers) constitutional reform. Giannini connects the present-day scenario to pivotal moments in Italian history, reflects on the meaning for democracy and the relationship between politics and the judiciary, and criticizes the methods and motivations behind the reform, linking it directly to the legacy of Silvio Berlusconi. The episode is a comprehensive critique of what Giannini sees as a dangerous power grab by the ruling right-wing coalition, conducted via a process that sidelines dialogue and disregards structural issues in the justice system.
“De Gasperi... consentì loro invece di partecipare alla costituente... perché sapeva bene che anche forze che in Parlamento si contrapponevano e combattevano il governo... avrebbero dovuto avere un ruolo essenziale per scrivere la carta costituzionale...” (Giannini, 00:45)
“L’arena di Montecitorio... il caos totale dove le curve si fronteggiano a colpi di urla, di insulti.” (Giannini, 03:18)
“La maggioranza delle tre destre ha usato il pugno di ferro su questo testo.” (Giannini, 04:10)
“Questa è la riforma che inseguì inutilmente per tanto tempo il Cavaliere Berlusconi...” (Giannini, 04:38)
“Non è che da domani, ovemai fosse approvato... il processo civile durerà tre anni invece di dieci...” (Giannini, 06:32)
"Qui l'odio verso i magistrati finisce per delegittimare l'intera categoria, dimenticando il tributo di sangue che questa professione nobile ha dato al nostro paese..." (Giannini, 10:58)
“L’esecutivo forza il legislativo per punire il giudiziario. Un pericolosissimo cortocircuito istituzionale e costituzionale.” (Giannini, 09:00)
“Stia attenta, Giorgia Meloni, che non risucceda anche a lei nel 2026.” (Giannini, 14:32)
Massimo Giannini's episode is a passionate condemnation of the governing right’s approach to judicial reform. He frames the move as an ideologically motivated effort that undermines the foundations of Italian democracy, ignores substantive systemic problems, and risks replicating the political failures of Berlusconi and Renzi. Through historical analogies, direct criticism, and warning, Giannini invites listeners to reflect on the enduring value of inclusive and balanced democratic processes—and calls on citizens to remain vigilant as the country heads towards a pivotal referendum.