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Massimo Giannini
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Narrator/Commentator
Sì, però lì non canti, sennò ci cacciano.
Massimo Giannini
Leva-liva. Solo a ottobre. Solo da... Iperceramica!
Narrator/Commentator
1 podcast. C'erano una volta un autocrate pacifinto e un criminale di guerra che si erano messi in testa di far finire un conflitto millenario. Il primo, l'autocrate pacifinto, si era presentato all'Assemblea delle Nazioni Unite dicendo che aveva già fatto finire sette guerre. Nessuno ha mai capito quali guerre fossero. Non solo, aveva anche annunciato che prima o poi lui avrebbe vinto il premio Nobel per la pace, perché se lo meritava. L'autocrate pacifinto, mentre diceva queste cose, spargendo bontà su tutto il pianeta, nel suo paese in realtà mandava la Guardia Nazionale in tutte le città per inseguire e braccare la gente di colore, considerata nemica del popolo della sua nazione. Il criminale di guerra, invece, aveva deciso di eliminare fisicamente tutti coloro che, pur abitando sul suo stesso territorio, venivano considerati assassini, pur essendo bambini, donne, uomini, innocenti. Il criminale di guerra aveva anche annunciato che mai si sarebbe fermato di fronte a nessun ostacolo fino al raggiungimento di questo obiettivo. riprendersi il suo territorio dal fiume al mare. Ebbene, l'autocrate pacefinto si chiama Donald Trump, il criminale di guerra si chiama Bibi Netanyahu. Insieme vogliono farci credere di aver fatto la pace in Palestina.
Massimo Giannini
Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. «Ho un messaggio chiaro per quelli che conoscono la Palestina... ...dopo l'errore del 7 ottobre. Avete dato un grande premio per il terrorismo. Ho un messaggio inoltre per voi. Non ci sarà.».
Narrator/Commentator
In lingua israeliana, non si capisce niente, come è ovvio, ma la persona che ha appena pronunciato parole di fuoco è Bibi Netanyahu, il presidente israeliano, il giorno dopo. la quasi, possiamo definirla così, messa in scena, che nello studio ovale di Washington ha mandato in onda, sia lui sia il presidente americano Donald Trump comincia a mettere i puntini sulle i, su quella che era stata presentata come la svolta storica che tutto il mondo aspettava da 3.000 anni, come ha detto Donald Trump. La pace eterna, l'ha chiamata così lo sceriffo di Washington. Finalmente il Medio Oriente volta pagina grazie a questo storico accordo che vede tutti assieme gli Stati Uniti, i paesi europei, L'intero mondo arabo, dai Sauditi agli Emirati Arabi Uniti, dalla Giordania alla Turchia, dall'Egitto al Pakistan, tutti insieme appassionatamente per garantire la demilitarizzazione della Palestina e la liberazione di quell'area dai terroristi di Hamas, la ricostruzione, affidata appunto all'America insieme a pochi altri partner, e poi appunto la possibilità di garantire all'intera regione un lungo periodo di prosperità e di serenità in virtù del coinvolgimento del mondo arabo. Il giorno dopo si capisce che quella grande storica svolta In realtà era solo un blef, purtroppo, perché tutti vogliamo la pace, tutti non speriamo e non chiediamo altro che quel massacro nella striscia di Gaza finisca, che quel genocidio, sì ormai lo possiamo definire anche così, perché lo ha detto anche l'ONU, abbia termine. Purtroppo però non è all'autocrate Pascifinto né al criminale di guerra che possiamo affidarci per sperare in questa prospettiva. Infatti il giorno dopo, e ve l'ho fatto sentire appositamente, Netanyahu chiarisce subito che cosa significa per lui l'accordo raggiunto con Donald Trump che, secondo il presidente israeliano, soddisfa almeno cinque punti fondamentali che stanno a cuore ad Israele, alla sua Israele. quella che vuole riconquistare l'intero territorio ai danni del popolo palestinese. Intanto Netanyahu dice subito che questa ipotetica piattaforma di accordo non contempla la nascita dello Stato di Palestina, neanche all'indomani della demilitarizzazione e della liquidazione dei terroristi di Hamas. E questo è già un punto cruciale. Perché significa che l'idea dei due popoli due stati che Trump ieri ha fatto finta di rilanciare non è in campo dal punto di vista di Israele. Non solo l'altro punto fondamentale che Netanyahu chiarisce in maniera esplicita e che il testo di quella ipotetica trattativa di pace nei suoi 20 punti dettagliatissimi non prevede in alcun modo che Israele debba rinunciare alle colonie in Cisgiordania. Tradotto nel linguaggio di Netanyahu significa che Israele, anche se il piano di pace andasse in porto, si annetterà la Cisgiordania. E allora già da questi elementi si capisce il perché, dopo una prima fase di relativo ottimismo registrato all'interno del mondo dell'Islam sciita, viene invece fuori, sempre più forte, la possibilità che Hamas respinga l'accordo e continui quindi la sua resistenza di fronte all'offensiva massiccia e disumana di Netanyahu. Perché Hamas dovrebbe accettare un accordo di questo tipo? Che si gioca tutto sulla pelle del popolo palestinese, di cui nei 20 punti di Trump non c'è traccia. Il destino dei palestinesi rimane un'incognita gigantesca. Cosa succederà nel momento in cui, quando anche l'accordo andasse in porto, Israele acquisirebbe il controllo della striscia di Gaza? Non lo lascerebbe. Sì, si dice, l'ha detto Trump, i palestinesi potranno restare nella loro terra, oppure chi vuole se ne potrà andare liberamente da Gaza. Gli altri che restano? Diventeranno cittadini israeliani automaticamente, visto che non nascerà nessuno stato di Palestina? Continueranno a vivere in condizioni di apartheid? Nessuno lo sa. Nessuno ha una risposta a questa domanda. L'unica cosa certa è che nel frattempo faranno affari. perché insieme al governo di transizione affidato a personalità palestinesi non politiche, e non si capisce chi siano queste personalità, nascerà anche una sorta di consiglio d'amministrazione presieduto dallo stesso Trump, affiancato da Tony Blair, nemico di quasi la totalità del mondo arabo per quello che fece Quando sostenne l'invasione in Iraq di Bush all'indomani dell'attacco alle torri gemelle, inventando di sana pianta una prova falsa che dimostrava a suo giudizio che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa, ecco questo comitato d'affari, Trump Blair, dovrà occuparsi della ricostruzione, cioè di fatto la trasformazione della striscia nella Miami del Medio Oriente. esaudendo così il grande desiderio manifestato solo pochi giorni fa da uno dei ministri falti di Netanyahu, quello Smotrich, che disse la striscia di Gaza è un meraviglioso Eldorado, un luogo dove fare affari immobiliari, ne stiamo già discutendo con l'America e ora si è visto quella discussione è stato il piano di pace che contempla appunto il ricatto mortale nei confronti del popolo palestinese veicolato attraverso l'ennesimo ultimatum. Se non rilasciate tutti gli ostaggi entro 72 ore, come ha detto Trump a massa 3-4 giorni per rispondere, se questo non accadrà allora l'America darà supporto a Netanyahu perché porti a termine il lavoro. Cosa significa portare a termine il lavoro? completare lo sterminio e la liquidazione del popolo palestinese evidentemente e dunque ecco che l'ultimatum assuma i suoi veri connotati un autentico ricatto esercitato nei confronti di donne, uomini, bambini, civili che finora hanno sopportato il genocidio e ai quali oggi i nuovi pacificatori fanno questa proposta potete scegliere O l'apartheid, perché il piano passa e allora voi continuerete ad essere schiavi di Israele, oppure lo sterminio, perché se il piano non passa Netanyahu finirà il lavoro. Per tutte queste ragioni purtroppo c'è da temere che questo ipotetico piano di pace sia solo un gigantesco blef. uno specchietto per le allodole, ancora una volta concepito da un autocrate che ha in mente soltanto la dimensione degli affari e per il resto pura propaganda, oltre che violenza esercitata in base al diritto della forza e quindi di pace in Palestina non è proprio aria. Anche se poi In tutta questa situazione c'è persino chi ritiene che a far saltare il piano di pace non può essere la sua effettiva, reale inconsistenza, ma l'azione di un altro tipo di esercito, la flottiglia. Quel qualcuno si chiama Giorgia Meloni. Siamo arrivati al paradosso, infatti, che mentre le quasi 50 imbarcazioni della Global Sumud flottiglia si avvicinano a quella che può essere definita a tutti gli effetti la linea rossa delle acque territoriali che Israele illegittimamente considera sue, e cioè 150 miglia dalla costa di Gaza, Gli esponenti della flottiglia rispondono a Giorgio Meloni dicendole, la Presidente del Consiglio ci ha definito un pericolo per il piano di pace americano, avete letto bene, civili disarmati, attivisti non violenti e navi cariche di farina e medicinali sarebbero una minaccia alla stabilità. Il paradosso è evidente. Si chiama Pace un progetto che condanna Gaza a restare prigione a cielo aperto e si bollano come nemici coloro che tentano di spezzare un assedio illegale. Parole sacrosante. alle quali Meloni risponde così. Leggo con stupore le parole della flottiglia che mi accusa di considerare un pericolo civili disarmati e navi cariche di aiuti. La verità è semplice, quegli aiuti possono essere consegnati senza rischi attraverso i canali sicuri già predisposti. E fin qui la sorella d'Italia dice una cosa che aveva già spiegato nei giorni scorsi quando ha invitato la flottiglia a fermarsi. salvo poi aggiungere che l'azione di quei ragazzi su quelle imbarcazioni era irresponsabile e anche inutile. Per fortuna che due giorni dopo l'aveva corretta con forza Sergio Mattarella. Ma adesso la Premier fa di più perché aggiunge che insistere nel voler forzare un blocco navale significa rendersi, consapevolmente o meno, strumenti di chi vuol far saltare ogni possibilità di un cessate il fuoco. Perciò, conclude, risparmiateci le lezioni di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l'escalation e non strumentalizzate la popolazione civile di Gaza se non vi interessa davvero il loro destino. Così siamo davvero all'impostura finale. Una pace finta, concepita da un autocrate e da un criminale di guerra che finisce nel cestino perché ce la mandano coloro che la dovrebbero subire, cioè i palestinesi, viene e diventa un fallimento attribuito non già a quei due leader irresponsabili, ma alla flottiglia che avrebbe e porterebbe su di sé l'enorme responsabilità di aver fatto fallire il piano di pace, volendo continuare la sua missione, che è quella da un lato di aiutare i civili palestinesi e dall'altro di dimostrare al mondo che Netanyahu sta esercitando un diritto illegittimo con la violenza. E quindi ricordatelo bene, se la guerra continuerà, la colpa non sarà dei missili e dei car armati dell'esercito israeliano che continua a sterminare bambini, donne e uomini palestinesi nella striscia, ma sarà di una quarantina di barchini che navigano carichi di cibo e di farmaci nel Mar Mediterraneo.
Massimo Giannini
Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Podcast: Circo Massimo
Host: Massimo Giannini
Episode: La finta pace di Israele e i deliri meloniani sulla Flotilla
Date: 1 ottobre 2025
Questa puntata di "Circo Massimo" offre un’analisi tagliente e indignata sul presunto “storico” accordo per la pace in Palestina presentato da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, e sulle reazioni (definite deliranti) della premier italiana Giorgia Meloni riguardo alla missione umanitaria della flottiglia Global Sumud. Massimo Giannini smaschera quello che definisce “il grande bluff” della pace di facciata, denunciando i veri obiettivi politici ed economici e la retorica fuorviante che cerca di criminalizzare l’attivismo civile.
[00:48 – 02:34]
Citazione:
“Nessuno ha mai capito quali guerre fossero. Non solo, aveva anche annunciato che prima o poi lui avrebbe vinto il premio Nobel per la pace, perché se lo meritava.”
— Narratore/Commentatore, [00:50]
[02:35 – 08:34]
Citazione:
“L’idea dei due popoli due stati che Trump ieri ha fatto finta di rilanciare non è in campo dal punto di vista di Israele.”
— Massimo Giannini, [04:50]
Citazione:
“Cosa significa portare a termine il lavoro? Completare lo sterminio e la liquidazione del popolo palestinese evidentemente…”
— Massimo Giannini, [08:20]
[08:35 – 10:44]
Citazione:
“Potete scegliere: o l’apartheid, perché il piano passa e allora voi continuerete ad essere schiavi di Israele, oppure lo sterminio, perché se il piano non passa Netanyahu finirà il lavoro.”
— Massimo Giannini, [09:50]
[10:45 – 13:40]
Citazione:
“Si chiama Pace un progetto che condanna Gaza a restare prigione a cielo aperto e si bollano come nemici coloro che tentano di spezzare un assedio illegale. Parole sacrosante.”
— Massimo Giannini, [12:10]
[13:41 – fine]
Citazione memorabile:
“Se la guerra continuerà, la colpa non sarà dei missili e dei car armati dell’esercito israeliano che continua a sterminare bambini, donne e uomini palestinesi nella striscia, ma sarà di una quarantina di barchini che navigano carichi di cibo e di farmaci nel Mar Mediterraneo.”
— Massimo Giannini, [14:40]
L’episodio mantiene uno stile caustico, indignato e molto netto, con un forte uso di sarcasmo e ironia per smascherare la retorica politica e denunciare l’ipocrisia di leader ed istituzioni. La narrazione è puntuale, ma profondamente partecipe delle sofferenze palestinesi e duramente ostile all’impunità del potere.
Questo episodio fornisce una chiave di lettura radicale e mai banale del “teatro” sulla pace in Medio Oriente, mostrandone i meccanismi propagandistici e le complicità politico-mediatiche. Smaschera la retorica sia internazionale che italiana, riservando una particolare critica agli esponenti politici che criminalizzano l’attivismo civile e umanitario.