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Massimo Giannini
Un grande italiano che ci ha appena lasciato diceva il segno che spero di lasciare è fatto di impegno. Quell'italiano era Giorgio Armani, un testimonial non solo della moda ma dell'umanità intera. Cosa significa impegno oggi infatti? Impegno non è soltanto riuscire nel proprio lavoro coronare una propria missione, un proprio sogno, come effettivamente Giorgio Armani aveva fatto. Impegno è anche battersi per una causa giusta, battersi per gli altri, battersi per gli ultimi, battersi per chi soffre in questo momento, soprattutto gli ucraini, ma ancora di più i palestinesi. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. impegno dunque impegno per la causa palestinese sta crescendo come un'onda a tutti i livelli in tutti i settori in tutti i campi compreso quello del cinema il festival di venezia è diventato un luogo nel quale le persone in carne ed ossa si stanno mobilitando per invocare non soltanto il cessato il fuoco ma la difesa dei diritti di un popolo che reclama il suo stato e soprattutto la fine di un genocidio, di una carneficina, di una polizia etnia, chiamatela come volete, ma di questo si tratta. Questo accade in un momento nel quale, purtroppo, Israele non dà prova di fermarsi, di volersi fermare, di voler aprire trattative. E la stessa cosa per ragioni probabilmente uguali e contrarie fa Hamas. Il governo Netanyahu annuncia di aver preso il controllo del 40% di Gaza City ormai e continua a spianare quel territorio per spingere via, per spazzare via un popolo che è ormai concentrato in ben due milioni di persone in appena 50 chilometri quadrati, un fazzoletto di terra dove non ci vivrebbero in 200.000 e invece sono lì tutti ammassati, un bersaglio, ormai sono questo i cittadini e i poveri disperati palestinesi alla mercè dell'esercito israeliano. Tutto questo avviene mentre sono passati 700 giorni dalla guerra, una guerra nella quale gli ustagi israeliani sono ancora in mano ai tagliagole di Hamas, ma di questo Netanyahu non si preoccupa, al di là di quello che dice e di quello che assicura alla sua gente. Non è questo che sta a cuore al primo ministro israeliano. Come Netanyahu tratta coloro che in patria e fuori gli chiedono di cessare il fuoco, di rispettare i diritti umani, lo stiamo vedendo. Nelle ultime ore ha rifiutato il permesso di visitare i territori al presidente francese Macron, considerandolo di fatto un complice di Hamas. Nei giorni scorsi aveva già detto che gli europei che partecipano alla Global Sumud Flottilla saranno trattati da terroristi. agghiacciante. Però dobbiamo farci una domanda ulteriore a questo punto. Come li trattiamo noi, qui nella civile Pacifica Italia, quelli che protestano per la mattanza israeliana e chiedono rispetto per il popolo palestinese? La domanda non è peregrina, meno che mai è accademica, è molto, molto concreta. E lo dico proprio alla luce di quello che stiamo vedendo al Festival del Cinema di Venezia, dove, come dicevo prima, ormai l'onda di indignazione nei confronti di questa immane tragedia monta di ora in ora. Abbiamo visto Venezia impalesata di bandiere palestinesi, La tengono in mano grandi attori, da Michele Riondino a Joachim Phoenix, a Runei Mara, che hanno partecipato assieme ad un film capolavoro, quel The Voice of Ind Rajab, che racconta l'immane tragedia della bambina di sei anni, uccisa insieme ai suoi cuginetti in un'automobile, crivellata di colpi, dall'esercito israeliano, mentre lei chiedeva aiuto alla Croce Rossa e due addetti alla sicurezza erano venuti ad aiutarla, salvarla, o almeno ci avevano provato, uccisi anche loro. Ebbene, non ci si ferma a questo. La indignazione ormai sta tracimando e sta prendendo forme inattese. Succede infatti, per esempio, nelle scorse ore che un noto regista che vuole entrare alla proiezione di un film e porta intorno al collo una keffia, che è il simbolo della lotta palestinese, venga fermato dalla polizia all'ingresso. Gli venga richiesto di togliersi quella keffia e di depositarla nelle mani degli stessi poliziotti. gli si assicura che poi gli sarà restituita. Lui fa per entrare e poi arriva un altro addetto alla sicurezza che lo identifica. Lo identifica in base a quale principio e in virtù di quale logica. Ma poi succede ancora di peggio e questo forse è il caso che desta maggiore inquietudine in cittadini che hanno a cuore la libertà di manifestazione del pensiero e soprattutto il diritto umanitario. Succede infatti sempre a Venezia che a Lido si avvicini verso la banchina una piccola imbarcazione. A bordo ci sono l'artista Laika e la grande attrice italiana Anna Foglietta. Sono lì per presentare l'opera We Are Coming a sostegno della Global Sunood Flottiglia. Anche loro agitano bandiere della Palestina. Man mano che si avvicinano lungo il canale, vengono affiancate da un'imbarcazione dei carabinieri, vengono fermate e identificate. Gli si impedisce di procedere. Ascoltate che cosa è successo. Vi fanno arrivare lì?
Anna Foglietta
Ma se non ci arriviamo è grave. Se non ci fanno arrivare sarebbe gravissimo. Era un'azione, è un'azione pacifica e non violenta in segno di totale solidarietà con l'azione della Global Summer Flottillia che sarebbe dovuta partire oggi anche dai porti italiani. Purtroppo l'operazione è stata rimandata a causa del maltempo e perché ci sembra che non ci sia davvero più tempo. Questo è l'ultimo estremo tentativo per dimostrare ancora al mondo che forse l'essere umano ha una possibilità Quello che sta subendo il popolo gazague, il popolo palestinese, non soltanto dal 7 ottobre ma dal 47 a oggi, è qualcosa che va oltre ogni umana comprensione e se noi come esseri umani non ci mettiamo tutti quanti sulla stessa barca davvero per trasportare questo sentimento abbiamo fallito. abbiamo fallito tutti, quindi io penso che non ci sia soltanto la mostra internazionale d'arte cinematografica, ma che ogni pubblico e che ogni palcoscenico sia importante in questo momento per dimostrare la nostra solidarietà con il popolo palestinese, il nostro sentimento nei confronti del sentimento umano, questo penso.
Massimo Giannini
Ecco l'avete sentito la gente mentre vede l'imbarcazione con le due artiste a bordo grida ma vi faranno arrivare fin là? Anna Foglietta risponde vedremo vedremo se non ci fanno arrivare è una cosa gravissima non le faranno arrivare non le hanno fatte arrivare e dunque la testimonianza successiva della foglietta che dice tutta la rabbia e il dolore per quello che sta succedendo laggiù per questo popolo martoriato nei cui compronti dobbiamo far sentire alta e forte la nostra voce perché come dice la stessa foglietta o si sta dalla parte degli oppressi o si è complice anche il silenzio è complicità E poi però il dolore e la rabbia anche per quello che sta succedendo qui. Perché quando un'azione non violenta, pacifica, ma di sostegno all'iniziativa e alla mobilitazione della flottiglia viene bloccata dalle forze dell'ordine, allora dobbiamo porci qualche domanda. Vuol dire che c'è qualche cosa che non va. L'altro ieri la leader del Partito Democratico, Helge Lein, aveva chiesto formalmente a Palazzo Chigi e alla Presidente del Consiglio di impegnarsi per garantire la sicurezza in mare di tutti i parlamentari e i cittadini che si stanno imbarcando per la flottiglia, per andare verso la striscia di Gaza, a portare i loro aiuti, a portare soprattutto la loro testimonianza e il loro impegno. Giorgia Meloni ha risposto a Ellis Line con una lettera formale nella quale ha segnalato la sua attenzione al problema, ma ha ricordato alla leader dell'opposizione che sarebbe meglio e sarebbe preferibile avvalersi di canali alternativi e più efficaci di consegna. Parliamo degli aiuti umanitari. Tra questi, dice la Presidente del Consiglio, mi permetto di segnalare i canali finora attivati dal governo italiano che, come è noto, svolge un ruolo di primo piano nel prestare assistenza alla popolazione civile attraverso l'iniziativa umanitaria Food for Gaza, con cui è stato possibile distribuire oltre 200 tonnellate di generi di prima necessità, aiuti alimentari e sanitari, toccando anche le aree più isolate e difficilmente raggiungibili della striscia. sembra sottovalutare, o probabilmente far finta di non capire, la portata politica di questa iniziativa della Global Sumud Flottiglia. E forse se ne rende conto nel passaggio finale della sua lettera di risposta a Ellis Line, nella quale Meloni dice, preso atto che l'iniziativa possa avere anche una finalità di natura simbolica o politica, e qui aggiungo io bontà sua che l'ha capito, e che quindi, continua Meloni, si intende portare avanti a prescindere da quanto sopraesposto, il governo italiano assicura che saranno adottate tutte le misure di tutela e di sicurezza dei connazionali all'estero in situazioni analoghe, come sempre garantito finora. Il linguaggio freddo della burocrazia. di fronte a un'azione politica di portata senza precedenti, visto il coinvolgimento che sta determinando non soltanto tra la rappresentanza parlamentare, ma anche tra la gente comune. In ogni caso, la Sorella d'Italia si impegna testualmente a tutelare i connazionali impegnati in questo momento nella flottiglia in mezzo al Mediterranea e di questo alla fine, almeno di questo, dobbiamo essere legati. Ma se poi la Presidente del Consiglio persegue, intimidisce e reprime le proteste non violente che si moltiplicano nel nostro paese, allora qualche domanda dobbiamo porcela anche noi. Leggo da Wikipedia la definizione formale di stato di polizia. Nell'accezione comune, anche grazie ad opere come 1984 di George Orwell, il termine che dovrebbe essere più correttamente quello di stato poliziesco o regime di polizia viene spesso usato impropriamente come sinonimo di stato autoritario, in quanto dominato dalle forze di polizia con poteri estesi. Non già nelle parole, non già nella comunicazione, quanto nell'azione pratica. dei bracci operativi del governo italiano e in particolare di quelli che dipendono dal Ministero degli Interni e dunque le forze di sicurezza, carabinieri e polizia, si percepisce qua e là un vago sentore di autocrazia che fa il paio a questo punto con l'ipocrisia con la quale il governo italiano sta affrontando l'immane tragedia del popolo palestinese. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Antonino
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Antonino
Parola di Antonino.
Host: Massimo Giannini
Date: 5 settembre 2025
Massimo Giannini affronta il tema dell’impegno civile nel contesto della crisi in Palestina e la crescente mobilitazione a favore della causa palestinese, sia a livello internazionale che italiano. Sottolinea il coraggio di figure come Anna Foglietta e le contraddizioni della risposta politica italiana, in particolare della premier Giorgia Meloni. Si riflette sul significato dell’impegno oggi, l’ipocrisia delle istituzioni e i rischi di una deriva autoritaria nella gestione delle proteste pacifiche.
“Se non ci fanno arrivare sarebbe gravissimo. Era un'azione pacifica e non violenta in segno di totale solidarietà con l'azione della Global Summer Flottillia…Questo è l’ultimo estremo tentativo per dimostrare ancora al mondo che forse l’essere umano ha una possibilità…Se noi come esseri umani non ci mettiamo tutti quanti sulla stessa barca davvero per trasportare questo sentimento abbiamo fallito.”
—Anna Foglietta, 07:13
Giannini conclude con un’amara constatazione: mentre cresce il coraggio dei cittadini e degli artisti nel denunciare ingiustizie e nel solidarizzare con il popolo palestinese, le istituzioni italiane oscillano tra burocrazia fredda e repressione, mostrando un’ipocrisia che rischia di avvicinare il paese a uno stato di sorveglianza e controllo, più preoccupato di sedare il dissenso che di ascoltare la voce degli ultimi.