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Massimo Giannini
Resistere alla fine dell'Occidente. Fino al 2022 avevamo un Occidente transatlantico, unito dall'indignazione per l'invasione dell'Ucraina, ma distinto da altre grandi e medie potenze come la Cina, l'India, la Turchia, disposte a continuare a fare affari con la Russia. Ora, dalla rielezione di Donald Trump, ammesso che si possa attribuire una coerenza strategica al suo narcisismo erratico, ci troviamo in un mondo post-occidentale, privo di un occidente geopolitico coerente, coeso e determinato a farsi valere. In questo scenario come possiamo difenderci dalle mattane del presidente americano e dai deliri neoimperiali di Vladimir Putin? Se lo è chiesto qualche giorno fa su Repubblica Timothy Garton Ash e ce lo chiediamo oggi più che mai di fronte alla pretesa trampiana di annettersi ladro in l'Andia. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di.
Giorgia Meloni
Massimo Giannini Volevo dirvi che la previsione di un aumento dei tassi nei confronti di quelle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza della Groenlandia secondo me è un errore e ovviamente non la condivido condivido l'attenzione che la presidenza americana attribuisce, come vi ho detto molte volte, alla Groenlandia e in generale all'Artico, che è una zona strategica nella quale chiaramente va etata una eccessiva ingerenza di attori che possono essere ostili, ma credo che in questo senso andasse letta la volontà di alcuni paesi europei di inviare le truppe, di partecipare a una maggiore sicurezza, non nel senso di un'iniziativa fatta nei confronti degli Stati Uniti, ma semmai nei confronti di altri attori. Chiaramente mi pare che su questo ci sia stato un problema di comprensione e di comunicazione. Credo che sia necessario invece riprendere su questo il dialogo, evitare una escalation da questo punto di vista ed è quello su cui sto lavorando.
Massimo Giannini
Quella che avete appena ascoltato è Giorgia Meloni. In viaggio nella sua missione nell'estremo Oriente, la Presidente del Consiglio Italiana dice la sua sull'ultima follia trampiana che minaccia ulteriori pesantissime sanzioni nei confronti di quegli otto paesi che hanno mandato loro esponenti militari, uno sparoto drappello per la verità, in Groenlandia in funzione di deterrenza rispetto alle pretese egemoniche e coloniali di Trump, meloni Per fortuna una volta tanto sembra più incline ad appoggiare la linea europeista. Dice infatti esplicitamente non sono d'accordo con l'escalation che Trump minaccia e cioè aggiungere sanzioni a sanzioni, aumentare dazzi su dazzi. Sappiamo già quanto danno hanno fatto le ulteriori barriere protezionistiche decise dall'amministrazione americana. Hanno colpito non solo l'economia di quel paese, ma anche le esportazioni di tutta l'area europea, compresa la nostra. Ora l'ulteriore minaccia di Trump produce sfracelli. I mercati sono crollati tutti nella giornata di ieri. Le borse sono andate al tappeto. Parigi è stata la peggiore in Europa, ma Milano non ha fatto da meno. Meno 1,3% il listino, bruciate in poche ore 15 miliardi di capitalizzazione. E intanto già cominciano a fare i primi calcoli gli istituti di ricerca, secondo i quali l'ulteriore recrudescenza delle barriere commerciali annunciate da The Donald produrrebbero sul nostro export un ulteriore calo dell'8%. Ma insomma Meloni dice di aver detto a Trump di fermarsi. Non è questa la soluzione del problema. Ma Trump non si fermerà, lo sappiamo. E proprio in queste ore arriva la conferma di quanto ormai il presidente americano sia fuori controllo. Ma c'è del metodo nella sua follia, intendiamoci bene. Dietro c'è sempre il business. C'era in Venezuela quando ha fatto sfiltrare Maduro. Voleva mettere le mani sui 303 miliardi di barili di greggio all'anno prodotte. dall'economia venezuelana. Non gliene fregava niente del pretesto che aveva annunciato all'inizio, cioè il Venezuela come centro del narcotraffico. No, il tema è il petrolio, il tema è il greggio, il tema è il gas, il tema è il business. E la stessa cosa vale ora per l'agroellandia. Petrolio e gas in quella terra ghiacciata valgono qualcosa come 4.500 miliardi di dollari in affari. Le terre rare ancora più importante sotto il pack groenlandese c'è un potenziale da 500.000 tonnellate l'anno di eudialite, feldspato, tantalio, zirconio, niobio così si chiamano quei matalli rari necessari a sostenere l'industria digitale il big tech americano della Silicon Valley è su quello che punta Trump e se ne frega dello scudo spaziale che vorrebbe costruire in funzione antirussa. Esiste un accordo con la Danimarca dal 1951 che già ora, a legislazione vigente, consentirebbe al presidente americano di costruire basi militari dovunque volesse in Groenlandia. Se non lo fa e punta invece a comprarsela per un piatto di minestra, è perché punta alle sue risorse energetiche, non già al suo potenziale strategico, come invece mostra di credere Giorgia Meloni, ancora una volta con una quota di ambiguità difficilmente sopportabile. Trump non si fermerà. Lo dicevo prima, lo sceriffo di Washington ha mandato una lettera ufficiale al presidente della Norvegia e gli ha detto quello che pensa. E cioè, poiché voi non mi avete conferito il premio Nobel per la pace, io non mi sento più vincolato alla pace stessa. Testuale. Voi capite a che livello di aberrazione, non solo giuridica, ma etica, siamo ormai arrivati. seguendo le piste sempre più balzane del tycoon di Mara Lago. Ma così è, se vi pare. L'Europa risponde annunciando contro dazzi da 93 miliardi contro gli Stati Uniti. Una misura estrema. Vedremo se sarà perseguita a costa. Il Presidente del Consiglio Europeo ha convocato una riunione straordinaria. Vedremo cosa uscirà fuori da lì, ma certo una risposta ci vuole. Non bastano i sofismi di Giorgia Meloni, si ha detto con tutto il rispetto perché il momento è difficile. Torno allora a Timothy Garton Ash, che dà sul Repubblica un suggerimento importante all'Unione Europea. Bisogna evidenziare l'impegno europeo e per farlo corrono mosse molto più incisive che non mandare quello sparuto drappello di militari nella terra artica. Il cancelliere tedesco Merz, il presidente francese Macron, il primo ministro inglese Starman dovrebbero recarsi in Groenlandia, insieme alla premier danese Frederiksen e al primo ministro canadese Carney. dovrebbero andare lì per dimostrare che sono vicini alla Groenlandia e che nessun tipo di annessione è consentita. Concludeva Gartonash e io sottoscrivo, se possono prendere un treno per Kiev, come fecero quattro anni fa, l'allora premier Mario Draghi, insieme all'allora cancelliere tedesco Olaf Scholz e al presidente francese Macron, possono anche prendere un aereo per Nuuk. Oggi ce n'è bisogno, più che mai. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Episode: La follia artica di Trump, l’Europa e l’aereo per Nuuk
Host: Massimo Giannini
Date: January 20, 2026
L’episodio affronta le crescenti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti ed Europa sulla Groenlandia, esplorando le “follie artiche” di Donald Trump e il fragile equilibrio dell’Occidente dopo la sua rielezione. Massimo Giannini analizza la risposta europea, le implicazioni economiche delle nuove minacce di sanzioni USA e il ruolo dell’Italia. Si sottolinea la necessità di un’Europa più coesa ed incisiva, riprendendo spunti dal noto storico Timothy Garton Ash.
"Ci troviamo in un mondo post-occidentale, privo di un occidente geopolitico coerente, coeso e determinato a farsi valere."
[00:32, Massimo Giannini]
“La previsione di un aumento dei tassi nei confronti di quelle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza della Groenlandia secondo me è un errore e ovviamente non la condivido... Credo che sia necessario invece riprendere su questo il dialogo, evitare una escalation da questo punto di vista ed è quello su cui sto lavorando.”
[01:40, Giorgia Meloni]
Giannini sottolinea come, nonostante le dichiarazioni di dialogo, le parole della Premier restino “ambigue e difficilmente sopportabili” e che l’azione europea debba essere più decisa.
“C'è del metodo nella sua follia… Dietro c'è sempre il business”
[02:56, Massimo Giannini]
L’episodio citato della lettera del presidente americano alla Norvegia, in cui sostiene di non sentirsi “più vincolato alla pace” poiché non ha ricevuto il Nobel, viene definito da Giannini “aberrante non solo giuridicamente, ma eticamente.”
L’Europa cerca una risposta:
“Se possono prendere un treno per Kiev, come fecero quattro anni fa... possono anche prendere un aereo per Nuuk. Oggi ce n’è bisogno, più che mai.”
[05:42, Massimo Giannini citando Timothy Garton Ash]
Giannini sull’Occidente indebolito:
"Come possiamo difenderci dalle mattane del presidente americano e dai deliri neoimperiali di Vladimir Putin?"
[00:32, Massimo Giannini]
Ironia amara sulla diplomazia di Trump:
“Poiché voi non mi avete conferito il premio Nobel per la pace, io non mi sento più vincolato alla pace stessa. Testuale.”
[04:23, Massimo Giannini]
Meloni sulla missione artica:
“Credo che sia necessario riprendere il dialogo, evitare una escalation ed è quello su cui sto lavorando.”
[01:40, Giorgia Meloni]
L’episodio dipinge un’Europa fragile, chiamata a reagire di fronte a una presidenza americana sempre più imprevedibile, motivata da interessi economici più che strategici. L’analisi di Giannini è severa sulla performance italiana e incalzante nell’invocare unità d’intenti e gesti forti dalle leadership europee. L’immagine conclusiva (“un aereo per Nuuk”) diventa metafora di un necessario salto di qualità della politica europea sull’arena internazionale.