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Cos'è la giustizia? Si chiedeva nel 1952 Hans Kelsen, il più grande filosofo del diritto del XX secolo. La giustizia, si rispondeva, è principalmente una possibile, ma non necessaria, qualità di un ordinamento sociale. che regoli le relazioni reciproche tra gli uomini. Essa è soltanto subordinatamente anche una virtù dell'uomo. Un uomo è giusto, infatti, se il suo comportamento si conforma alle norme di un ordinamento sociale che si ritiene giusto. Ma che cosa significa realmente dire che un ordinamento sociale è giusto? Significa che questo ordinamento regola il comportamento degli uomini in un modo che soddisfa tutti gli uomini. Bene, sono passati 70 anni da questi scritti di Hans Kelsen e di fronte alla legge appena varata dal Parlamento italiano e ribattezzata Riforma della giustizia, viene da farsi esattamente questa domanda. Questa riforma soddisfa davvero tutti gli uomini? Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. Io sono il più grande esperto italiano dei tempi dei procetti. Questi sono i giudici di Milano che mi hanno perseguitato e mi perseguitano dal 94. C'è un potere dentro la magistratura che ci siene tutti sottoscopi. Questa è la barbaria. Cosa ho speso in avvocati perché potrei svenire. Noi vogliamo riformare la giustizia. Noi facciamo delle gare di burlesque. Dichiara Berlusconi e Silvio colpevole del reato agli iscritti. Tra i giudici donna, femminista e comunista. Le basta? Mi ricordo quello dell'estraniere, mi ricordo quello di Babbo Narcassi. Questi magistrati lavorano con... Erano vestiti che mi aveva regalato Gheddafi. Il Tribunale di Milano assolve Berlusconi e Silvio perché il fatto non sussiste. Io sono innocente! Eccolo qua, lo avete sentito, è Silvio Berlusconi. Buon anima, possiamo dire, mai come in questo caso. Quello che avete ascoltato è un blog messo insieme qualche settimana fa da Tagadà, talk show politico della Sette, e riassume in maniera efficace Il lungo conflitto mortale tra Silvio Berlusconi e i magistrati italiani, le toghe rosse, i giudici comunisti come li chiamava lui, che lo hanno braccato per tutta la vita per impedirli di governare. Cito Berlusconi perché in queste ore All'indomani del via libera che il Senato ha dato alla cosiddetta riforma della giustizia, che è passata con 112 voti favorevoli, 59 contrari e 9 astensioni, è proprio a lui, al Cavaliere di Arcore, che questa svolta storica, come lo definiscono le destre al comando, è stata dedicata. L'effige del Lunto del Signore ha camminato per ore nella giornata di ieri per le vie del Centro Storico di Roma. La hissavano i forzisti, cioè gli esponenti del Partito Azzurro, suoi eredi, ma insieme a loro anche i fratelli d'Italia di Giorgia Meloni che, come sempre e come al solito, ora esulta, parla di svolta epocale. Interviene anche Marina Berlusconi, figlia di Silvio, che scrive in un post, ci sono vittorie che arrivano tardi, forse troppo tardi, ma che restano grandi e decisive. Quella di oggi è la vittoria di mio padre, Silvio Berlusconi. Sono la sua forza, il suo coraggio, la sua determinazione e purtroppo anche la sua sofferenza ad aver reso possibile una giornata che segna un passo avanti importante per la democrazia e per la verità di questo paese. Ecco, proprio evocare la figura di Berlusconi in un passaggio politico così decisivo e determinante per il nostro discorso pubblico nega e smentisce esattamente il messaggio che falsamente l'attuale maggioranza vuole trasmettere all'opinione pubblica. Questa appunto sedicente o presunta riforma della giustizia non è stata mai pensata e approvata per venire incontro ai bisogni di tutti gli uomini, come scriveva Hans Kelsen negli anni 50. Viceversa, è stata pensata, voluta e alla fine imposta al Parlamento soltanto con un obiettivo, quello di coprire i poteri. quello di proteggere i politici, come ha fatto Silvio Berlusconi che per anni ha cercato di difendersi non nei processi, ma dai processi con le leggi ad personam. Oggi non ci sono più le leggi ad personam, si punta direttamente a manomettere gli equilibri costituzionali, il bilanciamento dei poteri, il ruolo della magistratura come organo di garanzia che risponde solo alla legge. Sappiamo bene quali sono in Italia i problemi della nostra giustizia. Per avere una sentenza in un processo penale ci vogliono 10 anni, in media. Per avere una sentenza in un processo civile ce ne vogliono 8, in media. Nei tribunali, nelle corti d'appello, persino in corte di cassazione, mancano i magistrati, i cancellieri, in qualche caso manca persino la carta per le fotocopie. Dunque la giustizia italiana avrebbe bisogno di tempi più accelerati, di riti più semplici e di molte più risorse finanziarie. La cosiddetta riforma della giustizia appena approvata dalle destre al comando non soddisfa alcuno di questi bisogni, che sono poi i bisogni dei cittadini italiani quando vengono a contatto con l'ordinamento giudiziario e col sistema giudiziario. L'unico obiettivo che questa presunta riforma persegue, attraverso la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, è quello di ricondurre la magistratura italiana tutta, ma soprattutto quella inquirente, sotto il tallone della politica. È vero che le carriere separate esistono anche in altri paesi. Esistono in Francia, per esempio, esistono in Gran Bretagna. Questo dicono spesso gli esponenti dell'attuale maggioranza per giustificare la loro scelta. Ma anche questa è un'impostura. Ciascun paese ha il proprio sistema istituzionale. In Francia esiste il presidenzialismo e il Presidente della Repubblica ha poteri enormi. In Gran Bretagna esiste una monarchia e il Parlamento di Westminster ha poteri enormi. E dunque ha poco senso pensare che si possa importare la separazione delle carriere, così come ce l'hanno quei due paesi, in un paese come il nostro. che viceversa, attraverso gli articoli della Costituzione, costruisce un delicatissimo equilibrio tra i poteri dello Stato, che con questa riforma vengono completamente stravolti. I cittadini non saranno interessati da nessun punto di vista dagli esiti della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. I cittadini, al contrario di quello che gli esponenti dell'attuale coalizione hanno propalato in queste settimane e in particolare ieri dopo il via libera alla legge, non potranno mai contare su una magistratura più giusta o più veloce, non potranno mai evitare errori giudiziari come il caso Tortora che è stato evocato proprio in queste ore, oppure come il caso d'Erlasco Anche quello, chiamato in causa a più riprese, come se questa riforma potesse impedire storture come quelle. Non è così. Questa riforma, attraverso l'istituzione di due CSM distinti, per giudice e per pubblici ministeri, e poi attraverso l'istituzione dell'alta corte disciplinare, chiamata a sanzionare per vie del tutto anomale, i magistrati che sbagliano e non sappiamo bene in base a quali principi, ha come unico obiettivo quello di riportare i magistrati sotto il potere di chi governa, di intimidirli nella loro azione. Questo non soddisfa in alcun modo i bisogni della collettività. Vedremo come andrà la campagna elettorale, vedremo soprattutto come andrà il referendum confermativo della prossima primavera. Ma intanto una cosa si può dire per certo. È sicuro, di fronte al dia libera del Senato di ieri, che la buonanima di Silvio Berlusconi stia facendo festa. Ma è altrettanto sicuro che in queste stesse ore il povero Hans Kelsen si stia rivoltando nella tomba. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Host: Massimo Giannini
Data: 31 ottobre 2025
In questa puntata, Massimo Giannini riflette sulla recente approvazione della riforma della giustizia in Italia, con una critica serrata alle sue motivazioni e ripercussioni. L’episodio collega la figura di Silvio Berlusconi, simbolicamente celebrata dalla maggioranza di governo, con il pensiero del filosofo del diritto Hans Kelsen, interrogandosi sul significato autentico di “giustizia” e sulla portata concreta di questa legge per la collettività.
Massimo Giannini apre la puntata citando Hans Kelsen, filosofo del diritto, e la sua definizione di giustizia:
“La giustizia è principalmente una possibile, ma non necessaria, qualità di un ordinamento sociale che regoli le relazioni reciproche tra gli uomini…”
(01:00)
Giannini si chiede se la riforma appena approvata risponda davvero ai bisogni di “tutti gli uomini”, riprendendo il quesito esistenziale posto da Kelsen.
L’episodio ripercorre rapidamente (anche tramite un collage audio di dichiarazioni) l’epopea giudiziaria di Silvio Berlusconi e il suo rapporto conflittuale con la magistratura italiana:
“Il lungo conflitto mortale tra Silvio Berlusconi e i magistrati italiani, le toghe rosse, i giudici comunisti come li chiamava lui, che lo hanno braccato per tutta la vita per impedirli di governare.”
(03:25)
Giannini sottolinea come la riforma sia stata dedicata all’ex Premier, con esponenti governativi e familiari (Marina Berlusconi) che la presentano come una “vittoria postuma” del Cavaliere:
“Ci sono vittorie che arrivano tardi, forse troppo tardi, ma che restano grandi e decisive. Quella di oggi è la vittoria di mio padre, Silvio Berlusconi…”
– Marina Berlusconi, citata da Giannini (04:20)
Giannini denuncia la tesi che la riforma sia pensata per il bene collettivo, definendola invece uno strumento di protezione politica:
“Questa sedicente o presunta riforma della giustizia non è stata mai pensata e approvata per venire incontro ai bisogni di tutti gli uomini… è stata pensata, voluta e alla fine imposta solo per coprire i poteri, per proteggere i politici.”
(05:00)
Verrà così alterato il bilancio costituzionale fra i poteri dello Stato. Secondo Giannini:
“Oggi… si punta direttamente a manomettere gli equilibri costituzionali, il bilanciamento dei poteri, il ruolo della magistratura come organo di garanzia che risponde solo alla legge.”
(05:20)
Sottolinea inoltre i problemi cronici e materiali della giustizia italiana (tempistiche lunghissime, carenze di personale e risorse), che la riforma non affronta:
“Per avere una sentenza in un processo penale ci vogliono 10 anni, in media. Per avere una sentenza in un processo civile ce ne vogliono 8…”
(06:00)
Il cuore della riforma, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, viene criticata come mero strumento di controllo politico e non come reale miglioramento per i cittadini:
“L’unico obiettivo che questa presunta riforma persegue… è quello di ricondurre la magistratura italiana tutta, ma soprattutto quella inquirente, sotto il tallone della politica.”
(07:30)
Fa notare che la separazione esiste anche in altri Paesi, ma in contesti istituzionali molto diversi (Francia, Gran Bretagna), e che “importare” questo modello senza adattarlo può essere dannoso.
Denuncia la creazione di due Consigli Superiori di Magistratura e una nuova alta corte disciplinare come strumento di intimidazione dei magistrati, “sotto il potere di chi governa”.
“È sicuro, di fronte al via libera del Senato di ieri, che la buonanima di Silvio Berlusconi stia facendo festa. Ma è altrettanto sicuro che in queste stesse ore il povero Hans Kelsen si stia rivoltando nella tomba.”
(09:55)
Hans Kelsen (citato da Giannini):
“La giustizia è principalmente una possibile, ma non necessaria, qualità di un ordinamento sociale…”
(01:00)
Massimo Giannini:
“Questa sedicente riforma della giustizia non è stata mai pensata per venire incontro ai bisogni di tutti gli uomini…”
(05:00)
Marina Berlusconi (citata):
“Quella di oggi è la vittoria di mio padre, Silvio Berlusconi. Sono la sua forza, il suo coraggio, la sua determinazione e purtroppo anche la sua sofferenza ad aver reso possibile una giornata che segna un passo avanti importante per la democrazia…”
(04:20)
Massimo Giannini, sul finale:
“È sicuro, di fronte al via libera del Senato di ieri, che la buonanima di Silvio Berlusconi stia facendo festa. Ma è altrettanto sicuro che in queste stesse ore il povero Hans Kelsen si stia rivoltando nella tomba.”
(09:55)
Il tono di Massimo Giannini è critico, ironico, colto, ma anche fortemente polemico, ben ancorato alla realtà politica e giuridica italiana. L’episodio è denso di riferimenti storici e culturali, e usa una narrazione vivace per denunciare le contraddizioni e i rischi della riforma.
Questa puntata offre un quadro chiaro, argomentato e coinvolgente sull’attuale dibattito attorno alla riforma della giustizia in Italia, mescolando storia, attualità e teoria del diritto, e svelando con lucidità i retroscena politici del provvedimento. Il tutto con uno stile diretto, incisivo, e ricco di spunti per riflettere sia sul passato sia sul futuro della democrazia italiana.