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A
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B
Nella mitologia greca, Dike è la dea della giustizia. È figlia di Zeus e di Temi. Quando un uomo commette un crimine, Dike lo riferisce a suo padre, Zeus. Poi insegue quell'uomo e lo punisce. E quando decide di punirlo, non rende conto a nessuno, se non a sé stessa. Questa lezione, che risale a migliaia e migliaia di anni indietro nel tempo, noi italiani non l'abbiamo ancora imparata. lo conferma, purtroppo, lo scontro diplomatico tra il nostro paese e la Svizzera intorno alla tragedia immane di Kranz Montanà. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
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Quello che è successo a Kranz Montanà è stata una tragedia che poteva e doveva essere evitata. E' una vergogna aver oggi deciso di scarcerare una persona che era ovviamente responsabile di quello che è successo. Bisogna capire perché c'è stata questa scelta, non possiamo rimanere in silenzio. Si può neanche profanare la memoria di queste persone che sono morte a Cranmontanà, tutti i ragazzi, ragazzini quasi, perché se non c'è Una sanzione esemplare nei confronti responsabili c'è il rischio che si continui con grande superficialità ad aprire locali senza norme di sicurezza, non avere uscita di sicurezza. Questo non può più accadere. Veramente sono deluso, dispiaciuto, indignato, offeso come padre, come nonno. Mi immagino cosa possono provare i genitori di quei ragazzi.
B
Quello che avete appena sentito è il ministro degli esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, commenta così, con questo sdegno più che comprensibile, la decisione delle autorità giudiziarie elvetiche che tre giorni fa hanno scarcerato Jacques Moretti, il titolare del disco bar Constellation di Transmontanà, nel quale a capodanno si è consumata quell'immane tragedia che è costata la vita a 40 ragazzi, molti dei quali purtroppo italiani, arzi vivi per incuria, per ricerca spasmodica del profitto ad ogni costo, da raggiungere anche al prezzo di non fare controlli di sicurezza. Moretti è stato scarcerato, come è noto, perché un ignoto benefattore, così lo chiamano inopinatamente gli organi di informazione, in particolare la televisione italiana, ha sganciato per lui una cauzione di 200.000 euro. Grazie a quella Moretti è tornato a casa, in attesa di giudizio, ovviamente. Non è libero come può esserlo qualunque altro uomo. Questo ha innescato, come dicevo, la reazione furibonda del governo italiano. Era stata anche Giorgia Meloni, già venerdì sera, a manifestare tutto il suo sdegno, dicendo che il governo italiano chiederà conto alle autorità svizzere di quanto è accaduto. E come avete sentito, la stessa cosa ha fatto e fa Tajani, parlando come padre, come nonno, che si sente ferito da questa decisione. che ha rimandato a casa un uomo che insieme a sua moglie ha fatto sì che morissero tanti giovani ragazzi innocenti che erano nel suo locale solo per fare festa mentre lui quando si consumava la tragedia stava scappando con i soldi Una vicenda naturalmente vergognosa che ci ferisce tutti, questo è chiaro, e tuttavia nella reazione della politica italiana c'è un cortocircuito che nonostante il dolore che proviamo in questo momento per quei ragazzi morti e soprattutto per le loro famiglie, non possiamo e non dobbiamo dimenticare. Ce la sottolinea con molto garbo, bisogna dire, il presidente della Confederazione Elvetica, Guy Parmelin, che in una intervista sui giornali, dopo la reazione furibonda di Roma e di Palazzo Chigi e della Farnesina, che hanno prima convocato l'ambasciatore svizzero in Italia, poi ritirato l'ambasciatore italiano in Svizzera, spiega come stanno le cose, in maniera semplice, pacata, ma inepivocabile. Dice Parmelin, credo sia importante sottolineare che i sistemi giudiziari non sono identici e non si possono sovrapporre. Tutti noi, avvocati compresi, attribuiamo grande importanza alla separazione dei poteri e alla non ingerenza. Non è compito della politica interferire nel nostro sistema giudiziario. Possiamo comprendere l'indignazione, certo. Ma i metodi di intervento e di indagine in Italia e in Svizzera sono diversi. Il filo conduttore di tutto è che la giustizia deve svolgere le sue indagini in modo trasparente e pagare per eventuali errori. E la stessa cosa vale sul piano politico. E questo è anche ciò che chiedono le famiglie delle vittime. Detto tutto questo, appunto, quello che conta è la separazione dei poteri ed è in nome di quella che oggi non si può chiedere all'autorità politica elvetica di intervenire nei confronti dell'autorità giudiziaria che è l'unica titolare di questa indagine. Più chiaro di così un capo di Stato non poteva esserlo e stupisce e in parte anche addolora che ci debba impartire una lezione così elementare. Questo non significa approvare un ordinamento giuridico che in Svizzera, come negli Stati Uniti, anche in presenza di ipotesi di reato così gravi, contempla la possibilità di uscire dalla misura cautelare, in questo caso specifico la prigione, pagando una cauzione milionaria, magari. Noi non ce l'abbiamo nel nostro ordinamento Altri paesi ce l'hanno e dobbiamo rispettarli perché quelli sono diversi dal nostro. Quello che non è diverso, tuttavia, è, come ci ha ricordato il Presidente della Confederazione Elbetica, il principio della separazione dei poteri. Ma è esattamente questo che oggi il governo italiano e le destre al potere fanno fatica a comprendere. E di resto è proprio in nome della necessità di superare quella separazione dei poteri che Giorgia Meloni, così come Antonio Tajani, così come Matteo Salvini e diciamo in generale le tre destre che oggi guidano il paese, chiedono agli italiani il 22 e 23 marzo di dire sì a un referendum che determinerà, a giochi fatti, la possibilità da parte dell'autorità politica di orientare le inchieste e le sentenze emesse dalla magistratura. Capisco che nella condizione attuale sulla tragedia immane di Kranz-Montanà a noi piacerebbe molto che fosse così, ma quello non sarebbe più lo Stato di diritto, ma solo uno Stato arbitrario, dove la politica dà le conte. anche dove persino i miti greci impedivano che questo accadesse.
Podcast: Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini
Data: 26 gennaio 2026
L’episodio affronta la reazione politica italiana alla tragedia di Crans-Montana, dove la scarcerazione del responsabile del disco bar - in seguito a una cauzione - ha generato uno scontro diplomatico tra Italia e Svizzera. Giannini analizza il tema della separazione dei poteri tra magistratura e politica, le differenze tra i sistemi giudiziari, e riflette sul rischio di derive autoritarie in Italia, con richiami alla mitologia greca e all’attualità politica.
Antonio Tajani sulla tragedia:
“Veramente sono deluso, dispiaciuto, indignato, offeso come padre, come nonno. Mi immagino cosa possono provare i genitori di quei ragazzi.”
(01:23)
Giannini sulla lezione svizzera:
“Stupisce e in parte anche addolora che ci debba impartire una lezione così elementare [sulla separazione dei poteri].”
(02:22)
Guy Parmelin, presidente svizzero:
“Tutti noi, avvocati compresi, attribuiamo grande importanza alla separazione dei poteri e alla non ingerenza. Non è compito della politica interferire nel nostro sistema giudiziario.”
(02:22)
L’episodio di Circo Massimo offre una lettura penetrante e critica dell’attuale scontro politico-giudiziario tra Italia e Svizzera. Giannini mette in luce come le emozioni e la pressione pubblica rischiano di minare princìpi fondamentali come la separazione tra giustizia e potere politico, avvertendo sui rischi insiti nei tentativi politici italiani di superare questi confini – con una lezione dai miti greci che resta ancora incredibilmente attuale.