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A
E ora, amici, una hit che unisce avvocati, architetti e farmacisti.
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Forest, ma cos'è sta roba?
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Sentite qua. Siamo tutt'orecchi? I buoni pasto, Ticket Restaurant, Ed and Red, deducibili per partite IVA e aziende, anche con pochi collaboratori. E i dipendenti li usano dove vogliono. Ristoranti, supermercati e pure discount in tutt'Italia. Ma scusi, dove l'avrebbe sentita? Su TicketRestaurant.it o chiamando l'800-600-100.
B
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro in forne. Non domandarci la formula che mondi possa aprirti. Sì, qualche storta sillaba è secca come un ramo. Codesto solo, oggi possiamo dirti ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Questa la conoscete tutti, è una delle più belle poesie di Eugenio Montale. E ho scomodato il più grande poeta del Novecento italiano perché è esattamente questa l'immagine che mi viene in mente se penso alla posizione italiana di fronte alla tragica guerra Mediorientale. Trump e Netanyahu che attaccano l'Iran. L'Iran che risponde in modo devastante e sanguinoso. L'Europa che non trova una linea comune è l'Italia. L'Italia che non sa che cosa dire, non sa che cos'è e non sa cosa vuole. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
C
In generale io sono preoccupata intanto da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale, degli organismi multilaterali che sta generando ovviamente, lo vediamo, un mondo sempre più governato dal caos. Era purtroppo prevedibile dopo la anomalia totale di un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che invadeva un suo vicino, chiaramente ha reso, come abbiamo visto, la situazione sempre più instabile e prevedibile. Sono preoccupata da un conflitto che in particolare con la reazione scomposta dell'Iran, che anche lei stava aggiornando questa mattina, l'Iran sta sostanzialmente bombardando tutti i paesi vicini, compresi quelli che si erano spesi per un accordo sul nucleare italiano e chiaramente questo comporta il rischio di un'escalation che può avere conseguenze totalmente imprevedibili. Sono ovviamente preoccupata per le possibili ripercussioni sull'Italia. Se arrivassero richieste di uso delle basi italiane per fare altro, io penso che la competenza sarebbe del governo decidere se concedere o no un utilizzo più esteso, ma io penso che in quel caso sarebbe il Parlamento a... cioè dovremmo deciderlo insieme al Parlamento. Oggi però non abbiamo nessuna richiesta in questo senso e voglio dire che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra.
B
Ormai è passata quasi una settimana da quella che abbiamo ormai ridefinito la Terza Guerra del Golfo e finalmente abbiamo avuto il bene di ascoltare una parola dalla nostra Presidente del Consiglio. Dopo sei giorni di lunghi silenzi o di parlare d'altro, La Premier ha avuto il buon gusto e il buon senso di dire qualcosa intorno a questa sporca guerra. Purtroppo non l'ha fatta nel luogo deputato nel quale, nell'ora più buia del pianeta, sarebbe necessario dire come l'Italia si posiziona, che ruolo ha e vuole avere in questo conflitto rispetto alla guerra e rispetto alla pace, cioè il Parlamento della Repubblica. No, Giorgia Meloni parla dai microfoni di una radio, RTL 102, nei confronti della quale abbiamo il massimo rispetto e ci mancherebbe d'altro, ma un conto è una radio, un conto sono le camere legislative. Pazienza, ci dobbiamo accontentare, forse verrà a parlare in assemblea la prossima settimana, ma per intanto parla appunto dalla radio. come avete sentito, da una declinazione tutta sua di quello che sta succedendo ed è successo in questi ultimi tempi, in un mondo sempre più sventurato. Meloni riconosce che esiste una crisi sempre più evidente degli organismi internazionali, ammette che il mondo è dominato dal caos, Ma poi ne dà una giustificazione piuttosto singolare, per non dire addirittura grottesca. Nel momento in cui prova a indicare quali sono i responsabili di quello che sta succedendo, beh, c'è da rimanere a bocca aperta. Ne indica due, in particolare. Da un lato, uno stato membro del Consiglio di sicurezza dell'ONU che ha attaccato un altro paese. Non lo nomina neanche, ma qui è evidente che sta parlando della Russia di Putin che ha invaso l'Ucraina. Certo, questo lo dico io. Un'altra sporca guerra che ha palesemente violato il diritto internazionale. L'invasione di uno Stato sovrano da parte dello Tsar di Mosca che coltiva i suoi sogni neo-imperiali. E dunque certamente quello è stato un elemento di grande sconvolgimento dello scacchiere internazionale che ha chiamato in causa pesantemente l'Europa. Poi c'è il secondo soggetto responsabile del caos e cioè l'Iran. Giorgia Meloni parla di reazione scomposta del regime iraniano. Dice proprio così, reazione scomposta. E poi provi a circostanziarla, dicendo appunto che dopo la morte di Ali Khamenei, i guardiani della rivoluzione hanno attaccato anche paesi del Golfo, che finora erano stati al loro fianco nel negoziato sul nucleare, per esempio. E questo ha favorito un escalation. E qui si ferma. Cioè, l'Iran ha una reazione scomposta, ma la nostra Presidente del Consiglio non spiega a che cose reagiscono. È evidente, lo sappiamo tutti. L'Iran non ha una reazione scomposta. Sta lanciando una controoffensiva militare altrettanto devastante a un attacco che ha subito dagli Stati Uniti e da Israele. Siamo tutti felici che Ali Khamenei non ci sia più, un despota sanguinario, per carità. Ma ad aprire la terza guerra del golfo sono stati Trump e Netanyahu e l'Iran a questo reagisce. Meloni però non lo dice. Meloni non nomina mai Donald Trump in questa intervista. Non una sola parola sul presidente degli Stati Uniti che ha riaperto tutti i fronti e i conflitti, possibili e immaginabili, reali o virtuali. Ha lanciato i dazzi. Guerra commerciale contro tutto il mondo. Ha minacciato la Gorellandia, che vuole comprarsi per un piatto di lenticchie. Ha detto al Canada che deve diventare il 51esimo stato americano. Poi ha invaso il Venezuela per destituire un altro tiranno, Maduro. E siamo contenti che Maduro non ci sia più, ma al suo posto c'è un fantoccio scelto dagli Stati Uniti. E anche quella è stata la violazione della sovranità di un altro Stato. Ma di tutto questo nell'esegesi meloniana non c'è un solo accenno. E allora viene spontaneo porsi qualche domanda. Qual è la visione geostrategica che la nostra Presidente del Consiglio ha di questa fase? Certo, ha spiegato, ha detto una cosa che ci conforta. Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci. Bene, grazie presidente Meloni, ma di questa guerra lei cosa pensa? L'Italia come schierata? E in particolare cosa accadrà se a breve il grande alleato americano chiederà alla sua cheerleader di metterle a disposizione le basi militari tricolori per le azioni belliche che gli americani stanno compiendo contro l'Iran. Di questo Meloni, anche qua, dice poco o nulla, si limita a ribadire. Non abbiamo nessuna richiesta in questo senso. Cioè getta la palla, non in calcio d'angolo, in tribuna, perché non spiega cosa farebbe, ove mai questa richiesta arrivasse. Ed è questo che spinge legittimamente l'opposizione a chiederle qual è la linea italiana. e spinge l'opposizione a fare questa richiesta di fronte al discorso che ha tenuto in aula, nelle ore successive all'intervista radiofonica di Meloni, proprio quel ministro della difesa reduce dal grande infortunio delle sue vacanze a Dubai. Guido Crosetto alla Camera ha detto, riconoscendolo, sia pure in un inciso, è chiaro, non c'è neanche bisogno che lo diciamo, che questa guerra è un'altra violazione del diritto internazionale. Bene, bravo, ministro Crosetto. Ma a buon gioco, a questo punto, il PD e il Movimento 5 Stelle a chiedere, ministro, ma questa è la sua posizione? Oppure è quello che pensa anche Giorgia Meloni e dunque è la linea dell'Italia? Questo purtroppo non lo sappiamo e chissà mai se lo sapremo. Allo stato attuale, essendo noi vassalli felici dello sceriffo di Washington, l'unica cosa che possiamo sapere dalla Presidente del Consiglio, come diceva Montale, è ciò che non siamo e ciò che non vogliamo. Troppo poco. Di fronte a questa sciagura che incombe, noi vorremmo sapere, invece, ciò che siamo e ciò che vogliamo. Circo Massimo, lo spettacolo della politica.
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È un podcast di Massimo Giannini.
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Una produzione. One Podcast.
Episode: La guerra di Trump, le parole vuote di Radio-Meloni
Host: Massimo Giannini
Date: 6 marzo 2026
Questo episodio di "Circo Massimo" vede Massimo Giannini offrire una riflessione critica e appassionata sull’inerzia e la vaghezza della posizione italiana rispetto alla nuova “Terza Guerra del Golfo”, scaturita dai recenti attacchi tra Trump, Netanyahu e l’Iran. Centrale è la denuncia del silenzio politico della Premier Giorgia Meloni, che – secondo Giannini – si limita a dichiarazioni generiche in radio, senza affrontare davvero i nodi delle responsabilità internazionali né presentare una chiara linea di politica estera e difesa per l’Italia.
Tono poetico per descrivere l’impasse italiana
Giannini cita Eugenio Montale per evocare l’incapacità italiana di prendere posizione sulla guerra mediorientale:
“Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro in forme... Codesto solo, oggi possiamo dirti ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”
(Massimo Giannini citando Montale, 00:32)
Caos internazionale e crisi del diritto
La crisi degli organismi multilaterali e la mancanza di una linea politica comune europea lasciano l’Italia spaesata e senza voce.
Dichiarazione radiofonica di Giorgia Meloni
Meloni interviene su RTL 102 per esprimere preoccupazione sulla crisi internazionale, ma lo fa, secondo Giannini, fuori dalla sede deputata (il Parlamento):
“Se arrivassero richieste di uso delle basi italiane... penso che sarebbe il Parlamento a decidere... oggi però non abbiamo nessuna richiesta... non siamo in guerra e non vogliamo entrarci.”
(Meloni, 01:39)
Critica al metodo e alla sostanza
Giannini sottolinea la gravità di affidare questioni strategiche a una trasmissione radiofonica anziché alle Camere:
“La Premier ha avuto il buon gusto e il buon senso di dire qualcosa intorno a questa sporca guerra. Purtroppo non l'ha fatta nel luogo deputato... No, Giorgia Meloni parla dai microfoni di una radio...”
(Giannini, 03:12)
Responsabili della crisi secondo Meloni
Meloni accenna a due soggetti responsabili: un membro del Consiglio di sicurezza ONU (allusione alla Russia) e l’Iran, ma evita i nomi e le cause effettive della crisi:
“Non lo nomina neanche, ma qui è evidente che sta parlando della Russia di Putin che ha invaso l'Ucraina…”
(Giannini, 03:53)
“Meloni parla di ‘reazione scomposta’ del regime iraniano... ma non spiega a che cosa reagiscono.”
(Giannini, 04:34)
Silenzio su Trump e sulle azioni americane
Meloni non nomina mai Trump, non parla dell’attacco congiunto USA-Israele che ha innescato la reazione iraniana, né delle guerre e delle violazioni precedenti commesse dagli Stati Uniti:
“Meloni non nomina mai Donald Trump in questa intervista. Non una sola parola sul presidente degli Stati Uniti che ha riaperto tutti i fronti e i conflitti, possibili e immaginabili, reali o virtuali.”
(Giannini, 05:17)
Qual è la linea dell’Italia? Giannini dipinge l’Italia come “vassalli felici dello sceriffo di Washington”, incapace di esprimere la propria posizione indipendente e genuina.
“Di questa guerra lei cosa pensa? L'Italia come è schierata?... di questo Meloni dice poco o nulla”
(Giannini, 06:56)
Il ruolo del Ministro Crosetto:
Crosetto ammette in Parlamento che la guerra attuale è “un’altra violazione del diritto internazionale”, ma resta ambigua la posizione ufficiale dell’esecutivo.
“Il PD e il Movimento 5 Stelle chiedono: ministro, ma questa è la sua posizione? Oppure è quello che pensa anche Giorgia Meloni?”
(Giannini, 08:17)
Il verso di Montale per l’Italia senza parola:
“Codesto solo, oggi possiamo dirti ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”
(Giannini citando Montale, 00:32)
La domanda non detta:
“Noi vorremmo sapere, invece, ciò che siamo e ciò che vogliamo.”
(Giannini, 09:41)
Sulle omissioni di Meloni:
“Si limita a ribadire: Non abbiamo nessuna richiesta in questo senso. Cioè getta la palla, non in calcio d'angolo, in tribuna…”
(Giannini, 07:30)
| Timestamp | Segmento | Contenuto principale | |-----------|----------------------------|--------------------------------------------------------------| | 00:32 | Citazione Montale | Simbolo della vaghezza e del non-dire italiani | | 01:39 | Dichiarazione Meloni | Preoccupazione e genericità sulla guerra e il caos globale | | 03:12 | Giannini su Meloni | Critica al metodo della comunicazione della Premier | | 05:17 | Silenzio su Trump | Omissioni nelle responsabilità americane | | 08:17 | Questione Crosetto | Ambiguità linea governo sulle azioni militari | | 09:41 | Conclusione Giannini | "Vorremmo sapere ciò che siamo e ciò che vogliamo" |
Massimo Giannini, con il suo stile ironico e tagliente, usa la poesia di Montale come metafora della politica italiana: l’unica certezza è ciò che non vogliamo, ma nessuno sembra più in grado di dire davvero cosa siamo e quale ruolo desideriamo nella scena internazionale. Il caso della guerra Iran-USA-Israele fa esplodere tutte le contraddizioni di una leadership (Meloni) che – almeno secondo Giannini – si rifugia in dichiarazioni generiche e prudenti, senza offrire una visione autentica o una politica estera indipendente e trasparente all’opinione pubblica.
Per chi volesse capire come viene raccontata e criticata la politica estera italiana oggi, questo episodio di Circo Massimo è sintesi fatta voce, con l’invito finale (tra ironia e amarezza): serve finalmente sapere chi siamo e cosa vogliamo.