Transcript
A (0:00)
E ora, amici, una hit che unisce avvocati, architetti e farmacisti.
B (0:04)
Forest, ma cos'è sta roba?
A (0:06)
Sentite qua. Siamo tutt'orecchi? I buoni pasto, Ticket Restaurant, Ed and Red, deducibili per partite IVA e aziende, anche con pochi collaboratori. E i dipendenti li usano dove vogliono. Ristoranti, supermercati e pure discount in tutt'Italia. Ma scusi, dove l'avrebbe sentita? Su TicketRestaurant.it o chiamando l'800-600-100. 1 podcast.
B (0:35)
Alcuni anni fa, era il 2010, uscì al cinema un film splendido del regista Tom Hooper. Si intitolava Il discorso del re. Il protagonista era un superbo Colin Firth. Ve lo ricorderete, il film raccontava la storia di Giorgio VI, re d'Inghilterra, salito al trono dopo che aveva abdichato Edoardo VIII, che rinunciò al regno perché voleva sposare ad ogni costo Wallis Simpson. Giorgio VI era un re balbuziente, si fece aiutare da un terapista che poi diventò anche suo amico, Lionel Logue. Finché nel 1939, anno buio per l'Europa e per il mondo, dovendo sostenere uno dei discorsi più difficili della sua monarchia e della sua storia, Giorgio VI pronunciò la dichiarazione di guerra alla Germania da Buckingham Palace con parole di straordinaria potenza. Quasi un secolo dopo Pedro Sánchez, che non è un re ma è il primo ministro di Spagna, ha tenuto a sua volta il più bel discorso che si sia mai sentito in questi anni bui, ma non sulla guerra, questa volta sulla pace. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
C (1:59)
La posizione del governo d'Espania è clara e consistente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucrania o anche in Gaza. In primo luogo, non a la chiebra di un diritto internazionale che ci protegga tutti, specialmente i più indifesi, la popolazione civile. In secondo luogo, non a assumere che il mondo solo può risolvere i suoi problemi a base di conflitti, di bombe. E finalmente non a ripetere gli errori del passato. In definitiva, la posizione del governo di Spagna si risume in quattro parole, non alla guerra.
B (2:34)
Eccolo qua, solo un brano del discorso di un re che non è un re, ma che vale molto più delle parole pronunciate da qualunque monarca da decenni a questa parte. Quello che avete appena ascoltato è solo un brano del discorso storico, lo possiamo dire una volta tanto senza apparire retorici, pronunciati dal primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, dalla sede del governo, la Moncloa, e rivolto non soltanto al suo popolo. ma anche al resto del mondo e soprattutto a Donald Trump e a Benjamin Netanyahu. Un discorso che cade nell'ora più buia non solo dell'Europa ma dell'intero pianeta e lo sappiamo. La guerra esplosa in Medio Oriente dichiarata da Iran contro il resto del mondo ma avviata dall'attacco dell'America e di Israele contro quello stato canaglia ha innescato una spirale alla quale non sembra già da ora esserci più fine. E' coinvolta l'Iraq, completamente avvolta dal buio, un blackout totale in quel paese, esplosioni a Erbil dopo che da ore e ore la controoffensiva iraniana sta colpendo tutte le pietromandarchie del Golfo, le basi dislocate in quell'area, sia quelle americane sia anche quelle europee. Ricordiamo l'attacco a Cipro Ieri un missile è piuvuto anche sulla Turchia di Erdogan. ancorché intercettato dalle difese della NATO. Mentre gli Stati Uniti affondano una nave militare iraniana in Sri Lanka e le immagini sono agghiaccianti. Si vede questo caccia torpediniere che esplode e rapidamente cola a picco nel mare, lasciando sepolti tra le acque 80 morti. Insomma, una tragedia senza fine. Ecco, è in questo contesto che Pedro Sánchez, nel silenzio oppure nel caos che sta regnando tra gli Stati membri di un'Unione europea che fatica a trovare una sua linea, fa sentire forte e chiara la sua voce. e vi voglio rileggere i passaggi salienti di questo discorso che non ha bisogno di tanti commenti per quanto dice e spiega tutto quello che in questo momento chi ha ancora a cuore uno straccio di stato di diritto e di umanità si sentirebbe di condividere. Sánchez dice, cari concittadini e cari concittadini, mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medio Oriente. della posizione del governo di Spagna e delle azioni che stiamo mettendo in campo. Sanchez ricorda poi e fa la sintesi dei fatti salienti di questa guerra tragica che gli esplosa. e aggiunge alcune sue valutazioni. Non so con certezza cosa accadrà ora, non sono chiari gli obiettivi di chi ha lanciato il primo attacco, ma dobbiamo essere preparati. La posizione del governo di Spagna di fronte a questa congiuntura è chiara e coerente, è la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi e la popolazione civile. In secondo luogo, no all'idea che il mondo possa risolvere i propri problemi solo attraverso i conflitti e le bombe. E infine, no alla ripetizione degli errori del passato. In definitiva, la posizione del governo di Spagna si riassume in tre parole. alla guerra. Il primo ministro dalla Moncloa poi si riferisce in maniera esplicita a quelli che ha definito gli errori del passato. L'Europa, la Spagna, si sono già trovati qui prima, ventitré anni fa, un'altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente. Una guerra che in teoria doveva eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che col senno di Poia ha prodotto l'effetto contrario. ha scatenato la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia vissuto dalla caduta del muro di Berlino. Poi Sanchez ripercorre le tappe di quella guerra sanguinosa, del terrorismo che si è scaricato qui. nei nostri territori, nelle nostre città. E aggiunge, ciò che sappiamo è che da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano. Al contrario, ciò che al momento possiamo intravedere è maggiore incertezza economica, aumenti del prezzo del petrolio e anche del gas. Per questo dalla Spagna ci opponiamo a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone, per offrire soluzioni ai problemi, non per peggiorare la loro esistenza. Ed è assolutamente inaccettabile che dirigenti incapaci di adempiere questo compito utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e al tempo stesso riempire le tasche di pochi, i soliti di sempre, gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili. E dunque gli impegni ribaditi al primo ministro della Spagna sono quelli noti appunto prestare tutta l'assistenza possibile in questo momento ai cittadini esposti al pericolo negare viceversa per esempio le basi agli Stati Uniti d'America che le chiedono per lanciare altri attacchi contro l'Iran. Dice e viceversa Sanchez, collaboreremo come abbiamo sempre fatto con tutti i paesi della regione che sostengono la pace e il rispetto della legalità internazionale. Lavoreremo con i nostri alleati europei a una risposta coordinata e realmente efficace e continueremo a impegnarci per una pace giusta e duratura in Ucraina e in Palestina, due luoghi che meritano di non essere dimenticati. E dunque, il governo spagnolo, ribadisce Sanchez, continuerà a esigere un cessato del fuoco e una soluzione diplomatica. a questa guerra e lo ribadisce due volte il primo ministro. La parola giusta è esigere, perché la Spagna è un membro a pieno titolo dell'Unione Europea, della Nato e della comunità internazionale. Per questo è qui si rivolge direttamente ai belligeranti e cita non per caso al primo posto Donald Trump. Per questo dobbiamo esigere da Stati Uniti, Iran e Israele che si fermino prima che sia troppo tardi. Non si può rispondere a un'illegalità con un'altra illegalità, perché è così che iniziano le grandi tragedie dell'umanità. Ricorda poi la Prima Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale, per dire agli architetti del caos che oggi credono all'ennesima guerra che sana tutti i mali. Dobbiamo imparare dalla storia e non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone. Più chiaro di così, il capo di un governo, di una grande democrazia europea, non può essere, non poteva essere. La conclusione è scolpita nel marmo. Siamo insieme ai molti governi che la pensano come noi. E anche a milioni di cittadini e di cittadini che in tutta Europa, in Nord America e in Medio Oriente chiedono al domani non più guerra o più incertezza, ma più pace e più prosperità. Perché la prima avvantaggia solo pochi. La seconda avvantaggia tutti. Dunque, il discorso del re che non è re, ma che vale più di ogni altro. Ora io non so se e quanto incideranno queste parole sulla linea geopolitica dell'Europa. Non so in che cosa si tradurranno le minacce che lo stesso Trump, ascoltate queste parole, ha rivolto nei confronti del premier spagnolo, parlandone con disprezzo, col suo solito atteggiamento arrogante, insopportabile. Non so nemmeno se le abbia ascoltate queste parole Giorgia Meloni. che da giorni non ci dice qual è la posizione italiana e che da giorni continua a oscillare ancora una volta tra la sponda atlantica e quella europea, convinta che a forza di fare il ponte con Trump qualcosa ce ne venga in tasca, senza mai più considerare, senza far finta di non vedere che la sponda americana alla quale quel ponte dovrebbe appoggiarsi non esiste più e non è mai esistita. E comunque l'idea del ponte, per noi, per l'interesse nazionale di questo paese, non porta nulla di buono. Non sappiamo qual è la posizione di Roma rispetto a questa guerra. Non sappiamo se Giorgia Meloni considera doveroso e legittimo l'attacco di Trump e Netanyahu contro l'Iran e per ora si è limitata solo al considerare illegittima la risposta degli ayatollah. Non è una posizione sostenibile. Io non so tutte queste cose, ma ho ascoltato Sanchez e una cosa la so. Se fossi spagnolo, oggi, sarei fiero del mio primo ministro e del mio paese.
