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E no, stavolta proprio non l'hanno visto arrivare. Neanche lui. E invece alla fine è arrivato sul serio. In piena era Trumpiana, l'America ci stupisce ancora. A New York, la città del turbo-capitalista The Donald, triunfa un sindaco socialista. A New York, la città colpita dalla jihad islamica l'11 settembre di 24 anni fa, triunfa un sindaco musulmano. poteva accadere solo laggiù, nella terra di Hollywood, nell'impero precipitato in un incubo, a dove i sogni, forse, sono ancora possibili. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. Quindi, Donald Trump, dato che so che ti stai guardando, ho quattro parole per te. Torna il volume in alto! New York rimarrà una città di emigrati, una città costruita da emigrati, potente da emigrati e, in questo momento, guidata da un emigrato. Eccolo, l'avete sentito, un trionfo portato ad esempio dai suoi, dal suo popolo che lo acclama come il nuovo sindaco di New York. E lui, Zoran Mamdani, li ripaga così, prendendo di petto direttamente Donald Trump, lo sceriffo di Washington. Gli dice Donald so che stai guardando, ho quattro parole per te. Alza il volume e poi conclude con quello che sembra davvero l'inno della nuova grande mela targata Mamdani. New York resterà una città di immigrati, una città costruita da immigrati, alimentata da immigrati e da stasera guidata da un immigrato. Quindi ascoltami Presidente Trump quando dico questo. per colpire qualcuno di noi dovrai passare attraverso tutti noi belle parole al di là però della retorica rimane un dato di fatto piuttosto clamoroso quello che nessuno si aspettava davvero un musulmano nato in Uganda 34 anni fa era emigrato a New York quando aveva solo 7 anni un figlio dell'alta borghesia intellettuale, padre professore alla Columbia University e madre regista di successo, Mira Nair, ricordiamola, quella alla quale si deve uno dei film più belli prodotti sull'India. Ecco, Questo uomo, giovane uomo, diventa paladino dei dimenticati, degli umiliati, degli offesi. Viene eletto sindaco della più grande città americana, che da sola ha un bilancio pari a 116 miliardi di dollari. Tanto per avere un raffronto il bilancio di Milano sono 4 milioni di euro. E lui cita il leader indiano Nehru e poi l'ex sindaco italiano Fiorello Laguardia per promettere ai new yorkesi che cambierà la faccia di quella città con la più ambiziosa agenda per affrontare la crisi del costo della vita. L'intelligenza di Mamdani alla fine è stata piuttosto semplice, oltre al fatto di aver battuto palmo per palmo il Manhattan e i soborghi di quella immensa realtà metropolitana dove c'è dentro tutto e il contrario di tutto. Ha affrontato, con una ricetta uguale e contraria, il trampismo dominante, annunciando a chi lo avrebbe dovuto, e poi lo ha votato, la sua vera agenda, quella costruita per combattere gli effetti distruttivi del costo della vita. Con questa agenda ha sconfitto l'ex governatore dello Stato, Andrew Cuomo. e ha detto la comunità italo-americana è una parte meravigliosa di ciò che rende New York così speciale ed è una comunità storica però sappiamo che gran parte di questa storia è in pericolo perché la nostra città sta diventando sempre più costosa ci sono così tante persone che non per loro scelta vengono spinte via da New York allora non importa quanto celebriamo i monumenti o la storia se poi perdiamo le persone che l'hanno resa così speciale Come vedete, come capite, in questo elopio sembra di risentire un po' della tensione morale che fuggia di Barack Obama, cheppure non ha voluto fare endorsement per mandani e si è limitato a dire farò per te da cassa di risonanza. Tuttavia, insieme a questo empito valoriale, Mamdani aggiunge poi un progetto politico molto chiaro. Dice che il nostro obiettivo è rendere la città accessibile, far capire a tutti che la sostenibilità economica non è solo un problema dei giovani o di una coppia che aspira a formare una famiglia, è un'emergenza anche per la popolazione anziana. di New York, dove vediamo così tante persone con un reddito fisso che non hanno soldi extra per l'affitto, per gli eventuali aumenti della bolletta dell'acqua o della luce. Dobbiamo garantire che possano restare nelle loro case. Questo è il nostro obiettivo. Di qui il suo programma, in cinque punti fondamentali. Il primo è appunto il blocco degli affitti in tutti quegli appartamenti offerti a EquoCanone. in secondo ordine i servizi di assistenza per l'infanzia gratuiti poi bus pubblici veloci e gratuiti ancora cinque supermercati finanziati dal comune per contenere i prezzi e garantire cibo economico ma di qualità per tutti e da ultimo il salario minimo elevato a 30 dollari l'ora entro il 2030 un pacchetto corposo che costerà complessivamente oltre 7 miliardi di dollari l'anno che Mandanik promette di coprire con un aumento delle entrate fiscali per almeno 9 miliardi, ottenuto con una misura classica, redistributiva, verrebbe da dire keynesiana, se non fosse che laggiù i paurosi capitalisti la definiscono comunista, cioè alzare all'11,5% le tasse per le aziende e aumentare del 2% le imposte per chi guadagna oltre un milione l'anno. Di fatto un travaso di ricchezza dai più ricchi ai più poveri. Questa sì una missione da Robin Hood. Certo per qualcuno, per molti, è troppo di sinistra, è troppo radicale. Mamdani ha fatto una politica e una campagna elettorale molto aggressiva anche in politica estera. Ha pronunciato parole di fuoco contro Israele, contro il genocidio. Qualcuno gli rinfaccia ancora di aver proposto un'intifada globale, che in realtà non risulta agli atti. Qualcun altro gli rimprovera di voler togliere i finanziamenti alla polizia, cosa che disse all'inizio della campagna elettorale e poi ha mollato subito un'improvvida idea come quella. Qualcun altro addirittura vagheggia di un piano per depenalizzare i furti sotto i 2000 dollari e cioè se rubi merce per 1999 dollari nessuno ti dice niente. Anche questa pescata chissà dove, probabilmente da una pattoniera, notizia falsa, fake news costruita ad arte per screditare il nuovo sindaco. È la campagna della destra repubblicana, è la campagna di Trump che ha detto testualmente, dopo aver riconosciuto la sconfitta, che lui, Mamdani, è in realtà solo un comunista. E Mamdani è stato anche abile a rispondergli, dicendo, dopo tutto, se c'è qualcuno che può mostrare a una nazione tradita da Donald Trump come sconfiggerlo, proprio la città che lo ha generato e se c'è un modo per terrorizzare un despota è smantellando le condizioni stesse che gli hanno permesso di accumulare tutto il potere che ha. Chi vince con Zoran Mamdani? Sicuramente la generazione Z. I giovani lo hanno votato in massa ma non può bastare questo a giustificare un trionfo che nessuno si aspettava. considerando che all'inizio della campagna elettorale i sondaggi gli davano 1% dei consensi e invece ha strappato la maggioranza assoluta e l'ha festeggiata con una musica di sottofondo We are the champions dei Queen e ha sconfitto la paura in nome della speranza e questo è un dato di fatto Ora, in America ci si chiede che elezione è la vittoria di Mamdani per il Partito Democratico. Oltre alla vittoria di Zoran a New York, infatti, bisogna registrare anche i successi delle candidate governatrici, Mickey Sherrill in New Jersey e Abigail Spanberger con il contemporaneo trionfo del referendum in California, che consentirà al governatore Gavin Newsom di ridisegnare i distretti per la Camera a vantaggio dell'opposizione contro il Presidente Trump. con la rimonta, sorpresa, di due dem nell'importante Commissione Public Service in Georgia. Insomma, tutto questo pacchetto di risultati di questo importante lunedì americano rappresenta a tutti gli effetti uno scacco per la Casa Bianca. Ma questo sarà davvero un booster per le elezioni di midterm fissate nel novembre del 2026? Questa è la grande domanda. Basterà la vittoria di Zoran Mamdani per spingere anche alle prossime consultazioni dell'anno che viene a votare i giovani radicali, non soltanto loro, ma anche i boomers, cioè i nati tra il 46 e il 64, e poi i centristi orfani di Clinton e di Obama. oltre che devastati dalla debacle di Joe Biden. E potrà davvero mobilitare un elettorato più vasto? L'esempio di un musulmano che cita Carlo Marx e dice il nostro fine è il controllo dei mezzi di produzione? E lo dice proprio nel tempio del capitalismo e di Wall Street? Ora, l'America forse non è perduta del tutto, nonostante la cura devastante di Trump. Il Cato Institute, con i suoi sondaggi, dice che il 40% degli elettori americani, lo ricorda Gianni Riotta su Repubblica, ha ormai una visione positiva del socialismo. mentre la soglia di chi crede nei valori del mercato libero scende sotto il 59% e tra gli under 29 ben il 62% ha un'idea favolevole del socialismo democratico in stile scandinavo, mentre meno del 40% apprezza gli ideali liberisti che furono di Ronald Reagan. Insomma, alla fine anche negli Stati Uniti qualcosa si sta muovendo, dopo l'avvento del turbo-capitalismo e del complesso militare-industriale-digitale che si muove dietro a Donald Trump. Però certo, per Mamdani la sfida è di quelle da far tremare i polsi. Dovrà dimostrare di essere capace di moderare la piaga degli affitti altissimi senza intaccare o far precipitare il mercato immobiliare. Dovrà cercare di dare nuova linfa vitale alla scuola e all'università pubbliche e sostenere al tempo stesso sanità e welfare devastati dai tagli di Trump. Dovrà dimostrare che si può possibile finanziare un vasto piano di edilizia popolare? Che si può, è possibile garantire trasporti gratuiti per tutti senza far fallire le aziende che li gestiscono? Ma questa è davvero una storia ancora tutta da scrivere. Segnala una speranza ma non ci sono ancora certezze. Ed è per questa stessa ragione che adesso anche in Italia ci si chiede cosa insegna Mamdani alla sinistra tricolore. Qui come al solito è scattata e statica la clac. Elislein esulta. Splendida vittoria, la sinistra torna a vincere con parole e programmi chiari su stipendi dignitosi, sanità davvero universale, sul diritto alla casa, sui trasporti e i nidi gratis per chi non ce la fa. La politica della speranza vince sulla politica della paura che individua solo nemici e capri espiatori. Men dice il falso la segretaria del Partito Democratico. Sembra quasi alludere al fatto che il programma di Mamdani, che lo ha portato alla vittoria a New York, è lo stesso che lei propone agli italiani per riconquistare Palazzo Chigi. Ma insomma, come diceva De Gaulle, vast programma. Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verde e Sinistra, aggiunge è uno squarcio di luce nel buio americano dopo l'inizio del nuovo mandato di Trump. Mamdani ha proposto di mettere davanti gli interessi e i diritti della maggioranza delle persone. È il nostro programma. La vittoria di Zoran significa che si può fare negli USA come in Italia. Ora, lasciamo stare i commenti della destra. Sono tutti apocalittici, come si conviene ai falsi profeti destrorzi. Da Roberto Vannacci a Matteo Salvini, restiamo sulla sinistra e sui suoi soliti vizi. È chiaro che quello di Mamdani è un test interessante e un esperimento promettente. Ma come cantava Lusodalla, l'America è lontana, dall'altra parte della luna. L'Italia è un'altra cosa, infinitamente più piccola, ma paradossalmente persino più complicata. Evitiamo allora il solito provincialismo del giorno dopo, che fa erigere a modello chiunque vinca in un paese lontano. La sinistra l'ha fatto per decenni, con Elmo Smith e Olof Pal, con Mitterrand e Jospen, con Felipe González e Zapatero, con Tony Blair ed Ed Miliband. C'è stato sempre, da qualche parte nel mondo, un vincente da imitare, un esempio da importare. Ma non ha mai funzionato e mai funzionerà. Parafrasando Corrado Guzzanti, ai compagni della mozione Mamdani, Mamdani è americano e tale rimarrà. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Host: Massimo Giannini
Episode: La lezione di Mamdani, un marxiano in America
Date: November 6, 2025
Massimo Giannini riflette sulla clamorosa vittoria di Zoran Mamdani come nuovo sindaco socialista e musulmano di New York. L’episodio analizza il significato simbolico e politico di questo risultato inatteso negli Stati Uniti, esplora il programma radicale di Mamdani, le sue ricadute potenziali sia sull’America sia sulla sinistra italiana, e interroga i limiti nell’importare modelli di successo dall’estero.
“New York resterà una città di immigrati, costruita da immigrati, alimentata da immigrati e, da stasera, guidata da un immigrato” ([02:20]).
“Un pacchetto corposo che costerà più di 7 miliardi di dollari l’anno, che Mamdani promette di coprire con un aumento delle entrate fiscali… alzare all’11,5% le tasse per le aziende e aumentare del 2% le imposte per chi guadagna oltre un milione l’anno" ([07:00]).
“Se c’è qualcuno che può mostrare a una nazione tradita da Donald Trump come sconfiggerlo, è proprio la città che lo ha generato” ([09:40]).
“Evitiamo allora il solito provincialismo del giorno dopo, che fa erigere a modello chiunque vinca in un paese lontano. […] Parafrasando Corrado Guzzanti, ai compagni della mozione Mamdani, Mamdani è americano e tale rimarrà” ([13:50]).
Giannini usa uno stile diretto, disincantato ma appassionato, tinto di ironia e di disillusione rispetto alle solite “importazioni” di modelli stranieri nella sinistra italiana, senza però negare la portata storica e simbolica dell’evento.
L’episodio offre una panoramica coinvolgente e dettagliata della vittoria di Zoran Mamdani, sottolineando sia la portata simbolica per la sinistra internazionale sia i limiti concreti nel “trasferire” queste vittorie in altri contesti nazionali. La lezione americana, secondo Giannini, è un segnale di speranza ma resta tutta da verificare nella pratica, sia a New York sia altrove.