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Massimo Giannini
Vorrei proteggere il futuro delle persone che amo.
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Massimo Giannini
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Massimo Giannini
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Massimo Giannini
Vai avanti tu che a me mi viene da ridere, recita un vecchio adagio usato a più riprese non soltanto nella vita di tutti i giorni ma persino in politica. Succede infatti che su molti dossier, quelli più delicati, la nostra Presidenta del Consiglio, Giorgia Meloni, spesso si tiri fuori dall'impaccio, soprattutto quando ha i giornalisti di fronte, e lasci campo libero ai suoi ministri competenti. A volte lo sono, molte altre volte assai meno. sull'economia. Il ministro incaricato è quasi sempre Giancarlo Giorgetti, che adesso si trova a dover difendere in tutte le sedi una manovra di bilancio che tiene saldo la balla del timone sul deficit e sul debito pubblico, ma che per il resto è una scatola vuota, povera di risorse e mediocre negli effetti. È vero, è stata appena promossa dalle agenzie di rating e dalla Commissione europea proprio perché non fa saltare l'equilibrio dei conti publish, ma quanto alla crescita e soprattutto alla pioggia di emendamenti che si profilano nel dibattito parlamentare lascia veramente a desiderare. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. Il Ministro Giorgetti è disponibile fino a.
Announcer
Domani, a quando voi ritenete.
Massimo Giannini
Buona giornata a tutti.
McDonald's Advertiser
Se volete, se no vado anch'io.
Massimo Giannini
Eccolo, il siparietto che avete appena sentito conferma quel motto di cui parlavo prima. Vai avanti te, che a me mi viene da ridere. Giorgia Meloni ha detto esattamente quelle parole qualche giorno fa in Consiglio dei Ministri, di fronte ai giornalisti che volevano fare domande sulla manovra. Lei ha detto che non aveva tempo, si è alzata, se n'è andata e ha fatto l'in bocca al lupo, gli auguri a Giorgetti che doveva rimanere lì a rispondere. a rispondere a che cosa? appunto ai buchi neri di questa legge di bilancio che mantiene il saldo contabile ma lascia in evasi tutti i problemi di scarsa crescita e di scarsa equità sociale ed economica che l'Italia presenta da troppi anni ora poi a completare il trito armamentario ideologico dei camerati 4.0 mancava solo lui l'oro alla patria e finalmente è arrivato col suo scoppiettante carico di passatismo e populismo a integrare la più modesta manovra economica dell'ultimo decennio. Le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d'Italia appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano. Rescita così con Fiero Cipiglio il più tragicomico degli emendamenti alla legge di stabilità ammesso dalla Commissione di Lancio del Senato e che andrà in discussione in Aula nelle prossime settimane. Una norma che sicuramente riempirà d'orgoglio la virago di Palazzo Chigi fu proprio lei, infatti, Giorgia Meloni, allora all'opposizione di tutto e di tutti, a proporre alla Camera nel gennaio 2014 un analogo ordine del giorno che impegnava il governo Letta a stabilire una volta per tutte che i forzieri d'oro di Via Nazionale rimangono di proprietà del popolo italiano, testualmente. E insieme, prima o dopo di lei, ci avevano già provato altri geniali patrioti del calibro di Claudio Borghi, che ai tempi del governo giallo-rosso presentò una proposta di legge analoga. E poi ministri creativi come Giulio Tremonti, che nel 2004 propose una gold tax sulle plusvalenze maturate con le compravendite dell'oro, comprese le riserve auree della Banca d'Italia. Non se n'è mai fatto niente allora, come non se ne farà niente oggi. Ma vuoi mettere la soddisfazione di poter spacciare alle masse intorpidite e impoverite un esproprio ai danni dell'odiato banchiere centrale di Palazzo Coc? La mossa è pirotecnica. Si tratta di far credere agli italiani che, grazie a quell'emendamento, diventeranno tutti più ricchi, tipo Elon Musk. Oppure si vedranno ridurre il maledetto fardello del debito pubblico che gli grava sulle spalle. 52.000 euro a testa, neonati compresi. Il valore dell'oro di Banca Italia, secondo l'ultimo bilancio firmato dal governatore Panetta, è infatti pari a 197.945 milioni di euro. con un incremento di 50.706 milioni sull'anno precedente, dovuto alla maggiore quotazione del metallo, aumentata del 34,4% rispetto alla fine del 2023. Parliamo di 2.448 tonnellate di lingotti e 4 tonnellate di monete d'oro. conservate tra la sede romana dell'Istituto di Emissione, la Federal Reserve di Washington, la Banca dei Rivolamenti Internazionali di Zurigo e la Bank of England di Londra. Un ricco gruzzoletto che i fratelli vogliono far credere all'Italia, di poter trasferire, con un tocco di bacchetta magica, dai cavò di Palazzo Koch alle casseforti di Palazzo Chigi. Però un gioco di prestigio farlocco, un furto con destrezza, mi verrebbe da dire, virtuale e illegale, vietato dai trattati europei e dal buonsenso. Ma tant'è evidentemente l'importante per questi scappati di casa al comando è stupire i cittadini elettori vendendogli la fontana di Trevi come faceva il principe Decurtis nel leggendario Totò Truffa 62. Ora vi chiederete chi è stato il nuovo impavido ardito meloniano che, con sprezzo dell'ingegno e con virile spirito di italico sacrificio, ha fatto il salto nel cerchio di fuoco, mettendo la sua firma sull'emendamento aurifea. Ma naturalmente lui, l'ineffabile Lucio Malan, quello che incede sul selciato di Montecitorio in tutti i TG1 dell'ora di pranzo, dichiarando molto senza mai dire niente. Allenatore di nuoto, vincitore del Pentatron di Mike Bongiorno e infine senatore della Repubblica, Lucio il temerario iniziò la sua folgorante mutante carriera con la Lega nel 90, per salire poi sul trionfale carro berlusconiano di Forza Italia nel 1994 e transumare infine su quello meloniana nel 2021. Un simpatico pas d'aran che ci ha regalato perle di ogni ordine e grado, dai voti plurimi con i quali coprì l'assenza di quattro colleghi senatori forzisti all'assunzione della moglie al Senato come sua segretaria particolare. dalla falsa citazione della Bibbia sull'omosessualità come abominio ai post sui ghiacciai dell'Artico in continua espansione dai deliri indignati sul vitello d'oro simbolo di blasfemia e idolatria alla cerimonia delle Olimpiadi di Parigi alla gaffe sul mare tutto allo stesso livello Non c'è occasione nella quale lo zelante fratello d'Italia non accetti voluttuosamente di farsi esplodere, in aula o in tv, per ubbedire agli ordini del partito. Ma anche stavolta sarà il caso di ricordare a lui e ai dilettanti allo sbaraglio come lui che la proprietà delle riserve auree della Banca d'Italia e delle banche centrali nazionali è regolata dai trattati istitutivi dell'Unione Europea e pertanto ha rango costituzionale. I governi dei singoli stati membri possono decidere quello che vogliono, ma devono tener conto dell'adesione all'eurozona e degli obblighi che ne derivano. E dunque, alla fine della solfa, sarà pure evocativo e nostalgico questo oro alla patria previsto dalla manovra, ma resta sempre e solo una gigantesca patacca. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Host: Massimo Giannini
In questa puntata Massimo Giannini riflette con tono ironico e tagliente sull’attuale legge di bilancio italiana, definita “una scatola vuota”, e sull’emendamento “oro alla patria”, che reputa una trovata populista, inefficace e anacronistica. Analizza la postura politica della premier Giorgia Meloni, il ruolo del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, e le narrazioni ideologiche di governo, sottolineando la distanza fra annunci e realtà.
Massimo Giannini: “Succede infatti che su molti dossier... la nostra Presidenta del Consiglio... lasci campo libero ai suoi ministri competenti. A volte lo sono, molte altre volte assai meno.” [01:14]
Massimo Giannini: “…una legge di bilancio che tiene saldo la balla del timone sul deficit e sul debito pubblico, ma che per il resto è una scatola vuota, povera di risorse e mediocre negli effetti.” [01:23]
Massimo Giannini: “A completare il trito armamentario ideologico dei camerati 4.0 mancava solo lui: l’oro alla patria.” [02:49]
Massimo Giannini: “Un ricco gruzzoletto che i fratelli vogliono far credere all’Italia, di poter trasferire, con un tocco di bacchetta magica, dai cavò di Palazzo Koch alle casseforti di Palazzo Chigi. Però un gioco di prestigio farlocco, un furto con destrezza, mi verrebbe da dire, virtuale e illegale...” [04:50]
Massimo Giannini: “...l’ineffabile Lucio Malan, quello che incede sul selciato di Montecitorio in tutti i TG1 dell’ora di pranzo, dichiarando molto senza mai dire niente.” [06:13]
Sull’inefficacia della proposta oro alla patria:
“Ma anche stavolta sarà il caso di ricordare a lui e ai dilettanti allo sbaraglio come lui che la proprietà delle riserve auree... è regolata dai trattati istitutivi dell’Unione Europea e pertanto ha rango costituzionale.” [08:05]
Sull’operazione comunicativa del governo:
“La mossa è pirotecnica. Si tratta di far credere agli italiani che, grazie a quell’emendamento, diventeranno tutti più ricchi, tipo Elon Musk…” [04:22]
Sulla ricorrenza negli anni di queste proposte:
“Non se n’è mai fatto niente allora, come non se ne farà niente oggi. Ma vuoi mettere la soddisfazione di poter spacciare alle masse intorpidite... un esproprio ai danni dell’odiato banchiere centrale?” [04:09]
Sugli effetti pratici e politici:
"Sarà pure evocativo e nostalgico questo oro alla patria previsto dalla manovra, ma resta sempre e solo una gigantesca patacca." [08:36]
Il tono è fortemente ironico, sarcastico, con momenti di critica pungente e citazioni pop-culturali (Totò, proverbio popolare). Giannini usa argomentazioni precise, alternando cronaca politica a giudizi tranchant, senza risparmiare allusioni e riferimenti sarcastici agli esponenti politici coinvolti.
Questa puntata è un lucidissimo atto d’accusa contro le trovate propagandistiche, la scarsa sostanza delle ultime manovre economiche e le continue “sceneggiate” politiche che fanno più spettacolo che risultati concreti.