Circo Massimo – Lo Spettacolo della Politica
Episodio: La memoria di Rabin, la speranza di Abu Mazen
Host: Massimo Giannini
Data: 25 settembre 2025
Panoramica dell’episodio
L’editorialista Massimo Giannini riflette sugli ultimi sviluppi della crisi israelo-palestinese, intrecciando la memoria di Yitzhak Rabin — il leader che ha incarnato la speranza della pace — con l’attualità rappresentata dal discorso di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) all’ONU. Il podcast interroga il mantra secondo cui "non esistono interlocutori palestinesi per la pace" e analizza il ruolo, spesso negletto, di Abu Mazen e la figura, quasi mitica, di Marwan Barghouti come possibili chiavi per la ripartenza di un vero processo di pace.
Punti chiave e approfondimenti
1. Il ricordo di Yitzhak Rabin: la pace come rischio necessario
(00:50–02:00)
- Giannini apre l’episodio evocando le parole di Yitzhak Rabin:
“Ho sempre pensato che la maggioranza del nostro popolo vuole la pace ed è pronta ad assumersi dei rischi in nome della pace.”
(Yitzhak Rabin, citato da Giannini – 00:51) - Viene tracciato il profilo di Rabin: due volte Primo Ministro israeliano, Premio Nobel per la Pace. Rabin fu assassinato da un estremista nel 1995, mentre portava avanti il processo di pacificazione.
- Di fronte alla tragedia odierna a Gaza, Giannini rilancia la domanda centrale:
“Con chi si possa fare la pace, quando anche Israele decidesse di interrompere questa mattanza.”
(Giannini – 01:45)
2. Il discorso di Abu Mazen all’ONU: rottura o continuità?
(02:00–08:40)
- Giannini propone una sintesi degli interventi di Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese dal 2005, ieri all’Assemblea Generale ONU.
- Abu Mazen denuncia la guerra di Israele a Gaza come “uno dei capitoli più orribili dei secoli XX e XXI”, sostenendo che:
“Quello che Israele sta perpetrando non è una semplice aggressione, è un crimine di guerra, è un crimine contro l’umanità, documentato e monitorato e sarà registrato nei libri di storia e nelle pagine della coscienza internazionale.”
(Abu Mazen, riportato da Giannini – 04:40) - Prende chiaramente le distanze dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre:
“Gli attacchi di Hamas del 7 ottobre in Israele non rappresentano il popolo palestinese. Hamas non avrà nessun ruolo nel governo, ovemai ci si arrivasse.”
(Abu Mazen, riportato da Giannini – 05:10) - Abu Mazen rivendica il principio dello Stato unico, “una sola legge e una sola forza di sicurezza”, ribadendo due volte:
“Non vogliamo uno Stato armato.”
(Abu Mazen, riportato da Giannini – 05:55) - Momento rilevante: il rifiuto dell’antisemitismo da parte palestinese, ribadito con fermezza.
- L’impegno:
“La striscia di Gaza è parte integrante dello Stato di Palestina. Siamo pronti ad assumerci la piena responsabilità per governance e sicurezza di quell’area. Vogliamo uno stato democratico, libero da armi e da estremismo.”
(Abu Mazen, riportato da Giannini – 06:25) - Il concetto di fondo:
“La pace […] non può essere raggiunta se non si riesce a ottenere giustizia. E non può esserci giustizia se la Palestina non viene liberata.”
(Abu Mazen, riportato da Giannini – 06:45) - Messaggio di resilienza:
“Il nostro popolo rimarrà radicato come gli olivi, saldo come le rocce. L’alba della libertà sorgerà e la bandiera della Palestina sventolerà alta nei nostri cieli.”
(Abu Mazen, riportato da Giannini – 07:15)
3. Prontezza al dialogo e prospettive di pace
(08:40–10:10)
- Abu Mazen si dice pronto a lavorare con USA, Arabia Saudita, Francia e ONU a un piano di pace, trovando nei negoziati di New York qualche spiraglio:
“Il presidente americano Donald Trump […] ha promesso ai leader arabi e musulmani […] che non permetterà a Israele di espandere l’occupazione in tutta la West Bank.”
(Giannini – 08:55)
4. Gli interlocutori palestinesi: mito e realtà
(10:10–12:00)
- Giannini sfata il mantra che “non ci sono interlocutori palestinesi”, sottolineando la lucidità (nonostante l’età avanzata) di Abu Mazen e la sua disponibilità a un percorso graduale:
“Anche Abu Mazen può dare un contributo decisivo, fondamentale.”
(Giannini – 11:20) - Il dibattito su chi possa guidare una transizione pacifica: i limiti dell’anzianità di Abu Mazen ma anche la limpidezza delle sue posizioni come carte da spendere in un eventuale dialogo futuro.
5. Focus sul futuro: la figura di Marwan Barghouti
(12:00–13:30)
- Giannini introduce la figura di Marwan Barghouti come possibile leader sostitutivo o complementare per la causa palestinese.
- Barghouti, detenuto dal 2002 (cinque ergastoli per responsabilità in attentati durante la seconda intifada), ha sempre rifiutato la giurisdizione israeliana e sostenuto la sua innocenza.
- Numerose campagne (palestinesi, israeliane ed europee) ne chiedono la liberazione:
“La Reuters qualche mese fa l’ha addirittura considerato il Nelson Mandela palestinese.”
(Giannini – 13:00) - Emblematica la dichiarazione del vicepremier israeliano Shimon Peres del 2007, pronto a firmare il perdono in caso di elezione alla presidenza (poi non avvenuto).
- Giannini sottolinea: un atto di clemenza nei confronti di Barghouti, insieme al ruolo costruttivo di Abu Mazen, sarebbe di “straordinaria portata”.
Momenti memorabili e citazioni
- Rabin e il rischio della pace:
“La maggioranza del nostro popolo vuole la pace ed è pronta ad assumersi dei rischi in nome della pace.”
(00:51) - Abu Mazen sul significato degli attacchi di Hamas:
“Gli attacchi di Hamas del 7 ottobre in Israele non rappresentano il popolo palestinese.”
(05:10) - Abu Mazen contro lo Stato armato:
“Non vogliamo uno stato armato.”
(05:55) - Il rifiuto dell’antisemitismo:
(06:00–06:15) - Messaggio di resistenza:
“Il nostro popolo rimarrà radicato come gli olivi, saldo come le rocce.”
(07:15) - Barghouti come "Mandela palestinese":
(13:00)
Conclusione
Giannini chiude con una riflessione che dà il senso dell’episodio: di interlocutori per la pace, tra i palestinesi, ce ne sono, se c’è volontà politica di riconoscerli e investire su di loro. Serve pensare “alle cose del mondo in modo diverso”, inaugurando una nuova stagione fatta di coraggio, riconoscimento reciproco e responsabilità condivise — nel solco tracciato, trenta anni fa, da Rabin e oggi raccolto, con toni diversi, da Abu Mazen.
Timestamps principali
- 00:50 – Ricordo di Rabin e il rischio della pace
- 02:00 – Introduzione alla situazione a Gaza e le parole di Abu Mazen
- 04:40 – Abu Mazen all’ONU: crimini di guerra e distanziamento da Hamas
- 06:25 – La visione di uno Stato democratico senza armi né estremismo
- 08:55 – Spiragli nel dialogo internazionale e la promessa di Trump
- 11:20 – Lucidità di Abu Mazen e contributo possibile alla transizione
- 12:30 – Marwan Barghouti come possibile futuro leader e simbolo di cambiamento
- 13:00 – Campagne per la liberazione di Barghouti e paragoni con Mandela
Tono: Analitico, empatico, riflessivo; Giannini alterna dati di cronaca, citazioni e considerazioni personali rilevanti per capire la complessità della situazione e tracciare possibili sentieri di speranza.
