Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Episode: La pace bugiarda e l’aquilone ricaduto tra le rovine di Gaza
Host: Massimo Giannini
Date: October 29, 2025
Episodio in breve
Questo episodio del podcast “Circo Massimo”, condotto da Massimo Giannini, affronta con lucidità e amarezza la fragile e brevissima tregua nella Striscia di Gaza, interrottasi all’improvviso per riaccendere la violenza e riportare il conflitto in primo piano. Giannini parte dalla citazione di una struggente poesia palestinese per riflettere sul fallimento della cosiddetta “pace eterna” vantata pochi giorni prima da Donald Trump, smascherando le false illusioni create dalla diplomazia internazionale e dal business che si muove dietro i grandi accordi di facciata.
Punti chiave e discussioni
1. La poesia che racconta Gaza
- [00:56] - [02:22]
L’episodio si apre con la struggente poesia di Refaat Alarer, poeta palestinese ucciso a Gaza, citata e commentata da Massimo Giannini:- La poesia, citata da Paola Caridi nel suo libro Sudari e Legia per Gaza (Feltrinelli), diventa metafora dell’aquilone di speranza che ormai è ricaduto tra le macerie.
- Citazione:
“Se devo morire tu devi vivere per raccontare la mia storia... fallo bianco con una lunga coda così che un bambino da qualche parte a Gaza... veda l'aquilone, il mio aquilone che hai fatto tu volare alto e pensi per un momento che lassù ci sia un angelo che riporta l’amore...”
(Voce di Massimo Giannini, [00:56]) - Giannini commenta con amarezza:
“È bastato poco, ma quella speranza sta già sfiorendo. È durata pochi giorni e nella striscia riesplode la guerra.”
(Massimo Giannini, [02:18])
2. L’immediato ritorno della guerra
-
[02:22] - [05:00]
- Riavvolgendo le ultime settimane, Giannini riporta le parole durissime di Benjamin Netanyahu, che annuncia la ripresa degli attacchi su Gaza dopo l’ultimo video diffuso dalle Forze Armate israeliane relativo alla controversa restituzione dei resti di un soldato israeliano.
- Quote di Netanyahu:
“Se si offrono una scatola, lo sfrutteremo con più forza fino alla fine della loro vita, e questa fine sarà molto più veloce di quello che pensano.”
(Netanyahu, audio originale, [02:22]) - Motivo scatenante: Le immagini video che mostrano Hamas mentre trasporta e seppellisce resti umani, poi consegnati come ostaggi alle autorità israeliane.
-
Escalation e reazioni:
- Il governo israeliano reagisce furiosamente, ordinando la ripresa dei raid.
- I ministri dell’ultradestra (Ben-Gvir e Smotrich) insistono sulla necessità di “distruggere completamente Hamas”.
3. La fragilità della tregua e le responsabilità internazionali
-
[05:00] - [09:00]
- Giannini sottolinea quanto la tregua – definita “pace eterna” da Donald Trump – sia stata di brevissima durata.
- Il commento cinico sul ruolo di Trump nelle trattative.
“Ancora una volta, ci affidiamo alle cure dell'architetto del caos, proprio quel Donald Trump... Queste paci posticce che Trump costruisce a suo uso e consumo sono davvero specchietti per le allodole...”
(Giannini, [07:10]) - Anche il ministro degli esteri italiano Tajani definisce la tregua “debole” e chiede serie iniziative internazionali.
-
Il ruolo ambiguo dell’Occidente e del mondo arabo:
- La conferenza di Sharm el-Sheikh descritta come “una recita, la pace dei ricchi... metà del mondo arabo riunito al cospetto dello sceriffo di Washington e metà Europa piegata ai suoi voleri...”
- Il silenzio e l’assenza dell’Islam sunnita, chiamato in causa come garante della tregua, vengono evidenziati da Giannini come parte del problema.
-
“Quello che resta di quella ridicola messa in scena non è altro che il gigantesco business che c’era dietro... la ricostruzione di Gaza come riviera del Mediterraneo, una specie di Miami per i ricchi...”
(Giannini, [08:30])
4. Analisi critica della ‘pace bugiarda’ e delle prospettive future
- [09:00] - [10:45]
- Si rimarca l’incapacità delle grandi potenze di incidere sui negoziati, tra Stati Uniti distratti (Trump impegnato in Asia), Europa debole e mondo arabo silente.
- Il vero protagonista rimane il “fragore delle armi”.
“In queste urla del silenzio che si levano da un Occidente falso e diviso e da un Islam cinico e ferito, l’unico fragore che si sente forte e chiaro è ancora una volta quello delle armi.”
(Giannini, [10:20]) - L’episodio si chiude tornando alla metafora dell’aquilone:
“E quell’aquilone della pace che volava alto sopra la striscia nei versi di Refaat al-Harer, dopo pochi giorni, è già ricaduto nella polvere, tra le macerie di Gaza.”
(Giannini, [10:36])
Momenti memorabili e citazioni
- [00:56] – Struggente lettura della poesia di Refaat Alarer, simbolo della speranza spezzata a Gaza.
- [02:22] – Clip audio con la voce di Netanyahu, che annuncia il ritorno all’offensiva.
- [07:10] – “Ci affidiamo alle cure dell’architetto del caos, proprio quel Donald Trump…”
- [08:30] – Denuncia del “business della pace”: Gaza come nelle illusioni una futura “Miami per i ricchi”.
- [10:20] – Sintesi amara: “l’unico fragore che si sente forte e chiaro è ancora una volta quello delle armi.”
Timestamps delle sezioni salienti
- [00:56] – Lettura poesia di Refaat Alarer
- [02:22] – Dichiarazioni di Netanyahu e motivi della ripresa dei raid
- [05:00] – Analisi reazioni internazionali (Tajani, Trump, conferenza Sharm el-Sheikh)
- [08:30] – Critica al “business della ricostruzione” e all’assenza del mondo arabo
- [10:20] – Conclusioni sulla “pace bugiarda” e la metafora finale dell’aquilone
Conclusioni
L’episodio si caratterizza per un tono profondamente critico e disilluso verso le dinamiche della politica internazionale nella crisi di Gaza. Attraverso la poesia e la narrazione lucida di Giannini, si mette in evidenza il dramma della popolazione palestinese, le false promesse dei potenti, e il ritorno costante alla lingua dei carri armati e dei razzi. Una riflessione amara sullo spettacolo della politica e su una “pace bugiarda” che si dissolve nel fumo delle macerie.
