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B (0:56)
Se devo morire tu devi vivere per raccontare la mia storia per vendere le mie cose per comprare un pezzo di stoffa e qualche filo fallo bianco con una lunga coda così che un bambino da qualche parte a Gaza fissando il cielo negli occhi aspettando suo padre che è partito tra le fiamme senza dire addio a nessuno neanche alla sua carne neanche a se stesso veda l'aquilone il mio aquilone che hai fatto tu volare alto e pensi per un momento che lassù ci sia un angelo che riporta l'amore se devo morire che porti speranza che sia una storia. Questa meravigliosa poesia citata da Paola Caridi nel suo splendido Sudari e Legia per Gaza, edito da Feltrinelli, la scrisse Rafael Alarer, uno dei poeti palestinesi più famosi nella striscia di Gaza. è stato ucciso nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 2023, ma ci ha lasciato questi splendidi versi. Ebbene, è bastato poco, ma quella speranza sta già sfiorendo. È durata pochi giorni e nella striscia riesplode la guerra. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
C (2:22)
Se si offrono una scatola, lo sfrutteremo con più forza fino alla fine della loro vita, e questa fine sarà molto più veloce di quello che pensano. Molto più veloce. Dobbiamo sapere, e questo è ciò che dico ai presidi di Hamas, non dovrà succedere anche così. ...ma il nostro obiettivo è di raggiungerlo più velocemente di quello che pensiamo.
B (2:49)
Rivolgiamo il nastro di queste ultime settimane, di questi ultimi mesi... ...di questi ultimi terribili due anni. Ed ecco qua, riascoltiamo ancora una volta le parole tonanti di Bibi Netanyahu... ...che annuncia quello che non avremmo mai voluto ascoltare... ...ma quello che temevamo fosse possibile. E cioè la ripresa degli attacchi a Gaza. La tregua, il cessato del fuoco, la pace eterna come l'aveva definita Donald Trump è durata davvero un attimo e già tornano a ruggire i carri armati e ad esplodere i missili su una striscia che non trova pace e forse non la troverà mai. Il pretesto lo conosciamo. Le hanno diffuse le forze armate israeliane, le immagini di un video che hanno definito la messa in scena di Hamas sul ritrovamento dei resti di un soldato, consegnati l'altro ieri sera. Contrariamente a quanto afferma Hamas sulle difficoltà nel localizzare i corpi degli ostaggi deceduti, alcuni membri sono stati ripresi mentre rimuovevano resti umani da una struttura e li seppellivano nelle vicinanze. Si legge in un post che accompagna il filmato dell'IDF. In quelle immagini si vedono diversi uomini portare un sacco bianco fuori da un edificio semidistrutto, posarlo a terra in una grande fossa e poi ricoprirlo di terra. Hamas avrebbe poi chiamato la Croce Rossa internazionale e all'arrivo degli operatori avrebbero inscenato il ritrovamento della Salma che è stata poi consegnata ai militari israeliani. I medici legali hanno poi scoperto che si trattava di pochi resti di Ofir Tsarfati, 27 anni, morto in servizio come soldato in forza all'IDF poco dopo l'inizio della guerra a Gaza. La sua salma era già stata recuperata dal stesso esercito israeliano nel dicembre del 2023. e secondo Hamas quello doveva essere un altro dei corpi degli ostaggi restituiti. È bastato questo, non è poco, intendiamoci, a innescare la reazione rabbiosa, furente del governo israeliano e abbiamo sentite le parole del primo ministro Netanyahu. annuncia l'immediata ripresa delle ostilità, potenti attacchi su Gaza, li ha ordinati esplicitamente dicendo Hamas pagherà a caro prezzo la violazione del cessato il fuoco e degli accordi che erano stati intrapresi anche sugli ostaggi, oltre che sulle piccole scene di guerriglia che si sono innescate nel territorio di Kane Yunis. Ancora più feroce, come sempre, la reazione dei ministri messianici dell'ultradestra israeliana, Ben-Gvir e Smotric, che dicono chiaramente basta esitare, distruggiamo Hamas, distruggiamoli completamente, abbiamo fatto male a fidarci del demonio. Proprio così dicono, del demonio. E così nella martoriata palestina riprendono i raid e si ricomincia a sparare. Nell'attesa di che cosa? Il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani ha detto, sappiamo che è una tregua debole, dobbiamo lavorare tutti perché questa tregua si trasformi in un momento di pace e credo che anche gli Stati Uniti invieranno segnali forti. Ecco, ancora una volta, ci affidiamo alle cure dell'architetto del caos, proprio quel Donald Trump. che pochi giorni fa in una uscena parata a Sharm el-Sheikh aveva messo in piedi una recita, la recita della pace, la pace dei ricchi come diceva David Grossman e cioè metà del mondo arabo riunito al cospetto dello sceriffo di Washington e metà Europa piegata ai suoi voleri e incapace di incidere in alcun modo su questi negoziati. Il Trump show l'avevamo chiamata, quella conferenza stampa, a Washington nello studio Ovale, durante la quale il presidente americano insieme al primo ministro israeliano in una surreale conferenza stampa avevano annunciato la lieta novella. Finalmente si fa la pace in Palestina, si è visto quanto è durato. Non possiamo che dirlo con la morte nel cuore, non c'è nessun compiacimento, ma c'è l'ovvia realistica previsione di una profezia che si è autoavverata ed era fin troppo facile prevederla. Queste paci posticce che Trump costruisce a suo uso e consumo sono davvero specchietti per le allodole, utili soltanto a propagandare qualcosa che Trump non è in grado di garantire. Vale per la Palestina come vale anche per l'Ucraina. Il presidente americano è ora impegnato nel suo viaggio in Estremo Oriente che culminerà domani con un importante e fondamentale incontro col presidente cinese Xi Jinping per dirimere la controversia che ruota intorno alle terre rare e dunque non sappiamo se Trump avrà tempo per buttare un occhio su quello che sta succedendo a Gaza, per dire una parola, per cercare di ricucire uno strappo che si è riaperto immediatamente perché chi l'aveva suturato ci aveva spacciato una medicina bugiarda. Non sappiamo appunto se, come auspica il capo della farnesina in Italia, l'America saprà ancora una volta mettere una toppa ad un conflitto che dura da 3.000 anni. ma stentiamo a crederlo. In tutto questo, oltretutto, quello che manca clamorosamente è quello che invece si era raccontato alle opinioni pubbliche del mondo e cioè che a garantire questo cessate il fuoco per la parte che riguarda Hamas e dunque anche la gestione della restituzione dei corpi degli ostaggi, oltre che il disarmo dei tagliagole e dei terroristi jihadisti, sarebbe stato il mondo arabo. Cioè quei capi di stato e di governo da Al-Sisi per l'Egitto in giù, che a Sharm el-Sheikh si erano prodigati insieme a Trump per assicurare che tutto sarebbe andato bene e che della gestione di questa difficilissima fase di transizione verso una pace più duratura si sarebbe preoccupato e occupato proprio il mondo dell'Islam sunnita che invece come vediamo tace e assente e dunque quel che resta di quella Ridicola messa in scena non è altro che il gigantesco business che c'era dietro, sullo sfondo. Il Board of Peace presieduto da Trump e al suo fianco Tony Blair. La ricostruzione di Gaza come riviera del Mediterraneo, una specie di Miami per i ricchi che guardavano al Medio Oriente, oltre che alle coste calde della Florida. E così, in queste urla del silenzio che si levano da un occidente falso e diviso e da un Islam cinico e ferito, l'unico fragore che si sente forte e chiaro è ancora una volta quello delle armi. E quell'aquilone della pace che volava alto sopra la striscia nei versi di Refaat al-Harer, dopo pochi giorni, è già ricaduto nella polvere, tra le macerie di Gaza. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
