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Ciccio, lo sapevi?
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Il 40% degli italiani non va regolarmente dal dentista.
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Regina, non tutti capiscono l'importanza della salute orale come noi sportivi. La prevenzione conta, a tutte le età.
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Sport e salute orale sono importanti per il tuo benessere. Prenditi cura del tuo sorriso con CheckUp e GeneDentale. DentalPro. Scegli di stare bene. Fonte Indagine Keystone.
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Ci sono giornate che fanno la storia. Sembra una frase fatta, ma poi la storia a un certo punto irrompe davvero. Ieri è stato uno di quei giorni. In Israele, a Tel Aviv, a Gaza, a Sharm El Sheikh, nessuno sa dire se quanto durerà. Forse poco, forse niente, perché duemila anni di conflitto e due di massacro non si cancellano in due giorni di negoziato. Troppe speranze tradite tra Camp David e Oslo, dove si strinsero la mano uomini come Begin e Sadat, Rabin e Arafat. Non c'è quindi motivo per scommettere troppo che la pace arrivi da Sharm el-Sheikh. dove nessuno tra israeliani e palestinesi si è stretto e si stringerà la mano. La tregua riposa sulle spalle di Netanyahu, premier di un governo criminale e incostituzionale, e di Hamas, galassia del terrore inaffidabile e inafferrabile. Ma dopo 734 giorni di mattanza, 1.200 ebrei inermi straziati nei kibbutz e 68.000 palestinesi innocenti sterminati nella striscia, non apprezzo vedere i familiari degli ostaggi che li riabbracciano in lacrime sulla piazza di Tel Aviv. Non apprezzo vedere i ragazzi e le ragazze che fanno festa tra le macerie di Gaza e riabbracciano a loro volta i detenuti nelle carceri israeliane e non apprezzo vedere il controesodo biblico di disperati carichi solo di stracci in cammino lungo la costa verso un nord della striscia dove è rimasto ormai solo un deserto che si sforzeranno di chiamare casa. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini. Eccolo qua, lo avete sentito. Donald Trump arriva in Israele. accolto con tutti gli onori come se fosse lui il vero capo di stato di quel paese a Tel Aviv interviene parla al Knesset e sembra casa sua e sul banco del governo lui presiede la seduta del parlamento israeliano Netanyahu sta dall'altra parte Trump domina la scena ed ha ragione a farlo perché questa volta è lui il vero indiscusso protagonista di questo cessate il fuoco che non è tutto ma è già tanto e se per questo tanto dobbiamo ringraziare lo sceriffo di Washington facciamolo pure fingiamo pure di non vedere le sue grottesche aspettative sul premio Nobel che è andato come sappiamo alla Machado Chiudiamo gli occhi e gli orecchi sui proclami bellicisti che ci ha regalato da quando ha rimesso piede alla Casa Bianca. Voglio l'esercito più potente della terra. Armiamo gli insegnanti. Wu quanto sono belle le armi. Generali vi voglio letali. E via via delirando. Dimentichiamo tutto questo per un attimo e diamo a Donald quel che è di Donald. con il truce-dispositivo shock and awe, e cioè colpisce e terrorizza per disorientare gli interlocutori, con la turpe logica transactional, e cioè mercantile, per puntare dritto al business, Trump è riuscito, dove Joe Biden non aveva neanche provato. Lo ha fatto imbrogliando la sua maniera, la pace eterna travestita da performance più evento televisivo che processo collettivo. Lo ha fatto scivolando tartufescamente sul vero e immenso macigno che ostacola il percorso. La nascita di uno Stato palestinese che non rientra nella sua visione, così ha detto lui. E se non lo vede lui non si capisce perché mai dovrà vederlo Netanyahu. tenuto ancora politicamente in vita dall'ultradestra messianica e apocalittica degli smotrich e dei bangbeer. O perché mai dovrebbero volderlo le petromonarchie sonnite del golfo che oggi rilanciano, allargandolo a tutta la regione, il dispositivo neocoloniale e mercatista degli accordi di Abramo dell'agosto 2020. David Grossman, con lungimirante coraggio, li definì allora la pace dei ricchi, Il furente tagliagole Yahya Singwar, con Hamas esclusa dal tavolo, li sabotò con il mostruoso pogrom del 7 ottobre. Il resto è la tragedia che sappiamo, sempre pronta a riesplodere. E certo, oggi esultiamo tutti per questo risultato che solo fino a due settimane fa, o forse anche una settimana fa, sembrava irraggiungibile. E dunque si può comprendere come un Trump più tronfio che mai, sia alla Knesset sia poi a Sharm El Sheikh, alla firma degli accordi di pace, gonfi il petto e dica cose come è un giorno straordinario per il Medio Oriente. Vero, oggettivo. E poi aggiunga ci sono voluti 3.000 anni per arrivare fin qui, dopo tutti i tentativi fatti nel corso di questi ultimi mesi, dopo che Biden non aveva combinato davvero nulla di significativo per risolvere la crisi in Medio Oriente. E poi, appunto, il discorso fatto davanti al Parlamento israeliano. Ci vuole grande prudenza, grande cautela, perché tutto può ancora rompersi da un momento all'altro. anche se il risultato del ritorno a casa degli ostaggi israeliani e dei detenuti palestinesi è un primo tangibile passo avanti sulla via della pace, non certo della riconciliazione. E qui, davvero, bisogna stare attenti a non peccare di Ibris, come invece Trump ha inevitabilmente fatto parlando nell'emiciclo della Knesset e dicendo Netanyahu è un grande primo ministro, è un grande presidente, a un certo punto gli si rivolge direttamente e gli dice Bibi hai vinto tu e poi rivolto al presidente di israele Herzog gli dice presidente perché non gli dai la grazia e non risolvi i suoi problemi giudiziari come se tutto potesse avvenire con un colpo di bacchetta magica E la stessa cosa la dice Netanyahu ringraziandolo dicendogli che senza di lui non si sarebbe mai potuto fare alcunché e che Trump è il miglior amico di sempre di Israele tra tutti i presidenti americani. Tutto comprensibile. Ripeto, in un contesto di euforia e di alba storica, come l'ha definito il tycoon di Mara Lago. Tuttavia, anche qua, sono spariti completamente i palestinesi. E attenzione a dire a Netanyahu, hai vinto tu, la vittoria è tua. E attenzione a non dire una sola parola mentre si ricordano gli ostaggi israeliani dei quasi 70.000 morti nella striscia di Gaza durante due anni di massacro che ormai si può a tutti gli effetti considerare genocidio. perché quella brace continua a covare sotto le ceneri come dimostrano i miliziani di Hamas che dopo aver liberato gli ostaggi israeliani sono tornati a presidiare le strade di Gaza City e di tutta la striscia e lo hanno fatto imbracciando i loro fucili d'attacco, i loro mitra, i loro kalashnikov confermando ancora una volta che sì, contribuiranno e parteciperanno al processo di pace, ovemai questo andasse avanti, ma quanto a consegnare le armi, di quello proprio non se ne parla e lo hanno ribadito in tutti i modi possibili. salvo poi aggiungere un'ultima unghiata, possiamo definirla così, rivolta a Israele. Hamas che nel mentre accoglie i detenuti palestinesi e sono stati quasi 1800 che Israele Al liberato, dice, i nostri prigionieri hanno rivelato le forme più orribili di tortura psicologica e fisica a cui sono stati sottoposti per oltre due anni, in una scena che incarna le forme più dure di sadismo e fascismo dell'era moderna. come se nel frattempo i tagliagule di questa organizzazione terroristica non avessero fatto la stessa cosa nei confronti degli ostaggi israeliani e ricordiamo che per i 20 che sono tornati a casa vivi ieri ce ne sono altri 28 che forse non torneranno più neanche come bare e come corpi ormai mutilati dopo la terribile detenzione che gli è costata la vita nei tunnel sotto a Gaza. Tutto questo conferma che, appunto, questa alba storica dopo 3.000 anni di guerra, come ha detto Donald Trump, in realtà può diventare un crepuscolo da un momento all'altro. e può ricalare su Gaza e sull'intero Medio Oriente la notte che abbiamo conosciuto in questi ultimi due anni. Ci vuole cautela, ci vuole prudenza, ma è quella che in questo momento il Presidente americano non ha, e con lui non ce l'ha Netanyahu. Certo, Trump ha detto, abbiamo dato via libera ad Hamas per esercitare il ruolo di forza di polizia nella striscia, ma solo per un periodo, senza chiarire meglio cosa questo significhi, cosa voglia dire un periodo, cosa voglia dire fare forza di polizia. Poi aggiunge Trump, di nuovo, peccando di Ibris, per Gaza si sono mossi i paesi più ricchi del mondo. Preferisco le persone toste a quelle morbide e accomodanti. credo che sia un problema di personalità. Ecco la pace dei ricchi, come aveva definito David Grossman, quella degli accordi di Abramo del 2020, che ritorna nella narrazione trampiana. Ma questa è una minaccia, non è una garanzia, perché i palestinesi non possono accettare una pace dei ricchi che passi, ancora una volta, sulle loro teste. E non lo possono accettare non soltanto i terroristi di Hamas, ma anche quel popolo palestinese che ha subito sulla propria pelle questa mattanza quotidiana, durata più di 730 giorni. E dunque piano con le parate, piano con i siparietti a beneficio di telecamera, piano con Trump che vede Meloni e la elogia, questa è una donna bellissima lo dico qua perché non potrei dirlo nel mio paese, oppure La sorella d'Italia che scherza a charm con il presidente turco Erdogan, che la rimbrotta. Devo farti smettere di fumare. E lei ride. Tutti ridono. È giusto essere sollevati, per questo cessate il fuoco. Ma occorre mantenere grande sobrietà e grande rigore di fronte a un passaggio così delicato che da un momento all'altro può tornare tragedia per un non nulla. E poi, per carità, si capisce l'euforia del momento, ma piano anche con le rivendicazioni farlocche. È ovvio e naturale che fa piacere vedere in quella grande arena nel quale compaiono per la photo opportunity tutti i più grandi stati del mondo, sia quello occidentale, a partire da Trump, poi tutto il resto d'Europa, sia quello arabo, a partire dal presidente egiziano Al-Sisi e poi tutti gli altri, ecco, vedere in quel consesso anche Giorgia Meloni. È importante che l'Italia ci sia, indipendentemente dalla fische che potrà mettere, cioè mandando carabinieri o sminatori nella striscia. ma evitiamo di impancarci a maestri della trattativa, evitiamo di attribuire a noi stessi un merito nel raggiungimento di questo risultato che probabilmente non possiamo attribuire a noi stessi, perché Il merito ce l'ha Trump e questo è un dato oggettivo. Tutti gli altri sono stati con parza, soprattutto noi europei. E dunque la Presidente del Consiglio, anche lei, dovrebbe manifestare un po' più di misura e fare un po' meno propaganda perché altrimenti anche qua ricorderà quella vecchia favoletta in stile Fedro o Esopo ve la ricordate quella del bue e della mosca c'era un bue trafelato madido di sudore che stava tirando l'arratro una mosca si posa su un suo corno passa un moscone la vede e le chiede ciao mosca cosa stai facendo E la mosca risponde, zitto, non lo vedi? Stiamo arando. E allora, tra il bue Trump e la mosca Meloni, non ci sono dubbi su chi abbia davvero trainato l'aratro. Ciccio, lo sapevi?
B
Il 40% degli italiani non va regolarmente dal dentista.
A
Regina, non tutti capiscono l'importanza della salute orale come noi sportivi. La prevenzione conta, a tutte le età.
B
Sport e salute orale sono importanti per il tuo benessere. Prenditi cura del tuo sorriso con CheckUp e GeneDentale. DentalPro. Scegli di stare bene. Fonte Indagine Keystone.
Episode: La pace in Medioriente e la ’ubris’ di Trump e Meloni
Host: Massimo Giannini
Date: October 14, 2025
In this episode, Massimo Giannini analyzes the recent ceasefire agreement in the Middle East, focusing on the roles of Donald Trump and Giorgia Meloni. He offers a skeptical and nuanced take on the so-called “historic day,” questioning triumphal narratives and warning of the underlying fragility of the peace achieved. Giannini reflects on the ongoing tragedy between Israelis and Palestinians, critiques Trump’s claims to glory, and warns against political hubris (or “hubris”) both in the US and Italy.
“Ci sono giornate che fanno la storia. Sembra una frase fatta, ma poi la storia a un certo punto irrompe davvero. Ieri è stato uno di quei giorni.” (00:26)
“Donald Trump arriva in Israele. accolto con tutti gli onori come se fosse lui il vero capo di stato di quel paese... Trump domina la scena ed ha ragione a farlo perché questa volta è lui il vero indiscusso protagonista di questo cessate il fuoco.” (02:36)
“Lo ha fatto imbrogliando la sua maniera, la pace eterna travestita da performance più evento televisivo che processo collettivo.” (03:45)
“E certo, oggi esultiamo tutti per questo risultato... Tuttavia, anche qua, sono spariti completamente i palestinesi.” (09:47)
“Bibi hai vinto tu” (11:54)
“Questa alba storica dopo 3.000 anni di guerra, come ha detto Donald Trump, in realtà può diventare un crepuscolo da un momento all'altro.” (15:45)
“Tra il bue Trump e la mosca Meloni, non ci sono dubbi su chi abbia davvero trainato l'aratro.” (16:54)
“Evitiamo di impancarci a maestri della trattativa, evitiamo di attribuire a noi stessi un merito...” (17:12)
“Il merito ce l'ha Trump e questo è un dato oggettivo.”
“La pace eterna travestita da performance, più evento televisivo che processo collettivo.” (03:45)
“68.000 palestinesi innocenti sterminati nella striscia... dopo 734 giorni di mattanza.” (01:50)
“Qui, davvero, bisogna stare attenti a non peccare di Ibris, come invece Trump ha inevitabilmente fatto parlando nell'emiciclo della Knesset.” (11:39)
“Tra il bue Trump e la mosca Meloni, non ci sono dubbi su chi abbia davvero trainato l'aratro.” (16:54)
Giannini’s style is incisive and caustic, interweaving irony, bitterness, and skepticism. He adopts a critical perspective toward political leaders’ self-celebration, foregrounding the deeply unequal and unresolved nature of the conflict, and the precariousness of any “peace” built on spectacle rather than substance.
Summary prepared for listeners seeking a thorough, quote-rich overview of the episode’s central debates and narrative.