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Dimmi una cosa. Tu ci credi nella realtà? Papà, come sarebbe a dire? È una semplice domanda. Sei laureata. Sai benissimo cosa vuol dire. Noi apparteniamo a una tradizione, ma la tradizione non è altro che ciò su cui tutti concordano. Gli scienziati, gli insegnanti, le istituzioni. Se si riesce a cambiare la proprietà delle istituzioni, allora si riesce anche a cambiare la realtà dei fatti. Si può alterare la struttura dell'opinione, di quello che si stabilisce di credere tutti, ed è esattamente quello che stanno facendo. Naturalmente prima o poi la realtà si rivela per quello che è, puoi prendere in prestito un'altra realtà, ma la realtà vera rimane sempre in agguato, con pazienza, in silenzio, per esigere il prezzo e riequilibrare la bilancia. Il brano che vi ho appena letto è di un romanzo splendido, Il canto del profeta, scritto da Paul Lynch alcuni mesi fa, racconta una paranoia, una società distopica, un vortice di paura e di disperazione di cui non si sa più come liberarsi, dove un regime gradualmente e surrettiziamente cambia la testa delle persone e le costringe in un'autocrazia. Viene in mente questa realtà, sentendo e vedendo quello che sta succedendo dopo i tragici fatti di Torino. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
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Che emerge dal lavoro preventivo delle nostre forze di polizia e che disordini, violenze, danneggiamenti e devastazioni sono, al di là delle motivazioni contingenti di volta in volta annunciate, sono in realtà il vero obiettivo perseguito in molte occasioni. In altre parole, siamo di fronte ad una strategia che mira ad innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che attraverso i disordini e la violenza punta a compattare la galassia anarcho-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti.
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Quello che avete appena sentito è solo un breve brano dell'informativa che Matteo Piantedosi ha reso alla Camera dopo gli scontri di Torino nei quali, come sappiamo, agenti sono stati aggrediti, picchiati, fin quasi al ferimento, qualcuno dice addirittura la morte, durante le manifestazioni in difesa di Aska Tasuna, il centro sociale più volte considerato pericoloso e fatto chiudere dal governo. Dice dunque il responsabile del Viminale, come avete sentito, che siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni, evoca formazioni dinamiche squadriste e terroriste, e poi aggiunge un elemento ulteriore a quella che chiama la deriva di chi sollecita la rivolta sociale. e cioè le vergognose scene di sabato richiamano la necessità di depotenziare i gruppi di fascinorosi, prima che possano innescare spirali di violenza, peraltro con misure specifiche di azione e di filtro, dunque con il fermo di prevenzione per soggetti conosciuti senza che nessuno gridi all'attentato della democrazia. Poi il ministro degli interni punta il dito contro la sinistra politica e contro quei cosiddetti manifestanti pacifici, li chiama proprio così, che hanno dato ombrello di protezione visiva ai circa 1500 violenti. conclude dicendo chi sfila accanto a questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità e questa è una chiara responsabilità politica perché così si offre complicità e copertura questo dice Matteo Piantedosi ed eccola allora la grande impostura. Siamo in attesa di capire cosa farà il Consiglio dei Ministri, doveva decidere oggi il varo di questo decreto emergenziale e invece per fortuna pare su pressione del Quirinale tutto è rinviato almeno a dopodomani per approfondire meglio la natura giuridica di quelle misure appunto d'emergenza che si vogliono introdurre. Ma intanto di fronte a fatti gravi come l'aggressione violenta contro le forze dell'ordine da parte dei soliti noti, perché sono soliti noti, qualche centinaio di criminali da corteo, da perseguire, da condannare, il ministro che rappresenta la sicurezza della nazione invece di pacificarla la fomenta, come fanno gli agitprop delle destre da sempre, ben supportate da gazzettieri di regime che si accaniscono su una presunta zona grigia, così la chiamano, dove le vecchie nomenclature di partito flerterebbero con i nuovi terroristi e poi da conduttori rai al servizio della maggioranza di governo che servono penosi processi sommari agli italiani seduti a tavola per la cena infangare gli avversari spaventare i cittadini la strategia dell'attenzione è sempre la stessa e non è mai cambiata Facciamo un breve ripasso ad uso di un'opinione pubblica talvolta suefatta e smemorata. Quello che sta succedendo oggi è già successo in passato. Torniamo indietro di tre anni, ai primi di febbraio del 2023, dopo le polemiche sulle parole che Giovanni Donzelli, capo dell'organizzazione di Fratelli d'Italia, pronunciò in Parlamento, attaccando gli esponenti dell'opposizione che erano andati a trovare in carcere l'anarchico cospito Scoppiarono alcune manifestazioni di piazza in cui ci furono diversi scontri. La presidente del Consiglio, dopo quegli scontri, telefonò al programma Stasera Italia di Rete4 e mise in evidenza la sua dottrina, dicendo testualmente, state attenti, vorrei che fosse chiaro che la sfida non è al governo, la sfida è allo Stato. La democrazia è sotto attacco. e il Governo non ha fatto altro che il suo lavoro, non ha alzato i toni. Bisogna fare attenzione di fronte a una questione così delicata, disse la Premier, come si utilizzano certi linguaggi e termini che possono ingigantire la cosa. Il Governo non ha fatto niente, concluse. Noi dobbiamo autodifunzionare delle ambasciate che saltano, continue minacce degli anarchici allo Stato. E poi ci si chiede se il governo stia eccitando la piazza. Sono a Libita. Queste furono le sue parole, che furono ribadite qualche giorno dopo, perché ci fu un'altra dura manifestazione di piazza a Torino, con i soliti cento che misero ferro e fuoco una parte della città, caschi, bastoni, cappucci, estremisti venuti anche dall'estero. accusati poi di devastazione, violenza e lesioni aggravate, con 75 denunciati. Il solito modus operandi che abbiamo visto allora e che abbiamo rivisto sabato scorso, sempre a Torino, dopo l'inizio pacifico, infiltrati che fomentano il caos, bombe carta, vetrine, banche autodistrutte. Meloni in quell'occasione era in visita di Stato a Berlino e rincarò la dose. Disse «abbiamo un problema che molti stanno sottovalutando». lo Stato italiano è sotto attacco. Di fronte a una minaccia così, credo che noi dovremmo ragionare su un livello più alto. Ecco ancora una volta, dunque, la descrizione di un'emergenza permanente, come se l'Italia fosse in pericolo in quelle ore. Poi si è capito qual era il livello più alto evocato dalla Presidente del Consiglio. È successo infatti che l'11 aprile 2025 è stato varato il secondo decreto sicurezza del governo Meloniano. Ne conosciamo e ne ricordiamo i contenuti. L'introduzione del reato di rivolta per le strade, per le piazze oppure in carcere e poi l'introduzione di 14 nuovi reati e l'inasprimento di reati esistenti per 9 altri casi. Nonostante che secondo i dati del Viminale, usciti nell'autunno dell'anno scorso, si sia certificato che rispetto alle 12.302 manifestazioni di piazza svolte nel corso dell'anno, 4.187 sono nate da motivi sindacali e occupazionali, 1.874 per invocare la pace nel mondo e solo in 322 casi si sono registrate quelle che il Viminale chiama criticità, cioè episodi di violenza, con un calo del 18,9% rispetto al 2023. In questi tre anni, in sostanza, fatti i numeri alla mano, non c'è stato alcun attacco alla democrazia, come disse allora e come ripete oggi la Premier, e non si è verificato alcun tentativo di sovvertire l'ordine costituito, come berciava allora e come rilancia oggi l'intero coro di Fratelli d'Italia. Dunque, di cosa stiamo parlando? Quando Giorgia Meloni invoca il tentato omicidio a carico dei delinquenti del corteo di Sabato e annuncia il terzo decreto sicurezza. Quando Salvini sbraita che la galera non basta. Quando Crosetto evoca le Brigate Rosse. E quando lo stesso Piantedosi rilancia lo squadrismo e il terrorismo alludendo a un disegno eversivo contro lo Stato e accusando tutti quelli che manifestano pacificamente di essere collusi o complici dei gruppi violenti. Di cosa stiamo parlando? come nel romanzo distopico di Paul Lynch, Il canto del profeta. Questi profeti raccontano un paese immaginario in preda all'anarchia e alla delinquenza politica, vittima della violenza quotidiana di una sinistra eversiva che, protetta dalla sinistra parlamentare, vuole instaurare la dittatura del proletariato. Raccontano un'Italia che non esiste più, per fortuna. L'Italia delle BR, delle brigate rosse e delle stragi nere, che si salva solo con lo Stato d'eccezione permanente. Oggi, come nel marzo del 2023, le destre al comando forzano la realtà per riplasmarla e deviarne il corso. Vaneggiano di una democrazia sotto attacco. come tre anni fa, per snaturarla ancora un po', imprimendone l'ennesima torsione securitaria e autoritaria. Masha Gessen, scrittrice e giornalista di origine russa, poi trapiantata negli Stati Uniti, l'ha detto dell'ISI e dell'America trampiana. Siamo di fronte al terrore di Stato. Ecco, non vorremmo mai dover usare la stessa terribile formula per l'Italia meloniana. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Titolo: La piazza, Piantedosi e i profeti del terrore di Stato
Podcast: Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Data: 4 febbraio 2026
Host: Massimo Giannini
In questa puntata, Massimo Giannini riflette sulle recenti tensioni e scontri di piazza a Torino e sull’escalation politico-mediatica attorno al concetto di “emergenza sicurezza”. L’episodio ragiona in profondità sulla risposta statale agli episodi di violenza collegati alle manifestazioni, sui metodi di narrazione usati dai governi e sulle possibili derive autoritarie, evocando anche letteratura distopica e scenari storici di repressione.
“Se si riesce a cambiare la proprietà delle istituzioni, allora si riesce anche a cambiare la realtà dei fatti. Si può alterare la struttura dell'opinione, di quello che si stabilisce di credere tutti, ed è esattamente quello che stanno facendo.” (Giannini parafrasando Lynch, 00:32)
“Siamo di fronte ad una strategia che mira ad innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che attraverso i disordini e la violenza punta a compattare la galassia anarcho-antagonista.”
“La sfida non è al governo, la sfida è allo Stato. La democrazia è sotto attacco.”
Enumerazione delle misure emergenziali varate dal governo:
Giannini denuncia il rischio di una progressiva torsione autoritaria:
"Quando Giorgia Meloni invoca il tentato omicidio a carico dei delinquenti del corteo... Salvini sbraita che la galera non basta... Crosetto evoca le Brigate Rosse... Piantedosi rilancia lo squadrismo e il terrorismo... Di cosa stiamo parlando?"
Giannini evoca i fantasmi del passato italiano (anni di piombo, BR, emergenza nera) e la tentazione di instaurare uno “Stato d’eccezione permanente”.
Parallelismi espliciti con il romanzo di Lynch e con il pensiero della giornalista Masha Gessen:
“Siamo di fronte al terrore di Stato.”
Giannini conclude: “Non vorremmo mai dover usare la stessa terribile formula per l’Italia meloniana.”
| Timestamp | Argomento | |-------------|---------------------------------------------------------------| | 00:32 | Lettura da Paul Lynch sulla manipolazione istituzionale | | 02:01 | Discorso di Piantedosi sugli scontri di Torino | | 02:29-04:00 | Analisi della narrazione dell’emergenza e paralleli storici | | 05:00-07:00 | Elenco dati sulle manifestazioni, critica alla narrazione | | 07:20-08:30 | Critica sulla “emergenza permanente” e spirale securitaria | | 08:47 | Evocazione del “terrore di Stato” e chiusura |
“La tradizione non è altro che ciò su cui tutti concordano... Se si riesce a cambiare la proprietà delle istituzioni, allora si riesce anche a cambiare la realtà dei fatti.” (00:32)
“Chi sfila accanto a questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità e questa è una chiara responsabilità politica perché così si offre complicità e copertura.” (Riassunto parole Piantedosi, 02:29)
“Il ministro che rappresenta la sicurezza della nazione invece di pacificarla la fomenta, come fanno gli agitprop delle destre da sempre, ben supportate da gazzettieri di regime che si accaniscono su una presunta zona grigia.” (04:30)
“Le destre al comando forzano la realtà per riplasmarla e deviarne il corso. Vaneggiano di una democrazia sotto attacco... per snaturarla ancora un po’, imprimendone l’ennesima torsione securitaria e autoritaria.” (08:07)
"Raccontano un’Italia che non esiste più, per fortuna. L’Italia delle BR, delle brigate rosse e delle stragi nere, che si salva solo con lo Stato d’eccezione permanente." (08:20)
L’episodio denuncia la trasformazione della risposta politica a fatti di violenza circoscritti in una macchina narrativa di stato d’allarme continuo. Giannini critica apertamente la tendenza delle destre di governo a riscrivere la realtà, equiparando la dissidenza pacifica a una minaccia eversiva, e avverte dei rischi connessi a uno “Stato d’eccezione permanente”, rilanciando il monito contro derive autoritarie e la politica della paura.