
Loading summary
A
In principio fu la mucca in corridoio. Ve lo ricordate? Era il 2016-2017 e l'inesauribile vena di Pierluigi Bersani tirò fuori questa metafora, la mucca in corridoio. Faceva riferimento a un allora alto dirigente del Partito Democratico, alle difficoltà e di fatto all'imminente crisi del governo Renzi, sopraffatto dalla sconfitta referendaria e dall'avvicinarsi a grandi passi dello spettro delle destre populiste. Quella era la mucca in corridoio che preoccupava non solo Bersani ma l'intero centro-sinistra che di lì a poco, infatti, avrebbe conosciuto la disfatta del governo giallo-verde, quello grillo-leghista, una somma tra destra salviniana e populismo grillino. Bene, oggi sono passati dieci anni da allora e per la destra di Giorgia Meloni in corridoio non c'è una mucca. ma c'è una pitonessa. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. Non capivo se applaudivate a me, ma ho capito adesso che non applaudite a me. L'ho capito adesso guardando le agenzie. Va bene. Ed eccolo qua, infine, l'applauso liberatorio. E' scattato a Montecitorio nel momento in cui le agenzie di stampa hanno battuto la notizia che in molti aspettavano già da ieri, per non dire dall'altro ieri. Daniela Santanché si è dimessa. E così l'emiciclo, almeno per la parte che riguarda l'opposizione, si lascia andare ad un lungo applauso di soddisfazione, mentre i banchi della maggioranza restano ammutoliti. Ma il presidente dell'Aula, in quel momento il forzista Giorgio Moulet, ha la presenza di spirito di buttarla un po' sull'ironia. e se la cava con una battuta. Ma è una battuta che nasconde uno strappo profondo che si è ormai prodotto dentro la coalizione di governo dopo la dispatta referendaria. La sorella d'Italia continua il suo faticoso e rovinoso repulisti dopo aver fatto fuori il sottosegretario Andrea Del Mastro, dopo aver sacrificato la zarina del Ministero della Giustizia, Giuse Bartolozzi, adesso è la volta della pitonessa. Danielona ha resistito un giorno intero, anzi anche qualche cosa in più, è stata subissata di telefonate, ha subito le pressioni del suo caro amico Ignazio Larussa che tra Un incontro con i genitori dei bambini del bosco e un post dissennato su qualunque altro tema ha trovato il tempo di chiamare la sua amica per consigliarla di lasciar stare, di rinunciare al braccio di ferro e di acconciarsi ad una dignitosa uscita di scena. Ma la dignità non è patrimonio che Daniela Santanché riconosce facilmente. un modo di stare al mondo che non le appartiene sentite infatti cosa diceva nel febbraio del 2025 in occasione della mozione di sfiducia presentata allora dal centrosinistra quando già piovevano contro di lei le inchieste giudiziarie, le richieste di rinvio a giudizio e tutto quel portato di guai processuali che già si vedevano all'orizzonte e che ora le si riversano addosso. Ascoltatela.
B
Per voi io sono l'emblema di tutto ciò che detestate, lo rappresento plasticamente. Voi non è che volete combattere la povertà, volete combattere la ricchezza e questo è il vostro tema. Io sono l'emblema. Io sono il vostro male assoluto. Sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, amo vestirsi bene, ma non solo. Io sono anche quella del Twitter. del billionaire che voi tanto criticate, aziende che vi hanno posti di lavoro, però guardate che il mio numero di telefono, e io sono la stessa persona che molte volte anche qualcuno di voi ha chiamato, ma mi fermo qua perché anche se voi non lo pensate io sono una signora.
A
Ecco, in questo rabbioso e orgoglioso discorso c'è tutta la pitonessa. C'è il suo essere una donna che non guarda in faccia a nessuno, che rivendica con fierezza i suoi soldi, la sua ricchezza, il lusso nel quale vive e poi il modo con il quale lo ostenta. Il tacco dodici, le borse griffate, gli yacht, il twiga, le amicizie altolocate e che più ne ha più ne metta rispondeva così all'opposizione che chiedeva la sua uscita di scena quando già era chiaro che per lei il destino sarebbe stato segnato e solo l'ostinata resistenza della sorella d'italia impediva che quel destino si compisse e lo ha impedito fino al lunedì scorso. E anche l'uscita di scena di Saint-Anquet rende questo repulisti ancora più disgustoso. Dopo Delmasto, dopo Bartolozzi, anche La Pitonessa. E così continua il tentativo melloniano di rifarsi una verginità, di risolvere il problema liberandosi di quella che ritiene essere stata la zavorra che l'ha trascinata nell'abisso fino ad arrivare alla disfatta referendaria. Bene, non c'è niente di credibile in tutto questo, anche se qualche suo fedele crucifero o turiferaro in queste ore, ascoltato in trasmissioni televisive, ha avuto l'ardore di spiegare la richiesta che la Presidente del Consiglio ha fatto a questi suoi tre umili servitori di dimettersi come il segno che lei tiene alla questione morale. Non c'è niente di più ridicolo e di più grottesco di un'affermazione del genere. Se avesse tenuto davvero alla questione morale, queste dimissioni le avrebbe pretese da mesi, sia da parte di Saint-Anquet, sia da parte di Delmastro e, da ultimo, anche da parte di Bartolozzi. E invece non gliene è mai interessato nulla. Ha capito che esiste la questione morale solo dopo aver rovinosamente sbattuto contro 15 milioni di no alla sua inutile e dannosa riforma della magistratura. E' questo che rende non accettabile il tentativo meloniano. che peraltro non sta dando esiti. E' chiaro che il regolamento di conti interno alla maggioranza non finisce qui ed è altrettanto chiaro che di pitonesse in corridoio, al di là delle dimissioni di Sant'Anchee, Ne vedremo altre. Ed è altrettanto chiaro, ed è un segno del destino, che nell'opposizione c'è chi comincia a dire siamo pronti per le elezioni anticipate. Non è affatto detto che ci si arriverà, ma questo è il clima. E quando Renzi-Doschet, dopo una rubinosa sconfitta come quella patita da Meloni, Beh, il piano inclinato ti può portare ancora più in basso, fino all'esito scontato della crisi di governo. Non sappiamo se accadrà, ma intanto limitiamoci a prendere atto che Santanche ha gettato la spugna. Lo ha fatto alla fine di una giornata faticosissima, nella quale il suo amico Ignazio Larussa, dopo aver ricevuto i genitori della casa e dei bambini nel bosco, iniziativa improbida che aveva annunciato non per caso prima del referendum, sperando che anche quella fosse una leva per il sì, beh, tutto inutile. ha trovato il tempo di esercitare la sua moral suasion nei confronti di Daniel Luna, che alla fine ha accettato, non prima di aver mandato una lettera all'amica Georgia, che è un misto di livore e di rivendicazione, e forse contiene anche qualche messaggio cifrato che ancora non siamo in grado di decifrare noi a nostra volta. Dice Santanché, cara Giorgia, ti rassegno come hai ufficialmente auspicato le mie dimissioni dal ruolo di ministro, che avevi voluto affidarmi e che credo di aver svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ho voluto che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo, perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte a una tua esplicita e pubblica richiesta. Poi, eccola qua, la rivendicazione. di tutto il buono che lei ha fatto e di tutta la moralità di cui è portatrice. Scrive Santanché, volevo fosse chiaro per la mia onorabilità che faccio un passo indietro non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato. e che per la vicenda della cassa integrazione non viene nemmeno un semplice rinvio a giudizio. E qui Santanchè mette le mani avanti. Sì, il suo certificato penale è per ora immacolato, ma pende su di lei un processo. e forse anche un'imminente richiesta di invio a giudizio. Staremo a vedere. Ma intanto, appunto, Santanché ci tiene a separare la sua vicenda da quella di Del Mastro, per esempio, perché si considera al di sopra e al di là delle miserie che hanno riguardato questo sottosegretario alla giustizia, invischiato in loschi rapporti con la criminalità orbianizzata romana. Chiarito questo, dice Santanchè non ho difficoltà a dire obbedisco e a fare quello che mi chiedi poi però nell'ultimo paragrafo della sua lettera alla sorella d'Italia c'è l'aculio dello scorpione o almeno così mi sembra di capire scrive Santanchè non ti nascondo un po' di amarezza per l'esito del mio percorso ministeriale ma nella vita sono abituato a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri cari saluti Daniela Ecco, in quel pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri, trovo una leggera nota di vaga minaccia. Come dire, so tante cose, le posso riferire, vi tengo in mano. Non so, forse mi sbaglio, ma la pitonessa in corridoio ci sta ancora. E comunque, quando anche ne uscisse, definitivamente e senza nulla a pretendere, come si dice, Nel bestiario meloniano di strane creature ammassate in corridoio, in salone o nelle camere da letto ce ne sono ancora tante. Troppe per pensare che questo governo esca illeso da questo grande lavacro referendario. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Episode: La Pitonessa in corridoio e le macerie di Casa Meloni
Host: Massimo Giannini
Date: March 26, 2026
In this episode, Massimo Giannini explores the intense political fallout surrounding the resignation of Daniela Santanché (“la Pitonessa”) from the Meloni government. Drawing a parallel with the famous “mucca in corridoio” metaphor once used to describe center-left’s crises, Giannini paints a picture of a right-wing coalition now facing its own unraveling after referendary defeat and serial political scandals. He analyzes the symbolic and practical consequences for Giorgia Meloni’s leadership, the future of the government, and the climate in the Italian parliament.
Bersani’s Metaphor:
“In principio fu la mucca in corridoio…” (00:02)
(Setting up the episode’s central metaphor and continuity of crisis)
Santanché’s Defiance:
“Io sono il vostro male assoluto. Sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri…” (04:13)
Giannini's Irony:
“Non c’è niente di più ridicolo e di più grottesco di un’affermazione del genere.” (05:40)
The Veiled Threat:
"Pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri…”
Interpreted by Giannini as:
"so tante cose, le posso riferire, vi tengo in mano." (10:38)
This episode offers a detailed and dramatized autopsy of the ongoing crises within the Meloni government, focusing on the symbolic and practical significance of Santanché’s fall. Giannini uses lively metaphors and biting wit to paint a tableau of Italian politics where personal vendettas, power struggles, and public morality plays intersect—warning that the resignation of one “pitonessa” is hardly the end of the drama. The sense is that the political spectacle will roll on, with more chapters yet to unfold.