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Narrator/Announcer
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Massimo Giannini
Descrivi, passo.
Narrator/Announcer
È una creatura unica. Ha migliaia di chilometri di fibra, decine di datacenter interconnessi.
Massimo Giannini
Rilevi altro?
Narrator/Announcer
Vedo un cloud su Avrano e una security impenetrabile.
Massimo Giannini
Una scoperta che cambia tutto. Il mondo delle telecomunicazioni B2B non sarà più lo stesso.
Narrator/Announcer
Abbiamo trovato Retolit. Un ecosistema digitale che protegge, connette, accende la forza delle imprese.
Giorgia Meloni
Retolit.
Massimo Giannini
Born to B2B. One Podcast. C'è stato un tempo nel quale l'Italia ha creduto davvero di poter voltare pagina, di finirla dopo la marea putrescente di Tangentopoli con le prebende, i favori, gli scambi tra politica, deep state, bassa amministrazione. È stato il tempo nei primi anni 90 e poi nei primi anni 2000 durante il quale, al di là della rigenerazione politica, nacquero le cosiddette autoriti amministrative indipendenti. cioè strutture autonome rispetto al potere politico in senso stretto, organi di garanzia chiamati per la durata media di sette anni in ciascuno dei loro componenti a vigilare su specifici settori della vita pubblica. ne nacquero come i funghi, dall'autorità nazionale anticorruzione all'autorità garante della concorrenza e del mercato, fino ad arrivare all'autorità garante per la protezione dei dati personali. Esattamente quella che oggi è al centro di un rilevante scandalo pubblico che dà la misura di come l'Italia, nonostante tutti gli sforzi fatti, rimanga sempre uguale a se stessa, un posto nel quale alla fine non si può fare la rivoluzione perché, come diceva Ennio Flaiano, ci conosciamo tutti. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
Giorgia Meloni
Abbiamo competenza sulla possibilità di alzare l'autority. È una decisione che semmai aspetta al collegio e è una decisione che aspetta al collegio, quindi non ho nulla da dire su questo. Però una cosa la voglio dire. Questo garante è stato eletto durante il governo giallorosso. Quota PD, quota Movimento 5 Stelle, ha un presidente in quota PD e quindi dire che sia pressato dal governo di centrodestra mi sembra ridicolo. Se il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico non si fidano di chi hanno messo all'autorità la privacy, non se la possono prendere con me. Forse dovevano scegliere a me.
Massimo Giannini
Quella che avete appena sentito è, come sempre, la Presidenta del Consiglio, Giorgia Meloni, che di fronte al pentolone putrebondo che sta venendo fuori attraverso le inchieste di report relative ai conflitti di interesse interni al garante per la privacy, volta il viso dall'altra parte e fa finta di non sapere niente, fischietta come le capita spesso. La Presidente del Consiglio, appunto l'avete sentita, dice che i membri di quella authority non li ha nominati lei. E in parte dice anche la verità. Infatti, i quattro componenti del garante per la privacy furono scelti nel 2021. C'era il governo Conte II, cosiddetto giallo-rosso, guidato quindi da una maggioranza PD 5 Stelle. I quattro membri di quella struttura, tuttavia, avevano le casacche della politica. Il presidente era d'area Partito Democratico. Altri due membri appartenevano uno ad area 5 Stelle, l'altra ad area Lega, il quarto Agostino Ghiglia. Era l'unico che non era d'area, perché è stato da sempre un militante del movimento sociale italiano. da trent'anni almeno. Prima, appunto, iscritto al partito di Giorgio Almirante, poi esponente di punta di quel movimento giovanile al quale aderì anche Giorgia Meloni. Prima fronte della gioventù, poi azione giovani. Lui c'era sempre. E così, quando nel 2021 si è trattato di trovare un posto all'interno dell'autorità garante, Fratelli d'Italia ha indicato proprio lui. E oggi è lui al centro degli scandali che riguardano quell'autorità presunta indipendente. Sigfrido Ranucci, dopo l'attentato vile che ha subito, quella bomba che ha fatto temere per la sua vita e per quella dei suoi familiari, esplosa davanti alla sua villetta, ha scoperchiato il vaso di Pandora ed è un verminaio, diciamolo chiaramente, che vede al centro delle commistioni più bieche sempre lui, Agostino Ghiglia. I fronti aperti sono almeno tre. Intanto c'è quello che riguarda la sanzione R-Port, combinata dal garante per la privacy il 23 di ottobre. E cioè esattamente due giorni dopo la bomba esplosa contro Ranucci. E il giorno prima della sanzione, 21 ottobre, Agostino Ghiglia scrive al garante «domani andrò a dargli a Anna Meloni». E questo succede. Il 22 ottobre, il giorno dopo, viene immortalato dalle videocamere di Report mentre entra via della scrofa, la sede proprio di Fratelli d'Italia. Il 23 arriva la multa, una multa che non si vedeva da anni così pesante, 150.000 euro contro Sigfrido Ranucci e la sua trasmissione. di aver reso pubblica una conversazione tra l'ex ministro San Giuliano e sua moglie ai tempi dello scandalo immescato dalle rivelazioni di Maria Rosaria Boccia. Bene, in quella circostanza Ghiglia ha provato a smentire dicendo che si era recato nella sede di Fratelli d'Italia per parlare con Italo Bocchino. Si è saputo poi, perché non l'hanno neanche potuto smentire, che era effettivamente andato da Arianna Meloni. A fare cosa? Rimettendo in fila i fatti, è semplice ad esumerlo. È chiaro che si trattava di decidere se irrogare o meno quella sanzione. Ha una trasmissione che è alla destra, ma come anche alla sinistra non ha mai fatto sconti. E dunque, sanzione è stata. Poi c'è un altro scandalo, non meno grave, quello che riguarda il Green Pass. Stiamo parlando dell'aprile 2021, in quel periodo c'è il governo Draghi e sempre Silfrido Ranucci nella sua trasmissione rivela un'altra gabola che testimonia di come Ghiglia fosse cindia di trasmissione tra l'autorità garante per la privacy e il partito di Fratelli d'Italia. Infatti la privacy sta per irrogare Un warning al governo Draghi a proposito proprio del decreto sul Green Pass sulla presunzione che quel provvedimento violi le regole sulla privacy. Agostino Ghiglia lo scrive il giorno prima a Giorgia Meloni. Sta per uscire la sanzione e lei gli risponde bravo ora esco. Di lì a poco infatti alle agenzie arriveranno le parole di fuoco della sorella d'Italia ancora all'opposizione e non presidente del Consiglio. Lo sarebbe diventato un anno e mezzo dopo. Infine, l'ultimo scandalo, la multa agli smart glass di Meta. Anche qua, prima che una sanzione venga irrogata a quella società, una delle più importanti nella galassia dei giganti digitali, ancora lui, Agostino Ghiglia, incontra Angelo Mazzetti, lobbista di Meta, per l'appunto. Lo incontra il giorno prima che il garante per la privacy decida di ridurre la multa nei confronti di meta per gli smart glass da 44 a 12 milioni. Una scelta che disorienta persino gli altri membri dello stesso garante per la privacy. Tra questi la leghista Ginevra Cerrina Ferroni, che manda per Whatsapp un messaggio eloquente. Ora voi capite! da tutta questa ricostruzione, alla quale poi si possono aggiungere altri favori e prebende dei quali i membri del Garante per l'Authority hanno beneficiato nel corso degli anni, che vanno dalle spese da uno dei più prestigiosi macellai di Roma. che vende la carne come fosse oro, fino alle tessere platinate di ITA, la compagnia aerea che le rilasciava per consentire a quegli stessi membri dell'autority di avere il pass per le lounge e poi per imbarcarsi per primi sugli aerei. Ecco, di fronte a tutto questo dalla Presidente del Consiglio ci si aspetterebbe una parola un po' più chiara. e magari un po' più impegnativa. È vero che non dipende da lei licenziare i vertici di quell'autority, però è altrettanto vero che lei c'è dentro fino al collo e ci sono prove provate che lo dimostrano, quelle che vi ho appena elencate. Dopodiché possiamo considerare quelle strutture una mangiatoia per tutti i partiti? Sì, è vero, è probabile, ma intanto parliamo del garante per la privacy. E affrontiamo le prove che dimostrano che in questo momento, lì dentro, c'è un esponente di punta del Collegio che riferisce in anticipo ed agisce esattamente in ossequio ai dettami del partito di cui è leader l'attuale Presidente del Consiglio. Da questo, cara Presidente Meloni, non si scappa. Lei può scaricare, come sempre fa, le colpe su chiunque abbia governato prima di lei. ma stavolta de The Fabula Narrator. Questo scandalo parla di fratelli d'Italia e della sorella che guida non solo il partito ma anche il paese. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Narrator/Announcer
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Podcast: Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini
Episode: La Privacy-Connection dalla quale Meloni non può fuggire
Date: 11 novembre 2025
Platform: OnePodcast
In questa puntata, Massimo Giannini affronta il recente scandalo che coinvolge l’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali (il “garante privacy”), sollevando dubbi sull’indipendenza dell’Authority e sul legame tra il partito di governo Fratelli d’Italia e l’operato di Agostino Ghiglia, membro di spicco dell’Authority. Giannini analizza l’attacco mediatico e politico scaturito dalle inchieste di Report, le dichiarazioni difensive della premier Giorgia Meloni, e ripercorre episodi chiave che coinvolgono conflitti di interesse e presunte interferenze tra politica e organi di garanzia.
Dichiarazioni di Giorgia Meloni: la premier si chiama fuori dal pressing sull’Authority, dichiarando:
“Questo garante è stato eletto durante il governo giallorosso… quindi dire che sia pressato dal governo di centrodestra mi sembra ridicolo. Se il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico non si fidano di chi hanno messo all'autorità la privacy, non se la possono prendere con me.”
(Giorgia Meloni, [02:32-03:18])
Giannini sottolinea come la Meloni cerchi di scaricare la responsabilità sulle precedenti maggioranze, pur ammettendo che la composizione dell’Authority riflette ripartizioni politiche legate al PD, M5S, Lega, e Fratelli d’Italia ([03:20]).
Giannini entra nel dettaglio degli scandali legati al membro dell’Authority, Agostino Ghiglia:
“E’ chiaro che si trattava di decidere se irrogare o meno quella sanzione.” (Giannini, [05:47])
“Dalle spese da uno dei più prestigiosi macellai… fino alle tessere platinate di ITA... per imbarcarsi per primi sugli aerei.” (Giannini, [08:45])
Giannini denuncia la risposta elusiva di Meloni di fronte alle prove dei rapporti tra Ghiglia, l’Authority, e Fratelli d’Italia:
“È vero che non dipende da lei licenziare i vertici di quell’autority, però è altrettanto vero che lei c’è dentro fino al collo...” ([09:18])
Prospettiva più ampia: pur riconoscendo che tutte le forze politiche cercano spazio nelle authority, il caso privacy espone oggi una “connection” diretta tra la leader del governo e l’operato dell’ente, con prove “provate” di rapporti preferenziali e condotte discutibili ([09:50]).
Chiusura:
“Da questo, cara Presidente Meloni, non si scappa. Lei può scaricare, come sempre fa, le colpe su chiunque abbia governato prima di lei, ma stavolta de The Fabula Narrator. Questo scandalo parla di Fratelli d’Italia e della sorella che guida non solo il partito ma anche il paese.” (Giannini, [10:20])
“non si può fare la rivoluzione perché, come diceva Ennio Flaiano, ci conosciamo tutti.”
– Massimo Giannini ([02:25])
“Se il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico non si fidano di chi hanno messo all'autorità la privacy, non se la possono prendere con me.”
– Giorgia Meloni ([02:49])
“Ecco, di fronte a tutto questo dalla Presidente del Consiglio ci si aspetterebbe una parola un po' più chiara. E magari un po' più impegnativa.”
– Massimo Giannini ([09:14])
“Da questo, cara Presidente Meloni, non si scappa.”
– Massimo Giannini ([10:20])