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E ora, amici, una hit che unisce avvocati, architetti e farmacisti.
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Forest, ma cos'è sta roba?
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Sentite qua. Siamo tutt'orecchi? I buoni pasto, Ticket Restaurant, Ed and Red, deducibili per partite IVA e aziende, anche con pochi collaboratori. E i dipendenti li usano dove vogliono. Ristoranti, supermercati e pure discount in tutt'Italia. Ma scusi, dove l'avrebbe sentita? Su TicketRestaurant.it o chiamando l'800-600-100. 1 podcast.
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Ribellarsi al tiranno significa obbedire a Dio. Lo diceva Benjamin Franklin, uno dei padri costituenti degli Stati Uniti d'America, due secoli fa. Ma che succede quando, almeno agli occhi dell'opinione pubblica, il tiranno e Dio coincidono e cioè sono la stessa persona? Questa domanda ce la facciamo oggi, con angoscia, di fronte a quello che sta succedendo in Iran, dove Stati Uniti ed Israele hanno lanciato l'operazione furia epica e il tiranno l'hanno abbattuto, uccidendo quella lì, Kamenei, guida suprema della teocrazia iraniana e aprendo una fase di assoluta incertezza, una transizione verso l'ignoto. E dunque, è davvero così? Nel momento in cui ci si ribella e si abbatte il tiranno si sta obbedendo a Dio? Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. Per 47 anni Il regime degli ayatollah ha cercato la morte, ha invocato la morte degli israeliani e degli americani. E allora, eccoli qua, i portatori di pace che annunciano la guerra. Da un lato Donald Trump e dall'altro lato Benjamin Netanyahu. In coro, si potrebbe dire, parlano al loro popolo e ai popoli di tutto il mondo gli annunciano la lieta novella. Abbiamo tagliato la testa del serpente, abbiamo abbattuto il tiranno. Ali Khamenei è morto. Cade così uno dei despoti più sanguinari che nell'area del Medio Oriente si ricordino. La Guida Suprema, che mescolando religione e politica aveva represso nel sangue, a più riprese, le proteste del suo popolo. Già era accaduto nel 2009 con la Rivoluzione Verde, come si chiamava allora, e si è riprodotto lo stesso fenomeno ormai da più di tre anni, da quando cioè la povera massa Amini, una giovane studentessa, è stata assassinata per strada dai Basij, la polizia iraniana, perché portava male il velo. Da allora proteste in tutto l'Iran, una meravigliosa generazione di ragazze e di ragazzi che hanno messo in gioco la loro vita per urlare basta ad un regime spietato. e che sono morti 32.000 le vittime della repressione iraniana di Ali Khamenei. Dunque, se Ali Khamenei ora è morto, non possiamo che esserne soddisfatti. Ma ora questa è l'unica certezza che abbiamo, perché per il resto sono solo dubbi. Intanto, riprendendo la dottrina imperiale dello sceriffo di Washington, dobbiamo chiederci su quali basi giuridiche è avvenuta la decapitazione del serpente. Donald Trump insieme a Netanyahu hanno violato ancora una volta il diritto internazionale, che ormai si mettono sistematicamente sotto le scarpe. Da un lato, la violazione clamorosa della norma fondamentale della Carta delle Nazioni Unite, che nel suo articolo 2 vieta l'uso della forza contro uno Stato sovrano. Dall'altro lato, lo statuto della Corte penale internazionale, il cui articolo 5 qualifica come crimine di sua competenza la guerra di aggressione. Dunque, ancora una volta, prevale la legge del più forte e il vecchio ordine mondiale che credevamo di aver mantenuto in qualche modo questi ultimi 80 anni si va a far benedire L'altra certezza che abbiamo è che sia Trump che Netanyahu agiscono sul fronte internazionale per tutelarsi dal fronte interno. Tutti e due, Trump a novembre, Netanyahu ad ottobre, hanno elezioni importanti. e vivono una fase di crisi assoluta all'interno dei loro paesi. Cosa c'è di meglio quando hai difficoltà nella tua politica con la tua gente che dirottare l'attenzione facendo una guerra? E l'Iran è il nemico perfetto da questo punto di vista. Ma ora dobbiamo solo sperare che questi architetti del caos nel momento in cui hanno lanciato i loro missili e i loro droni e i loro aerei a colpire il regime degli ayatollah avessero già in testa una exit strategy, cioè sappiano che cosa succederà dopo, sappiano chi verrà al posto di Khamenei. Perché il rischio che in Iran le cose peggiorino, che scoppi addirittura una guerra civile, è altissima. Abbiamo visto in queste ore una parte del popolo iraniano esultare per le strade, per la morte della Guida Suprema. e abbiamo visto un'altra metà di quel popolo, nelle stesse strade, in altre piazze, magari, piangere disperatamente perché la Yatollah è stato ucciso. Dunque, quale delle due spinte prevarrà all'interno del popolo iraniano? Le masse si riverseranno nelle strade e sfideranno il regime, oppure no? E collegata a questa domanda c'è l'altra, ancora più importante. I Pasdaran e i Basigi si arrenderanno e deporranno le armi abbandonando il sostegno agli Ayatollah oppure non lo faranno? E in questa seconda ipotesi cosa può succedere? Trump e Netanyahu si sono posti la domanda oppure hanno agito l'impulso distinto e sulla base della solita legge di cui parlavamo prima? Il tiranno è il più forte e dunque esercita la sua forza. Ricordiamo che questa è, e si può considerare a tutti gli effetti, la quarta guerra del golfo. E ogni volta abbiamo pensato che fosse l'ultima. Cominciamo nel 22 settembre 1980, quando l'Iran fu attaccato da Saddam Hussein, cioè il ra'is iracheno, convinto di fare un sol boccone di quel paese da quasi 100 milioni di anime. Non andò così. Fu una guerra sanguinosa, durò anni. Costò oltre un milione di morti. furono usati gas letali, una cosa terrificante. Poi nel 1990 toccò al Kuwait e ancora in quella occasione fu Saddam Hussein a rilanciare, a cercare di ritrovare una vendetta dopo la guerra contro l'Iran invadendo il Kuwait per l'appunto. In quel caso si mobilitarono gli Stati Uniti insieme a altri 40 paesi che invasero l'Iraq. e colpirono così il tentativo del Rais. Poi, dopo l'attacco alle Torri Gemelle del settembre del 2001, nel 2003 gli Stati Uniti guidarono la coalizione dei Volenterosi che, al di fuori della copertura dell'ON, invasero l'Iraq, ancora una volta Saddam Hussein al centro dei giochi, e abbatterono il suo regime. Se vi ricordiamo tutte quelle immagini delle grandi statue che crollavano nelle città irachene, abbattute non solo dai soldati americani ma anche dai poveri iracheni che non ne potevano più di quell'altro regime terribile. Bene, in ciascuna di queste tre guerre abbiamo agito pensando che avrebbero risolto quella gigantesca polveriera che è il Medio Oriente. Ma in ciascuna di quelle tre guerre in realtà non abbiamo poi risolto niente. Infatti dopo ognuna di quelle ne è arrivata un'altra. Quelle tre guerre hanno prodotto nell'ordine Al-Qaeda, responsabile del massacro delle Twin Towers, poi la nascita del Califato, e cioè l'ISIS che fu responsabile di stragi e di attentati in tutte le capitali europee, il Califato Nero, il jihadismo e poi ancora l'Afghanistan. Ce ne siamo andati da lì dove credevamo di esportare la democrazia e oggi comandano ancora i talebani e le donne non possono uscire di casa, le ragazze non possono andare a scuola, non possono neanche cantare in pubblico. Questo è il lascito delle guerre nel golfo e ora che se ne aggiunge una quarta cosa ci dobbiamo aspettare dopo? Questa è la grande incognita di questa iniziativa unilaterale. americana e israeliana, che ancora una volta, oltre ad aver ignorato il diritto internazionale, come dicevamo prima, ha del tutto bypassato gli organismi multilaterali, l'ONU in testa, e poi ha ignorato miseramente l'Unione Europea. E di questa onta e di questa vergogna è in qualche modo il simbolo plastico, il ministro della difesa italiano, Guido Crosetto, che sta in aeroporto a Dubai con la sua famiglia senza sapere nulla a osservare i missili e i droni che gli passano sopra la testa. Nell'Italia né alcun altro dei paesi membri dell'Unione è stato informato dallo sceriffo di Washington. Valga quel che vale per gli altri paesi europei, ma per noi questo dovrebbe significare molto, visto che la sorella d'Italia è convinta di avere un canale preferenziale col tycoon di Mara Lago, che invece non l'ha neanche preavvisata che stava per colpire l'Iran. Ma comunque, gli scenari ora sono tre, secondo gli esperti. L'America trampiana e Israele potrebbero negoziare attraverso la CIA e il Mossad un accordo con quel che resta del regime dei Pasdaran e magari trovare un capo fantoccio che subentri mitigandolo al regime di Ali Khamenei. La seconda ipotesi, l'Iran che reagisce duramente all'attacco americano e israeliano, come sta in effetti facendo, e dopo una settimana, dopo aver speso tanta parte dell'arsenale bellico, Trump e Netanyahu capiscono che è ora di fermarsi. Si accontentano di esibire al mondo lo scalpo di Kamenei e dicono, missione compiuta. E tutto finisce lì. Poi però c'è il terzo scenario. l'Iran reagisce duramente come sta facendo, Trump e Netanyahu non mollano perché hanno alle viste le elezioni e temono di fare una brutta figura, e la guerra dura giorni, settimane, mesi. e fa ancora tanti altri morti, tanti altri feriti, come abbiamo visto in Palestina e come stiamo vedendo in Ucraina. E allora, tornando alla frase storica di Beniamino Franklin, la domanda è, chi è il tiranno? Ma soprattutto, dov'è Dio? Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.
Host: Massimo Giannini
Date: March 2, 2026
In this intense episode, Massimo Giannini analyzes the seismic consequences of the joint US-Israeli operation, "Furia Epica", which resulted in the assassination of Iran’s Supreme Leader, Ali Khamenei. Drawing historical parallels with previous Gulf Wars, Giannini questions the legality, morality, and probable fallout of this momentous event, contemplating its impact on Iran, the broader Middle East, and the very architecture of international order. He underscores the looming uncertainty, interrogating Western motives and warning of chaos ahead.
Opening Provocation—Who is the Tyrant?
The Strike Explained
Protests and Repression in Iran
International Law in Shambles
Internal Political Calculations
Post-Khamenei Scenarios
Potential for Civil War
A Pattern of Intervention and Chaos
The Perils of Unilateral Action
Italy and Europe on the Sidelines
Who gets to decide who is the tyrant, who is God?
On the collapse of international norms:
Skepticism about exit strategies:
Historical warning:
European irrelevance:
Giannini closes with the Franklin quote, recontextualized for today:
He leaves listeners with lingering questions about legitimacy, law, and unintended consequences, framing the new Gulf crisis as another chapter in a tragic cycle of intervention and chaos—with no clear answers, and much at stake.