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Nelle guerre, in tutte le guerre, c'è una cosa disgustosa che si aggiunge alla dimensione rovinosa e dolorosa della distruzione di vite umane e poi anche di città, di paesi, di intere nazioni rase al suolo. È così da sempre, possiamo dire, dalle guerre di conquista prima e dopo la nascita di Cristo, dall'antica Roma agli imperi contemporanei. risorti dalle ceneri del Novecento. Quella cosa disgustosa di cui si sente il fetore, che rende ancora più insopportabile l'odore della morte di questi giorni, si chiama denaro. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
B
È tutta questione di soldi, ragazzo. Il resto è conversazione. Ogni battaglia è vinta prima che sia combattuta. Non ne convieni? Io non creo niente. Io possecco. Scommetto solo sul sicuro. La comodità più grossa che conosca è l'informazione. E noi facciamo le regole. Il danaro di per sé non si fa né si perde. Semplicemente si trasferisce. L'illusione è diventata realtà. E più reale lei diventa, più accanitamente la vogliono. Io sto parlando di ricchezza. O capitano, o niente. Sei con me.
A
Ve lo ricordate? Quello che avete appena sentito era il trailer di un film che ha fatto epoca, sul finire degli anni Ottanta. Wall Street si intitolava, il capolavoro di Oliver Stone che ha raccontato come nessun altro l'immenso, sconfinato potere corruttivo e distruttivo dei soldi. Lo dice il mitico protagonista, il Gordon Gekko interpretato da Michael Douglas, è tutta una questione di soldi, il resto è conversazione. Sono ripartito da qui oggi perché nell'immane infinita tragedia di Gaza svetta una frase pronunciata dal ministro israeliano che più di tutti in questo momento incarna l'orrore e la ferocia del governo di Netanyahu che sta radendo al suolo la striscia e sta finendo di polverizzare Gaza City, uccidendo e liquidando un altro milione di uomini, donne e bambini palestinesi ormai senza più speranza. Quel ministro si chiama Bezalel Smotrich che insieme al suo collega Bengvir sostiene da sempre la necessità di sterminare e cacciare tutto il popolo palestinese non solo dalla striscia ma anche dalla cisgiordania con l'obiettivo di fondare finalmente la grande israele che domina il medio oriente dal fiume al mare come pretendono secondo la storica formula i falchi delle ultradestre sioniste Dunque, mentre continua quello che ormai anche l'Agenzia dell'ONU definisce a tutti gli effetti un genocidio, Smotrich ha detto «Gaza è una miniera d'oro immobiliare, ce la spartiremo con gli Stati Uniti». Testuale questa frase, una bestialità immonda che suscita nausea, sgomento, indignazione, ma che non ci deve sorprendere. Perché dall'avvento di Trump e del trumpismo questa è la vera leva che muove gli autocrati e le superpotenze. Il business. Il denaro lucrato sulla vita e sulla pelle di chi muore. Lo sceriffo di Washington ha sdoganato definitivamente l'istinto predatorio di chi le guerre le fa o non vuole che finiscano. Vale ovunque nel mondo che questi apprendisti stregoni vogliono ridisegnare secondo le loro convenienze. Vale in Russia e in Ucraina, dove si gioca la partita dell'energia. Di cosa hanno parlato Trump e Putin nel famoso incontro in Alaska di metà agosto? Avevano detto che al centro dei colloqui ci sarebbe stato il cessato il fuoco, la sospensione dei bombardamenti russi sui soldati e sui civili, la tregua con Vladimir Zelensky. Nulla di più falso. Gli amici Donald e Vladimir hanno discorso di affari. dalle rute commerciali da riaprire nel Mar Artico alla ripresa della collaborazione petrolifera tra Exxon e Rosneft sul famoso progetto Sakhalin-1. Vale anche a maggior ragione in Medio Oriente. Prima che Smotric ribadisse questa ributtante intenzione di speculare sulla striscia ripulita dalla feccia palestinese, come la chiamano nel governo Netanyahu, C'era stato il grande progetto della Miami del Mediterraneo, lanciato ovviamente proprio da Trump, in quel caso insieme a Elon Musk, quando erano ancora compari. Statue dei nuovi padroni del mondo, casinò scintillanti spiagge dorate, piene di ricchi possidenti occidentali e asiatiche. che bevono drink sulla nuda sabbia dove riposano le ceneri invisibili dei bimbi gazzaui, un vero abominio Ma quello era e rimane l'obiettivo, davvero, fare la guerra per fare soldi, trasformare quel mucchio di macerie in un giardino fiorente, dove fioriscono non soltanto i grattacieli scintillanti degli ultralicchi, ma dove fioriscono anche i conti in bacca, il Gaza Resort che rimpingua nei paradisi fiscali le ricchezze dei governi israeliani e di quelli americani. Su New York Times è appena uscita un'inchiesta sconvolgente che dà la misura di come sul conflitto medio orientale e intorno al conflitto medio orientale tutti abbiano da spartirsi laute fette di torta. Scrive quindi il New York Times che quest'estate Steve Wyckoff, inviato dal presidente Trump in Medioriente, ha visitato la costa della Sardegna, un tratto del mar Mediterraneo affollato di super yacht. Su una di queste imbarcazioni stravaganti, il signor Wyckoff si è seduto con un membro della ricchissima famiglia regnante degli Emirati Arabi Uniti. stava incontrando lo sceicco Ta-Nun Bin Zayed Al-Nayan, figura snella con occhiali scuri che controlla 1,5 trilioni di dollari di ricchezza sovrana degli Emirati. È stato l'ultimo impegno di un'alleanza importante. Negli ultimi mesi, infatti, il signor Witkoff e lo sceicco Ta-Nun erano diventati sia alleati diplomatici che partner commerciali, mettendo alla prova i limiti delle regole etiche e arricchendo al contempo il Presidente, la sua famiglia e la sua cerchia ristretta. Al centro della relazione tra questi due, scrive il New York Times, ci sono due accordi multimiliardari. Uno riguarda una società di criptovalute, fondata dalla famiglia Whitkoff e da Trump, che ha beneficiato entrambi di ricche plusvalenze finanziarie. L'altro riguarda la vendita di preziosi chip per computer, che viceversa ha arricchito gli Emirati. Scrive ancora il New York Times, sebbene non vi siano prove che un accordo sia stato offerto esplicitamente in cambio dell'altro, la coincidenza e la confluenza tra questi due deal, come si dice nel linguaggio finanziario, è di per sé straordinaria. Presi insieme, questi due affari hanno fiscato i confini tra gli interessi personali e quelli governativi. A maggio, il figlio del signor Whitkoff, Zak, ha annunciato il primo degli accordi in una conferenza a Dubai. Una delle società di investimento dello sceicco Tanun avrebbe, di fatto, depositato qualcosa come 2 miliardi di dollari in World Liberty Financial, una start-up di criptovalute fondata dai Whitkoff e dalla famiglia Trump. Due settimane dopo, la Casa Bianca ha accettato di dare via libera agli Emirati Arabi nell'accesso a centinaia di migliaia dei chip per computer più avanzati e rari al mondo. Microchip che in questo momento rappresentano uno strumento cruciale nella corsa ad alto rischio per dominare l'intelligenza artificiale. Molti di questi chip sarebbero andati alla G42, una grande azienda tecnologica controllata, ancora una volta, dallo Sheikh Khotanung. Nonostante le preoccupazioni per la sicurezza nazionale, che questi stessi microchip potessero essere poi condivisi con la Cina. Quei negoziati, scrive ancora il New York Times, hanno coinvolto un altro funzionario chiave della Casa Bianca, con legami con l'industria tecnologica e col Medio Oriente. David Sachs, investitore sul rischio a lungo termine. Sachs è lozzar dell'intelligenza artificiale delle criptovalute dell'amministrazione Trump. Come si vede quindi una sorta di Kamasutra finalizzato solo a fare soldi che producono altri soldi. Un conflitto di interessi al cui confronto quello di Berlusconi era microscopico. Un vero schifo, ma Pecunia non Olet. Vale per tutti, figuriamoci se fanno eccezione le petromonarchie del Golfo, che proprio all'insegna del business avevano creduto di risolvere la secolare questione palestinese con gli accordi di Abramo. E poi è stata Hamas a far saltare il tavolo, proprio con il terribile pogrom del 7 ottobre. La guerra è un gigantesco volano di soldi. L'aspetto più stupefacente del rapporto di Francesca Albanese, così discusso ma così prezioso, che le è costato tra l'altro le sanzioni da parte della Casa Bianca, è esattamente questo. Al di là delle prove dello sterminio La giurista consulente dell'ONU ha rivelato quali colossali interessi economici si muovono dietro la pratica genocidaria aperta da Israele in Palestina. Anche qui quello che emerge è sconcerta. È la floridissima economia di guerra che Netanyahu persegue da tempo e che sta portando a termine, garantendo lauti guadagni non solo ai colossi della difesa mondiale, compresa la nostra italiana Leonardo, ma anche e soprattutto ai grandi capitalisti digitali della Silicon Valley e dintorni, da Google ad Amazon, tanto per citarne due. Quei padroni del mondo che ormai tiranneggiano il pianeta e fanno profitti su chi vive e su chi muore. Dovremmo ricordarcelo mentre piangiamo per i bambini massacrati a Gaza. Comandano i soldi, le nostre lacrime sono solo conversazione. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Episode: La sporca guerra, il Gaza Resort e il fetore dei soldi
Host: Massimo Giannini
Date: September 18, 2025
Questo episodio di “Circo Massimo”, condotto da Massimo Giannini, affronta il legame profondo e inquietante tra la guerra e il denaro, concentrandosi in particolare sulla tragedia di Gaza, le speculazioni economiche che ruotano attorno ai conflitti internazionali e lo sfruttamento immorale della sofferenza umana a fini di profitto. Giannini denuncia la trasformazione delle aree devastate dalla guerra in opportunità di business per gli attori geopolitici e le élite economiche mondiali, evidenziando il ruolo decisivo di interessi finanziari e industriali nel perpetuare i conflitti.
Giannini apre con una riflessione sulla natura devastante delle guerre, sottolineando come la corruzione morale del denaro si aggiunga alle sofferenze umane e materiali (00:02):
"C'è una cosa disgustosa che si aggiunge alla dimensione rovinosa e dolorosa della distruzione di vite umane... si chiama denaro."
Introduce un iconico passaggio dal film Wall Street (1987) per sottolineare il potere corruttivo e distruttivo del denaro, facendo riferimento al personaggio di Gordon Gekko (00:51):
"È tutta questione di soldi, ragazzo. Il resto è conversazione. Ogni battaglia è vinta prima che sia combattuta..."
(Trailer di Wall Street inserito come momento simbolico)
Giannini si sofferma sulle recenti dichiarazioni del ministro israeliano Bezalel Smotrich riguardo la striscia di Gaza, definite scioccanti e d’impatto simbolico (01:32):
"Gaza è una miniera d'oro immobiliare, ce la spartiremo con gli Stati Uniti."
(attribuita a Smotrich)
Il conduttore collega questa visione cinica alla tendenza delle potenze mondiali a vedere la guerra come opportunità economica, non solo come tragedia umana (02:40):
"Fare la guerra per fare soldi, trasformare quel mucchio di macerie in un giardino fiorente... dove fioriscono anche i conti in banca, il Gaza Resort..."
"Nulla di più falso. Gli amici Donald e Vladimir hanno discorso di affari... dalla ripresa della collaborazione petrolifera alla partita dell'energia."
Riprendendo un’inchiesta del New York Times, Giannini evidenzia i complessi intrecci tra personaggi vicini a Trump, membri della famiglia regnante degli Emirati e investimenti multimiliardari (06:05):
"Ecco i limiti delle regole etiche, arricchendo al contempo il Presidente, la sua famiglia e la sua cerchia ristretta..."
Si sottolineano due grandi affari: uno con le criptovalute fondato da Whitkoff e Trump, l’altro relativo alla vendita di microchip avanzati agli Emirati, possibile rischio per la sicurezza nazionale USA che non ha bloccato l’operazione (07:30):
"Presi insieme, questi due affari hanno offuscato i confini tra interessi personali e quelli governativi."
Si cita anche il ruolo di David Sachs, ‘lo zar’ dell’intelligenza artificiale nell’amministrazione Trump, nel mettere in connessione queste opportunità d’affari (08:45).
"È la floridissima economia di guerra che Netanyahu persegue da tempo... garantendo lauti guadagni non solo ai colossi della difesa mondiale, ma anche ai grandi capitalisti digitali della Silicon Valley…"
Sulla pervasività del denaro nelle guerre:
"Quella cosa disgustosa... si chiama denaro." – Giannini (00:07)
Sul panorama attuale:
"Nel governo Netanyahu... sta radendo al suolo la striscia e sta finendo di polverizzare Gaza City… Quel ministro si chiama Bezalel Smotrich..." – Giannini (01:40)
Sulla Miami del Mediterraneo e le illusioni di sviluppo:
"...casinò scintillanti, spiagge dorate piene di ricchi possidenti... sulla nuda sabbia dove riposano le ceneri invisibili dei bimbi gazzaui, un vero abominio..." – Giannini (04:50)
Riflessione amara sul profitto e la sofferenza:
"Comandano i soldi, le nostre lacrime sono solo conversazione." – Giannini (12:22)
L’episodio è pungente, amaro e profondamente critico, con un linguaggio diretto e spesso polemico, che alterna denuncia morale e dettagli concreti sulle connessioni tra politica, finanza e l’industria della guerra. Giannini usa ironia amara e richiami simbolici (come il film Wall Street) per rendere la narrazione incisiva e accessibile.
Giannini denuncia senza mezzi termini la realtà del denaro come regista occulto delle guerre moderne, mostrando come Gaza, Ucraina e gli altri teatri di crisi siano occasioni di lucro per élite, governi e multinazionali. La morale amara che emerge è che, mentre l’opinione pubblica piange le vittime innocenti, i veri protagonisti di queste tragedie sono coloro che fanno affari sul dolore altrui:
"Comandano i soldi, le nostre lacrime sono solo conversazione."