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Cos'è un feticcio? Leggo dal vocabolario. Il feticcio è un oggetto inanimato, naturale o artificiale, a cui viene attribuito un potere magico, soprannaturale o religioso, oggetto di venerazione in molte culture primitive. Naturalmente la parola feticcio ha anche un significato figurato, e dunque moderno. Significa una persona o una cosa oggetto di ammirazione fanatica, idolatra o ossessiva. Può valere per la moda, per il cinema. Purtroppo, ormai vale anche per la politica. Il governo di Giorgio Meloni si è detto con molta chiarezza di feticci ideologici si è sovraccaricata in questi quattro anni e mezzo come pochi altri hanno fatto prima di lui. In particolare ce n'è uno di feticcio ideologico Ed è quello dell'immigrazione e dell'idea di poter gestire i fenomeni migratori in outsourcing, affidandoli, cioè, a un paese vicino ed amico, come l'Albania. Purtroppo, quel feticcio ideologico della sorella d'Italia sta venendo giù, inesorabilmente. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
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che la priorità della stragrande maggioranza dei magistrati nel solco dell'esempio di uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sia combattere ogni mafia compresa la mafia del mare ma è evidente che quando noi non riusciamo a essere efficaci gli unici ad averne vantaggio sono proprio le organizzazioni criminali bisogna farci conto e quindi abbiate fiducia I centri in Albania funzioneranno funzioneranno dovessi passarci ogni notte da qui alla fine del governo italiano funzioneranno perché io voglio combattere la mafia Beh, ci sarebbe da
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ridere se non ci fosse da piangere a riascoltare questo ormai famoso comiziaccio che la Presidente del Consiglio tenne in occasione di una delle kermesse di Atreiu alla fine di dicembre dell'anno scorso. Era la stagione nella quale Giorgia Meloni si sentiva ancora onnipotente e invincibile e stava conducendo la sua feroce battaglia contro la magistratura che le impediva di governare e soprattutto di portare a compimento il suo geniale disegno di affidare all'Albania la gestione e poi il respingimento dei migranti che non vogliamo più nel nostro territorio. Dunque si avventurava in questa previsione, con tutta la rabbia che aveva in corpo in quel momento, gridando i centri in Albania. Funzione, Ranno, ce la ricordiamo tutti. Forse questa potrebbe essere addirittura la prova provata. uno dei tanti fallimenti di questo governo, forse il più clamoroso e se vogliamo anche il più vergognoso. Meloni era convinta che con il referendum sulla giustizia e sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri avrebbe potuto rimettere in riga le toghe rosse che proprio su quel tema cioè i centri in Albania le stavano intralciando il cammino, ricordandole ciò che è più banale per chi governa un paese e cioè che deve farlo rispettando il diritto umanitario, il diritto internazionale e il diritto nazionale. Ma in quel momento per Meloni l'immigrazione e i centri in Albania erano esattamente il feticcio ideologico di cui parlavo prima, cioè quel meccanismo attraverso il quale si doveva convincere l'opinione pubblica del nostro Paese che si potesse cambiare e manipolare la realtà, illudendo la gente che con quel meccanismo noi ci saremmo liberati di tanti e tanti immigrati di cui non volevamo più avere nulla a che fare. Non è andata così, lo sappiamo. E adesso arriva la doccia fredda. Clamorosa, direi. Perché il ministro degli esteri albanese, Ferit Oksa, in un'intervista a Euractiv, confessa che quell'accordo che Meloni stipulò in pompa magna nel 2023 con il suo grande amico Edi Rama che in un vertice europeo ormai rimasto agli annali si inchinò di fronte a lei per baciarle la mano a beneficio di telecamere. Sta ormai naufragando. Dice il responsabile della politica estera albanese l'accordo ha una durata di 5 anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo. anche perché saremo membri dell'Unione Europea tra cinque anni e dunque tutti coloro che hanno fatto lo stesso calcolo devono rivedere la propria strategia perché una volta che l'Albania entrerà a far parte dell'Unione non sarà più territorio extraterritoriale e dunque quell'accordo sottoscritto per la gestione dei migranti non avrà più alcun senso. così prende corpo il più grande danno e forse anche la più grande beffa della storia repubblicana recente perché quell'accordo e quell'iniziativa è costato al governo italiano qualcosa come quasi un miliardo di euro in cinque anni e si è rivelato e si sta rivelando anche attraverso la viva voce del ministro degli esteri albanese il più gigantesco spreco di danaro pubblico che mai si ricordi. Eppure era già tutto scritto, era facile prevedere che sarebbe finita così. Se riavvolgiamo il nastro e andiamo a vedere qual è stato il percorso di quell'insana idea, sottoscritta il 6 novembre del 2023 tra la Presidente Meloni e il Presidente Rama, beh, ci rendiamo conto che il fallimento, il flop, era già facilmente prevedibile. L'idea di fare quei due hotspot a Genghin e a Gyader sulla base di principi giuridici del tutto campati per aria non poteva reggere. Era una struttura duplice destinata alla gestione delle richieste d'asilo e alla detenzione degli stranieri irregolari in attesa di rimpatrio. Meloni intendeva applicare a quegli stranieri la procedura accelerata di frontiera. che riduce i tempi decisionali a 28 giorni. Tempi decisionali dei quali deve occuparsi un giudice sulla base di quella famosa lista dei paesi sicuri. Ed è lì che il meccanismo saltò per aria, come era chiaro. Nell'ottobre del 2024 la Corte di Giustizia dell'Unione Europea stabilì che un paese è sicuro solo se in tutto il suo territorio e per tutti non presenta rischi di persecuzione. principio banale che però il governo non aveva affatto considerato. Di lì la risposta rabbiosa di Meloni e dei suoi ministri, una risposta che passa attraverso due decreti, uno dello stesso ottobre 2024 che istituisce per legge una lista di paesi sicuri. E poi un altro, di lì a poco, nella speranza, appunto, di avere pareri di giudici più favorevoli, che sposta la competenza sulle convalide alla Corte d'Appello di Roma. Ma anche qua il meccanismo, lo stratagemma, chiamatelo come volete, non funziona. Perché la Corte di Cassazione specifica che la sicurezza di un paese può essere valutata in termini di prevalenza e non in termini assoluti. e comunque ribadisce che la decisione finale spetta al giudice. E la stessa cosa avviene sul cambio di competenza, perché la forte d'appello di Roma non convalida il trattenimento di 43 immigrati e ne ordina di nuovo il trasferimento in Italia, rinviando per l'ennesima volta la questione alla Corte di giustizia europea. Ed è a quel punto che Meloni si inventa l'ultimo coniglio dal cilindro. Nel marzo 2025 cambia la destinazione dei due centri albanesi e diventano anche centri di detenzione di migranti irregolari già presenti in Italia sempre ai fini del rimpatrio. Ma questo non impedisce che il fallimento si compia. A distanza di più di un anno dalla loro implementazione i centri rimangono miseramente vuoti o più di lì. Alla fine dell'anno scorso erano stati 66 i migranti trasferiti laggiù e poi riportati dall'Albania nel nostro paese per ordine dei tribunali. Ora ne sono rimasti poco più di 20. Ma insieme a quei 20 rimane il gigantesco spreco di denaro pubblico. perché gli stanziamenti sono appunto di quasi 700 milioni di euro di qui ai prossimi tre anni, quelli che mancano al 2030, quando quell'accordo scade e come abbiamo sentito l'Albania non lo rinnoverà. Ma quel che è peggio è che per la copertura finanziaria di questi quasi 700 milioni di euro il governo, in maniera del tutto inopinata, è andata a pescare in voci di spesa tra le più sensibili anche dal punto di vista sociale. Per esempio, il Fondo per le esigenze indifferibili, le calamità naturali e i terremoti, il Fondo straordinario per la difesa, gli interventi strutturali sulla politica economica e poi tagli feroci a diversi ministeri, il Ministero dell'Università e della Ricerca, il Ministero dei Trasporti, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fino ad arrivare al Ministero della Salute, quasi 3 milioni e mezzo di tagli e così pure al Ministero della Cultura quasi 4 milioni di tagli, 6 milioni e 178 mila euro di tagli al Ministero dell'Istruzione. Ecco, questo è il costo che abbiamo pagato ad un feticcio ideologico che adesso tuttavia rivela la sua totale inutilità. Come sempre succede ai feticci ideologici che, come dicevo in apertura citando il nostro vocabolario, servono quasi sempre a innescare meccanismi magici in base ai quali si crede che questo sia sufficiente a cambiare la realtà. E invece, ancora una volta, la realtà batte la propaganda. E al contrario di quello che diceva Meloni ad Atreiu, i centri in Albania chiuderanno. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Episode: L’Albania molla Meloni: i centri chiu-de-ran-no!
Date: 13 maggio 2026
Host: Massimo Giannini
In questo episodio, Massimo Giannini riflette sull’esperienza fallimentare del governo Meloni riguardo all’accordo con l’Albania per la gestione dei migranti. L’accordo, inizialmente celebrato come la soluzione per “gestire” il fenomeno migratorio in outsourcing, si sta ora sgretolando, lasciando dietro di sé critiche, sprechi di denaro pubblico e una sequenza di manovre legislative inefficaci. Al centro dell’analisi c’è il concetto di “feticcio ideologico” che, secondo Giannini, ha permeato questo e altri progetti del governo guidato da Giorgia Meloni.
“Il governo di Giorgia Meloni si è detto con molta chiarezza di feticci ideologici si è sovraccaricata in questi quattro anni e mezzo come pochi altri hanno fatto prima di lui. In particolare ce n'è uno di feticcio ideologico. Ed è quello dell'immigrazione e dell'idea di poter gestire i fenomeni migratori in outsourcing, affidandoli, cioè, a un paese vicino ed amico, come l'Albania.”
(Massimo Giannini, 00:26)
[01:51] Viene rievocato un discorso della premier Meloni durante l’evento Atreju (dicembre 2025), in cui la leader si scaglia contro la magistratura e promette il funzionamento dei centri in Albania a ogni costo:
“I centri in Albania funzioneranno. Funzioneranno dovessi passarci ogni notte da qui alla fine del governo italiano. Funzioneranno perché io voglio combattere la mafia.”
(Giorgia Meloni, citazione dal comizio, 01:51)
Giannini commenta sarcasticamente:
“Beh, ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere a riascoltare questo ormai famoso comiziaccio [...] Forse questa potrebbe essere addirittura la prova provata. uno dei tanti fallimenti di questo governo, forse il più clamoroso e se vogliamo anche il più vergognoso.”
(Massimo Giannini, 02:49)
[04:00 - 09:15]
Si moltiplicano i fallimenti pratici:
“Tagli feroci a diversi ministeri, il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Ministero dei Trasporti, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fino ad arrivare al Ministero della Salute, quasi 3 milioni e mezzo di tagli e così pure al Ministero della Cultura quasi 4 milioni di tagli, 6 milioni e 178 mila euro di tagli al Ministero dell’Istruzione. Ecco, questo è il costo che abbiamo pagato ad un feticcio ideologico che adesso tuttavia rivela la sua totale inutilità.”
(Massimo Giannini, 11:45)
“L'accordo ha una durata di 5 anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo. anche perché saremo membri dell'Unione Europea tra cinque anni e dunque tutti coloro che hanno fatto lo stesso calcolo devono rivedere la propria strategia.”
(Ferit Oksa, citato da Giannini, 08:20)
Il concetto di feticcio ideologico:
“Come sempre succede ai feticci ideologici che, come dicevo in apertura citando il nostro vocabolario, servono quasi sempre a innescare meccanismi magici in base ai quali si crede che questo sia sufficiente a cambiare la realtà. E invece, ancora una volta, la realtà batte la propaganda.”
(Massimo Giannini, 13:25)
Sull’epilogo annunciato:
“Al contrario di quello che diceva Meloni ad Atreiu, i centri in Albania chiuderanno.”
(Massimo Giannini, 13:40)
Massimo Giannini smonta la narrativa costruita dal governo Meloni sull’accordo con l’Albania riguardo ai migranti, dimostrando come il progetto si sia rivelato un “feticcio ideologico” fallito, svuotato sia dal punto di vista giuridico che pratico. Il risultato è spreco di denaro pubblico e tagli ai settori più sensibili dello stato sociale, mentre la leadership politica si trova costretta a fare i conti con una realtà che ha nettamente sconfitto la propaganda.