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Massimo Giannini
Tecnica del colpo di Stato è il titolo di un magistrale saggio che uscì nel 1931, prima in Francia e poi nel resto d'Europa. Lo scrisse un grande intellettuale italiano dell'epoca, molto discusso dalle idee originali, talvolta di destra, talvolta più di sinistra. Si chiamava Curzio malaparte e in quel suo libro indicava, descrivendole in qualche misura persino anticipandole, le modalità con le quali il potere, qualunque potere, ordisce trame che hanno come obiettivo quello di raggiungere i pieni poteri e piegare le democrazie ai loro voleri. Ora, senza fare chissà quale volo pindarico né quale forzatura, di fronte a quello che sta accadendo in questi giorni con le proteste, diffuse in tutta Italia, spontanee, pacifiche, non violente e le reazioni strumentali che le destre al potere hanno rispetto a questa mobilitazione. A me non so perché è venuto in mente tecnica del colpo di stato.
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Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
Matteo Piantedosi
Credo che da qualche tempo la CGL lo dica anche espressamente, quindi adesso non guerra politica, ma insomma mi ricordo ci fu un appello alla rivolta sociale. Io dico semplicemente che come governo noi siamo soddisfatti che i temi che vengono portati in piazza non sono quelli dell'occupazione, non sono quelli dei temi economici.
Massimo Giannini
Quello che avete appena sentito è Matteo Piantedosi. Il ministro degli interni ha commentato con queste parole. Lo sciopero generale decisò dalla CGL venerdì scorso e poi seguito dalla Oceanica Manifestazione Spontanea di Roma, alla quale hanno partecipato quasi un milione di persone. Mentre il giorno prima, per lo sciopero generale, a quale peraltro hanno diritto anche altre sigle sindacali autonome, le cifre variano tra il milione e i due milioni. Tutte le città italiane mobilitate in una straordinaria festa di popolo, anche se c'era assai poco da celebrare perché la festa ruotava intorno alla tragedia che si sta consumando in Medio Oriente. Mai tanta gente aveva preso a cuore la causa di un popolo massacrato sistematicamente dal governo della destra israeliana di Bibi Netanyahu. Mai tante persone, studenti, lavoratori, insegnanti, operai, addetti al trasporto aereo e ferroviario, intere famiglie, padri, madri, figli, bambini piccoli, erano scesi tutti insieme in piazza tenendoci per mano per dire basta a questo scempio, basta a questo massacro. Qualcuno dice basta a questo genocidio. Ma non è importante come si chiami, è importante questo grido che si alza. Basta. Poi di fronte a tutto questo, che è un segnale importante di come la società civile si stia risvegliando, c'è la reazione del Palazzo, Palazzo Italiano, Palazzo Romano, cioè il governo di Giorgia Meloni. L'avete sentito? Il responsabile del Viminale, cioè della sicurezza del nostro Paese, che liquida quelle gigantesche manifestazioni e le chiama e le imputa a una CGL che sollecita il popolo italiano ad una rivolta sociale. Parole irresponsabili, incendiarie potremmo dire, in una situazione di grande tensione sociale. E non a caso puntuali. Incidenti poi arrivano, ma sono del tutto marginali. Infatti Nella giornata dello sciopero generale di venerdì, tutto è filato liscio, una giornata meravigliosa perché pacifica e non violenta. Il giorno dopo, alla manifestazione di Roma, al termine di un'altra splendida giornata con un corteo immenso, pacifico e non violento, purtroppo la solita coda di incidenti, serali, i soliti 200 e passa imbecilli dei centri sociali che lanciano le solite bottiglie, qualche bomba carta, sfasciano qualche dehors dei ristoranti, sfasciano qualche vetrina e le cariche della polizia seguono inevitabili. Ecco, tutti questi episodi sono naturalmente insopportabili, inaccettabili, perché poi macchiano quel lenzuolo bianco immacolato sul quale c'è scritto, e tutti gli italiani hanno scritto, basta, è ora di fare pace, è ora di dare pace al Medio Oriente. Quindi la macchia c'è, per carità. Ma quello che non è accettabile è che prima la Presidente del Consiglio, poi i suoi ministri, a seguire gli esponenti dei tre partiti di maggioranza. E poi ancora scendendo giù per i rami, soprattutto l'informazione radiotelevisiva del servizio pubblico, la RAI, trasformino queste belle giornate di mobilitazione in una guerriglia alla cilena. Vi invito a guardare i telegiornali degli ultimi giorni, compreso quello di ieri sera, che mostrava in servizi che duravano 10-12 minuti solo le immagini degli incidenti e il tenore dei commenti era c'è una regia dietro la devastazione. Ecco vi mostriamo l'armamentario dei teppisti e le telecamere non potevano che inquadrare un paio di bastoni che reggono le bandiere, qualche bottiglia rotta e 2-3 fumogeni buttati a terra. E poi ancora, tentativi organizzati di uno scontro sociale, la città messa a ferro e fuoco, un'altra notte da incubo e di guerriglia urbana, mentre gli scontri sono durati poco più di un'ora, un'ora e mezza. E poi basta con questa sinistra che non condanna, basta con l'odio vestito da protesta. Questo è il tenore delle informazioni che transitano su quella che non si può non chiamare Telemeloni, purtroppo. E allora voi capite il pericolo che stiamo correndo oggi e cioè che si inoculi nelle vene del paese un'altra ondata di risentimento, di collera, di rabbia. Sembra quasi che ci sia l'intenzione di provocarli gli incidenti invece che di prevenirli e di liquidarli per quello che sono, appunto. senza ridimensionare nulla, ma 100 imbecilli di fronte a 2-3 milioni di persone che in due giorni hanno reso più bello questo paese. Ecco, la democrazia così soffre. E torno alle parole di Giorgia Meloni. Se alla vigilia di questo sciopero generale la scelta fosse stata davvero tra Weekend Lou e Rivoluzione, come aveva sbraitato provocatoriamente la sorella d'Italia, beh, allora si può dire che avrebbe stravinto la Rivoluzione. Un milione di persone, forse due, alle quali si aggiunge un altro milione nella manifestazione di sabato a Roma. Beh, insomma, quello che conta non è il numero. Conta che in questa innesima due giorni In questo ennesimo weekend nero per il diritto internazionale fatto a pezzi da Israele, i semi sparsi della democrazia abbiano ripreso a germogliare. Le piazze si sono riempite, le urne si vedrà. Il paese si è fermato solidale con i poveri palestinesi della striscia e con i capitani coraggiosi della flottiglia. E non era affatto scontato che andasse così. dopo le sguaiate farneticazioni di Meloni e le sbracate intimidazioni di Salvini. Le manifestazioni non violenti in tante città, i cortei pacifici nei centri storici, le stazioni chiuse senza scontri e le strade bloccate senza danni con la gente ferma in macchina che scende ma non a menare, bensì a battere le mani. Ecco, difficile dire adesso se tutto questo lascerà un segno profondo nel discorso pubblico, come spera Pierluigi Bersani, per esempio. Ma qui si vedono davvero le tracce di un risveglio sociale che va nutrito. Qui c'è davvero un deposito di civismo che non va disperso. E colpisce, ma non stupisce, che questa spinta arrivi soprattutto dai più giovani. Tutti quelli che hanno sfilato in piazza. Gli studenti dei licei, delle università, persino delle scuole medie. Gli sdraiati di cui lamentiamo il disimpegno e il disincanto. Gli internauti di cui contestiamo il cinismo e il bullismo. indifferenti di cui denunciamo l'ignoranza e l'inconcludenza. Ecco, la loro Palestina di oggi pare diventata un po' sul serio il nostro Vietnam di ieri. E fatemelo dire, è una splendida notizia. Ed è questa che tutti i partiti di maggioranza e di opposizione dovrebbero valorizzare. Ed è questo che la politica intera dovrebbe sottolineare con grande orgoglio, perché il Paese ha dato prova di maturità in questi momenti e in questi giorni. Certo, poi c'è la condanna per gli incidenti, c'è la netta presa di distanza da chi violento macchia, come dicevo prima, due bellissimi giorni di mobilitazione. Questo non c'è dubbio, ma trasformare tutto questo in una deriva da paese sudamericano, in un abisso da dittatura cilena ce ne corre. Noi siamo il paese d'Europa che ora grida più forte il suo basta alla mattanza di Gaza perché abbiamo anche il governo d'Europa che ha evitato più a lungo di manifestare il benché minimo dissenso nei confronti di Netanyahu e continua a negare la possibilità di interrompere il partenariato militare e commerciale con Israele. I cittadini italiani manifestano più di altri il loro sdegno per le criminali violazioni del diritto internazionale compiuto ai danni della flottiglia e di quei poveri giovani che ora sono rimasti nelle galere di Ketziot, nel deserto del Negev, perché mentre Macron e Sanchez hanno difeso ed esaltato pubblicamente l'impegno etico e umanitario di quegli attivisti, la nostra Presidente del Consiglio li ha irrisi, offesi, liquidati come sabotatori politici. Non ha mai neanche chiesto ad Israele di rinunciare a fermarli con la forza, un blocco navale illegittimo. E ora gli nega persino il rimborso del viaggio di rimpatrio, perché evidentemente noi quel privilegio lo concediamo solo ai criminali libici, come al Masri. Ecco e se ieri e l'altro ieri le città si sono mobilitate, si sono riempite di persone che hanno sfilato in modo sereno e pacifico per dire no alla guerra, è anche perché Meloni quelle persone le ha umiliate, Salvini le ha minacciate. E c'è da chiedersi perché con tanta feroce e irresponsabile gioia continuino adesso a provocare o addirittura a istigare chi si batte per la Palestina o esprime una forma qualunque di dissenso. Viene davvero il sospetto che cerchino l'incidente o perseguano una qualche strategia della tensione? In ogni caso hanno sbagliato i loro calcoli, questi patrioti al comando. Non hanno capito il sentimento profondo che spinge tanta gente a uscire di casa alle 10 di sera o nei pomeriggi dei giorni di festa, sfilando davanti a Palazzo Chigi o per le vie del centro dopo aver visto l'aggressione della marina israeliana a quelle piccole barchette cariche solo di cibo e di farmaci. non hanno compreso che la causa palestinese ormai non ha più colori, che i corpi straziati dei bimbi della striscia graffiano anche le coscienze degli elettori della destra. La prova è il giovane Leonardo Sagiorato, un ragazzo che si è dimesso da segretario di gioventù nazionale, l'organizzazione appunto giovanile, e ha lasciato Fratelli d'Italia perché non può più tollerare testualmente il silenzio e l'ipocrisia del partito sul genocidio di Gaza. Questa è la realtà dei fatti, di fronte alla quale, appunto, servirebbe una condivisione piena da parte di tutti gli schieramenti politici rispetto a questo deposito di civismo e di democrazia, altro che trattarla, tutta questa mobilitazione, come fosse solo un problema di ordine pubblico. C'è molto altro lì dentro. Certo, poi da parte della sinistra serve tutta la lucidità e il coraggio per condannare senza se e senza ma quegli incidenti, ma non solo quegli incidenti, anche gli striscioni che salutano per esempio nelle prime file del corteo di sabato a Roma, il 7 ottobre come la giornata della liberazione della Palestina. No signori, il 7 ottobre non è affatto quella roba lì. Il 7 ottobre è stato un terribile pogrom nel quale, allo stesso modo in cui oggi l'esercito di Netanyahu massacra uomini, donne e bambini a Gaza, i tagliagole di Hamas hanno sterminato intere famiglie solo perché erano ebree. E allo stesso modo bisogna condannare senza se e senza ma quelle derive ideologiche di alcuni importanti figure delle istituzioni sovranazionali. Parlo per esempio di Francesca Albanese che a Reggio Emilia durante una cerimonia di premiazione ha avuto l'ardire di mettere a tacere e rimbrottare il sindaco di Reggio Emilia che la stava premiando solo perché ha citato il rilascio degli ostaggi israeliani tra le condizioni del cessate il fuoco in palestina ecco in questo anche l'opposizione deve fare uno sforzo le vite umane sono tutte uguali e valgono tutte allo stesso modo chi non lo capisce a due giorni dall'anniversario di quel terribile pogrom, fa solo un favore ai tagliagole di Hamas e, in subordine, fa un favore anche alla destra criminogena che oggi soffia sul fuoco degli incidenti. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Tornano le giornate FAI d'autunno. Un weekend straordinario per scoprire un'Italia inaspettata. 700 luoghi in 350 città. Ti aspettiamo sabato 11 e domenica 12 ottobre. E se fai la tessera avrai tutte le opportunità riservate agli iscritti. Scoprile su fondoambiente.it.
Podcast: Circo Massimo - Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini
Episode: Le destre e Tele-Meloni che soffiano sul fuoco dei cortei per Gaza
Date: October 6, 2025
In this incisive episode, Massimo Giannini offers his perspective on the recent mass protests in Italy in support of Gaza, scrutinizing the reactions from the Italian right, government officials, and the coverage by public media (dubbed “Tele-Meloni”). Giannini connects the current political climate and government rhetoric to historical techniques of power consolidation, raising concerns about the manipulation of public perception and the resilience of Italian democracy amid rising social tensions.
Giannini starts by referencing Curzio Malaparte’s 1931 work "Tecnica del colpo di Stato", suggesting that current political tactics echo historical strategies for manipulating democracies to secure full power.
Quote:
"In quel suo libro indicava… le modalità con le quali il potere… ordisce trame che hanno come obiettivo quello di raggiungere i pieni poteri e piegare le democrazie ai loro voleri." (00:41)
He cautions against hyperbolic comparisons, but ties the book's ideas to the government’s reaction to recent protests in Italy regarding Gaza.
Giannini recaps the massive demonstrations, with up to 2–3 million people protesting peacefully in response to the violence in Gaza.
He highlights their inclusive and multigenerational nature: students, workers, families, and a cross-section of society united for a common cause.
The government’s response is sharply criticized, especially the claim by Interior Minister Matteo Piantedosi that the trade union CGL was encouraging “rivolta sociale” (social revolt).
Quote, Piantedosi (clip):
"Credo che da qualche tempo la CGL lo dica anche espressamente… ci fu un appello alla rivolta sociale." (01:56)
Giannini elaborates:
"Parole irresponsabili, incendiarie potremmo dire, in una situazione di grande tensione sociale." (02:17)
Giannini argues these protests signal a social awakening and new civic engagement, not incitement to violence.
He denounces the way the public broadcaster RAI ("Tele-Meloni") and pro-government media covered the protests, focusing on marginal violent incidents and painting the entire movement as dangerous.
Quote:
"Vi invito a guardare i telegiornali degli ultimi giorni, compreso quello di ieri sera, che mostrava in servizi che duravano 10-12 minuti solo le immagini degli incidenti… questo è il tenore delle informazioni che transitano su quella che non si può non chiamare Telemeloni, purtroppo." (03:47)
Giannini warns this narrative sows resentment and risks inflaming, rather than soothing, public anger.
Giannini is struck by the leadership and presence of youth in the demonstrations, suggesting a generational awakening comparable to the Vietnam protests of the past.
Quote:
"La loro Palestina di oggi pare diventata un po' sul serio il nostro Vietnam di ieri. E fatemelo dire, è una splendida notizia." (08:54)
He praises this civic mobilization and urges all parties (including the opposition) to acknowledge its value.
Giannini criticizes the Meloni government for humiliating and threatening protesters, and for failing to take a moral stand regarding Israeli actions in Gaza.
He points out a generational and even intra-right split, exemplified by Leonardo Sagiorato’s resignation from Fratelli d’Italia over their silence on Gaza.
Quote:
"[Leonardo Sagiorato] non può più tollerare testualmente il silenzio e l'ipocrisia del partito sul genocidio di Gaza." (12:29)
He questions whether the government is intentionally provoking conflict to advance a strategy of tension.
While deploring both physical violence and the glorification of Hamas’s October 7th massacre by some demonstrators, Giannini insists left-wing forces must show courage and clarity in condemning all violence and ideological excesses.
Quote:
"Il 7 ottobre non è affatto quella roba lì. Il 7 ottobre è stato un terribile pogrom… i tagliagole di Hamas hanno sterminato intere famiglie solo perché erano ebree." (13:44)
He equally condemns the tendency, seen in some international figures like Francesca Albanese, to downplay Israeli suffering.
Giannini stresses the need for ethical consistency and rejection of all forms of violence or dehumanization, from both sides.
On the magnitude and spirit of the protests:
"Mai tante persone... erano scesi tutti insieme in piazza tenendoci per mano per dire basta a questo scempio, basta a questo massacro... è importante questo grido che si alza. Basta." (02:31)
Media critique:
"Sembra quasi che ci sia l'intenzione di provocarli gli incidenti invece che di prevenirli..." (05:53)
On youth mobilization:
"Gli sdraiati di cui lamentiamo il disimpegno e il disincanto... la loro Palestina di oggi pare diventata un po' sul serio il nostro Vietnam di ieri." (08:50)
On the government's failure and the need for political unity:
"Servirebbe una condivisione piena da parte di tutti gli schieramenti politici rispetto a questo deposito di civismo e di democrazia, altro che trattarla... come fosse solo un problema di ordine pubblico." (12:59)
Call for ethical clarity:
"...le vite umane sono tutte uguali e valgono tutte allo stesso modo. Chi non lo capisce... fa solo un favore ai tagliagole di Hamas e, in subordine, fa un favore anche alla destra criminogena che oggi soffia sul fuoco degli incidenti." (14:31)
Giannini’s commentary is a passionate defense of democratic mobilization and civic virtue amid political tension and media manipulation. The episode calls on political leaders to recognize and nurture this democratic energy instead of stoking division and fear. He urges clarity and courage to all sides, unequivocally condemning all violence—even as he remains hopeful about the signs of a revived public conscience in Italy.