Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini
Episode: Le Olimpiadi, il casco vietato e la regola che umilia l’Ucraina
Date: 13 febbraio 2026
Episodio in sintesi
L’episodio si concentra sul caso di Vladislav Eraskevic, atleta ucraino di skeleton, escluso dalla gara olimpica per aver voluto gareggiare con un casco commemorativo raffigurante i volti dei suoi amici atleti ucraini uccisi nella guerra contro la Russia. Massimo Giannini intreccia il racconto di questo gesto con una riflessione storica sulle proteste alle Olimpiadi, in particolare quella iconica del 1968 di Tommy Smith e John Carlos. Il filo conduttore è l’analisi della “Regola 50” del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), che vieta manifestazioni politiche, e la sua applicazione rigida, anche su gesti che vanno ben oltre la politica, lasciando spazio a domande cruciali: dove finisce la politica e dove comincia la realtà dei diritti violati e della memoria delle vittime?
Temi e punti chiave
1. Il precedente storico: Messico 1968
- Giannini apre richiamando il gesto di Smith e Carlos alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 (00:32–01:30):
- Due velocisti afroamericani sul podio alzano il pugno guantato di nero protestando contro il razzismo.
- Subiscono espulsione e sospensione dalla squadra USA dal CIO, guidato da Avery Brondage.
- Quote:
“La storia maestra di vita? Ma chi l'ha detto? La storia non insegna proprio niente.”
(Massimo Giannini, 00:32)
2. Il caso di Vladislav Eraskevic
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Eraskevic, atleta ucraino di skeleton, vuole gareggiare con un casco commemorativo con i volti di 24 amici e colleghi atleti uccisi nella guerra con la Russia (01:30–03:45).
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Il CIO glielo vieta citando la Regola 50, che proibisce qualsiasi forma di “propaganda politica, religiosa e razziale” ai Giochi.
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Forte il sostegno del governo e del Primo Ministro ucraino Zelensky. Alla gara si presenta comunque con il casco.
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Alla partenza interviene Kirstie Coventry, presidente del Comitato Olimpico, per convincerlo a cambiare casco (03:20).
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Quando Eraskevic rifiuta, gli viene negata la possibilità di gareggiare. Coventry lo comunica “piangendo”.
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Eraskevic accetta con enorme dignità, affermando che ci sono cose più importanti dello sport, come la memoria e la dignità delle vittime (04:00).
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Quote:
“Con questo casco io voglio gareggiare. Farò di tutto per riuscirci.”
(Vladislav Eraskevic, riportato da Massimo Giannini, 02:29)
“Questo casco è il prezzo della nostra dignità.”
(Eraskevic, riportato da Giannini, 04:04)
3. L’Ucraina e il valore della memoria
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Intervento di Matvi Bidni, ministro dello sport ucraino ed ex campione di bodybuilding (05:29–06:11):
- Ricorda che quelle sul casco non sono “foto di morti”, ma di “uccisi”: vittime della guerra portata dalla Russia.
- Sottolinea l’importanza del gesto di Eraskevic come rappresentanza della dignità nazionale (06:11–07:15).
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Quote:
“Le foto sul casco di Vladislav sono quelle dei suoi compagni uccisi, non morti, uccisi. (…) Siamo qui alle Olimpiadi solo grazie a coloro che ci stanno difendendo in prima linea.”
(Massimo Giannini, riassumendo le parole di Bidni, 06:11)
"Questa non è propaganda politica. Questa è realtà."
(Bidni, riferito da Giannini, 07:02)
4. Il valore simbolico dello sport e la rigidità delle regole
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Giannini riflette su come lo sport sia un veicolo di valori che trascendono il regolamento (07:15–08:30):
- Citi esempi di solidarietà: la squadra di skeleton si inginocchia sollevando il casco bianco.
- Richiama l’analogia con i calciatori che subiscono razzismo: le regole spesso proteggono più il regolamento che l’umanità.
- Critica la burocrazia sportiva troppo rigida che soffoca la forza simbolica degli atleti e dei popoli.
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Quote:
"La stupidità di certe regole applicate da burocrati ancora più stupidi impedisce che i simbolismi che dovrebbero unire interi popoli possano essere veicolati attraverso i giochi olimpici."
(Massimo Giannini, 08:08)
5. La lezione mancata della storia
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Giannini chiude riportando la domanda: cosa insegna la storia, se oggi, come nel 1968, atleti simbolo di dignità e protesta vengono puniti?
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L’accostamento tra l’esclusione di Smith e Carlos ieri e quella di Vladislav e dell’intera Ucraina oggi punta il dito su un “danno che si aggiunge al dolore” già inflitto dalla guerra (09:00).
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Quote:
“Cosa ci insegna la storia? Cosa ci insegnano Tommy Smith e John Carlos, se nel '68 furono squalificati loro come oggi viene squalificato Vladislav e con lui l'intera Ucraina?”
(Massimo Giannini, 08:59)
Timestamps dei momenti chiave
- 00:32: Inizio racconto delle Olimpiadi del '68 e delle origini della Regola 50
- 02:29: Giannini narra la determinazione di Eraskevic
- 03:20: Intervento di Kirstie Coventry e divieto definitivo al casco
- 04:04: Reazione e parole di dignità di Eraskevic
- 05:29: Intervista a Matvi Bidni
- 06:11: Spiegazione del ministro dello Sport sull’importanza del gesto e la distinzione tra propaganda e realtà
- 07:15: Solidarietà della squadra di skeleton e parallelismo con altre forme di discriminazione nello sport
- 08:08: Critica alle regole e ai burocrati sportivi
- 08:59: Chiusura: la storia “non insegna niente”
Momenti memorabili e citazioni
- “La storia maestra di vita? Ma chi l'ha detto? La storia non insegna proprio niente.” (Giannini, 00:32)
- “Questo casco è il prezzo della nostra dignità.” (Eraskevic, tramite Giannini, 04:04)
- “Questa non è propaganda politica. Questa è realtà.” (Ministro Bidni, 07:02)
- “La stupidità di certe regole applicate da burocrati ancora più stupidi...” (Giannini, 08:08)
- “Cosa ci insegna la storia? ...se nel '68 furono squalificati loro come oggi viene squalificato Vladislav e l'Ucraina?” (Giannini, 08:59)
Tono e linguaggio
Il tono di Giannini è appassionato, diretto, a tratti amaro e fortemente critico nei confronti delle istituzioni sportive. Il linguaggio oscilla tra la cronaca dei fatti e la riflessione esistenziale e storica, mantenendo sempre un coinvolgimento emotivo che rende la puntata incisiva anche per chi non segue regolarmente le Olimpiadi o la politica sportiva.
In sintesi:
Questa puntata di Circo Massimo trasforma il caso di un atleta escluso in una potente riflessione sul rapporto fra sport, memoria, regole e realtà. Lo fa con riferimenti storici, testimonianze dirette e una posizione chiara: alcune regole, quando non riconoscono l’umanità delle storie che transitano nello sport, non proteggono la neutralità, ma umiliano la dignità.
